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Toscana 2008

Carminuccio
  • Diario di bordo di Carminuccio Inserito il 23-11-2013
  • Destinazione Italia
  • Quando Dal 18-07-2008 al 23-07-2008
  • Avventura in: Moto
Mototurismo in Toscana: 18 luglio 2008 – I^ Tappa – Dalla Torre di Pisa alle colline del Chianti
 
 
 
La sveglia è alle 07.30. C’è tanta strada da fare e molte cose da vedere, quindi ogni minuto è prezioso! Consumo un’abbondante colazione dove ho l’opportunità di assaggiare la marmellate di ciliegia e quella di mela e limone fatte in casa dalla proprietaria… davvero buone!!! Al tavolo della sala da pranzo siedo con lei ed il marito, con i quali intraprendiamo un discorso riguardo a visite mediche, specialisti e problemi di salute di lui… ad una certa età viene spontaneo parlare di queste cose! Finito di mangiare preparo la moto e mi incammino per visitare il Campo dei Miracoli. Un’orda di turisti provenienti da tutto il mondo affollano l’area, scatto qualche foto e compro un pins di Pisa da applicare alla borsa serbatoio. Mi balena l’idea di salire sulla Torre di Pisa, ma quando vedo i prezzi del biglietto mi viene un malore: e poi dicono che gli italiani non visitano monumenti, musei e quant’altro possa offrire la nostra penisola… e ci credo!!! A questi prezzi!
Da qui riprendo il viaggio e proseguo in direzione Calci. L’aria fresca che respiro nel primo mattino inizia a diventare sempre più calda. La giornata è soleggiata ed il vento calmo: insomma, meglio di così?
Lasciata Pisa imbocco la strada, alberata su entrambi i lati, che porta a Calci ma alla prima curva sento un rumore secco al posteriore. In quell’attimo non ci faccio tanto caso ma poco più avanti mi sorge un piccolo dubbio. Mi fermo per controllare e mi rendo conto della causa di quel rumore: era stata la targa che, avendola posizionata entro i 30° di inclinazione, durante la pronunciata oscillazione del posteriore a causa del peso, aveva urtato sulla ruota e si era piegata a libretto… al primo distributore di carburante la raddrizzo, la riposiziono abbastanza inclinata e la serro facendomi prestare delle chiavi a brugola dal gestore molto gentile e disponibile. Fortunatamente non ci sono state più gravi conseguenze poiché il pneumatico di sarebbe potuto tagliare, ed allora sì che erano cacchi amari!!!
Giunti a Calci non riesco a visitare la Certosa di Pisa in quanto era obbligatorio essere accompagnati dalla guida, ed oltretutto dovevo aspettare ben 50 minuti per far parte del prossimo gruppo di visita. Decido quindi di proseguire per le successive tappe. Attraverso Uliveto Terme (passando proprio di fronte all’ingresso delle famosissime terme nonché industria di imbottigliamento delle acque), Fucecchio e devio per San Miniato.
 
