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MED BIKE TOUR 2007

Pippo
  • Diario di bordo di Pippo Inserito il 20-04-2012
  • Destinazione Grecia, Tunisia, Libia, Egitto, Libano, Giordania, Siria, Turchia
  • Quando Dal 28-02-2007 al 18-04-2007
  • Avventura in: Moto
Mediterranean Bike Tour 2007
 
15.000 chilometri di storia
28 FEBBRAIO – 18 aprile 2007
 
MedBikeTour 2007 è un lungo viaggio attraverso i paesi che si affacciano sul mediterraneo orientale: dall'Italia alla Grecia passando per Tunisia, Libia, Egitto, Giordania, Siria, Libano e Turchia. Tre moto, 15.000 Km ed un unico intento diffondere un messaggio di pace a tutte quelle popolazioni che vivono conflitti di natura religiosa e politica, ed esprimere il totale rifiuto alla violenza e al ricorso ad armi che non siano quelle della conoscenza e della comprensione tra i Popoli.
 
Abbiamo viaggiato sulle orme della civiltà romana, greca, egizia, araba, cristiana, fenicia, bizantina. Ripercorso i luoghi che hanno fatto del Nord Africa e del Medio Oriente una terra di inestimabile valore artistico ed archeologico: Dougga, El Jem, Leptis Magna, La valle del Nilo, le oasi del deserto, le piramidi, il Mar Rosso, Wadi Rum, Petra, Palmyra, Damasco, Gerusalemme, il Mar Morto, Jerash, Bosra, la Cappadocia, Istanbul ed Atene.
In ogni paese abbiamo incontrato i bambini delle scuole, cristiane e musulmane e consegnato loro i messaggi di pace inviati dagli alunni di Roma. Una testimonianza di come si può vivere in armonia rispettando reciprocamente le differenti religioni e culture.
L'opportunità che abbiamo avuto di conoscere persone e modi di vivere ben diversi da quelli riportati quotidianamente dai mass media, ci ha arricchito profondamente. La gentilezza, la dignità, l'ospitalità, il rispetto del prossimo che in quei paesi corrispondono alla normalità, sono valori che da noi, ormai, si vedono sempre più di rado. Noi, di questo ne abbiamo fatto tesoro
 
L'equipaggio è formato da Giuseppe (Pippo) De Santis, Angelo Di Giovanni e Stefano (Pennello) Raimondi, tutti già autori di numerosi viaggi su due ruote, sopratutto in terra africana, nonché profondi conoscitori della cultura dei paesi  mediterranei.
 
Le moto: 1 Honda Africa Twin, una BMW R 1200 GS e una BMW R 80 GS Basic, senza auto appoggio, quindi completamente autosufficienti per il trasporto di bagagli, benzina ed attrezzatura.
 

2007-02-28 Imbarco per la Tunisia
Stefano, Angelo e Pippo mercoledì sera, prima della partenza della nave, saranno felici di salutare gli amici cenando insieme a Civitavecchia.
Appuntamento ore 19.45 davanti al Mac Donald di Piazzale degli Eroi, proprio accanto all’entrata del porto. Per chi è dotato di GPS: 42° 5' 24.00" N, 11° 47' 33.91" E. Missili astenersi!
A chi non potrà esserci inviamo un abbraccio ricordandovi di seguirci “on line”.
P.S. PUNTUALI!!! LA NAVE NON ASPETTA!!!
Partiti!
 
2007-03-01 Tunisia: Tabarka
Partiti da Civitavecchia, dopo aver ricevuto una inaspettata e calorosa partecipazione da parte di amici, siamo arrivati in terra africana accolti da un solare e caldo pomeriggiop tunisino. Tempi di sdoganamento veloci e via verso Bizerte.
Trasferimento verso Tabarka attraversando la "Toscana Tunisina". Su e giù per dolci e verdeggianti colline, lambite da un Mediterraneo incastonato da baie e insenature di un blu smeraldo. Prime insabbiate sulle dune in riva al mare...
Superata Tabarka attraverso sterrati passiamo prima per le rovine romane di Bulla Regia, arriviamo al tramonto alla Tavola di Jugurtha. Notte a TALA in un bruttissimo ma unico Hotel da 3 euro a testa! Oggi "solo" 430 km.
 
2007-03-02 Tunisia: Dougga Tozeur
Sparati verso sud con sosta a un caratteristico mercato di pecore e affini in mezzo al nulla. Attraversiamo il Chott el Fejij accecati dal bagliore del sale. Douz ci aspetta con le sue caldi e accoglieti dune che saranno stasera il nostro letto sotto le stelle non prima di aver condiviso la cena col nostro amico Brahim.
 
2007-03-03 Tunisia: Sabrata (frontiera con la Libia)
2007-03-04 Libia: Misurata
Ieri sera inaspettatamente abbiamo trovato nel cortile di casa di Braim una vera tenda berbera con tanto di cena tunisina già pronta per noi. Qui l'ospite è sacro! Come potevamo dire di no... La notte nel deserto alla prossima duna.
Questa mattina, svegliati dal Muezim, volgiamo le nostre moto in direzione di Matmata alle 6. Visitiamo Ksar El-Hallouf, una fortificazione rurale a difesa del grano.
Anche oggi misto piste e asfalto, ma ci siam presi qualche diversivo...
Dalle cime del Gebel Dahar guardiamo il nostro Mediterraneo e il confine tunisino. Tre ore di pratiche doganali e siamo in Libia dove ci aspetta il nostro angelo custode obbligatorio Salah, la guida che ci accompagnerà per tutto il
tratto libico.
Velocemente raggiungiamo Sabrata per incontrare l'amico Ibraim. Oggi percorsi 430 km.
 
