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Sssshhh, nessuno lo saprà

La verità è che hai commesso una leggerezza.
Un'imperdonabile leggerezza.
Come l'ultimo dei pivelli, ti sei fatto beccare col sorcio in bocca.
Bhè... proprio in bocca magari no,
ma c'erano tracce ovunque.
Invisibili agli occhi distratti, evidentissime e lampanti a quelli di chi ti conosce un po' e ti legge dentro.

Ogni tanto mi piace farlo.

Dico prendermi del tempo per me.
Solo per me.
Senza dire niente a nessuno, senza che nessuno sappia, commenti, o si faccia un'idea in proposito e magari, dico magari, trovi il tempo e l'energia per mettermi al corrente di cosa pensa di quel che mi appresto a fare.
Una specie di segreto.
Di cui non frega niente a nessuno beninteso, ma così incredibilmente importante per me.

Ogni tanto prendo e me ne vado.
Quasi sempre al Mare.
Poi torno.
Quasi sempre.
E torno migliore.
Quasi mai.

Sempre stato così.

Sparire.

Anche oggi lo fai.
Tutt'intorno c'è rumore di gente che parla senza dire nulla, che sale in cattedra senza insegnare, che fa la morale senza averne diritto e vergogna.
Senza la capacità di capire che,
alle volte, il silenzio è d'oro.
 
Insomma tutto questo per dire che sei andato al Mare.

A chi ha chiesto, hai detto: "Vado al Mare".
E tutti hanno pensato a quel Mare lì, quello vicino, quello dove ti rintani ogni tre per due.

E tu hai pensato di farla franca.
Di non doverlo raccontare a nessuno.
Di poter andare dove vuoi e quando vuoi, senza doverlo spiegare a nessuno.

Ma quando sei tornato e hai incontrato chi di moto ne sa molto più di te, è bastato uno sguardo alle gomme per dire con un malcelato sorriso: “strano… non ricordavo che all'Argentario ci fosse un asfalto così buono”.

E tu hai glissato.
Vergognosamente.

E poi hai incrociato lo sguardo della tua migliore amica, che guardandoti negli occhi ha sorriso:
"...al Mare èh? Proprio un Mare a caso... Quanto sei regalato!"

E tu sorridi,
e in un istante vorresti raccontarle tutto.
Dal momento in cui il traghetto ti libera dalla morsa della sua pancia, dopo averti cullato tutta la notte e tu ti ritrovi libero e felice, nella prima luce dell'alba, mentre sfili Olbia che ancora dorme, sulla strada per quel posto dove una signora fa delle crostate deliziose e il caffè eccellente. Da anni il tuo benvenuto sull'Isola.

L'Isola.
Come la chiamano i tuoi amici che sono nati lì.
Come se fosse l'unica al Mondo.
E Tu sai che in fondo in fondo, in un modo che ti è difficile spiegare,
hanno ragione.

E mentre vai, respiri a pieni polmoni quell'inconfondibile odore che è un misto di Mare e mirto, di sole e scogli, di spruzzi d'onde e frangiflutti, di dopo sole su gambe splendide, lunghissime e lucide, di pomeriggi passati a giocare sotto le lenzuola, mentre fuori il Mare più bello del Mondo aspetta, che tanto qui, soltanto qui, non c'è mai fretta.
Quell'odore di macchia mediterranea e gelsomino, di cime stese al sole che si tesano pigre all'interno del porto, quell'odore di quiete, perché il Maestrale oggi riposa.

E vorresti raccontarle della velocità perfetta con cui danzi senza fretta tra le curve che ti portano da una cala all'altra, il rumore che fanno le gomme quando abbandonano l'asfalto per i sentieri battuti che portano a calette deserte.
Vorresti raccontarle dei mille colori più uno che il Mare ha qui,
soltanto qui.

Del gusto che ha la polpa della frutta di stagione consumata a bordo strada.

Vorresti raccontarle del giro che fai tu, costa costa, inseguendo il sole, perché la parte dove si va a tuffare in Mare, per Te, è da sempre Casa.

Del rumore che fa la prua quando fende l’onda, mentre il vento è leggero e la moto è lì, sul pontile, prua a Mare, che ti guarda in attesa che ritorni, come il più fedele degli amici.
E mentre la barca rolla e beccheggia, trovando ogni istante un nuovo equilibrio, pensi che se alcune prospettive cambiano e si modificano, alcuni orizzonti,
per fortuna, non cambiano mai.

Vorresti raccontarle dei Silenzi, nei quali ti perdi e ritrovi, quei silenzi in mezzo ai quali il vento canta e accarezza il mare increspandolo e la macchia sulla quale ne lascia le tracce e l'odore, come dita che scorrono lungo il ventre di una donna bellissima e un poco più giù,
in un pomeriggio denso di sole,
e di quel ventre e di quel sole rimane a vita sulle dita il sapore.

Dello sguardo che hanno gli amici che non ti vedono da tempo e quando ti abbracciano sanno con assoluta certezza che non c'è bisogno di fare domande, perché le domande non sempre servono e le risposte quasi mai hanno un senso.

Del sapore che ha una birra gelata consumata davanti al Mare.
Del sapore che ha la paella mangiata da un cucchiaio di legno:
"...è buona? Ti piace?"

Non credo esistano parole per spiegarti quanto.

Vorresti raccontarle di Lei che ti guarda e ti fa: "andiamo al Mare?" e dei km che separano Fertilia da una spiaggia d'argento e Te che li fai allegro, in costume e maglietta, con l'aria fresca che ti accarezza la faccia e con l'estate che, come una promessa, ti preme sulla schiena ogni volta che freni.
E tu freni sempre un poco di più, anche se non ce n'è bisogno,
perché l'estate ti piace.

Di una miniera abbandonata e un bar su una spiaggia.
Di una donna bellissima che esce dall'acqua, attraversa la spiaggia, ordina qualcosa di fresco e quando sorride,
lo fa con tutti i colori della Spagna.
 
Ride tutto di Lei,
tutto.

Quasi.

Del silenzio assurdo che le si è fatto intorno.
Delle onde che potrebbero spogliarla con un niente.
Delle mani che vorrebbero farlo.
Di tutti gli occhi che lo stanno facendo e dei mille milioni di pensieri che di farlo,
non la smetteranno più.

Madrid deve essere una città splendida,
pensi.

Splendida.

Anche se non c'entra una mazza.
Ti guardi intorno,
colline e curve che portano al Mare.

Pensi che se un Dio esiste,
disegnando questo tratto di costa,
ad un certo punto,
si deve esser fatto prendere la mano.

E ha deciso di strafare.

Capita.
Guardi tutta questa Bellezza,
tutta questa infinita e violenta Bellezza,
e ad un tratto,
ti senti Felice.

Juliéta ti guarda,
vorresti dirle tutto questo, ma quando alzi gli occhi e incroci i suoi,
sorride.
Gli amici non hanno bisogno di spiegazioni:

"Ti ridono gli occhi quando torni dalla Sardegna".
 
 
Diego Luis Morey

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