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Consigli di guida

Consigli di guida


In collaborazione con gli amici di
DESARTICA pubblichiamo un approfondimento con consigli preziosi per la guida in fuoristrada del nostro mezzo 4x4. Per ogni tipologia di percorso è opportuno osservare alcuni accorgimenti per superare ostacoli in sicurezza e districarsi anche nelle situazioni più difficili divertendosi e senza rischi.

Un ringraziamento particolare a Eugenio e Bruno Paschetta per i testi e le informazioni fornite.

Lo staff di Adventure4You 


LE PISTE DEL DESERTO

Partire. Non importa come né per dove, «piantare tutto», fuggire, evadere, lontanissimi dagli obblighi, dal grigiorequotidiano che sempre si ripete. Imboccare la strada o la pista.

Si rilegge Kerouac, ci si rammenta di Saint-Exupéry, si ritrova Almasy…si parte alla ricerca di Zerzura!

L’avventura assume la forma immensa del deserto.... per poi arenarsi presto, demoralizzati dall’incubo della tole onduleé, scoraggiati dai numerosi guasti.

In mancanza di preparazione intellettuale e materia le, è la fine del viaggio. Le nostre destinazioni, affascinanti, lontane dal nostro modo di essere ma vicine ai nostri sogni sono tutti obiettivi alla portata di guidatori mediamente dotati e di qualsiasi veicolo minimamente preparato.

Bisogna veramente «metter sotto» tutte le regole di sicurezza per incappare in seri problemi!

Non esiste una pista tipo. Siano esse di sassi o di sabbia, le piste corrono attraverso gli chott e le dune, gli oued e i djebel, sui grandi reg e sugli hammada, alla ricerca di un orizzonte che sempre si sottrae. Il loro nastro sottile si srotola in percorsi imprecisi e fantastici. Là vanno a seppel lirsi sotto una duna, altrove si snodano lentamente in un mare di sabbia.

Ogni tanto la pista si estende su una fascia larga parecchi chilometri, gigantesca stazione di smistamento dove i «binari» si incrociano e si rincrociano all’infinito. Dappertutto, onnipresente, la tòle ondulée, cimitero di automezzi e ossessione dei guidatori.

Guidare sulle piste

Quattro tipi di difficoltà, quattro tecniche per dominare le piste.


 

LA SABBIA

Ossessione dei principianti, i terreni sabbiosi sono tuttavia i meno pericolosi, i più facili da trattare, i più favorevoli alle sospensioni degli automezzi e al comfort dei passeggeri. La sabbia invade tutte le piste, non soltanto sugli erg, ma anche sugli hammada, in montagna, negli oued.

Accanto a innumerevoli tratti di alcune centinaia di metri, vi sono veri e propri mari di sabbia la cui traversata richiede parecchie ore o giorni.

La miglior scuola di guida su sabbia è la pratica... Dopo decine di insabbiamenti si dovrà per forza mettere in pratica alcune regole semplici ed efficaci.

— La scelta dei pneumatici ha una grande importanza per il comportamento dell’automezzo sulla sabbia.

Una condizione necessaria per passare su qualsiasi tratto cedevole: ridurre la pressione dei pneumatici a seconda delle difficoltà nella misura del 50-70%. lI risultato è garantito e sorprendente. Poiché la superficie portante risulta sensibilmente aumentata, l’automezzo passa agevolmente. In simili condizioni la velocità deve essere moderata, altrimenti si rischia che il pneumatico esca dal cerchione.

Non si dimentichi di rigonfiare i pneumatici alla pressione normale non appena superato il tratto. Su un terreno sassoso un pneumatico poco gonfio si consuma rapidamente e si buca in maniera sorprendente.

— Anche la velocità ha la sua importanza per superare senza complicazioni una zona di sabbie molli. Più un auto mezzo si sposta rapidamente, minore risulta la sua pressione sul suolo: il rischio di insabbiamento diminuisce.

Poiché la sabbia oppone resistenza al movimento, è necessario passare alla marcia più bassa in modo tale da mantenere il motore ad alto regime e conservare una riserva di potenza. Attenzione agli spuntoni di roccia!

—  Nei tratti difficili occorre alleggerire il veicolo. Di conseguenza non si esiti a far scendere i passeggeri ignorandone le proteste.

—  Si evitino frenate e accelerazioni brusche, nonché curve strette. Si consiglia di guidare dolcemente, con scioltezza.

Nella sabbia molle occorre veramente saper camminare «sulle uova».