 
Che pace in questo paese! Le costruzioni tipiche toscane con mattoni in cotto che fiancheggiano i lati delle piccole stradine, in un saliscendi accompagnato da passaggi sotto vecchi archi che collegano le varie palazzine e, ai piedi di queste, piccole botteghe che espongono i prodotti tipici della zona: pici, funghi porcini essiccati, tartufi, salumi, bottiglie di olio extravergine toscano, barattoli di paté per crostino toscano: insomma, l’imbarazzo della scelta e soprattutto l’acquolina in bocca vista l’ora prossima al mezzodì! Parcheggiata la moto, mi inerpico sulle scale che portano alla sommità del colle sui cui versanti giace il paese, e dove maestosa si erge la Torre di Federico II. Dalla cima della torre si scorge un panorama incredibile! I colli toscani si perdono a vista d’occhio, e sparsi qua e là vecchi casolari sicuramente modernizzati ed adibiti a strutture ricettive. I filari di viti fanno da cornice a piccoli borghi che, come nei, spuntano qua e là dalla rigogliosa vegetazione. Dopo aver goduto della calma assoluta, rotta solo dal rumore della lieve brezza che asciugava il sudore, decido di scendere e ritornare a prendere la moto. Prendo quindi la guida del “Gambero Rozzo 2008” e spulcio tra le pagine relative alla Toscana, alla ricerca di qualche trattoria nei dintorni. L’occhio mi cade proprio sull’”Osteria Bonanni” a Montelupo Fiorentino. Chiamo e mi rassicuro che siano aperti, ma soprattutto che non chiudano prima del mio arrivo che avevo previsto intorno alle 13.30. Lascio San Miniato e mi reco quindi in località Turbone di Montelupo Fiorentino, alla ricerca dell’osteria che trovo facilmente grazie al GPS. L’ambiente è molto rustico, i bagni (ovvero l’unico bagno condiviso per uomini e donne) non sono all’ultimo grido, anzi al contrario… ma la cucina è a vista e nei pressi del bancone saltano subito all’occhio i prosciutti e salumi toscani appesi al soffitto che emanavano un profumo allucinante. Immaginate tutto questo condito dalle voci
delle persone con marcatissimo accento toscano, fatto di grida, parolacce ed anche qualche bestemmia!
Decido di accomodarmi ai tavoli esterni e, seppure il caldo iniziava a farsi evidente, ero comunque all’ombra. Scelgo come antipasto salumi misti e pecorini toscani. Continuo con i bucatini all’amatriciana conditi però con guanciale di cinta senese e pecorino di Pienza, il tutto accompagnato da un bel vinello rosso toscano. Come dessert ci sono Cantuccini e Vin Santo.
Dopo qualche minuto di riassetto ed un bel caffè rigenerante, indossati casco, guanti e giubbotto ho ripreso il viaggio attraversando San Casciano Val di Pesa, Impruneta fino ad arrivare a Greve in Chianti poco prima delle 18.00, dove ho deciso di fermarmi per passare la notte. Mi sono quindi recato presso l’infopoint dove mi ha accolto un’addetta molto gentile e disponibile che in poco tempo mi ha proposto l’alloggio presso due diverse strutture: un B&B situato proprio nella piazza principale ed un altro, compreso di piscina, giardino ed altri servizi che però era posto un po’ distante dal paese. La scelta è ricaduta sulla prima opzione, più comoda alle mie esigenze. Il B&B “Nella Piazza”, è stato davvero una sorpresa: la proprietaria ci ha raggiunti pochi minuti dopo in bici e mi ha mostrato la struttura. La bellissima cucina, in muratura e stile rustico, aveva un forno annesso. Da una porticina si accedeva al piccolo terrazzino che, pur non avendo panorama, era riservato e molto carino. La camera, pulita ed ordinata, era caratterizzata da un soppalco in legno sul quale era stato ricavato il secondo piano dove c’era un piccolo salottino illuminato da un abbaino ed il bagno spazioso e luminoso. Dopo aver fatto una doccia, ho approfittato per passeggiare sotto i portici della piazza dove c’erano una miriade di salumerie, norcinerie e negozi di souvenirs. In un bar ho comprato due bottiglie d’acqua fresca e, come avevo promesso a Bibi, mi sono recato in una norcineria ed ho preso un vasetto di crostino toscano.
 
Ho continuato la mia passeggiatina tra le vie del paese e goduto del panorama che si presentava ai miei occhi da una terrazza pubblica posta in cima a delle scale in pietra. Successivamente ho acquistato qualche cartolina da inviare a parenti ed amici, il pins con impresso il simbolo del Chianti e infine ho degustato un gelato fresco. Per questa sera, anziché cenare in ristorante (quello segnalato dalla guida del Gambero Rozzo era ad una decina di km da Greve ed ho pensato… se, visto l’ottimo vino della zona, alzo leggermente il gomito, come li faccio 10 km al rientro e soprattutto con una marea di curve al buio???), ho optato per una cena fatta di prodotti tipici della zona: le salumerie e macellerie erano tantissime ed ognuna esponeva prelibatezze che solo a guardarle, facevano venire l’acquolina in bocca.
 
Ho scelto una macelleria a caso per comprare la finocchiona, il salame toscano ed il guanciale di cinta senese. Nella norcineria sul lato opposto della piazza ho preso i salamini di cinghiale; nella salumeria poco più avanti un’ottima bottiglia di Chianti Riserva del 2003 e due qualità di pecorino di Pienza: quello a crosta bianca e quello a crosta rossa. Adiacente c’era un forno che a quell’ora sfornava pane caldo… come resistere??? La scelta è ricaduta sul pane toscano, la favolosa schiaccia secca e quella più morbida. Come dolce c’era una bella fettona di torta della nonna che mi chiamava… e noi abbiamo risposto a dovere! Chissà come mai non ho rimpianto il ristorante!!!
Sono così rientrato con le buste della spesa e mi siamo seduto un po’ sulle sedie del terrazzino del B&B. Ho aperto la bottiglia di vino e sorseggiato un paio di bicchieri in assoluto relax mentre guardavo la cartina per la scelta dell’itinerario del giorno successivo, per poi compilare il diario di viaggio giornaliero.
All’imbrunire ho apparecchiato il tavolino e messo in tavola tutto quel ben di Dio. Dopo aver bevuto l’intera bottiglia di Chianti (e mica ero scemo a lasciarla lì?) e mangiato tutto ciò che era commestibile, sono rimasto un pochino al buio assaporando quella fresca aria estiva che faceva rinascere l’anima ad ogni respiro. E questa prima magnifica giornata è trascorsa nel migliore dei modi.

