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Be a Tourist, Myanmar!

Non si entra, costa migliaia di Euro, è pericoloso, c’è la dittatura militare, “meglio che ti prendi un aereo per la Tailandia da Kathmandu che fai prima…”

Questi sono i consigli che raccogli appena inizi a pensare che dopo l’India per raggiungere il Sud-Est Asiatico devi passare per la Birmania, Burma o Myanmar che lo vogliate chiamare (ci sarebbe la Cina ma è davvero fuori portata economica). Una lingua di terra che collega i selvaggi e poco indiani territori del Nord-Est dalla Tailandia e Laos.

Nel paese vige una dittatura militare dagli anni “60 anche se ufficialmente dal 2011 si è passati ad una democrazia tramite elezioni che però sarebbero solo di facciata. Circa 600.000 monaci Buddhisti rappresentano la principale forza di opposizione al regime a favore della libertà.

Insomma che il Myanmar non sia un paese super aperto è vero ma come sempre con la giusta dose di rottura di coglioni si ottiene tutto, o quasi, e siamo riusciti a formare un gruppo per attraversare il paese in modo “cheap”. 700Euri a testa con accomodation per 11 giorni.   

Il problema vero, oltre alle manfrine burocratiche, sono i veicoli stranieri che se non controllati darebbero troppa libertà a viaggiatori di scorrazzare liberi nel paese per cui il governo si premura di rilasciare permessi di transito (permission letter) solo ad agenzie turistiche locali in cambio dettagliatissimi piani di viaggio sotto loro responsabilità. Come avete capito a costi da capogiro. Per darvi una misura la prima agenzia che contattai mesi e mesi fa ebbe il coraggio di chiedermi 6.000$ per farci attraversare il paese in 7 giorni, così comiciammo a darci da fare alla ricerca di un gruppo di “attraversamento” in modo da addolcirci la coltellata. 

Ebbene dopo mesi di contrattazioni in svariate lingue, centinaia di mail, permessi ed ambasciate, il 22 aprile, poco prima del disastro Nepalese, siamo entrati nella terra delle pagode.

La formazione era composta da 6 motociclette, un furgone ed un truck4x4 per un totale di 11 fulminati:

1- Thomas, Italiano nonché fonte di ispirazione per me e Tere nella nostra impresa, è in sella alla sua Transalp degli anni ’90 è in viaggio dal 2011 con la sua compagna Agatha. Di storie ne ha raccontate su  www.300kg.eu

2- Valerio, Italiano ed ex-assistente sociale, all’ennesima scadenza di contratto ad agosto 2014 ha mollato tutto in sella alla sua Kawasaki Klr.

3- Oliver, Inglese. Dopo aver cantato sulle navi da crociera, essere stato promotore finanziario per Lehman brothers e designer d’interni in proprio a Londra ha comperato quella che in molti definirebbero un rottame. Scarlett è una Honda XL 250 dell”84 che a botte di strani cigolii lo sballottola da oltre un anno per mezzo mondo.

4- Bryan & Jenny, Inglesi over 60. Conosciuti 10 anni fa in Chat si sono sposati e dopo la pensione si sono lanciati in un giro del mondo in sella alla loro Gs adventure del 2011. Alla faccia di chi si butta giù, loro sono la prova che non è mai troppo tardi.

5- Tino, Tedesco, dopo 20 anni di logistica nell’esercito è partito sulla sua Honda cbf 600. le sue avventure sono su  www.tino-on-tour.com ma come potete immaginare sono ostiche da comprendere :)
 
6- Emanuel, Tedesco. È partito 5 settimane fa dalla Germania (avete capito bene) nel suo furgone Ford con la sua inseparabile compagna Suka, una stupenda femmina di American Stafford. Lui è diretto in Cambogia per avverare il sogno di molti, un bar sulla spiaggia.

7- Evaristo & Ana, Spagnoli. Sono l’emblema della passione e della tenacia. Dopo aver girato il globo in 6 in Catamarono con il loto Dobermann sono tornati alla vita quotidiana di Cartagena dove sono rimasti giusto un anno. Ovvero il tempo di attrezzare un Camion Iveco 4×4 con un “container casa” e partire per il giro via terra. Dopo l’Africa e l’Asia centrale sono diretti in Australia e Americhe. Come direbbero loro: “es la Leche!”   www.calce-team.blogspot.com
 
 
L’appuntamento era fissato al Border di Moreh (lato Indiano) il 22 Mattina. Quello che ci aspettiamo è un confine da cortina di ferro, soldati e carri armati per le strade ma niente di tutto ciò. Il confine è un ponte su di un rigagnolo d’acqua e plastica, al di sopra del quale il senso di marcia si inverte tornando a destra e vi lascio immaginare come prendono seriamente la cosa gli Indiani… 

Quello che mi preme dirvi è che ci siamo ritrovati dall’altra parte senza neanche saperlo, nessun ufficiale Indiano ci ha fermato (se non per chiederci il maledetto prezzo della moto!), spaesati siamo dovuti tornare indietro a caccia di qualcuno che ci timbrasse i documenti, neanche a dirlo l’ufficiale salta fuori solo dopo che comincio ad urlare e a maledire tutti senza distinzioni, ma questi sono i soliti Indiani, un’altra storia.