—  È consigliabile viaggiare sempre fuori dalle tracce lasciate dagli altri veicoli e incrociarne i solchi.

—  È utile sapere che la sabbia è più solida di mattina che a mezzogiorno, più dura d’inverno che d’estate.

—  Le piastre, se vengono portate dietro, non sono soltanto decorative... Molti sembrano ignorarlo e sprofondano regolarmente nella sabbia sino al telaio nel tentativo di liberarsi forzando il motore, per non parlare del lavoro supplementare richiesto alla frizione e alla trasmissione. Al primo segno di insabbiamento, dopo aver verificato che neanche sgonfiando si esce,  conviene tirar fuori le piastre antisabbia, liberare le ruote e sgonfiarle. Tenendo le ruote anteriori sull’asse, si potrà ripartire senza sforzo e perdite di tempo. È consigliabile fermarsi soltanto quando si sarà raggiunto un terreno più solido, anche se il compagno incaricato di riportare a bordo le piastre manifestasse apertamente la propria disapprovazione...

—  In una zona di fech-fech (miscuglio di sabbia finissima simile al borotalco) fin dalla partenza si innesti una marcia bassa al massimo regime, mettendo i pneumatici alla pressione minima.

Se nonostante tali precauzioni si finirà ugualmente insabbiati, è meglio saperlo subito: si dovrà «stender piastre» per tutto il resto del tratto.

 

LE DUNE 

Ce ne possono essere di piccole, di grandi, di apparentemente facili e di imponenti che incutono terrore: l'importante è rispettarle tutte!! Sapendo bene che il pericolo di una barcana o di un cedimento improvviso della sabbia possono mettere in seria difficoltà la vostra guida.

E’ IMPORTANTE affrontare queste discese con le ruote perfettamente diritte. MAI sterzare, scendere con una marcia che consenta un buon freno motore, e nel caso il retrotreno dovesse disallinearsi dare un leggero colpetto di acceleratore.

Immaginiamo sempre che affronterete gli Erg in più equipaggi. E’ buona norma che il secondo non affronti l’ostacolo se prima il veicolo che precede non lo abbia superato, e si posizioni in maniera tale da poter intervenire in caso di necessità.

Così come gli equipaggi che seguono vedano le eventuali difficoltà che diventano immediatamente un momento di goliardia e di aiuto reciproco!

Occhio però sempre a quello che si fa!

E’ poi buona norma che tutti ascoltino tutti, ma che poi decidano con la propria testa e con le proprie sensazioni.

Mai fare le cose di fretta!

LA TOLE ONDULEE

Temuta da tutti i guidatori, la tole ondulée è la peggiore tra tutte le esperienze sahariane, e nessuno ci contraddirà. È un prodigio vedere come automezzi in nessun caso desti nati a un trattamento simile non cadano a pezzi. Comunque i veicoli ne soffrono in modo serio: rottura delle molle di sospensione, dadi delle ruote allentati, bagagliera in subbuglio.., succede di tutto.

Le «onde» possono arrivare alla larghezza di 1 m e alla profondità di 30 cm. Pare che la tole ondulée sia causata dai colpi delle sospensioni dei veicoli. Si sviluppa in funzione del traffico, soprattutto a causa degli automezzi pesanti.

Fortunatamente esistono dei mezzi per far fronte a una simile calamità.

— Non si esiti a uscire dalla pista dovunque sia possibile, rispettando però le regole di sicurezza.

— Se non esistono scappatoie, non restano che due possibilità: marciare o molto velocemente o molto lentamente.

Nel primo caso l’avvio mette spesso a dura prova passeggeri e mezzo. Le vibrazioni diminuiscono e diventano sopportabili a una andatura ottimale intorno ai 70-80 km/h. Oltre tale limite, la già scarsa aderenza al terreno diviene del tutto incerta. Se l’automezzo è troppo carico per raggiungere questa velocità liberatoria, occorre rassegnarsi a strisciare a 15-20 kmlh. E buona fortuna, se la strada da percorrere è lunga...

— Alla velocità di 70 km/h, l’aderenza è soltanto un ricordo. Rallentare è un problema e bisogna evitare di «brutalizzare» il pedale dei freni. Le curve devono venir affrontate con grande attenzione.

—  Sulle pietraie un pneumatico ben gonfiato conserva la propria longevità. Tuttavia, su tòle ondulée, siamo per lo più favorevoli a una pressione leggermente inferiore rispetto al normale. A 70 km/h un pneumatico che sia stato gonfiato oltremisura può scoppiare, e in tal caso il ribaltamento è assicurato. Si verifichino regolarmente la pressione dei pneumatici, la tenuta dei bulloni delle ruote e lo stato delle sospensioni.