Mototurismo in Toscana: 19 luglio 2008 – II^ Tappa – Alte torri, borghi medievali e luoghi a confine tra leggenda e realtà
 
Fatta la doccia, ho consumato la colazione nel terrazzino del B&B con ottimi Plumcake e schiacciata fiorentina fatta dalla padrona di casa (fino a poco tempo prima era l’addetta ai dolci in un rinomato
ristorante posto nella piazza di Greve, tuttora in attività).
 
 
 
Finito di sistemare le valigie ho raggiunto l’area dove avevo parcheggiato la moto la sera precedente e sono partito alla volta di San Gimignano passando per Radda in Chianti e Poggibonsi. La Strada del Chianti Classico, che in parte avevo percorso nel pomeriggio di ieri per raggiungere Greve in Chianti, è un alternarsi di immensi vigneti che coprono interamente le ondulate colline e di borghi antichissimi dove si respira la vera aria di Toscana. Manieri e piccole fortificazioni medievali, cascine e vecchie chiese tentano la sosta ad ogni chilometro che si percorre, ma bisogna continuare e lasciare impressi nella memoria solo quei fugaci momenti per conservare per sempre il fascino di questi luoghi. La strada scorre veloce sotto le ruote della zetina, curva dopo curva, con asfalto nuovo, pulito, dal grip eccellente: davvero un paradiso per i motociclisti. Le ultime curve in discesa ed eccomi arrivato a Poggibonsi. L’attraverso nel piccolo caos metropolitano e mi dirigo verso San Gimignano, la famosissima cittadina delle torri. Arrivato alle mura, ho lasciato le borse serbatoio ai colleghi della Stazione dei Carabinieri che gentilmente le hanno custodite. Ho passeggiato per le vie di questa meravigliosa cittadina, costantemente circondato dalla mole delle altissime torri in pietra che, alzando la testa, sembravano non finire mai.
 
Ho visitato i musei della Tortura e della Pena di Morte con esposte le terrificanti macchine che si usavano una volta e che, immaginando adoperate sul proprio corpo, facevano davvero rabbrividire. Anche qui ho comprato il pin di ricordo da applicare alla borsa serbatoio. I turisti erano tantissimi, soprattutto stranieri, ma ciò non deturpa assolutamente lo scenario in quanto gli occhi erano quasi sempre rivolti verso l’alto. Verso mezzogiorno ho ripreso il viaggio per Monteriggioni. Dal lungo rettilineo, l’arrivo alla cittadina è preannunciato dalla costante visione della collina su cui si erge la cinta muraria tra le più famose (è persino riportata in un videogioco di strategia in tempo reale ambientato nel medioevo, Stronghold). Arrivati all’ingresso del paese più moderno, mi sono fermato per il pranzo presso il Bar dell’Orso (vivamente consigliato da mia cugina Orlandina) pieno zeppo di turisti dove mi sono deliziato con ottimi salumi e formaggi toscani, una bruschetta al pomodoro, un crostino toscano, sott’oli vari, e come dolce vinsanto e cantuccini. All’interno del locale vi era un banco di salumi dove all’interno si sprecavano le prelibatezze.
 
Dopo il lauto pranzo sono salito al castello di Monteriggioni dove ho fatto un giro sulla cinta muraria, nei vicoli del paese e nella chiesetta centrale. Varcato l’ingresso alle mura, sembra che si venga proiettati in un’altra dimensione. E’ un paesino stupendo e soprattutto magico… per il suo aspetto medievale, sembra quasi che dagli stretti vicoli debbano spuntare cavalieri e damigelle… indimenticabile!!!
Una calma assoluta che coinvolge anima e corpo. La passeggiata sulla cinta muraria (percorribile solo per un tratto) fa godere sia dell’architettura all’interno delle mura, che del panorama rivolgendo lo sguardo alle colline intorno. Sono poi entrato nella piccola e graziosa chiesa, vuota, dove ho acceso un piccolo tea-light in ricordo della mia visita.
Risalito in sella al mio destriero (rimanendo in tema medievale) ho galoppato ininterrottamente verso la tappa successiva: San Galgano. Anche questa è una strada molto bella, ricca di curve non-stop e non molto trafficata. L’abbazia è sempre affascinante come la ricordavo, ma all’interno l’amara sorpresa. E’ stato montato un palcoscenico e delle platee per spettacoli estivi… che delusione… Purtroppo la logistica non ci ha consentito di ammirare la bellissima cattedrale senza tetto e l’unica suppellettile rimasta quasi intatta: l’antichissimo altare in pietra che ahimè era sommerso dal palco.
 
Successivamente sono salito all’eremo al cui interno vi è la teca in vetro che conserva la famosissima spada infilzata nella roccia da San Galgano. Le pareti sono piene di antichi affreschi raffiguranti la storia del santo-cavaliere.
 