Entrati in Myanmar la musica cambia, un’auto è già lì ad aspettarci con tanto di omino grassoccio con bandiera a scacchi sventolante. Ci accolgono con acqua, slaviettine imbevute, scheda telefonica locale e adesivi personalizzati della traversata in Myanmar, sono i 4 personaggi dell’agenzia che ci accompagneranno per i seguenti 11 giorni.

Il confine di Tamu è uno di quei confini “veri”, cioè uno di quelli che demarca due regioni sensibilmente diverse per cultura etnia e ambiente. Superarlo vuol dire entrare in un nuovo mondo, un luogo dove le persone sorridono, ti salutano e provano empatia, finalmente non ci sentiamo più alieni, siamo in Asia e l’India con tutta la sua potenza è alle nostre spalle.

Con nostra sorpresa il paese si presenta incredibilmente arido e cocente, l’esatto opposto dell’immagianario collettivo che vede la Birmania terra di jungla e tigri, ovvero quella parte di paese che non ci sarà concesso vedere.

Gli 11 giorni trascorrono tra mete turistiche, bus affitati esclusivamente per noi e hotel a 4 stelle ai quali nessuno di noi è abituato.  IMG_5915 A parte qualche meta di valore come l’Inle lake (dove interi villaggi di palafitte sussitono nel lago grazie alle coltivazioni di pomodori e alla pesca) e la piana di Bagan (dove le migliaia di Pagode e Stupa sono eretti in centinaia di anni lasciano a bocca aperta) non ce la sentiamo proprio di dire “ho visto il Myanmar”.
  
L’apice del “fake” è stata la notte passata nella neo-capitale Naypyidaw (sede dei Re), costruita 10 anni fa da zero per prendere il posto della vecchia Yangoon secondo il volere della giunta militare, le motivazioni di questa follia non sono chiare.   

La città sembra un film, una sceneggiata, le strade a 8 corsie per senso di marcia sono praticamente piste da atterraggio ma gli unici veicoli a transitare sono i nostri. Gli alberghi a 4 e 5 stelle si succedono a decine, fastosi e luminosi, peccato che proprio come le strade sono vuoti! non una macchina parcheggiata ed il personale neanche parla inglese. Il centro commerciale è l’unica eccezione, pullula di persone con t-shirt gialle ad ogni corsia, sono ma sono solo gli impiegati del Big Mall, talmente addestrati bene che sembrano degli automi, di persone vere anche qui neanche l’ombra e alla cassa non si può pagare con carta… 

Insomma è stato un sveglia 7.30, colazione, museo, pagoda, 300km a 40gradi, tramonto… giornate programmate a puntino, niente di più lontano dal desiderio di un traveler. Il Decimo giorno stanchi della recita noi e Thomas ci siamo dati alla fuga. IMG_5959  Volevamo vedere il mare e così ci siamo staccati dal “convoglio” all’altezza di Hnin Pale in direzione dell’acqua, il mare, che pur essendo una fogna per via dei detriti della foce di un fiume era vero e la scorrazzata sulla melma arida delle sponde inseguiti da una ciurma di marmocchi locali è stata autentica.

Entrare in Tailandia il giorno seguente è stata quasi una liberazione, la riconquista della nostra autonomia con l’amarezza di chi del Myanmar ha visto solo quello che gli si voleva far vedere…   In Siam (nome tradizionale della Tailandia (si, i gatti Siamesi vengono da qui)) si torna a guidare a sinistra, le strade sono tanto finemente asfaltate che si torna a pianificare con l’uguaglianza occidentale 100km=1h di viaggio abbandonando l’uguaglianza Indiana dei 100km=”uh mamma mia bella”. 

Non ci sono più vacche, bufali e veicoli in contro senso, le persone non sono interessate a te come l’evento più importante della loro vita ed anzi uno mi ha addirittura detto :”ah yes this is the Gs 1200” io non potevo crederci. Al loro posto centri commerciali, MacDonald, Porche e Ducati… insomma se il viaggio fosse un videogioco potremmo dire di essere tornati a livello 1.

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