2007-03-05 Libia: Al Bahida
In compagnia di Ibraim visitiamo la nostra prima scuola.
Consegniamo il messaggio di pace al preside Moammad Busné della scuola elementare Nasiva di Sabrata.
Alle 12 ci mettiamo in marcia per la Cirenaica. Un lunghissimo e pericoloso nastro d'asfalto ci separa da Sirte dove si concluderà la giornata di oggi.
I nostri occhi quando possono si posano sull'azzurro del mare, ma la maggior parte del tempo sono costretti a scandagliare la corsia di marcia: veicoli contromano, fari inesistenti, sorpassi a destra. In più, la nostra presenza fomenta il 'borone' di turno a sgommate e pericolosi lisci: a differenza della Tunisia in Libia non esistono le moto.
Da Sabrata a Misurata la litoranea è un serpente di anonimi edifici utilizzati come bottega. A parte il mare, unica costante bellezza, il panorama migliora quando lo spazio si apre su una infinita Hammada.
Km percorsi oggi: 539.
 
2007-03-06 Libia: Tolemaide Cirene
Come da programma, oggi è stata una giornata di noioso trasferimento: 670 km di nulla incrociando quasi solo camion carichi di ogni tipo di merce: materassi, rottami, pecore, dromedari. Perfino persone!
Il tempo in moto non passa mai. Il golfo della Sirte è per noi uno spazio infinito. Solo al tramonto, salendo verso le alture della Cirenaica, il paesaggio sfuma leggermente verso il verde. Ma è subito notte e le insidie sulla strada non mancano mai: è un continuo slalom tra buche carogne e checkpoint della polizia: solo oggi ne avremo passati 15! È in questi casi che si manifesta l’unica funzione utile della guida Salah: consegnare una fotocopia del nostro lasciapassare al sottufficiale di turno.
E finalmente possiamo aggiudicare un paio di punti di "panne": uno a Salah, per aver più volte sbagliato strada, ed uno all'autista del taxi che lo trasporta, per aver rotto la cinghia dell'alternatore.
Oggi pochi scatti, speriamo in domani: ci aspetta un ricco programma archeologico ad Apollonia Tolemaide e Cirene.
 
2007-03-07 Libia: Al Marj - Apollonia (153 Km)
Notte passata in un Funduk, hotel frequentato solo da locali. Grandi spazi, atmosfera un po’ decadente e arredi così-così... Abbiamo dormito isolati nei nostri sacchi a pelo.
I soliti preparativi per "rivestire" le moto con borse, radio e GPS, e via per le pericolose strade libiche! E invece no: ad Angelo non parte la gloriosa GS 80. Secondi di panico, poi una vigorosa quanto efficace spinta e il bicilindrico riprende vita. Rimandiamo il problema alla sera. Nel frattempo prendiamo nota: un punto di panne ad Angelo.
Confermiamo quanto dicevamo ieri: la Cirenaica ha un cuore verde che sfuma dolcemente verso il mare. Visitiamo anche il museo dei mosaici bizantini più importante della Libia. Meravigliosi.
Quindi, sosta burocratica ad Al Bayda. Avrebbe dovuto durare una mezz’ora... Ci son volute invece 3 ore piene!
Ne approfittiamo per aggiornare il sito tramite il bravissimo Giampaolo che ringraziamo per il valido sostegno tecnico. L'internet point col quale ci teniamo in contatto con i nostri “chiodi” e con lui è vicino alla facoltà di Veterinaria e, per la prima volta dall’inizio di questo viaggio, riusciamo a parlare con i giovani studenti. Soprattutto ragazze che si avvicinano, incuriosite dalla nostra presenza.
Cirene ci appare all'improvviso in tutta la sua bellezza appoggiata su una terrazza che guarda il mare.
Apollonia parzialmente immersa nel nostro mare a causa di un terremoto, ci stupisce per la presenza delle croci bizantine.
Decidiamo di concederci questa notte nel bellissimo hotel “Al Manara”: una suite di fronte al mare con vista sulle rovine ci costa la bellezza di 35€! Incontriamo l'immancabile gruppone di italiani in vacanza coi i quali scambiamo le reciproche impressioni di viaggio.
 
2007-03-08 Egitto: Apollonia-Sollum (417 Km)
Ultimo giorno in Libia.
Saliamo verso l'interno per ammirare delle famose cascate che si rivelano deludenti. Siamo invece colti di sorpresa dalle belle tombe bizantine ai bordi della strada.
Da Apollonia sino a Tobruk percorriamo il tratto più, bello di tutta la costa libica. Anche oggi il tempo è bellissimo: fresco e limpido con il mare cristallino.
Tobruk è una grande città industriale. Una colata di cemento sul bel litorale. Invece troviamo affascinanti e intensi i cimiteri della II Guerra Mondiale.
Visitiamo quello Tedesco, un mausoleo che domina Trobruk, dove troviamo tutti i nomi dei 6000 soldati caduti, scritti
con le tessere di un mosaico. Il cimitero Australiano, più tradizionale, ci colpisce per l'ordine e la pulizia che contrasta con il disordine di tutto il resto.
Percorrendo gli ultimi 200 Km di Libia i nostri pensieri sono ormai rivolti all'Egitto. Con un po’ di apprensione per le pratiche doganali ed emozionati per l'idea di entrare in Egitto con le moto. Ci accoglie con un sorriso e un ''Welcome in Egipt" un primo doganiere.
Tre ore dopo, ormai a sera, usciamo dalla dogana. Abbiamo targhe e patenti egiziane, ora non resta che scorrazzare! Entusiasti e stremati cerchiamo un letto, sapendo che dovremo usare il sacco a pelo, nel primo villaggio che incontriamo.
 
