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PAKISTAN, DAY 1

PAKISTAN, DAY 1

Tempo di lettura:  4 min.

Dopo essere stati ospitati da una stupenda famiglia in Zahedan, ci aspettavano 100km per raggiungere il confine Pakistano di Taftan e così decidiamo di partire con tutta calma, verso le 11:00.

Hesam ci fa strada fino all’uscita dalla città, direzione Pakistan Border, ci salutiamo e neanche 500mt dopo ci imbattiamo nel primo check point della Polizia: “stop, you need a scort”, noi: “che???” Dopo una mezz’ora di chiacchiere con le solite domande di rito dai vari militari (che marca è la moto? Quanto fa? Quanto costa? Made in? Che cilindrata? ecc. ecc.) arriva la nostra scorta: una motoretta 200cc e un pick-up malandato per un totale di 6 uomini e altrettanti Kalasnikov. Partiamo in fila indiana ad una velocità di 40km/h ma, dopo soli 30km, siamo di nuovo fermi, ci informano che c’è un cambio di testimone.

Sono le 13:30 quando arriva finalmente il nuovo pick-up che prende i documenti e riparte con noi al seguito stavolta a velocità più sostenuta (90km/h). Percorriamo 50km e svoltiamo in una strada sterrata verso una caserma, altro cambio di testimone, stavolta il pick-up è nuovo, color militare e dotato di un bel mitragliatore montato sul cassone in stile Rambo (pallottole da 7cm per intenderci).

Arriviamo a Mirjaveh, l’ultimissimo centro abitato a pochi chilometri dal confine, facciamo l’ultimo pieno di meravigliosa benzina Iraniana a 0,20cent€/ litro e… un nuovo cambio di scorta! Siamo al quarto…

Stesso pick-up ma niente Mitragliatore, si vede che ci sono meno talebani!

Ci siamo, alle 15:00 arriviamo al famigerato confine, saltelliamo tra i vari uffici per vari timbri e firme ma intanto sono le 15:30 e il border chiude alle 16:00; come se non bastasse non avremmo potutto scegliere un momento peggiore per attraversare il confine, in questi giorni infatti c’è un pellegrinaggio religioso verso una della città sante dell’Islam in Iraq, Kerbela. Tradotto in parole spicciole vuol dire oltre 2000 persone e decine e decine di bus che caricano masse umane per trasportarle attraverso l’Iran fino alla meta. Se dal lato Iraniano però tutta questa gente è accucciata buona ad aspettare il proprio turno, oltre il cancello che segna l’inizio del Pakistan non c’è asfalto e nel miscuglio di polvere e grida si vede una casupola in mattoni attornata da centinaia di anime, sembra un assalto di Zombie…

Tutto pronto, timbri apposti e cartelle fascicolate, “ok mister” mi dicono, “Iran finish, go” indicando col dito il cancello aperto verso il caos, e ci siamo visti letteralmente sputati nella folla, il PANICO. Varcando il cancello per un istante, il rombo della moto sembra zittire tutti che si voltano sbalorditi verso di noi, arrivano gli alieni, avranno pensato.

Per fortuna tempo pochi secondi ci raggiunge una guardia che ci fa segno di seguirla, metto il cavalletto e non faccio in tempo a chiudere le borse che il tipo mi trascina tra le persone spintonando a destra e a manca per farci strada verso la casupola/ufficio doganale, entriamo tra la folla inferocita, una sottile porta di ferro separa l’ufficio dalla massa umana che spinge per entrare (per l’imminente chiusura del confine). La polizia per tenerla a bada prende la gente a bastonate (alla ceca), si avete capito bene la polizia prende a bastonate la folla per cercare di tenerla buona…

Siamo in un’anticamera, alle nostre spalle solo urla incomprensibili, la guardia prende due fogli e ci chiede di compilarli (intanto l’idea che li fuori stiano spolpando la moto bullone per bullone si fa sempre più concreta). Compiliamo per la seconda volta i moduli perchè i primi erano sbagliati, i 10 minuti più lunghi della mia vita, e quando usciamo la moto è miracolosamente intatta. Accanto a lei un poliziotto che nelle vesti di domatore di leoni è completamente accerchiato da persone che guardano il nostro Bufalo sbigottite.

Un nuovo poliziotto ci prende in consegna con una honda 125 e ci fa segno di seguirlo, ci allontaniamo dalla folla inferocita e andiamo in una nuova casupola, di gran lunga più robusta, dove a penna su un registro, scrivono i nostri dati. Ok, facciamo un altro paio di chilometri sterrati e polverosi e siamo in una nuova grande struttura con una grossa sala e un grosso tavolo in legno, ci fanno cenno di sederci, altri funzionari devono registrare il nostro passaggio, sembra un esame all’università!

Ci fanno un paio di domande, ci chiedono i documenti e poi finalmente l’atmosfera si rilassa e ci offrono del thè, io e Tere finalmente respiriamo…

Finiti i convenevoli siamo di nuovo dietro al 125 che ci porta alla caserma della polizia, per stanotte dormiamo qui insieme ad una 15 di piccoli criminali (in stanze separate si capisce), domani ore 8:00 si riparte con la (solita) scorta armata, direzione Quetta… e c’à Maronn c’accumpagn’!

Welcome to Pakistan.

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