Lasciato questo luogo tanto isolato quanto pieno di fascino, sono tornato indietro verso Siena. Ho sudato non poco per trovare un posticino per dormire, infatti tutti i B&B vicini alla città erano pieni, gli alberghi all’interno avevano prezzi improponibili e, dopo un po’ di giretti, mi sono lanciato sulla Cassia e casualmente ho trovato il
B&B “L’albergaccio”. Struttura nuova e ancora poco organizzata, ma pulita e soprattutto conveniente pur essendo a poca distanza da Siena. Dopo la solita sistemazione serale, ho preso la moto e sono salito verso la città del palio. Sbagliando la Porta, ho praticamente attraversato a piedi il centro storico da una parte all’altra, infatti mi sembrava di non arrivare mai!!! Giunto in Piazza del Campo ho atteso un po’ di tempo prima che si liberasse un tavolo presso l’Osteria del Bigelli (segnalata dal Gambero Rozzo) dove ho mangiato un’ottima Tagliata alla rucola e sale grosso, con fiori di zucca impanati e fritti, Chianti Classico (bottiglia da ½ lt) e gli immancabili cantuccini e vinsanto… e, per dire che ho mangiato in Piazza del Campo in piena estate, non ho nemmeno speso moltissimo: € 30!
La stessa strada percorsa a piedi per andare a riprendere la moto, almeno mi ha aiutato a digerire la cena!


Mototurismo in Toscana: 20 luglio 2008 – III^ Tappa – Dalla città del palio alle crete senesi, toccando luoghi di pura fede
 
Stamattina non sono riuscito a sentire la sveglia, ed ho aperto gli occhi alle 09.00… TARDISSIMO!!! Sono praticamente saltato dal letto, ed in fretta e furia mi sono preparato, tanto da salire in moto ancora con la sensazione di rincoglionimento totale. A maggior ragione non ho potuto fare a meno di consumare la prima colazione presso la pasticceria “Nannini”! Cornetto e cappuccino caldo! Con la luce solare Siena sembra quasi un’altra città dove, grazie ai consigli di un gentilissimo vigile (forse anche troppo gentile visto che mentre parlava, mi ha sistemato il polsino del giubbotto sopra l’orologio, e con gli occhietti da cerbiatto mi ha pure consigliato un ristorantino da quelle parti… “dite che vi mando io”… bah!), ho potuto parcheggiare la moto praticamente all’ingresso di Piazza del Campo. Da qui è iniziata la visita alla predetta Piazza e al Duomo che però era ancora chiuso. Un giretto per le vie del centro e, foto dopo foto, mi sono accorto che rimanevano solo 22 scatti prima che la memoria della scheda inserita nella fotocamera si esaurisse. Ho quindi comprato in stato di emergenza, una nuova scheda da 2 GB.
 
Dopo aver scelto il pins-ricordo di Siena e fatto rifornimento, il viaggio è proseguito lungo la SS2 Cassia che mi ha portato, dopo una breve deviazione, in un luogo dove la pace e il silenzio regnano eterni ed assoluti: l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore. Appena spento il motore, controllo il cellulare ed ecco una chiamata persa. Richiamo il numero per la lieta notizia della nascita di Maya, la figlia di Antonio e Marilena…è stata proprio quest’ultima a chiamarmi per dirmelo!!! Mancava poco che nascesse il giorno del mio compleanno!!! E pensare che erano mesi che stressavo Mari affermando che la piccola sarebbe nata il giorno del mio compleanno!!!
 
 
Oltrepassato un immenso parco, arrivo al complesso religioso in gran parte costituito da due strutture: quella principale, l’abbazia con il chiostro, e quella dedicata agli alloggi sia dei monaci benedettini che di vacanzieri, in quanto alcune camere sono dedicate alla ricettività. Sono così entrato nell’abbazia visitata da altri turisti, alcuni dei quali accompagnati da benedettini che indossano un saio bianco purissimo. C’era un intenso odore di incenso che dalla zona da cui veniva combusto, creava una leggera nebbiolina. Abbiamo visitato poi il chiostro, sulle cui pareti, sotto il porticato, sono affrescati i momenti più importanti della vita di San Benedetto. La visita l’ho terminata con un giretto presso l’erboristeria dove erano in vendita i prodotti cosmetici prodotti dai monaci stessi e piccoli souvenirs.
 
Riprendo nuovamente il viaggio ed attraverso le Crete Senesi, caratterizzate da terra color argilla ed immensi campi coltivati a girasole alternati a vigneti di Sangiovese: sono entrato nel regno del vino forse più famoso al mondo: il Brunello di Montalcino. Entro a San Giovanni d’Asso che però lo lascio subito alle spalle e, per la strada che conduce a Torrenieri, incrocio il bivio che porta ad uno dei borghi più caratteristici che abbia mai visto: Lucignano d’Asso. Giungo al crocevia di Torrenieri e mi dirigo verso Montalcino, ma visto che ormai mezzogiorno era passato da un bel po’, continuo verso Sant’Angelo in Colle per il pranzo presso la Trattoria “Il Pozzo” (Gambero Rozzo). Ho preso crostini misti, poi un piatto di Pici con funghi porcini. Come dolce la torta ai frutti di bosco ed un bicchiere di Moscadello di Montalcino.
 