2007-03-09 Egitto: Sollum-Siwa (525 Km)
Dopo una notte passata a lottare con le zanzare, decidiamo di metterci in marcia prima del previsto. C'è sempre il sole, come dal primo giorno in Tunisia, ma l'aria è fresca e piacevole.
Rispetto alla Libia, sembra di essere in Svizzera: strada a quattro corsie, indicazioni in arabo e inglese, punti di ristoro e di pronto soccorso, polizia sorridente e cordiale. Da Marsa Mathroun, ultima grande città, ci separano ancora 300 km per Siwa.
Galleggiamo su un nastro di asfalto in un mare di sabbia. Viaggiamo molto rilassati, la strada è molto lunga ma deserta. Ci fermiamo spesso a sgranchire le gambe, a scattare foto nella vastissima hammada e a fare 4 chiacchiere con i rarissimi camionisti diretti all'oasi.
Siwa è stata fino a pochi anni fa isolata dal resto dell'Egitto a causa della sua indipendenza politica tribale e geografica: un lungo canyon di roccia calcarea bianca ci incanala fino all'ingresso dell'oasi. L'atmosfera che si respira è magica: sembra di essere tornati indietro nel tempo di almeno 50 anni.
Decine e decine di carretti trainati da asini e condotti da bambini sfilano carichi fino all'inverosimile lungo le piste sterrate all'interno del palmeto. C'è vegetazione ovunque e le sorgenti di acqua calda non si contano... Un paradiso!
Scegliamo un albergo vicino alle dune del deserto che qui si estende fino alla Libia. Abbiamo deciso di passare due notti qui. Questo posto lo merita, noi ce lo meritiamo e perfino le nostre chiappe se lo meritano: dopo di 3000 km per lo più di trasferimento hanno bisogno di riposo!
E poi entriamo nel vivo del nostro viaggio: l'Egitto è il paese cui dedichiamo il maggior numero di giorni.
Anche qui è arrivata la tecnologia di internet e noi ne approfittiamo per spedire gli ultimi aggiornamenti.
 
2007-03-10 Egitto: Oasi Siwa
Con la giornata a disposizione, ci svegliamo più tardi, abbiamo tempo per fare il bucato, aggiustare il motorino d'avviamento del GS 80 di “Gadget” e perfino fumare il narghilè in riva al lago.
Vera vita da oasi, guastata soltanto dalle interminabili pratiche burocratiche per affrontare la pista di 400 km che ci separa dall'oasi di Bahariya.
 
2007-03-11 Egitto: Oasi Siwa - Oasi Bahariya (446 km)
Partiti in convoglio alle 9, dopo un'ora ci ritroviamo da soli ad affrontare il primo cordone di dune.
Non presenterebbe nessun problema, se non fosse per il peso dei nostri transatlantici. Tra insabbiamenti, ''botti'' e sudore, riusciamo comunque a lasciarci gli ostacoli alle spalle.
Sotto un bellissimo ed enorme conglomerato di fossili marini, incontriamo un gruppo di inglesi guidati dall'egittologa del British Museum di Londra, Nicole Galante. Gentilmente ci invitano a pranzo.
Ancora 4 ore di pista ci separano da Baharya, dove arriviamo alle 19 cotti e stracotti. Ci sistemiamo in un villaggio di bungalow e crolliamo subito dopo cena.
 
2007-03-12 Egitto: Baharya - Deserto Bianco (158 Km)
La mattina ce la prendiamo comoda, visita alle mummie dorate e alle tombe.
Il pomeriggio partiamo per il deserto bianco. Il luogo è magico. Mai vista una cosa del genere: ci sono pinnacoli di gesso erosi dal vento con le forme più disparate. Zigzaghiamo con le moto (scariche) per goderci questo spettacolo e un attimo prima che cali il sole ci fermiamo a fare campo.
Passiamo la serata intorno al fuoco con i beduini cantando e scambiando, finalmente, due parole con delle turiste sarde, Paola e Caterina, che condividono con noi l'atmosfera di questo particolare deserto.
 
2007-03-13 Egitto: Deserto Bianco - Oasi El Kharga (562 Km)
Tutto il giorno di trasferimento. Viaggiamo da Ovest verso Est con un forte vento che spira da Nord-Est. Le nostre moto sono inclinate come barche a vela. Gli spazi sono immensi.
Siamo ancora nel deserto, interrotto ogni tanto dall'esplosione di vita delle oasi che attraversiamo.
Verso sera i check-point
della polizia si intensificano e ci chiedono più informazioni del solito: si vede che avviciniamo al Nilo turistico.
All'ultimo controllo veniamo seguiti da una macchina della polizia fino all'albergo.
 
2007-03-14 Egitto: Kargha - Luxor (358 Km)
Continua il lungo trasferimento verso Luxor.
Viaggiamo tutto il giorno nel deserto e attraversando le ultime oasi dell' ovest. Avendole viste tutte possiamo senz'altro dire che la prima, Siwa, rimane senza dubbio la più bella.
Ancora sole e sole: neanche l'ombra di una nuvola. Soltanto il fastidioso vento da Nord che si è intensificato. Sull'altopiano che ci divide dalla valle del Nilo, le raffiche sono così intense che spennellate di sabbia invadono la carreggiata al nostro passaggio. Le moto sono inclinate e il collo ci fa male. Non riusciamo a tenere più di 95-100 all'ora. Frastornati entriamo nella valle del Nilo e tutto cambia in un momento: la sabbia lascia spazio alle verdissime colture e il vento si placa. Costeggiamo per 20 km un canale secondario pieno di vita: pescatori, agricoltori, mucche, asini, aironi, camionisti, poliziotti, bambini che tornano da scuola... Tutto lungo il canale.
Lo dobbiamo abbandonare 9 km prima di Luxor obbligati dalla polizia a prendere l'anonima ''superstrada'' che conduce in città. Troviamo alloggio in un albergo campeggio, consigliatoci da due motociclisti tedeschi provenienti da Nairobi che abbiamo incontrato ieri.
 
