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Come Salvatore Pizzo prepara la moto

Salvatore Pizzo si è specializzato nel tempo in viaggi “estremi”, da solo o con piccolissimi gruppi scelti di amici, e questo ha comportato sempre una precisa e oculata selezione di materiali e di soluzioni per guidare e sopravvivere in condizioni spesso difficili. Tutta la sua lunga “carriera” è meticolosamente descritta nel suo sito www.adventurer.it, una adeguata vetrina per capire la puntigliosità del personaggio che lascia poco al caso e all’imprevisto, benché queste esperienze siano da sempre costellate di una dose di imprevedibilità elevatissima. In breve, Pizzo viaggia fuori dall’Italia dal 1978 ed ha toccato le principali, e non principali, mete esotiche in tutto il mondo.

La moto scelta da Salvatore per i viaggi più impegnativi negli ultimi anni è l’Honda XR 650 R. Che viene così preparata. La forcella monta degli spessori artigianali alle molle per aumentare il precarico (per adeguarla al peso del bagaglio e del maxiserbatoio) e i registri dell’idraulica in compressione vengono chiusi quasi completamente. Il registro del ritorno non viene toccato.

Stessa ricetta per il monoammortizzatore, con più precarico molla, a seconda del peso del bagaglio (si effettua il ripristino delle misure standard di escursione negativa e altezza da terra), maggiore freno idraulico in compressione e basta. Viene montato un serbatoio maggiorato Acerbis da 26 litri, un parafango basso, un paramotore con vani portattrezzi e porta liquidi, un filtro aria in fibra K&N (lavabile con un apposito kit, ma che se il viaggio non è in zone molto polverose non ha bisogno di manutenzione) sostituendo l’originale perché ha una maggiore superficie di filtraggio.

Il telaietto posteriore, pensato per una moto da enduro che non trasporta bagagli o non così tanti, viene rinforzato con un supporto saldato tra la culla posteriore e la zona nei pressi dell’attacco della stampella laterale.

Per poter smontare le ruote in caso di forature, Pizzo si è dotato di un tubo telescopico che può essere fissato sotto al paramotore in due posizioni diverse per tenere sollevata la ruota che serve, completando l’azione della stampella di serie.

I bagagli vengono fissati ad un portapacchi artigianale realizzato appositamente per ospitare le borse flosce della GiVi (più resistenti in caso di urti o cadute) ed una vecchia borsa bauletto espandibile della Cruciata. Il tutto si fissa con cinghie. Dentro l’elenco del bagaglio viene affinato col tempo e a seconda del viaggio. Normalmente Salvatore carica una borsa laterale con il “necessaire” per la moto, che così può restare sempre montata sul portapacchi. Dentro ci sono le camere d’aria con un kit per riparare le forature ma anche delle toppe per copertoni nel caso si dovessero lacerare, filtri benzina, tubo benzina (che serve anche per “succhiare”), cuscinetti ruote (e si parte sempre con cuscinetti nuovi), bombolette CO2 per gonfiare ma anche pompa a mano, kit di metallo liquido per riparare rotture dei carter, spray catena, cavi comandi, leve, centralina elettronica (quanti sono in giro per il mondo quelli che aspettano che arrivi il ricambio?), utensili selezionati, la stampella laterale telescopica.

Nell’altra borsa l’abbigliamento antipioggia Alpinestars, una tuta per dormire e per mettersi in abiti civili, un pantalone jeans per le occasioni “eleganti”, un minimo di biancheria intima e per finire tenda e sacco a pelo Bertoni. Per viaggiare Salvatore usa casco Marushin, completo Ufo Plast, stivali Alpinestars Tech 10 o 7, maglie termiche Underarmour.


Buon viaggio!

Ugo Passerini

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