Dopo
pranzo ho visitato la splendida Abbazia di S. Antimo, famosa per le celebrazioni della messa accompagnata dai canti gregoriani (che però non ho avuto la fortuna di ascoltare). L’interno dell’abbazia è molto suggestivo. Ad accogliermi c’è un leone in pietra sulla cui schiena sorregge un vaso contenente l’”acqua santa”. Splendide sono le decorazioni scolpite sui capitelli delle colonne che sorreggono gli archi di sostegno al secondo piano dove ci sono dei corridoi che, tramite nicchie, affacciano all’interno della chiesa. Bellissimo è il crocefisso sull’altare, scolpito nel legno. Alla sinistra di questo, sotto la navata destra, ci sono delle scale che conducono ad una piccola cappella sotterranea, dove astento si riesce a stare in piedi, sul cui sfondo sembra raffigurata l’ascesa di Gesù dal Santo Sepolcro al Regno dei Cieli. All’uscita, anche qui ho lasciato la testimonianza della mia visita accendendo una candelina. Ripreso il viaggio, sono tornato indietro verso Montalcino, dove ho visitato il Castello che, nonostante fosse ben mantenuto, non aveva quel fascino tale da catturarmi sia perché eretto nella cittadina stessa, sia perché utilizzato in quel momento per la manifestazione “Jazz & Wine” (come si evince dalle insegne poste all’ingresso e dalle sedie in plastica disposte a formare un palco all’interno).
 
 
Dopo una passeggiata, seppur breve, nel centro storico, dove si sprecavano le botteghine che vendevano i vini tipici della zona (Brunello e Rosso di Montalcino oltre che l’ottimo e gradevole Moscadello), sono ritornato sulla Cassia in direzione di San Quirico d’Orcia. In questo tratto di strada mi siamo fermati sul cavalcavia da dove di può godere della visione di un gruppo isolato di pini che non passa inosservato tra i colli arati di questa zona, e che sono da sfondo a parecchie riviste riguardanti la Toscana. Oltrepassato San Quirico, mi sono diretto verso Bagno Vignoni, una piccola frazione molto caratteristica.
 
 
La tranquillità del luogo ed il fascino di vedere questa immensa vasca piena di acqua termale che spontanea sorge dal sottosuolo, non può essere indifferente. Tutto intorno ci sono antiche case messe a nuovo, pur mantenendo l’architettura esterna dell’epoca. L’acqua che scorre in piccoli canali facenti parte delle antichissime terme (delle quali rimangono pochi resti) è calda con sicuri effetti benefici terapeutici, vista la presenza del moderno centro termale sorto nelle vicinanze. Dal belvedere ho notato delle vasche naturali dentro le quali c’era gente a fare il bagno… beati loro!!!
Nel riprendere la moto, ho conosciuto un turista tedesco, anch’egli in moto d’epoca, un vecchio Guzzi di cui non conosco il modello, con il quale ho intrapreso una piccola discussione amichevole in lingua inglese, e mi raccontava, mostrandomi le varie cicatrici, dei sui incidenti in moto accorsi nel passato e di quanto gli piacesse quella attuale con la quale era arrivato fin qui. Un po’ svalvolato, ma molto simpatico!
Infine, sono passato da S. Quirico d’Orcia, dove ho evitato di fermarmi poiché si era alzato un vento fresco che aveva portato con se delle brutte nuvole grigie. Mi sono così diretto verso Pienza dove ho trovato alloggio al B&B “Andrei”. Il proprietario, un ragazzo giovane, mi racconta di aver passato le vacanze dell’anno precedente in Sardegna, percorrendo oltre 2000km a bordo della vespa d’epoca che aveva parcheggiata lì. Dopo la rituale doccia, mi sono inoltrati nelle strade del paese che all’imbrunire assumevano un fascino particolare. Dalle mura, prima che facesse buio, ho indirizzato lo sguardo a quella che sarebbe stata la meta del giorno successivo: il Monte Amiata che immenso si innalzava al cielo a molti chilometri di distanza da me. Consumato un veloce aperitivo ad un bar della Piazza centrale, sono andato a cena al ristorante “La Buca delle Fate” (nulla di particolare, anzi…proprio nulla in confronto alle mangiate precedenti).