Ci confondiamo con le altre comitive di turisti ''classici'' e visitiamo il complesso di Karnak. Maestoso è dire poco…
Anche domani passeremo la giornata qui a Luxor per vedere la Valle dei Re e per un giro in feluca al tramonto.
 
2007-03-15 Egitto: Luxor - Valle dei Re (70 Km)
Programma rispettato. Ci vestiamo da turisti per la visita archeologica. L'aria è fresca e da subito ci rendiamo conto che sarebbe stato più saggio usare l'abbigliamento da moto. Per raggiungere la Valle dei Re gironzoliamo lungo i canali per cogliere dei genuini momenti di vita dei contadini egiziani.
L'esperienza è unica e, grazie alle moto, possiamo percorrere degli stretti sentieri e vedere quello che la maggior parte dei turisti di Luxor non immaginano neanche, trasportati come sacchi di patate da un punto turistico ad un altro che niente ha della vita egiziana.
Entriamo nelle tombe mescolandoci ad una scolaresca locale. Approfittiamo della cortesia della polizia turistica utilizzandola spesso come cavalletto. Vedi ad esempio la foto dove siamo presenti in tre.
Il ''clou'' del pomeriggio è rappresentato dalla gita sul Nilo in Feluca che, così tenacemente contrattata nel prezzo, si rivela una 'bufala'' per veri turisti. Ci rifacciamo con la cena allo stesso ristorante di ieri sera, vero egiziano, unici forestieri, gli scriventi.
 
2007-03-16 Egitto: Luxor - Monastero S. Paolo (535 Km)
Alle 8 abbiamo il nostro appuntamento con il convoglio scortato dalla polizia per Hurgada. Dopo gli ultimi attentati terroristici il governo obbliga i turisti a questa forma di protezione solo sulle rotte più frequentate e quindi a rischio.
Inaspettatamente partiamo puntuali. Il primo tratto parallelo al Nilo è molto lento: passiamo 20 posti di blocco con i poliziotti appostati e armati fino ai denti. Noi, subito dietro la camionetta che apre il convoglio, sembriamo i "Chips".
Lasciata la valle verde ci addentriamo nel deserto e la velocità aumenta.
Sulla costa prima di Hurgada, la polizia ci lascia andare da soli. Arriviamo nella famosa località turistica, troppo turistica per noi. I resort qui crescono come funghi, ogni tratto di costa è invaso dal cemento.
Andiamo diretti verso il porto ma, amara sorpresa, il ferry che ci doveva traghettare a Sharm El Sheik da oggi è sospeso. Decidiamo quindi di riprendere la strada costiera verso nord sotto un forte vento laterale e per niente caldo.
La giornata termina al monastero copto di S. Paolo.
Padre Thomas ci accoglie calorosamente, visitiamo il convento e le chiese dei primi cristiani fondate nel 250. Ci invitano a mangiare e dormire nella guest house adiacente. Sono tutti di una gentilezza unica.
 
2007-03-17 Egitto: M.ro S. Paolo - Cairo - Ras Sudr (505 Km)
Stamattina, salutato padre Thomas che ci ha riempito di regalini, riprendiamo la direzione di Suez e decidiamo di deviare verso Il Cairo. Lo avevamo inizialmente scartato per mancanza di tempo, ma ora, trovandoci a "solo" 200 km, una visitina alle piramidi non possiamo non farla…
L'ingresso in città è scioccante: il traffico ci inghiotte in una bolgia infernale e
pericolosa. Sul "ring" che gira intorno a questa metropoli da 20 milioni di abitanti c'è di tutto: macchine di 50 anni fa, carretti trainati da asini, moto con 4 passeggeri, posti di blocco, incidenti, banchi di frutta, orribili palazzi di 30 piani a picco sulla strada.
Arriviamo alle piramidi e nel giro di un’ora riusciamo a vederle in tutta la loro immensità. Questo è quello che ci sorprende di più: la loro altezza e imponenza sul paesaggio circostante.
Foto di rito e via verso Suez, dove non riusciamo a vedere il famoso canale perché costretti ad usare il moderno tunnel che ci passa sotto.
Ancora 80 km per trovare alloggio nella piccola località turistica di Ras Sudr in un villaggetto in riva al mare.
 
2007-03-18 Egitto: Ras Sudr - St. Caterina (264 Km)
Ci concediamo qualche ora sulla spiaggia. L'acqua limpida ci invoglia, ma è freddissima. Stefano e Pippo si dedicano alla raccolta di bellissime conchiglie. Angelo fa il bucato. Che duri che siamo…
Arriviamo a St. Caterina dopo due ore di strada bellissima, prima sulla costa poi all'interno del Sinai, salendo fino a 1400 m.
La roccia frastagliata e rossa produce dei giochi di luce di una bellezza unica. Il monastero è incastonato in una gola. All'interno delle sue mura vivono 50 monaci. C'è una chiesa ortodossa, una moschea ed una sinagoga. Il monastero ospita la biblioteca più grande dopo quella vaticana. Alloggiamo in un camp: tende beduine e piccole stanze. Sono i posti migliori per incontrare altri viaggiatori e personaggi locali. Infatti con noi a cena ci sono: una ragazza olandese, un giapponese che è in giro da due anni, un egiziano che vive in Francia e un ragazzo, forse inglese, che è entrato nella tenda e si è subito messo a dormire sotto una coperta.
Al centro della tenda la preziosa legna che brucia rende l'atmosfera calda e fumosa.
 
