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La moto di Angelo Di Giovanni

Il viaggiatore minimalista

Al paragone con i grandi viaggiatori transcontinentali, i trasmigratori da un polo all’altro, gli attraversatori di deserti e meridiani, Angelo Di Giovanni può vantare ben poco.

Se consideriamo poco una “discesa” a Dakar negli anni ’80, in contemporanea con la vera Parigi-Dakar, o il “giro” dell’intero Mediterraneo, per altro viaggi oggi resi impossibili da guerre e instabilità politiche… e quindi irripetibili per il momento, sperando che il momento non duri a lungo. Ma Angelo invece nell’elenco dei grandi esperti di raid e viaggi-avventura ci sta alla grande, per lo stile con cui ha affrontato i suoi viaggi: semplicità, serenità e capacità di cavarsi d’impaccio con il poco che ha scelto come bagaglio. In più, Angelo è un’enciclopedia di percorsi fuoristrada da ben prima che l’era del GPS rendesse così “banale” andare da A a B senza usare l’asfalto, tanto da essere richiesto e consultato da gruppi e organizzatori.

Quando nel 1988 andò a Dakar con la Yamaha TT 600, insieme al cugino Mario Montanari (noto endurista ternano) sulla stessa moto, Angelo adottò le precauzioni che si usavano all’epoca quando ricambi in Africa non se ne trovavano, e le spedizioni di ricambi non erano veloci come oggi. In totale autonomia, cioè senza nessun tipo di assistenza, un viaggio di quel tipo comportava una serie di rischi e difficoltà che si affrontavano solo con esperienza, saggezza e stato d’animo corretto.

La prima te la dovevi creare sul campo, la seconda ti impediva di godertela a manetta sulle piste più divertenti, il terzo è quello che ti fa affrontare e superare gli imprevisti senza ansie e mantenendo il sangue freddo in ogni occasione.

A questo punto un aneddoto è indispensabile. Durante quel viaggio, vidi Angelo scendere da un’auto che lo aveva soccorso sulla pista per Tamanrasset. Eravamo alle Gole di Arak, fermi in un “campeggio” (un muretto di sassi a secco) con la nostra “comitiva” composta di cinque 4x4, in cui c’erano anche tre medici al seguito oltre alle provviste e i bagagli, ed una quindicina di moto. Angelo era caduto ed aveva una spalla lussata, non poteva guidare la moto sulla pista e non sapeva certo che noi eravamo lì, ma per fortuna ci trovammo.

Non fu però uno dei medici a rimettergli la spalla a posto, ma Carlo Fiorani, in futuro ufficio stampa Honda Italia, Ferrari e oggi manager Honda nel Mondiale Superbike. Carlo ne aveva la forza fisica (la testa dell’omera va reinfilata nella sede naturale ma bisogna vincere la resistenza dei tendini) e la determinazione. Dopo ritrovammo Angelo e Mario al campeggio di Tamanrasset, Angelo si stava cucinando una pastina in brodo con un braccio ancora legato, ma sarebbero arrivati a Dakar.

Per quel viaggio in totale autonomia, Angelo aveva un manubrio di ricambio, pneumatici, taniche, tenda… e sulla Yamaha TT 600 è già molto, in più devi organizzarti con un po’ di abbigliamento e qualcosa per prepararti da mangiare. Una volta si viaggiava così.

Per il giro del Mediterraneo, nel 2007, la BMW R 80 GS fu preparata con molle nuove per la forcella, monoammortizzatore WP con una molla più precaricata, borsa da serbatoio e posteriori Touratech (che ruppero gli attacchi), coperture Metzeler Sahara3 che durarono fino a Istambul (il giro era in senso antiorario).

Nei ricambi Angelo incluse oltre alle solite leve, cavi e camere d’aria, le pasticche del freno anteriore, la crociera del giunto cardanico, un coperchio delle punterie (che nel motore boxer in caso di caduta tocca inesorabilmente per terra), più quello che si usura maggiormente nell’impianto d’accensione.
L’Honda Africa Twin, usata per molti percorsi in Italia e per viaggi in Turchia e Marocco, che ha più di 100.000 km, ha molle diverse dalle originali per la forcella, un monoammortizzatore Ohlins ben precaricato, borse Touratech dedicate (per il Marocco, dove il percorso era molto fuoristradistico, solo un borsone posteriore). Tra i ricambi, le puntine della pompa della benzina.

Nel bagaglio, Angelo oggi pone l’accento “sull’elettronica”: schede per l’attrezzatura fotografica, GPS ma anche cartine tradizionali. 

Ugo Passerini

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