 

LE PISTE DI MONTAGNA
 

Nei djebel, le piste sono il più delle volte scoscese e forte mente segnate dalle piogge. Le pendenze sono spesso molto forti (22% nell’Assekrem dell’Hoggar).

Le curve brusche, a gomito, costituiscono temibili ostacoli. La natura del terreno, formato da sassi su cui le ruote slittano, peggiora ulteriormente la situazione. Su queste piste è d’obbligo la prudenza.

—  Frenare scalando le marce: si risparmino il più possibile i freni per gli ostacoli improvvisi, per le voragini.

È consigliabile innestare per tempo una marcia ridotta, sia in salita sia in discesa.

— In caso di forti pendenze, il freno a mano risulta spesso inefficace. Si tenga sempre a portata di mano un paio di grosse pietre da mettere dietro le ruote e fermarsi ingranando la marcia.

— Non fidarsi dei muretti di sostegno, che possono essere minati dalle piogge, tenendosene a distanza.

 

IL FANGO

Non è certo un piacere affrontare il fango autentico, quale si incontra nel Sahel o in uno dei tantissimi e temutissimi chott. Nel fango i gadgets e le astuzie si possono tranquillamente «mettere in soffitta».

Per far uscire dal fango profondo un veicolo, occorrono o dei mezzi potenti (verricelli) o un lavoro da titani con pale e leve per costruire sotto le ruote dell’automezzo impantanato un fondo solido.

Se la malasorte lo condurrà in un chott durante la stagione delle piogge, il guidatore osservi alcune regole che ritarderanno lo sprofondamento.

—  Non inoltrarsi negli oued durante una piena. La forza della corrente può rovesciare l’automezzo.

Si attenda l’abbassamento delle acque per individuare un guado favorevole prima di far passare la macchina.

— Mantenere una velocità costante a pieno regime. Si evitino infiltrazioni d’acqua nel comparto motore e si mantengano diritte le ruote direttrici.

—  Caricare sull’automezzo il peso minimo.

— Nella scatola della frizione alcuni veicoli hanno un’apertura che è opportuno chiudere.

— Lasciar raffreddare il motore e la coppa dell’olio prima di entrare nell’acqua.

 

LA POLVERE 

La polvere è la fedele compagna di ogni spedizione nel Sahara. Si tratta di un flagello che non risparmia né il motore né le cineprese. La si respira, la si mangia, la si beve.

Con vento alzato su una pista polverosa gli automezzi in colonna devono rimanere alla distanza di almeno un chilometro. In queste condizioni, anche con i fari accesi ci si perde facilmente: di conseguenza è necessario programmare frequenti riunioni dei veicoli.


"IN BICI"

Quando si usa un mezzo come la bicicletta che conta sulla nostra prestazione fisica, invece, è importante assumere una corretta posizione, in modo tale da essere il più comodi possibile e non avere problemi alla fine della giornata o del viaggio. Ci sono tre elementi della bicicletta che vanno regolati in base alle proprie caratteristiche fisiche: i pedali, la sella e il manubrio.
Quando si affonda il piede nella pedalata è importante che sia un lavoro congiunto delle articolazioni della caviglia, del ginocchio e dell’anca: immaginandoci un asse immaginario tra bacino e pedale, è importante che le articolazioni siano a piombo con quest’asse. Inoltre, è bene riprodurre la propria camminata nella pedalata (o di talloni o di punte). Il tutto viene poi aiutato dalla scelta di pedali e scarpini adeguati alle proprie esigente e caratteristiche. Per quanto riguarda la sella, invece, bisogna regolarne l’altezza e l’inclinazione.
Per la prima opzione la gamba deve essere ben stesa quando si affonda e la scarpa orizzontale al terreno; inoltre, la sella deve essere perfettamente orizzontale al terreno. Per quanto riguarda il manubrio, deve avere una giusta distanza dalla sella (si dovrebbe vedere l’asse del mozzo della bici un paio di centimetri dietro al manubrio), una giusta altezza sella-manubrio (che dipende dal fisico di ognuno di noi e dal tipo di impostazione della bici) e una giusta posizione dei freni (verso il centro dei manubri). 

Approfondimento in collaborazione con gli amici di DESARTICA 
Adventure4You ringrazia per il supporto e la collaborazione Eugenio e Bruno Paschetta di DESARTICA 

  

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