2007-03-19 Egitto: St. Caterina - Giordania: Aqaba (120 Km)
Previa autorizzazione della polizia visitiamo la scuola beduina del villaggio di S. Caterina.
Anche qui consegnamo una copia del nostro messaggio al preside. Quindi veniamo portati a visitare tutte le classi, composte in media da 10 alunni.
Sei classi sono elementari, tre medie. Le materie insegnate sono le stesse che si insegnano in Italia. Semmai l'unica differenza è nell'insegnamento dei testi religiosi: un'ora e mezza al giorno. Un po' tanto per i nostri standard...
Entriamo nelle classi proprio mentre i bambini recitano il Corano.
Alle 9:30 lasciamo S. Caterina per scendere velocemente verso Nuweiba, dove ci aspetta il traghetto che ci porta ad Aquaba in Giordania.
L'uscita dall'Egitto risulta essere come l'entrata: burocrazia a non finire! In 2 ore 14 uffici diversi ma, grazie all'aiuto di un solerte poliziotto, tutto si svolge senza intoppi e possiamo restituire le targhe.
Ci imbarchiamo alle 14. Partenza prevista per le 16. Crolliamo in una profonda "pennica", baciati ancora dal sole che non ci ha mai abbandonato. All'arrivo ad Aqaba la prima cosa che ci colpisce è la pulizia e l'organizzazione all'occidentale. Solo un'ora per passaporto, Carnet ed assicurazione obbligatoria.
Dopo aver passato la dogana tunisina, libica e egiziana, qui sembra un altro mondo. Anche in città si respira un'aria "europea": per la prima volta da quando siamo partiti vediamo un camion dell'immondizia! Lo standard degli alberghi e dei ristoranti è sicuramente più elevato mentre il prezzo varia di poco. Ci concediamo un'ottima cena di pesce sul lungomare.
 
2007-03-20 Giordania: Aquaba - Wadi Rum (70 Km)
Sono finiti i lunghi trasferimenti libici o egiziani: qui in Giordania le distanze tra i vari siti sono decisamente minori. Oggi solo 70 km ci separano dal Wadi Rum.
Il tempo non è dei migliori e assaggiamo anche qualche goccia di pioggia. Ma non basta a bagnarci e comunque verso l'interno il cielo si apre. L'arrivo al centro visitatori di Rum ci coglie impreparati: non ci aspettavamo tanta efficienza e organizzazione all'americana. L'ingresso alla riserva naturale è regolamentato, le moto non possono accedere e siamo obbligati a noleggiare un fuoristrada con autista della comunità beduina del Wadi Rum che ci accompagnerà alla visita dei vari siti. Il tutto è molto caro, in rapporto al costo della vita locale, ma ne vale la pena. Saliamo sulle panchette nel cassone di un vecchio Toyota BJ40 e inizia il nostro girovagare tra le rocce frastagliate, le dune rosso ocra, gli archi naturali e stretti canyon di inaspettata maestosità e bellezza.
Un timido sole riscalda il tramonto ed ognuno di noi si appropria
di un pennone roccioso per quella che sarà una gara alla miglior fotografia.
 
2007-03-21 Giordania: Wadi Rum - Petra (115 Km)
Dormiamo in un camp ma le tende e la cena, che sa di gasolio, non sono all'altezza dell'accoglienza del centro visite.
Comunque la giornata è tersa e gironzoliamo trasportati dal Toyota tra le formazioni rocciose, apprezzando i giochi di ombre delle erosioni, la sabbia gialla e rossa e gli ampi spazi di deserto che si aprono tra le rocce. Peccato non avere le nostre 'poderose' da enduro!
Il pomeriggio partiamo con tutta calma per Petra. La strada è a tre corsie e percorsa solo da camion. Le nostre grosse moto qui in Giordania sono invidiate: ai giordani, per problemi di sicurezza interna, è consentito guidare soltanto moto di piccola cilindrata.
Lasciamo le tre corsie e arriviamo a Petra attraverso una bellissima strada in quota, 1700 metri d'altezza. Alloggiamo in un alberghetto appartato e tranquillo.
Arriviamo presto, quindi Angelo decide di smontare per l'ennesima volta il motorino di avviamento della sua BMW che fa le bizze...
Domani visiteremo l'antica città fondata dai nabatei.
 
2007-03-22 Giordania: Petra
Scopriamo che il nostro alberghetto è uno dei più richiesti per il suo rapporto qualità/prezzo, per la gentilezza del personale e per essere il crocevia dei viaggiatori "fai da te" tipo noi. Incontriamo i personaggi più strani provenienti da ogni parte del mondo. Ci colpisce uno slovacco alquanto bizzarro completamente vestito a scacchi, che tedia i presenti con la musica prodotta dal suo flauto, in cambio di qualche dinaro per guadagnarsi la notte nell'albergo.
Descrivere Petra è impossibile. Trasmettere la maestosità e particolarità della sua posizione altrettanto. Il colpo d'occhio che si ha alla fine della strettissima gola (Siq) di arenaria multicolore, quando ci si trova di fronte al Tempio del Tesoro, è una sensazione che lascia senza fiato. L'antica città nabatea del V sec. A.C. è completamente scavata nella roccia. I templi, le tombe dei re, il monastero, l'anfiteatro e tutti gli altri siti, sono ricavati dal pieno di questa roccia frastagliata che presenta stratificazioni di colore giallo, rosso e nero.
Camminiamo per almeno 6-7 ore (10 km) riuscendo a vedere buona parte dei siti, compresi quelli romani. I venditori ambulanti, numerosi, assillanti e tenaci, sono l'unico aspetto negativo di questo meraviglioso posto.
Una di loro ci "acchiappa" col suo "savoir faire", gentile e disponibile a foto e chiacchiere: vuole venire in Italia e sposare, udite udite, Angelo, l'unico scapolo di noi tre. Ma, purtroppo per lei, le abbiamo fatto credere che fosse gay. Usciamo al tramonto stanchi ed entusiasti.
Stasera finalmente stappiamo il Vin Santo "Ravazzi" che ci portiamo appresso da 23 giorni. Dopo qualche bicchierino di troppo ci ripromettiamo di aggiornare il diario via internet, ma alle 21 crolliamo tutt'e tre in un sonno profondo.
 
