Adventure4You Shop



CAMBODIA- ON THE PATH TO PROGRESS

Siamo davvero lontani da casa, se la Tailandia è stato un ritorno al consumismo entrare in Cambogia ci ha ricordato quanto siamo maledettamente lontani da casa, qui anche i semplici gesti , le lettere o i numeri che diamo per assunti derivano da storie così lontane dalle nostre che per comunicare abbiamo dovuto imparare a contare e a dire “riso” e “acqua” in Cambogiano.
 
Per darvi una misura il sistema Numerico Cambogiano non è decimale ma “cinquale”, cioè bisogna imparare da 1 a 5 e poi di li si costruiscono i numeri. Può sembrare una cosa da poco ma fa riflettere come qui dire Greci e Sumeri o Pitagora non vuol dire niente… il sistema decimale che può sembrare di ovvia adozione (anche perchè abbiamo 10 dita) non lo è in questa parte del mondo e se avete voglia di chiedere un prezzo come 11.600 in occidente vi risponderebbero undicimilaseicento ovvero: undici+mille+sei+cento, in Cambogia invece lo stesso numero si dice cinque+cinque+uno+mille+cinque+uno+cento, insomma una roba da pazzi.
 
 
Prima di toccare con mano questo paese il mio pregiudizio mi proiettava in distese di aquitrini paludosi, mangrovie, serpenti e, di tanto in tanto allevamenti di gamberetti (quelli che poi ci ritroviamo nei banchi dei surgelati a casa nostra). Le paludi, le mangrovie e gli allevamenti sono stati effettivamente confermati ma con sorpesa ci siamo trovati davanti un paese ricco di contraddizioni.
 
La capitale Phnom Penh è degna di Bangkok e altre capitali asiatiche ed Europee, tenuta a stecchetto che a tratti ci è sembrato di essere in svizzera, le strade, le aiule e il lungo-fiume perfetti, un po’ da vergognarsi quasi devo dire. Certo poi è sempre Cambogia, le zuppe di rane e le tarantole fritte sono ad ogni angolo ma per noi quella è la parte migliore, la parte “vera”.
 
 
Tra le città invece (non che ce ne siano molte altre intendiamoci) regna l’acquitrino, bufali sguazzanti e serpenti a quanti ne vuoi, le scene di vita comune tra baracche di legno e lamiera, cani e galline ci hanno fatto ripiombare in india. I tavolini e sedie di plastica rossa stile “Peroni” sotto a tettoie alla buona per ripararsi dalle improvvise pioggie monsoniche, scodelle di riso e porco (questo non c’era in India), mosche, galline spennate, fango e assoluta mancanza di acqua corrente. Si la somiglianza c’era ma i cambogiani sono 15 milioni, una bella differenza.
 
  Quello che non ci saremo mai aspettati invece di trovare qui è il sito archeologico più grande del mondo (così dicono anche se secondo me se la gioca con Pompei e Bagan in Myanmar), Angkor, una piana con più di cento templi che oggi è fonte di enorme guadagno nonché di qualche scaramuccia con la vicina Tailandia. Il complesso è così famoso che non solo da il nome alla birra locale (Angor) ma figura addirittura sulla bandiera nazionale.
 
 
In questo luogo, simbolo della potenza dell’impero Khmer che intorno all’anno mille dominava su tutto il sud-est asiatico (scommetto che nessuno di voi come me l’aveva mai sentito prima) vi sono centinaia di templi, funerari e religiosi misti tra Buddhismo ed Induismo. In questo posto ci si rende conto di quanto la nostra storia, di cui tanto ci vantiamo, (Greci, Impero Romano ecc) è una parte del tutto. Qui qualcuno l’Italia ha bisogno di vederla su una mappa per capire dove si trova. Qui tra le rovine, la natura sembra voler riprendersi ciò che gli apparteneva, la giungla, che è stata rasa al suolo per far spazio a quello che è un immenso complesso architettonico sta ricrescendo prepotente tra gli edifici abbandonati. Già perchè la maestosità dell’impero Khmer è venuta meno in un paio d’anni di piogge non abbondanti senza le quali la produzione di riso non è stata sufficiente a sfamare la crescente popolazione, curioso no? IMG_6153
 
 
 
La rivincita della natura sull’uomo, ecco cosa si vede ad Angkor Wat o almeno quello che noi abbiamo sentito.
 
