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Pakistan, come è andata

Pakistan, come è andata

PAKISTAN, COME È ANDATA

Solo a dirlo ti sembra lontano e alle prime non hai idea di dove si trovi,  pensi: ”si, sta lì in mezzo ai i vari TurkmeniStan, AfghaniStan e compagnia”. Il Pakistan è l’inizio della vera Asia, o meglio del sub-continente Indiano.

Uno dei paese più popolosi del mondo con 200 milioni di anime,  bomba atomica e passaggio obbligato verso Est. Il Pakistan, così come la vicina India, è un paese unitario sulla carta ma non di fatto. Una regione immensa dove le culture, lingue e tradizioni più diverse convivono sotto la bandiera dell’Islam, o almeno ci provano.

Prima di partire abbiamo cercato ovviamente notizie su quest’angolo di mondo ma informazioni libere e reali sono dure da trovare ed è per questo che ringrazio Agata e Thomas (300Kg.eu) che ci rincuorarono, ai tempi, circa l’impresa di attraversare la Repubblica Islamica.

Oggi siamo in Nepal e dei 5 mesi di viaggio e 18.000km totali percorsi, 17 giorni e 2000km spettano al Pakistan.

La premessa è che purtroppo non possiamo dire di aver vissuto il Pakistan al 100% perché se ti ritrovi alle spalle una scorta armata è un po’ dura approcciare con le persone. Noi ovviamente sapevamo della scorta ed eravamo ben contenti che ci avrebbe accompagnati lungo i 600km nel deserto del Beluchistan (una lingua di sabbia tra il mare arabico e le montagne che segnano il confine con l’Afghanistan). Qui, entrati dall’Iran fino a Quetta (capoluogo del Beluchistan) saremo dovuti essere scortati, e così è stato, più o meno.

I problemi sono iniziati quando ci siamo resi conto che la scorta sarebbe cambiata ad ogni check-point (10-20km) con relative attese e rotture di coglioni (“quanto costa la moto? quanto fa? ci facciamo la foto?” ecc). Come se non bastasse le scorte al minimo accenno di traffico spiegavano le sirene a tutta forza, un’azione che in un paese del terzo mondo ti fa diventare in un batter d’occhio il protagonista assoluto della giornata per chiunque si trovi lungo le strada. Se moltiplichi tutto per 300km al giorno ti fai un’idea.

Dopo due giorni estenuanti, mangiando sabbia e respirando dai tubi di scappamento della polizia, a ritmo di  50km/h di media, arriviamo finalmente a Quetta dove capiamo per la prima volta perché la scorta è necessaria. La città è blindata, mai viste tante armi in vita nostra, metal detector ad ogni angolo, plotoni di soldati ad ogni ingresso e cavalcavia, strade di polvere e mini roghi di immondizia fuori ogni bancarella le cui lampadine penzolanti sono le uniche luci della notte, l’aria è irrespirabile.

L’ansia sale, siamo attaccati al culo del blindato della polizia che a sua volta ci affumica senza pietà manco andasse a carbone. Anche qui la scorta cambia 4 volte ed ogni volta fermarsi è un crepacuore, quando finalmente arriviamo a destinazione, il Serena Hotel, ha 5 stramaledettissime stelle che lo rendono una base militare al centro della città nonchè maledettamente costosa. Ma non abbiamo scelta e i 130€/notte li mandiamo giù senza fiatare.

Due giorni per sbrigare il Noc (documento con il quale la questura dichiara di non avere nulla in contrario al nostro passaggio) e abbiamo la lieta novella: la scorta continuerà!

L’ospitalità di Hassan e Faaria nelle rispettive città di Multan e Lahore sono state le uniche occasioni in cui siamo stati lasciati in pace dalla scorta e, grazie a delle tuniche tradizionali ci siamo potuti immergere nelle città quasi con discrezione. Abbiamo scoperto quello che c’è in ogni paese islamico, persone con una umiltà e senso dell’ospitalità che in occidente semplicemente non esiste. Ma vi immaginate l’idea di far dormire nel vostro letto uno che non avete mai visto prima, di diversa nazionalità e religione, ve lo dico io, impossibile. Abbiamo visto anche tanta povertà, bambini malati al centro di strade polverose e anziani trasportare non so quanti litri d’acqua, e ti viene da pensare:” ma sta bomba nucleare proprio vi serviva? le contraddizioni del nostro tempo esistono anche qui.

Durante la permanenza a Lahore, il 20 dicembre, c’è stata la strage di Peshwar, a nord-ovest del paese. 140 persone ammazzate, 100 delle quali bambini e ragazzi di scuola, a sangue freddo, ma chi è stato? I Talebani!

Ora non voglio dilungarmi negli avvenimenti storico-politici che hanno portato alla loro nascita, ma una domanda resta, chi cazzo sono sti Talebani? La gente, i Media e gli opinion leader ne parlano come se si trattasse di un’identità definita, come se avessero segni particolari, una bandiera, una divisa,  una terra e magari un passaporto, ma non è così! e se pure lo fosse la mia domanda, forse banale, è: quale organizzazione per quanto invasata religiosamente attaccherebbe una scuola primaria ammazzando bambini e scatenando per certo una reazione sanguinaria da parte del nemico? è semplicemente strategicamente stupido!  Ecco allora che mi viene da pensare a motivazioni più forti di Allah dietro questo genere attacchi.

Il Pakistan è andato, siamo a metà del nostro viaggio e la strada è ancora lunga ma un pezzetto di cuore l’abbiamo lasciato lì. Non per fare i moralisti buonisti ma perché sentiamo di non aver capito, e non è forse la voglia di “capire” che ci spinge ogni giorno?

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