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India

Viaggiare in India

Intraprendere un Viaggio on the road, in India e con un veicolo Europeo, non è una passegiata e questa è la nostra storia.

Le due ruote Indiane vanno dai 70 ai 350cc, l’unica moto che tocca i 500cc è la famigerata Royal Enfield che per quanto fascinosa, siamo seri, è un rottame. Per quanto riguarda le auto invece, oltre i 1.500cc si parla già di camion o jeep.

Assicurarsi che il proprio veicolo sia il più silenzioso possibile è di vitale importanza per evitare che al vostro passaggio tutta l’umanità si giri a guardarvi come se avesse due teste, evitarlo diventerà in breve tempo il vostro più grande desiderio. La ricerca di solitudine è tanto disperata quanto inutile perchè questa parola in India semplicemente non esiste, lo stesso vale per la privacy e per l’educazione (per come la intendiamo noi).

Questo paese è talmente affollato che per fare una pausa lungo la strada dovrete setacciare a lungo ogni angolo prima di trovare un’ombra, un’albero o un cespuglio libero da persone o animali dove poter riprendere fiato ma, non temete, è questione di tempo prima che ciurme di persone si radunino intorno a voi ed al vostro mezzo fissandovi e senza proferire parola fino al fatidico: “Price Bike?”

Nel caso non fossi stato abbastanza chiaro, avere la pelle chiara o superare il metro e settanta di altezza è sufficiente perchè l’universo si accorga di voi. Come se non bastasse ormai anche qui impazza la moda del selfie e delle foto con lo smartphone e, come farsi scappare l’occasione di farsi un centinaio di foto con uno straniero in moto che viene da un posto non ben definito chiamato “Idaly”!?

Ed ecco che foto e flash vi assaliranno senza tener conto del fatto che stiate mangiando, riposando, pisciando, leggendo un libro o guardando il cazzo del mare. Foto, tante foto.

Persino bambini innocenti di pochi mesi ci vanno di mezzo, con il volto terrorizzato vi verranno brutalmente messi tra le braccia per poi essere immortalati con voi nella foto ricordo, la vostra opinione neanche a dirlo conta poco o niente contro 1.2 miliardi di esseri umani eccitati dalla vostra presenza.

Qualche semplice trucchetto ci ha semplificando la vita durante i 2 lunghi ma esaltanti mesi Indiani. L’ acquisto irrinunciabile è stato un telo coprimoto (nel mio caso quello di un’auto ma il senso non cambia). È sufficiente appoggiare la moto ad un muro e coprirla con il telo questa semplicemente sparisce e, quello che prima avrebbe attirato un pellegrinaggio religioso, ora è soltanto una montagna nera che, per assurdo, non desta alcun interesse. Questo vi da un’idea sul processo logico-cognitivo degli Indiani.

Per il resto viaggiare di giorno e fare soste più mimetizzate possibile sono le uniche armi che abbiamo avuto a disposizione. In realtà c’è un’altra cosa che ho imparato, ma che Teresa non condivide, ed è mandare a cagare di prima battuta chiunque si avvicini per rompere i coglioni (99%) e funziona! ma Teresa mi rimprovera sempre dicendomi :”loro sono il viaggio e devi accettarli” e io rispondo solitamente :“li odio tutti”.

L’India è un continente

Abbiamo smesso di pensare all’India come un paese e dopo un po’ di tempo speso qui abbiamo capito che niente e come sembra. Vi faccio un esempio, in India ovunque vi troviate bisogna fare lo slalom tra cacche e pisciate di ogni genere di animali (e persone), la gente mangia e cucina a terra toccando il cibo con le mani e avvolgendolo con carta di giornale ma, gli Indiani sono Schifettosi! Si, avete capito bene, a modo loro gli indiani sono schifettosi, è per questoche vi dico nulla è come sembra. Un indiano infatti non berrebbe mai dalla tua bottiglia d’acqua né accetterebbe cibo senza conoscerne la provenienza né si sognerebbe di rimettersi in tasca il fazzolettino usato per pulirsi il naso… per capirci qualcosa è necessario indossare le loro lenti, e questo richiede tempo, noi ad oggi abbiamo capito soltanto che c’è tanto da capire per cui un consiglio che mi sento di dare è evitare di venirci per 15 giorni, sarebbero soldi spesi male.