 
 
Entrando dalla costa Tailandese, passato il confine, ci siamo goduti 250km di jungla a perdita d’occhio, guardandola sembra incredibile che la Cambogia ha deforestato il 70% delle sue foreste negli ultimi 10 anni eppure… Superata la foresta dove Pol Pot ha trascorso, nascosto, gli ultimi anni della sua vita si arriva a Sianuk ville. Fondata nel 1957 Sianuk Ville è oggi la principale città marittima Cambogiana nonché simbolo del forte contrasto del paese. La Cambogia ha infatti un disperato bisogno di crescita economica (d’altronde tutti vogliamo lo smartphone no?) e pertanto negli ultimi 5 anni si sono spalancate le porte agli investimenti esteri che non si sono lasciati attendere.
 
 
 
Questi poi si dividono in due filoni principali. I grandi gruppi Cinesi che la fanno da padrone nei centri dove arrivano, spianano e tiran su grattacieli, Casino, Resort e Karaoke (traduzione cambogiana di bordelli). Ci sono poi gli “scappati di casa”, i bianchi o Baran (traduzione cabogiana), ovvero tutti i Western che per motivi più o meno nobili hanno trovato nella Cambogia un posto con poche regole dove poter avviare un business con poche decine di migliaia di $.
 
Tra l’Olandese spacciatore, lo Sloveno evaso, gli Italiani ristoratori e il Saudita che organizza festini Hard detto “O’ Fagian” Abbiamo conosciuto Peppe. Napoletano dal grande cuore, venuto in Cambogia per aiutare i bambini ad uscire da brutte situazioni (la pedofilia turistica non manca) si è innamorato e ha comiciato a costruire una attività che forse si chiamerà “Da Peppone” o “NosOtres” (dal nome della spiaggia: Otres).
 
 
Qui, nel cantiere, siamo stati ospiti e felici lavoratori, Abbiamo visto la fraveca Cambogiana fatta di lavoratori equilibristi che vivono per mesi sul cantiere lontani dalle famiglie e sotto teloni tirati alla buona, che per sopravvivere alla sera si procacciano granchi e pesci direttamente nel fiume, così si risparmia! Peccato che il fiume sia anche lo scarico di tutte le strutture intorno…
 
Nel tempo speso nella colonia Italiana in Cambogia Teresa ha costruito in 3 giorni una scacchiera in legno mentre io principalmente ho zappato e martellato. Le qualità d’altronde emergono sempre.
 
 
I cambogiani sono probabilmente le persone più semplici che abbiamo incontrato finora, per loro si tratta di andare avanti. La vita di per sé non è tanto dura perchè basta un tetto per ripararsi dall’acqua, e lo spazio per tirar su una baracca in Cambogia lo trovi sempre. Il cibo lo si trova in giro: granchi, pesci, frutti, rane, ragni e qualche gallina sono di facile reperimento. Il punto è come si concilia questo stile di vita con il profitto? Il profitto che è fatto di cemento, deforestazione supermercati e lavoro.
 
 
Io non so che strada stiamo percorrendo e non so nemmeno se ci siano reali alternative ma la sensazione che stiamo avendo attraverso tante realtà è che le culture stanno velocemente scomparendo per far spazio ai santificati turismo e sviluppo che portano lavoro, al mercato. Ho la forte sensazione che tutti i paesi bene o male si trovino in step diversi della stessa gara dove, a mio modesto parere difficilmente ci saranno vincitori.
 
Quello che proprio non riesco a mandar giù del mondo è l’inarrestabile “inquinamento” della moderna concezione di “Turista”. La parola di per sé non mi è mai piaciuta e anzi mi ha sempre infastidito, a lei ho sempre preferito “Viaggiatore” proprio come ho sempre preferito l’imprevisto ai pacchetti turistici di cartone che voglioni a tutti i costi propinarci.
 