Mototurismo in Toscana: 21 luglio 2008 – IV^ Tappa – Dalla cima dell’Amiata alle calde acque termali
 
Sveglia alle ore 08.00, colazione e partenza in direzione Montepulciano. Prima di entrare nel paese visito la Chiesa di S. Biagio. Bellissima è l’immensa cupola vista dall’interno, soprattutto se ci si posizione al centro della chiesa con pianta a forma di croce. Successivamente provvedo al rifornimento carburante ed al controllo della pressione dei pneumatici. Superato Chianciano Terme, imbocco la Cassia per recarmi, tutto d’un tiro, ad Abbadia San Salvatore
da dove imbocco la lunga ma bellissima salita che mi porterà in cima al Monte Amiata: un infinità di bellissime curve, dove alla luce solare si alterna l’ombra dei fitti boschi formati da altissimi lecci. Man mano che si saliva si sentiva la temperatura che pizzicava sempre di più. Ai lati della strada sono evidenti i paletti di segnalazione dei margini della carreggiata in caso di neve, e più in là casette e stupendi chalet di montagna. Giunto sulla vetta posta a 1734 metri, parcheggiata la moto vicino ad un chiosco che vendeva le castagne secche (ne ho comprate un sacchettino) sono salito lungo quella che in inverno è la pista da sci, ma che in questo periodo è un prato, verso la croce in acciaio posta sulla cima.
 
Qui ho visitato anche la madonnina degli scout. In zona c’era un chioschetto che vendeva panini con la salsiccia arrosto, polenta ed altri piatti tradizionalmente serviti alle alte quote… la tentazione di sedermi era tanta, troppa e l’aria fresca ed il profumo di montagna non aiutavano di certo. Peccato fossero solo le 11 del mattino, altrimenti…
Riparto imboccando la strada sul versante opposto a quello da cui siamo saliti, in direzione di Santa Fiora. La strada è poco caratteristica, l’asfalto non ben curato e soprattutto sporco da pietrisco, pertanto procedo con cautela. L’unica cosa che ci è rimasta impressa è stato, in una zona, il forte odore di zolfo causato da qualche solfatara la cui energia viene opportunamente sfruttata da una centrale geotermica. Attraverso Sovana fino ad arrivare a Pitigliano, un bellissimo paese costruito sul tufo con le case a strapiombo sulla roccia.
 
Qui cerco il ristorante riportato sulla guida del Gambero Rozzo, ma seguendo le indicazioni fornite dal GPS della strada dove sarebbe dovuto essere ubicato, mi sono ritrovato in un piccolo vicoletto senza sbocco. Tornato indietro con non poca fatica, ho deciso di pranzare al ristorante “La Porta”, posizionato all’ingresso del paese. Ho mangiato crostini con formaggio e tartufo, tagliatelle al tartufo e tiramisù. Devo dire che non era affatto male!
 
Riprendo il viaggio in direzione di Saturnia. Le condizioni atmosferiche nel frattempo iniziavano a peggiorare anche se in modo lieve. Ogni tanto il sole che mi aveva costantemente accompagnato fino a quel momento, scompariva tra banchi di nubi che erano comunque trasportati velocemente dal vento in quota. Arrivato alle vasche termali naturali, pensavo sì di trovare gente in visita, ma certo non mi aspettavo di vedere trasformata una zona montuosa in spiaggia balneare!!! Ero l’unico ad avere giubbotto, casco, stivali, paraschiena… tutti gli altri erano in costume da bagno a crogiolarsi nelle calde acque termali!!! Girando lo sguardo intorno ho notato la presenza dei “vu cumprà” che vendevano costumi, ombrelloni e quant’altro di utile. Mi sono avvicinato al primo che mi ha chiesto una cifra sicuramente alta in confronto alla qualità del prodotto (del tipo 20 euro a costume). Poco più in là ho chiesto al secondo, con il quale è stata intrapresa una trattativa di acquisto. Preso il costume sono scappato con la moto in una stradina isolata di campagna scegliendo un cespuglio come spogliatoio per poi ritornare alle terme e finalmente fare il bagno…. un’ora di completo relax nell’acqua calda….. si, c’erano i bambini che urlavano e tanta gente, ma in quel paradiso si stava talmente bene che tutto poteva essere trascurabile… e chi se ne voleva andare da lì!!! Purtroppo il tempo continuava con il viavai di nuvole, e vista anche l’ora, ho deciso di riprendere il viaggio. Lascio le Terme di Saturnia, attraverso Scansano e percorro una delle strade più belle fatte fino a quel momento. Un continuo di curve dove è praticamente impossibile tenere la moto diritta per più di 5 secondi…… arrivo a Magliano in Toscana per la ricerca di un posticino dove alloggiare. Contattato un B&B all’ingresso del paese, mi aveva chiesto, per una notte, 100€ a camera… così, scartando quella richiesta, tramite l’infopoint ho trovato alloggio presso l’agriturismo “I Puntoni” poco distante da lì, il quale aveva anche il servizio di B&B. Occupata la camera, ho ripreso la moto per andare a comprare l’acqua e le sigarette. Arrivato al primo bar-tabacchi, c’era un anziano signore al bancone che con tono di voce secco e arrogante:
-‘he vole!
-Una bottiglia d’acqua gassata, una naturale ed un pacchetto di Marlboro Lights
-Va bene…(dopo pochi secondi)…’he m’ha detto, ‘hosa
vole???
-(ed io, molto lentamente e quanto più chiaro possibile rendendomi conto che di fronte a me c’era una persona di una certa età) u n a b o t t i g l i a d’ a c q u a g a s s a t a, u n a n a t u r a l e e d u n p a c c h e t t o d i M a r l b o r o L i g h t s..
-Ah…(poggia il pacchetto di sigarette sul bancone e mentre rovista nel bancone frigo) se vòle l’acqua naturale hun ce ll’ho fresca…
-Va bene lo stesso, me la dia come ce l’ha..
-Se la prenda lì dietro, nel hassone in metallo
Mi giro, prendo la bottiglia dalla confezione e ritorno verso il bancone.
-Quant’è in tutto?
-Dù mila!
-Come due mila? Vuole dire un euro?
-No, no…dù euro!
E si gira verso la cassa per fare lo scontrino. Batte i tasti ma non succede niente e dopo due tentativi:
-Maremma maiala stò hoso non funziona mai!!!
Nel frattempo esce il figlio:
-fa lo scontrino al signore ‘hè sto hòso non funziona!!
Alchè il figlio:
-oh babbo, và ‘he ci penso io…
ed io, valutata la situazione:
-mi scusi ma devo anche pagare un pacchetto di sigarette oltre l’acqua: suo padre l’ha dimenticato
-mi scusi lei e grazie mille… mi scusi tanto, ma se hun gli faccio fa nulla, po’ si lamenta…
-ma si figuri… capisco, capisco! Mi può dare anche una busta in plastica per le bottiglie?
-Certamente!…. Oh babbo (che nel frattempo era andato nel retrobottega), la prendi una busta pe’ ì signore?
E lui, rovistando da qualche parte:
-Guardi, codesta le va bene?… No, l’è troppo grossa!!!
-no, no, va benissimo!!
-home si dice…nella busta piccola ci van le hòse piccole, nella busta grande ci van le hòse grandi e quelli piccole!!!
Ed io, una risatina forzata per assecondarlo…. Ringrazio di nuovo e rimonto in sella per tornare in camera.
 
