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With a little help from my friends

ughetto
  • Diario di bordo di ughetto Inserito il 08-01-2014
  • Destinazione Italia
  • Quando Dal 04-01-2014 al 04-01-2014
  • Avventura in: Moto
Quanti chilometri siete disposti a fare per tornare a casa? Tornare a casa inteso come sentirsi a posto in mezzo alle tue cose, che parlando di enduro vuol dire il terreno che preferisci, i percorsi che ami e che riconosci anche quelli che non hai mai fatto, quella consistenza della terra e dei sassi di cui hai una esperienza forse lontana ma indimenticabile, su cui sai trovare l’aderenza, di cui prevedi la reazione che darà alla moto.

Si può fare veramente tanta strada per andare a provare di nuovo quelle sensazioni, immergersi in quel clima, ingoiare avidamente i sapori di quei panini mangiati a cavalcioni del mondo sul pascolo più alto; quella strada non sarà mai troppa, la levataccia di notte mai troppo faticosa se significa ritrovare battute, atteggiamenti, abitudini che ti fanno sentire ancora nel cortile dove giocavi da piccolo. Poi la sera, quando hai di nuovo la moto nel furgone e te ne ritorni dove vivi, ma dove non ti senti di appartenere, la pelle sarà sudata e sporca ma più morbida come i pensieri, sereni e rilassati, finalmente liberi di respirare attraverso i pori della mente spurgati di tutto quello che la vita ci sedimenta dentro e che l’uomo moderno definisce come “rotture di c….oni”.
 
Ecco, quando riesco a organizzarmi per una giornata in moto dove mi sento a casa, mi sento felice come penso tutti quelli che si sentono lontani dal proprio nido. Non do riferimenti geografici e neanche giudizi, perché non dico che questo è meglio di quello ecc. Dico qualcosa di diverso, che quando vivi in un “altro” posto puoi anche apprezzare enormemente tutto quello che ti circonda (e in fondo se ci sei andato un motivo c’era, l’importante è che ti tornino i conti del bilancio della vita) ma sentirsi a casa (maledicendo magari tanti problemi più o meno banali del vivere quotidiano) è un’altra cosa. 
 
L’occasione è il giorno della Befana che “tutte le feste si porta via” (la rima è con “Epifania”), quando prima che si torni alla vita attiva sollevandosi da tavola con tutte le vigilie, cenoni e pranzi che si sono susseguiti nel piloro, restano poche ore, che ormai non se ne può più e bisogna ritagliarsi uno spazio per le proprie esigenze. Chissà perché Natale e Capodanno fino all’età di mezzo vengono vissuti così, prima che si passi definitivamente a godere realmente delle riunioni familiari nelle lunghe tavolate perché sei l’anziano che si va a visitare. A me manca poco, sono nella fase di passaggio per essere chiari. Comunque sia, mi ritrovo in una stazione di servizio visto che sono in largo anticipo per un pisolino, non andato a buon fine perché dietro si piazza un TIR con evidenti problemi di freni, con le ruote che fumano come un villaggio di uomini bianchi attaccato dagli Cheyenne, e l’autista polacco che bestemmia in lingua internazionale; a fianco si piazza uno che mi fissa in cerca non credo di un’informazione turistica e un altro TIR inizia una manovra improbabile che lo porta a sfiorarmi il furgone un paio di volte senza riuscire a liberarsi dalla morsa del parcheggio.

Bene, tutto questo significa che è meglio ripartire e riprendere l’economy run. Del resto ho appuntamento con due dei rari romani che arrivano in anticipo agli appuntamenti e così ci si sente al cellulare che sono ancora le 7, l’alba, e siamo tutti in marcia verso lo stesso posto e per uno stesso scopo: mulattiere, sassi, fango, in mezzo un panino con la lonza (io ci vorrei anche un bicchiere di Sangiovese ma non si può), poi ancora sassi e fango, qualche single track di troppo, poi tutti a casa a fare la doccia. E così sarà, ai miei amici che chiameremo convenzionalmente Angelo e Gianluca si aggiungono Amedeo e Daniele che si distinguono questi ultimi rispettivamente per: l’unica moto rumorosa del gruppo (una Honda CRF 250 X) che ha finito il rodaggio qualche anno fa, e una KTM EXC 300 che è un catalogo di chicche aftermarket, bianca e arancio in tutte le tonalità, bella e sana come una donna nata al mare, che vive in montagna e di professione fa l’insegnante di fitness. Angelo, che invece è una delle guide enduro più esperte che conosca, se fosse una squadra di rugby sarebbe gli All Blacks, se un vino sarebbe il Sassicaia, se un attore porno John Holmes (una vita per il cinema, lo dice anche Elio…) non può non guidare una Suzuki DR-Z 400, mummificata, oppure altre volte una Honda Africa Twin, anche lei sempre vergine come una zitella di 70 anni, belle come solo le moto da enduro usate bene sanno essere, come le donne belle quando vivono bene e restano sempre affascinanti. Insomma zitella e
gnocca di mezza età? Vabbé, la seconda che ho scritto. Entrambe Angelo le guida senza sapere che è vicino alla sessantina, e quindi sale ovunque, non scivola mai, nel frattempo legge il GPS e se potesse in contemporanea farebbe foto romantiche e andrebbe in barca a vela (è pure skipper… che rabbia). Gianluca nonostante guidi molto bene anche lui, ha più coscienza degli anni che passano quindi ha scelto la mia stessa moto, una KTM Freeride, che come il KTM 300 vetusto e incanutito che ho avuto fino a due mesi fa, ti permette di inserire il software “ariportame a casa” e lui lo fa anche se sei seduto come un sacco di patate sul parafango posteriore.
 
Il percorso è stato strepitoso come solo le grandi guide sanno scegliere. Credo non ci siano stati più di 500 metri di asfalto, pochissimi sterrati, molta mulattiera ma mai impossibile nonostante qualche strappo più pronunciato, un paio di mezza costa su una traccia larga 20 centimetri che mi stanno simpatici come una scolopendra nelle mutande. Il risultato è che alla prima uscita seria col Freeride senza conoscere la reale autonomia scopro che fa 15 al litro e resto a secco a 500 metri dal parcheggio (di dove non lo dico, il copyright del giro è di Angelo) quando iniziavo ad assuefarmi a modesti crampi che conoscono tutti quelli che non si allenano altro che a tavola. Nonostante la data, o forse proprio come regalo della Befana, abbiamo goduto di una temperatura ideale, un sole caldo, un percorso solo in parte umido, e non era ancora abbastanza. Mc Gyver, o l’ispettore Gadget se preferite, alias Daniele, da un furgone ordinato come una sala operatoria svizzera tira fuori idropulitrice con 200 litri d’acqua di scorta e lava tutte le moto. Quando infilo la mia, pulitissima, nel furgone, ho gli occhi umidi come lei, e Daniele mi ha anche passato lo spray sulla catena. Uno così te lo sposi, se non avessimo entrambi gusti diversi… ma non tutti perché la giornata non si chiude senza la visita della comitiva per accattarsi i souvenir norcini dell’Alimentari Vantaggio (un indizio ve l’ho dato) che fanno compagnia durante il ritorno. Alle volte basta poco per essere felici, qualche chilometro quadro di libertà e un panino giusto.
 
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