2007-03-23 Giordania: Petra - Mar Morto (250 Km)
Riprendiamo la Kings Hiway che attraversa la Giordania da sud a nord toccando tutti i luoghi di interesse storico e naturale.
Nella Riserva di Dana, siamo invitati ad un picnic di una simpatica e numerosa famiglia. Prima di mangiare ci invitano cordialmente a spostarci lontano dalle donne. Gli uomini ci offrono fegato di agnello e pane, mentre le donne incuriosite ci sorridono da lontano. Angelo e Stefano si salvano in corner dicendo di essere vegetariani, Pippo ne approfitta anche per loro.
La piacevole e tortuosa strada invita finalmente ad una guida più consona alla moto. Su e giù per strade a strapiombo alla ricerca dei castelli crociati: ne visitiamo un paio, Shobak e Karak, belli ma senza grandi emozioni.
La nostra meta è il bagno nel Mar Morto, ma ci arriviamo dopo il tramonto.
È venerdì e ce ne siamo accordi da in'infinità di giordani che bivaccano lungo la strada. Tutto avviene ai lati dell'asfalto: macchine parcheggiate si alternano a barbecue, partitelle di pallone, ambulanti, cammellieri, venditori di narghilè. Tutto questo per chilometri e chilometri e a ridosso degli unici alberghi, tutti a 5 stelle, dove nei weekend si riversa l'Amman-bene. E anche noi per una volta facciamo i signori prendendo una stanza al Marriot.
 
2007-03-24 Giordania: Mar Morto - Madaba (90 Km)
Stamattina, mentre Stefano nuota per smaltire la "panza", Pippo e Angelo si buttano a volo di quest'ultimo sul buffet della colazione.
Bagno di rito nelle salatissime acque del Mar Morto, a meno 415 metri rispetto al livello del mare. Poi idromassaggio, fanghi
e quindi usciamo da quest'oasi di ricchezza che ogni tanto non guasta.
Cerchiamo di entrare in Palestina per visitare Gerusalemme, ma al check point di King Hussein Bridge, sul fiume Giordano, la polizia ci dice che oggi la frontiera è "chiusa per festa". Ripieghiamo su Madaba passando per il monte Nebo.
In 15 km passiamo da -415 a +800 m. Il monte è il luogo dove Dio ha mostrato la terra promessa a Mosè prima che questi morisse. É presente una chiesa con mosaici bizantini restaurata dai frati francescani. Questo è uno di quei luoghi della terra che può trasmettere forti sensazioni.
Entrando a Madaba tra i minareti spicca il campanile di una chiesa. Notiamo che qui molte donne non portano il velo: c'è una grande comunità cristiana greco-ortodossa.
 
2007-03-25 Giordania: Madaba - Jerash (200 Km)
Diretti a Jerash saltando Amman. Ci torniamo domani: abbiamo un appuntamento con Padre Rashid per visitare la scuola.
Solite rovine romane? Sì di nome, ma non di fatto. A noi che siamo avvezzi e scettici venendo dal cuore del S.P.Q.R. e anche culturalmente poco preparati, questi reperti archeologici e l'atmosfera che si respira ci hanno colpito. Passato l'arco d'Adriano, suoni di trombe e il rumore d'armature ci catturano. Un manipolo di soldati romani marcia nel circo. 10 euro a testa è il prezzo da pagare per assistere alla lotta tra gladiatori e alla corsa di vere bighe. Angelo riesce a fare il ''portoghese'' noi snobbiano l'evento. Tempo 5 min e Angelo è con noi perché è stato ''beccato''!
Ripieghiamo sul teatro ben conservato, dove 4 soldati giordani in alta uniforme con cornamuse e grancasse intonano una marcia militare. L'acustica è eccelsa, l'atmosfera bislacca!
Il Cardo Maximus è magnifico con molte colonne ancora presenti.
Trovato l'albergo per la notte, Angelo smonta per la terza volta il motorino d'avviamento del GS (altra panne ) e noi facciamo un giretto in moto fino alla valle del Giordano.
Colline verdisissime, grano, ulivi, querce e molte curve. Se non fosse per i vestiti degli abitanti, potrebbe essere l'Italia. Riusciamo a trovare una strada agricola per avvicinarci alle rive del fiume, abbastanza per vedere le macchine che passano nei "Territori Palestinesi" prima di essere visti dai soldati di frontiera che ci fanno allontanare.
 