Quello di cui mi rendo conto però è l’inevitabile tendenza odierna al servizio dell’economia. Perchè, parliamoci chiaro, cosa è meglio di un bel gruppone di 18 Koreani (tedeschi o quel che è) con cappellino e ombrellino monocolore pronti a sganciare un bel “millino” per 5 giorni di finzione grazie ai quali potranno dire:” sono stato in Nepal!, sono stato in Etiopia!” e il tutto rigorosamente documentato nella infinita quantità di foto e selfie che inevitabilmente polverizzano la magia di qualunque luogo.
 
Inutile dire cosa c’è a valle della catena, le città ed i villaggi perdono ogni identità a favore di hotel, bar, Agenzie turistiche e souvenir Shop (i Souvenir!!!!!) diventando posti vuoti, fac-simile dei luoghi occidentali da cui ingenuamente pensiamo di allontanarci. La verità non sembra interessare, quello che importa e che io piccolo turista possa concedermi i miei 15 giorni in Nepal, mangiare spaghetti e kebab passando il tempo con il ghetto di stranieri in visita e alla fine poter sfoggiare i miei selfie quando torno a casa a controprova del mio avventuroso viaggio. Ma che minchia vuol dire? Si va dall’altra parte del mondo ma si evitano come la peste quelli del luogo e ci si compra la carta igienica a 2€ a rotolo perchè siamo troppo schizzinosi per capire che non siamo a casa nostra e che qui ci si “annette” (pulirsi) il culo con l’acqua della doccetta di cui ogni cesso è dotato, ma non sia mai, ai bianchi piace “appilare” i cessi.
 
Bisogni fisliologici a parte, il punto è che la distruzione della nostra diversità e di quello che ci rende unici sembra inarrestabile. I luoghi della terra dove trovare il “vero” sono sempre meno e l’unica cosa che si possa fare è continuare a boicottare il più possibile questo sistema, mi torna in mente quando mesi fa siamo entrati in Nepal dall’India presso Lumbini, il luogo di nascita di Buddha, alla ricerca di una qualche spiritualità non ben identificata. C’era una bella energia, un albero centenario era circondato da monaci preganti e bandiere tibetane, un po’ di visitatori a meditare e poi ho visto lui… un afro-americano con la maglia del Barcellona, nike e smart-phone con asta per gli irrinunciabili selfie, tutto è crollato improvvisamente. Solo allora mi sono accorto che i monaci prendevano offerte dai turisti e parlavano al telefonino mentre orde di Koreani fotografavano il luogo della nascita.

Lascia un commento

Letta l'informativa sul trattamento dei dati personali,

  • Alle attività di marketing

    Alle attività di marketing:
    Ovvero all’elaborazione e al trattamento dei dati da parte di Adventure4You per le finalità di marketing di cui al punto b) del paragrafo Finalità del Trattamento, con le modalità di trattamento previste, cartacee, automatizzate e telematiche, a mezzo posta ordinaria od elettronica, telefono e qualsiasi altro canale informatico.

  • Alle attività di profilazione

    Alle attività di profilazione:
    Ovvero all’elaborazione e al trattamento dei dati da parte di Adventure4You per le finalità di profilazione di cui al punto c) del paragrafo Finalità del Trattamento, relative - a titolo esemplificativo e non esaustivo - alle abitudini e propensioni al consumo, comportamento, consultazione e utilizzo del sito web.

  • Alla comunicazione a terzi per fini di marketing

    Alla comunicazione a terzi per fini di marketing:
    Ovvero alla comunicazione dei dati a società connesse o collegate a Adventure4You nonché a società partner delle stesse che li potranno trattare per le finalità di marketing di cui al punto d) del paragrafo Finalità del Trattamento, con le modalità di trattamento previste, cartacee, automatizzate e telematiche, a mezzo posta ordinaria od elettronica, telefono e qualsiasi altro canale informatico.

Cliccando sul pulsante di invio, confermo la richiesta del servizio indicato al punto a) dell’informativa, il consenso al trattamento dei dati per le finalità del servizio e con le modalità di trattamento previste nell’informativa medesima, incluso l’eventuale trattamento in Paesi membri dell’UE o in Paesi extra UE.

Invia il tuo commento

con i tuoi dati prima di inviare il commento.


Sei un organizzatore di viaggi avventura? Desideri essere visibile e inserire i tuoi viaggi nel portale Adventure4You? Registrati ora!