Rientrato presso l’agriturismo mi catapulto sotto la doccia. Finito di sistemarmi, mi preparo e faccio un bel giretto nel paese di Magliano in Toscana, con passeggiata sulla bellissima ma purtroppo corta cinta muraria. Alle 20.30 circa decido di mangiare e per questa sera scelgo una pizzeria. Ordino una pizza alla ricotta e crema di tartufo per poi passare ad una crema catalana. Finita la cena rientro presso la struttura per godere del meritato riposo notturno.


Mototurismo in Toscana: 22 luglio 2008 – V^ Tappa – Toccata e fuga sulla costa maremmana, poi di nuovo tra le strade di montagna
 
Stanotte ha fatto caldo in camera, tant’è che la sveglia è suonata alle 07.45. Faccio colazione e parto in direzione Albinia dove lavoravo fino a 5 anni prima. Da qui percorro il tombolo della Giannella e imbocco la strada che sale fin su al telegrafo per vedere il panorama dall’alto, ma pochi erano i punti da dove affacciarsi. Al ritorno verso Orbetello mi siamo fermato al convento dei padri passionisti per visitare la piccola chiesetta e poi proseguo per Porto Santo Stefano dove percorro un tratto della Panoramica fino a Cala Piccola. A ritorno, prima di dirigermi verso Grosseto, mi fermiamo a visitare l’Acquario del Mediterraneo le cui bellissime ma semplici vasche accolgono la maggior parte della flora e fauna marittima tipica del mediterraneo e soprattutto dei tratti marittimi di quei luoghi.
 
E’ quasi l’ora di pranzo quando imbocco la SS2 e giunto a Grosseto mi metto alla ricerca di un posto dove mangiare. Sosto ad Alberese, ma il ristorante riportato sulla guida del Gambero Rozzo non effettuava il servizio di cucina all’ora di pranzo. Decido così di proseguire verso Grosseto e, mettendomi alla ricerca di un posticino dove masticare qualcosina, mi sono ricordato del “Casotto dei Pescatori” sulla strada per Marina di Grosseto, dove ho mangiato salumi di cinta senese, tortelli maremmani e per dessert una crema catalana.
 
Proseguo così per Braccagni, altro posto dove ho lavorato, ed effettuo una piccola deviazione sulla collinetta la cui strada finisce a Montepescali, un piccolo ma grazioso paesino dove ho vissuto. Dalla piazza è possibile vedere il panorama sottostante con visibilità fino al mare di Castiglione della Pescaia. Lasciato il borgo medievale, continuo il viaggio attraversando Massa Marittima in direzione di Volterra. Strade immerse nella fitta boscaglia si alternano a zone collinari più aride e, ancora più in là, alle stazioni geotermiche
le cui ciminiere ricordano quelle delle centrali nucleari. La strada è ben tenuta anche se sono pochi i tratti entusiasmanti per la guida. Faccio una piccola sosta a Castelnuovo di Val di Cecina per caffè e sigaretta e, nel tardo pomeriggio arrivo a Volterra. Poiché non conoscevo questa cittadina, pensavo ci fosse poco da vedere ed invece, percorrendo la strada che sale fin su alle porte del paese, mi sono reso conto che l’affluenza turistica era davvero superiore alle aspettative.
 