2007-03-26 Giordania: Jerash - Siria: Bosra (190 Km)
Scendiamo ad Amman per visitare il Terra Santa College. Ci accoglie Padre Rashid, francescano e preside. L'istituto ha 1200 allievi che vanno dalle elementari 1a-4a, medie 5a-8a, fino al liceo scientifico e informatico 9a-12a. Gli alunni sono per il 60% mussulmani e 40% cristiani. Frequentano l'istituto dal lunedì al giovedì e il sabato dalle 7,30 alle 14. In questo modo vengono rispettate le festività di entrambi i credo. I mussulmani scelgono le scuole cattoliche per la qualità dell'educazione. Tra le materie insegnate figurano la religione 3 ore a settimana, l'inglese 7 ore, più 2 di scienza e 2 di matematica sempre in inglese. Le altre materie in arabo.
Padre Rashid ci ha anche mostrato il laboratorio d'informatica realizzato con gli aiuti provenienti da Chiusi. Sono interessati alle attività di RAGAZZI IN GAMBA.
Passata la mattinata, ci mettiamo in marcia per la Siria. Ogni volta che passiamo una frontiera l'emozione è forte. Abbiamo soltanto un po' di problemi di lingua per via dei GPS: qui pensano siano sofisticati congegni per rubare segreti militari.
Bosra è la prima tappa in Siria. Il primo impatto non è dei migliori. C'è un'atmosfera bulgara e i venditori, (siamo gli unici turisti) i ci assalgono!
La situazione migliora decisamente quando, dopo aver scartato l'unico albergone da 160 dollari, ci sistemiamo nel gazebo di un bar. Il gazebo oltre a noi ospita una mostra di disegni di bambini di una scuola locale.
L'anfiteatro romano è il più bello che abbiamo visto, ed è circondato da un fortezza mussulmana.
 
2007-03-27 Siria: Bosra - Damasco (130 Km)
La città vecchia di Bosra, tutta costruita in pietra lavica, è affascinante: resti romani si mescolano a chiese bizantine e moschee.
La città non è morta, poiché ci vivono un certo numero di famiglie.
A volte sembra di entrare in uno di quei quadri inglesi dell'800 che ritraggono rovine romane con i beduini che vi ci abitano.
Salutiamo i ragazzi che ci hanno molto gentilmente ospitato al bar. Stefano gli fa guidare la moto e loro passano trionfalmente nelle strade da dove gli amici possono ammirarli.
La strada
per Damasco attraversa un'area lavica. Il verde delle colture è contrastato dai colori scuri della pietra.
Ecco Damasco che ci accoglie con la periferia caotica e impolverata. Entrare nella città più vecchia del mondo con le nostre moto: che emozione!
 
DAMASCO - DAMASCO Km 0!
Che dirvi? Consumiamo le suole camminando e camminando per la città vecchia.
Nonostante il regime si respira un'aria interconfessionale: si incontrano sunniti, intere famiglie sciite in pellegrinaggio dall'Iran, cristiani e ortodossi nel loro ricco quartiere. Entriamo nelle moschee e assistere al pellegrinaggio dei mussulmani alla tomba di Giovani Battista è inquietante.
Donne, tante donne! Completamente coperte di nero, solo con il chador, vestite all'occidentale. Alcune con parrucche e trecce, truccate all'inverosimile. Comunque nella loro discrezione sono l'emblema di questa città.
 
2007-03-28 Siria: Damasco 2007-03-29 Siria e Libano: Damasco - Beirut (150 Km)
Lasciamo per qualche giorno la Siria diretti in Libano dove Gabriele, un collega di Pippo sposato con una ragazza libanese, ci ha organizzato l'incontro con una scuola cristiana.
Attraversiamo le montagne che separano il Libano dalla Siria arrivando dalla valle della Bekaa. Questa terra, non più grande della nostra Liguria, è il cuore verde del Medio Oriente stretta tra le alture e il mare.
Dopo la guerra con Israele dell'estate scorsa, la situazione è in fase di ripresa. Ma i segni lasciati anche dalle lotte interne degli anni ‘70/'80 sono ancora ben visibili attorno a noi. La presenza militare è massiccia: ci sono posti di blocco con carri armati e mitra spianati ad ogni incrocio importante. Ciò nonostante l'impressione è quella di una città del tutto normale brulicante di persone e automobili. Nulla a che vedere con le metropoli visitate finora. Sembra di essere a Montecarlo, con grattacieli e negozi alla moda.
Siamo ospiti di Gabriele e Lucie in una zona residenziale da dove si gode una vista magnifica su tutta Beirut. Grazie alla loro ospitalità partiremo sempre da qui per escursioni in giornata.
 
2007-03-30 Libano e Siria: Beirut - Sidone - Beirut (102 Km)
Stamattina abbiamo l'incontro con gli alunni del Collegio delle Carmelitane di Beirut. Arriviamo in piena ricreazione e per raggiungere la direzione passiamo tra alcune centinaia di bambini festanti. La Madre Direttrice, Suor Maria, ci accoglie assieme alla Direttrice Artistica. Visitiamo il laboratorio artistico passando tra le aule.
Ad aspettarci c'è una quinta classe che sta disegnando dei motociclisti! Rimaniamo inteneriti!
L'istituto ospita 1600 alunni dall'asilo al liceo. Il ceto sociale è medio basso. Le Sorelle accolgono chiunque si presenti, ma non tutti riescono a pagare la retta. A fatica le Suore riescono a trovare i fondi per integrare le scolarità e una buona parte degli alunni è aiutato dalle adozioni a distanza. É Suor Maria a parlare: "la nostra fondatrice diceva: cercate i poveri tra i poveri" e aggiunge... "in tutti questi 36 anni che sono qui non un aiuto è arrivato dalla istituzioni italiane". Beirut è una città molto ricca ma ha le sue sacche di povertà estrema. La Madre accoglie con interesse l'invito dei Ragazzi in Gamba. Speriamo che la nostra visita porti i suoi frutti!
La scuola si svolge solo di mattina e le materie insegnate a settimana per la sesta classe sono le seguenti: due ore di religione, cinque di matematica, sette di francese, cinque di scienza, due d’inglese, una d’italiano, sei d’arabo, una di storia, una di geografia, una d’educazione civica, una di disegno, una di musica, una di teatro ed una d’informatica.
Riprendiamo le moto nel pomeriggio percorrendo la costa verso sud.
Il nostro obbiettivo è arrivare a Tiro, a sud del fiume Litani, teatro degli scontri tra Hezbollah e Israeliani e dove ora è di stanza il contingente italiano.
A Sidone però veniamo fermati ad un posto di blocco. Impossibile continuare senza scorta armata. Veniamo accompagnati alla locale caserma per ottenere un permesso speciale, ma siamo quasi al tramonto e le lungaggini burocratiche per ottenerlo ci fanno desistere dal nostro intento.
Ci siamo resi conto che guidare qui è molto pericoloso, quasi come in Libia. L'asfalto viscido, i continui saliscendi e gli improvvisati "Shumacher" con auto di ogni tipo, dagli Hammer alle Spider alle vecchissime Mercedes, ci fanno stare con gli occhi ben aperti.
 
