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Storie con gli ormoni ..Episodio quattro

Storie con gli ormoni ..Episodio quattro

Storie con gli ormoni episodio quattro

Eravamo leoni


Per meriti guadagnati sul campo… non è vero, solo grazie alla magnanimità del genitore pagante ai 18 anni misi le chiappe sulla prima Honda CB 500 Four. Erano gli anni delle gare per Derivate di serie e Vallelunga ne era l’arena d’elezione. Era il circuito “corto”, praticamente una serie di tornanti (uno piatto, la curva Viterbo, uno sopraelevato, la Roma, ed uno in leggera discesa, curva del Semaforo), più un tornantino e la esse.

L’unica curva dove ci fosse uno straccio di traiettoria per fare la differenza. Il resto era tutto uno staccare più in là possibile e aprire appena si può. Era il motivo per cui la prima volta che girai in una pista “vera”… ma questo ve lo racconto la prossima volta. Io ero bravo nell’uscita della Viterbo, quando, più largo dell’immaginabile, salivo sulla contropendenza della pista che arrivava dalla doppia dei Cimini.

Si chiamava Trincea quel tratto del tracciato lungo se ricordo bene. Lì la Honda chiaramente, con le gomme Michelin PZ2 che i senior usavano per le gare sul bagnato (mentre noi le usavamo 4 stagioni e su moto che pesavano un terzo- la metà di più delle loro…) , cercava di fare un sacco di cose strane. Ma bastava tenere tutto aperto e ci si toglieva rapidamente dalla situazione. Me lo faceva notare un pilota vero, non un puffo come me, e… non è neanche questo che vi volevo raccontare, ma della mia Vespa.

Per avere l’Honda 500 pronta per girare in pista, con le gomme giuste e la sella monoposto, per andare in giro dentro Roma, all’Università tutti i giorni, e in vacanza, ci voleva qualcosa d’altro. Un’utilitaria dove mettere il carburante e basta, con un bel parabrezza da usare sempre, i cerchi scomponibili che se foravi bastava una chiave da 13 per raggiungere la camera d’aria, e una pedana per trasportare eventualmente i pezzi della moto “da corsa”.

Indistruttibile, nel periodo di crisi petrolifera facevo la miscela invece che con la benzina con il kerosene per stufa. I primi tempi in varie percentuali di benzina “normale”, poi a decrescere fino allo zero. Unica controindicazione è che il motore andava in autoaccensione, come un diesel, e non si spegneva se non mettevi la ruota davanti contro un muro e lasciavi la frizione con dentro una terza o una quarta. Mai avuto problemi. L’unica controindicazione erano le barrette dell’attacco del parabrezza che con le sospensioni della Vespa sulle buche e sul pavé romano si spezzavano ogni settimana. Lì la soluzione fu drastica: una bella barra di ferro chiusa ad u sul plexiglass e saldata sul manubrio. E non si è spostato più nulla per decenni. Eccheccazzz…

La Vespa conquistò dei record imbattuti nei tracciati più classici delle trans cittadine. Avevo una traiettoria al cospetto del Colosseo che non mi teneva nessuno, con la pedana e il carterino del preselettore che si spiaccicavano sulle ondulazioni del pavé liscio e sconnesso e il gas piantato aperto dalla partenza del semaforo del Circo Massimo. Che meraviglia, che adrenalina, che bastardo… Una volta sono entrato con la leva della messa in moto dentro al pneumatico di una Mini con una anziana signora al volante. Mi fermai subito, chiesi scusa, mi feci dare le chiavi per aprire il portabagagli, cambiai la ruota con la confusa vecchina che aveva ancora le mani sul volante, e proseguii.

Col caldo il parabrezza (i brizzolati se lo ricorderanno, era quello col tettuccio blu e l’oblò in vetro “non” infrangibile) veniva rimosso. Restavano gli attacchi, che erano saldati. In caso d’incidente si sarebbero piantati nel costato come le lance dei soldati romani su quello di nostro Signore, ma non successe mai. E in assetto “aerodinamico” la Vespa, una GTR 125, raggiungeva gli 88 km orari promessi dalla Piaggio. Per fare del turismo, il portapacchi era un porta ruota di scorta messo dietro la sella invece che dietro lo scudo, con i bulloni tagliati, rimediato non mi ricordo dove e come, comunque gratis. Avevo l’arma totale.

E serviva perché una ragazza che era bionda, su questo tutti erano d’accordo, ma che io vedevo in modo non corrispondente alla realtà (questo i miei amici me lo dicevano) si era trasferita in provincia di Arezzo. Ora arriva l’episodio ormonale.

Esisteva già l’autostrada, e il fatto che la Vespa fosse 125 non era proprio un problema. Il problema erano gli 88 all’ora, la distanza Roma-casa della bionda e l’età dei pruriti irrefrenabili. Le ultime due voci sono costanti,la prima una variabile. Per modificarla a mio vantaggio bastava mettersi in scia ad un telonato che andava a 95 all’ora. Arrivavo con la faccia nera della fuliggine dello scarico del telonato ma guadagnavo molti minuti fondamentali per le esigenze dell’epoca.

Mi viene in mente che oggi viaggio con un filo di gas e faccio molte soste. È la prostata.

Ugo Passerini

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