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#Selfie, Gozzi e Pirati

Che poi a te i selfie non stanno neanche così antipatici.

Certo, hai la tipica puzzetta sotto il naso di chi si chiede sempre cosa mai possa spingerti a dare le spalle ad un tramonto impareggiabile per armeggiare con il cellulare.

E pensi che per distogliere la tua attenzione da quel tipo di tramonto servirebbe altro.

Ben altro.

Il cellulare puoi dartelo serenamente in faccia.

Più e più volte.

Ma tant'è.

A questo pensi mentre, seduto sull'unico trono sul quale siamo realmente tutti uguali, guardi i mille selfie al mare di perfetti sconosciuti sui social network più in voga.

È venerdì 14 agosto. Roma è poco più che deserta.

Sarebbe davvero deserta se solo non ci fossi Tu.

Persino i turisti e gli immancabili giapponesi sembrano essersi dissolti. L'ultimo l'hai visto sparire due giorni fa a via della Conciliazione, stava provando ad attraversarla sorridendo al suo smartphone rivolto al cielo con l'immancabile braccetto telescopico, poco prima di prendere il "64".

Non dalle porte laterali all'uopo destinate, ma da quella frontale.

E per inciso lo sai perfettamente che non ci sono porte sui frontali degli autobus.

Ad oggi lo sa anche lui.

Un botto clamoroso.

Ancora sorrideva mentre lo caricavano sulla barella per portarlo al Santo Spirito.

Tra l'autista dell'ambulanza, un omone di un centinaio di chili tutto tatuato, l'infermiere e il medico, non sono riusciti a togliergli il braccetto telescopico del telefono dalle mani.

A Tokyo si saranno goduti una puntata "live" di "ER" all'italiana.

Magnifico.

E quindi anche l'ultimo turista ce lo siamo giocato.

Bhè sai che nuova c'è? Ti fai un giro per Roma.

Che poi 'sta città ad agosto è ancora più Bella.

Prendi le chiavi del CN 250, che aspetta fuori casa lungo e comodo come una pantofola.

Dado te l'ha lasciato per agosto: "così vi fate compagnia".

Mai idea fu più apprezzata.

Giri la chiave e il check del quadro che vent'anni fa rapiva gli sguardi di bambini grandi e piccini vola fino ad un ottimistico 199km/h.

Lo Spazio. Roba da andar fuori di testa.

La prima volta che l'hai visto avevi 9 anni. 1988, al n.22 di via Tevere. E fuori scuola c'era il papà di un tuo compagno delle elementari che era venuto a prenderlo con un'astronave blu. Sarai rimasto mezz'ora lì imbambolato in mezzo al capannello di gente che si era formato per guardare l'ultimo arrivato di casa Honda. Il Futuro. Tutto insieme. Quando Luca e il suo papà si sono allontanati, hai pensato che sarebbero atterrati su un altro pianeta, verso avventure impossibili. Tua madre non raccolse l'importanza dell'evento quando cercasti di raccontarglielo combattendo l'urlo feroce del bicilindrico del 126 lanciato a 60 all'ora su per il muro torto.

I grandi si perdono quasi sempre i momenti migliori.

Pedale del freno e starter, il mono parte al primo colpo e borbotta pigro, pigrissimo, un piccolo Diesel.

Un filo di gas e partite in cerca di avventure in una città deserta.

E mentre vedi scorrere lentamente, molto lentamente, il lungotevere, i fori imperiali, il Circo Massimo ripensi alle spiagge affollate, agli ombrelloni attaccati, alle urla dei bambini, agli stereo a cannone e alle pallonate del vicino. Ripensi a tutti gli hashtag con #summer2015, #holidays, #beach, e nel tuo modo vagamente radical chic, sorridi.

E pensi che un'estate così intima, sarebbe difficile da spiegare agli altri.

Sarebbe difficile da racchiudere in un selfie.

Un'estate slow.

Perché questo CN che galleggia pigro a otto nodi sembra un gozzo che scivola lento tra le strade di Roma.

E Roma si trasforma davanti ai tuoi occhi.

Come fosse Venezia.

Cuffiette, iPod, "You will never know" di Imany a manetta e tutt' ad un tratto tutto intorno scivola meglio, come quando al Mare si alza quella brezza leggera che ti accarezza e il caldo diventa più sopportabile, le ragazze si alzano per giocare a beach volley e tutto sembra prendere un'altra piega, un altro colore, tutt'altra musica.

Dondola morbido questo CN sul Mare lievemente increspato di Piazza Venezia, di Piazza della Repubblica, cerchi un ridosso tra via Veneto e l'ombra di villa Borghese, fino ad arrivare alla Terrazza del Pincio e guardi 'sta città, abbandonata in tutta fretta per il Mare, come una lupa sull'Aurelia.

E pensi di non averla mai vista più bella di così.

Riprendi il timone dello Spazio e scendi sul Muro Torto, Piazzale Flaminio, otto nodi, sempre a otto nodi. Una velocità perfetta. Attraversi il quartiere Prati, come fosse il villaggio fantasma di Ingurtosu, o l'isola di Montecristo, l'Olimpico e Corso Francia, il Lungotevere e poi il Gianicolo.

Spengi il piccolo entrobordo e t'affacci.

Chissà se almeno a Regina Coeli c'è rimasto qualcuno.

Oggi da qui nun strilla nessuno pe' parla' coi carcerati.

Vorresti strillare qualcosa, un saluto, un augurio, ma il timore dell'eco che potrebbe seguirne in tutto questo silenzio t'intimorisce.

Mezzogiorno.

Un boato fortissimo.

Sorridi pensando che forse sono arrivati i Pirati a liberare i detenuti e a tutte le storie che inventavi ogni volta che hai sentito tuonare il cannone del Gianicolo.

Si, sono venuti a liberarli.

Sicuro.

Resti ancora un po' lì, convinto di veder spuntare da un momento all'altro gli alberi invelati di un galeone con la bandiera con il teschio che prende veloce il largo.

Ti guardi intorno e impercettibilmente sorridi.

Ok.

Non saranno arrivati i Pirati a salvarti dal silenzio di questa città.

Affrontare i sampietrini non sarà stato proprio come navigare sul mare increspato.

Forse a differenza di Luca e il Papà non sei atterrato neanche su un altro pianeta.

Ma hai messo in moto e hai navigato per lidi lontani.

C'è chi naviga per i sette Mari, chi per i sette Colli.

Apri Facebook, guardi le mille persone che sorridono ai telefonini.

Alzi il telefono come una spada con cui difendersi e...

SELFIE.

Il rumore della fotocamera ti sveglia da un incantesimo.

Sul display incalza una scritta: "pubblica sul tuo profilo".

Silenzio.

Fuori e dentro.

Ma tanto silenzio,

proprio tanto.

Sorridi.

Sfiori il tasto rosso con la scritta "Cancella".

Guardi il CN che riposa placido e sornione all'ancora, in attesa di ripartire.

L'ultimo refolo di vento accompagna un sussurro:

"sanno un cacchio questi ndo' ormeggiamo noi..."


Diego Luis Morey

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