L’India è definitivamente un continente, e come tale ha tanto, forse troppo da dare. Mi piace immaginare il tentativo di carpire l’essenza di questo posto come provare a raccogliere un fiume con le braccia, impossibile. Inoltre si parla di un fiume impetuoso di cultura, lingue, tradizioni, cibo, natura selvaggia ed inquinata. Davvero troppo per la testolina di uno stupido turista occidentale (di cui mio malgrado sono un rappresentante), l’India ti sorprende, ti disgusta e ti affascina contemporaneamente e ad ogni angolo. Quando sembra che cominci a capire gli usi e qualche parolina ecco che in 50km tutto cambia, di colpo, e devi ricomiciare.

Insomma odio gli Indiani ma amo l’India e questo è chiaramente un controsenso perchè l’India è fatta di Indiani, ecco, questa è l’India.

L’India e Varanasi, o forse l’India è Varanasi.

Varanasi o Kasi o Benares è una delle città più antiche del mondo. Qui non puoi fare a meno di restare a bocca aperta per quello che vedi, ma allo stesso tempo devi tenerla ben chiusa per quello che botrebbe entrarci.

Da oltre 3.000 anni questa città, consacrata a Shiva e adagiata su un lato del Gange vede rinnovare giorno dopo giorno quei rituali ancestrali che si perdono nella notte dei tempi.

Ogni mattina all’alba, Magou, un simpatico 50enne dalle sembianze di un 70enne, compie la sua abluzione nelle acque sacre del Ganga (Gange) insieme ad altre centinaia di persone per poi dare inizio alla sua giornata dando il cambio al suo collega della notte. Magou è un bruciatore di corpi, 24 ore al giorno lui e i suoi compagni si danno da fare perchè il sacro rituale hindu della purificazione continui nei secoli.

I bruciatori vendono la legna a peso per poi accatastarla per il rogo in diversi punti della scalinata che porta al fiume (Gath) a seconda della casta del defunto, il podio funziona così:

  • Parte alta del Gath – casta Bassa
  • sponda sabbiosa – casta Media
  • Altare del Gath – casta Alta

La ricchezza del defunto è determinabile quindi sia dal luogo fisico dove viene bruciato il corpo che dalla qualità e dalla qualità del legno. Per il combustibile c’è infatti un vero e proprio listino prezzi che va dai 40€/Kg del Sandalo pregiato e prediletto per la capacità di coprire gli odori, fino ai 4€/Kg per quello economico. Insomma se sono poveri puoi sentire l’odore della loro carne bruciare e vederla anche perchè la legna è appena sufficiente mentre se si tratta di ricchi i corpi sono ben coperti dalla legna e vengono bruciati per benino fino (o quasi) alla cenere. Quel che resta del rogo viene poi gettato nelle acque sacre. Ci sono invece delle categorie di morti “puri” che non possono essere bruciate: i Santoni, i cobra, i bambini e le madri incinte vengono infatti legate ad un masso e gettate direttamente nel Gange, dove comunque ben presto non resterà nulla di loro.

Vedere queste persone compiere i loro rituali che oggi fanno parte di una religione ma che derivano palesemente da celebrazioni pagane è un po’ come se in centro america i Maya compissero ancora sacrifici al dio Itzamà o come se da noi si celebrasse Bacco…

Quello che voglio dire è che nella sua crudezza questo posto e questa gente sono un patrimonio da preservare, unico ed irripetibile, al pari di foreste, mari, tigri, canyon ecc. Ed è forse per questo che quando al tramonto e all’alba (i momenti più sacri) vedo le centinaia di flash dei turisti , che non hanno neanche la sensibilità di pigiare il bottoncino “off flash”, molta della magia si dissolve per permettere a qualcuno di tornare a casa e dire:”guarda qua! Qui è dove bruciano i corpi”.

Il Gange, che porta e prende vita, è ancora oggi, per quanto inquinato da colibatteri e turisti, fonte di una suprema energia. Il caos inarrestabile che si svolge lungo le sue sponde e nelle sue acque vede la convivenza di Liquami, pesci, Mucche, galli, capre, cani con la rogna, bambini che si lavano i denti, bufale che vengono munte, anziani che bevono, donne che si rapano a zero come pegno alla dea Ganga, corpi che bruciano, barche a remi e a motore, scarichi di ogni genere, preghiere, templi, macellerie musulmane nei vicoli, droga, roghi di plastica ad ogni angolo, lavandai, musica, colori e di turisti stessi che sono ormai parte di questo vortice inarrestabile e incontrollabile.

Nulla è regolato, niente è gestito, eppure lungo questo corso d’acqua fetido, il Caos dell’India si concentra e prende forma trovando un suo ordine. É l’ordine della vita dove tutto torna a se stesso, cenere da cui rinasce la vita.

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