Arrivato ad uno degli ingressi al paese, già si poteva notare la presenza di piccoli negozi che vendevano oggetti in Alabastro (tipica pietra estratta in queste zona) ed il bar aveva i tavolini interamente occupati dai turisti. C’erano parcheggiate altre moto oltre la mia, molte delle quali in assetto turistico. Mi sono così recato presso l’infopoint (organizzatissimo!!! E grazie alla compilazione di un questionario abbastanza lunghetto, mi hanno regalato un portamonete in vera pelle!!!) che riesce a trovare immediatamente un posto al B&B “La Primavera”. La struttura era stupenda, in camera ho persino il camino e poi la pulizia impeccabile!!! Fatta una doccia veloce, esco per una passeggiatina nel centro del paese. Bellissimi erano gli antichi palazzi caratterizzati da torri e archi e caratteristici i negozi che vendono oggetti in alabastro. Non pensavo che questa cittadina fosse così bella e coinvolgente!!!!
 
 
Piena di ristoranti e bar davvero molto curati e frequentati. Consumo un bicchiere di Brunello di Montalcino presso il Bar “L’incontro” (segnalato dal Gambero Rosso….e se lo merita!!!), per poi recarmi presso il ristorante “Don Beta” dove prendo affettati di cinta senese, pecorino con miele, crostino di fegatini (il patè era posto in una ciotolina e riscaldato da un tea-light), una fiorentina (da 1,2 kg) ai Sali (sale grosso, sale rosè, sale affumicato e sale alla cannella: praticamente ogni taglio della fiorentina doveva essere intinto in un sale alla volta partendo da quello grosso, meno aromatico). Ho mangiato benissimo!!!! Dopo cena, visto che la pasticceria del bar “L’incontro” mi aveva fatto gola durante l’aperitivo, ho scelto di prendere il dessert proprio in questo locale: una fetta di torta dei priori con passito di Pantelleria. Ho concluso la serata passeggiando per le vie del paese, vedendo anche gli scavi del teatro romano illuminati di notte: uno spettacolo unico!

Mototurismo in Toscana: 23 luglio 2008 – VI^ Tappa – Gli ultimi paesaggi di Toscana, l’arrivo a Livorno e l’imbarco per Olbia
 
 
Sveglia alle 08.00 e colazione con un’altra coppia di motociclisti austriaci che alloggiava al B&B, con i quali ho intrattenuto un piccolo dialogo in un inglese che faceva pietà (d’altronde se non lo parlo mai, come faccio a conoscerlo bene???) ma che alla fin fine era piuttosto comprensibile. Loro erano sì in moto, ma trasportata con una carrello montato al gancio traino della macchina. Arrivavano in una località, parcheggiavano l’auto e giravano i posti limitrofi in moto.
Da qui, risistemati i bagagli per l’ultima volta, ho proseguito il viaggio verso la meta finale: Livorno.
Ahimè, più mi avvicinavo a questa città, più calava la tristezza sul mio volto…. Però che ci posso fare???? Giunto a Livorno ho pensato che rimanere una giornata intera in questa città non avrebbe avuto senso. Sono quindi andato alla biglietteria della Moby presso il porto ed ho deciso di anticipare la partenza alle 20 della sera stessa anziché alle 08.00 dell’indomani mattina pagando in una penale, praticamente identica a quella che avrei sborsato per dormire la notte a Livorno. Nell’attesa, visto che era l’ultima tappa, che sono in una città di mare e che i salumi di cinta mi stavano uscendo dalle orecchie, mi sono fermato al ristorante “L’osteria del mare” (consigliatomi dal barista dove poco prima avevo consumato un aperitivo, scoprendo poi che è anche segnalato sulla Guida Michelin) dove ho mangiato un meraviglioso cacciucco alla livornese!!!! Per dessert ho scelto un cheesecake al cioccolato e frutti di bosco. Erano quasi le 14.30 quando sono uscito e, per rompere l’attesa, sono andato sul lungomare in una piccola pineta adiacente un porticciolo turistico…
 
Con il biglietto in mano, entro in un supermercato e compro un po’ di affettati e panini per la cena della sera stessa.
 
Alle 21.30 mi ritrovo sul traghetto e, salito sul ponte, vedevo il sole tramontare anche troppo velocemente per decretare
la fine delle mie vacanze. Al bar posto sulla banchina degli imbarchi, sventolava la bandiera dei quattro mori quasi come volesse dire “la Sardegna è più vicina di quanto pensavi”. Un’altra notte di navigazione mi aspetta.
 
La mattina seguente, svegliatomi con profonda ansia, consumo un’amara colazione. Volgo lo sguardo fuori dall’oblò e mi rendo conto di essere arrivato al punto di partenza.


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