2007-03-31 Libano: Beirut - Bcharré - Beirut (270 Km)
Viaggiando verso nord la situazione è più
tranquilla e le località di mare molto invitanti.
Biblos, antichissima città fenicia, conserva ancora il porto e le vestigia di una ricchissima civiltà. I vicoli della cittadella sono ormai invasi da negozi di souvenir e ristoranti, ma l'atmosfera è piacevole.
A Tripoli, poco più a nord, ci aspetta Rami, un amico di Lucie eccentrico e famoso artista e orafo libanese. Quando ha saputo del nostro viaggio, ha voluto assolutamente conoscerci, invitandoci a pranzo.
L'ospitalità che abbiamo ricevuto da questi amici, ma anche dalla gente comune, ci ha lasciato basiti. Basta una semplice sosta dal benzinaio e ecco l'occasione per offrirci un caffè o un thé. C'è una strana somiglianza tra questa Tripoli e quella libica: le palme, il lungomare, la Medina, le chiese, le moschee, il caos.
Da qui inizia la lunga salita verso Bcharrè, stazione sciistica a 2000 metri dove rimangono gli ultimi esemplari di cedro del Libano, pianta sfruttata fino alla sua quasi scomparsa.
Man mano che la quota aumenta, il freddo si fa pungente e il paesaggio ricoperto di bianco.
Al nostro arrivo ci accoglie una bufera di neve e scattiamo un'improbabile foto vicino ai campi da sci. La discesa verso Beirut è rapidissima e ripidissima... Ci stiamo congelando, vogliamo tornare al caldo tepore cittadino.
Ceniamo con Lucie, Gabriele e il loro piccolo Jacques-Fernando in un ottimo ristorante libanese.
La sera passeggiamo tra le belle e deserte strade del centro, testimoni di una “belle epoque” d'altri tempi. Qui gli Hezbollah dimostrano il loro dissenso e hanno piantato tende tutt'intorno al palazzo del governo. La zona è transennata ed è impossibile accedere, ma riusciamo comunque a vedere la moschea, le antiche terme e la chiesa di S. Giorgio.
 
2007-04-01 Libano: Beirut - Baalbek (90 Km)
La sveglia è per le 7, ma a svegliarci sono i tuoni e fulmini. Angelo ha subito pensato alle bombe!
Ce la prendiamo con calma, salutiamo Lucie, Gabriele e Jacques-Fernando e partiamo. É la prima volta dall'inizio del viaggio che viaggiamo sotto la pioggia. L'asfalto è sapone, procediamo a 50-60 Km all'ora, in salita verso le montagne che dobbiamo attraversare per tornare in Siria. Vento, grandine, neve. Un soldato incappucciato e infreddolito ci guarda attonito da una garitta ad un check-point. Entriamo nella roccaforte degli Hezbollah: Baalbek. Le bandiere con il verde kalashnikov in campo giallo ci accompagnano lungo la strada. All'entrata delle imponenti rovine romane, ci vogliono vendere anche una maglietta uguale alle bandiere!
Ancora una volta rimaniamo impressionati dalle opere del passato. É incredibile lo stato di conservazione di questi reperti romani. Il tempio di Giove ha le colonne più grandi al mondo. Vicino c'e' quello di Bacco, sembra piccolissimo ed invece è più grande del Partenone!
La cittadina di Baalbek non ha niente a che vedere con Beirut. A parte il nostro albergo, molto ben rifinito, potremmo essere in qualsiasi posto del medio oriente. A guardarci intorno sembra che siamo gli unici turisti. Un ragazzo molto gentile, che la sera ci accompagna presso l'unica pasticceria aperta (qui i dolci sono buonissimi), ci racconta che durante l'ultima guerra di settembre qui sono cadute 200 bombe di cui 20 in città. Il suo palazzo dove ha un bar è stato distrutto ma ci mostra il nuovo già ricostruito. Comunque il turismo ha avuto un crollo totale e 150.000 dei 250.000 abitanti si sono trasferiti in altre zone.
 
2007-04-02 Libano e Siria: Baalbek - Mar Musa (200 Km)
Lasciamo a malincuore il Libano, terra di grandi contrasti, con una natura superba e un'ospitalità che difficilmente dimenticheremo.
Torniamo verso la frontiera siriana percorrendo tutta la valle della Bekaa. La bufera di ieri ha lasciato le cime innevate e un cielo azzurro cosparso di nuvole bianche ci fa da sfondo.
Fa sempre freddo, anche ai 1400 metri di Maalula che è incastonata tra la roccia delle montagne nel deserto siriano. La graziosissima cittadina è il cuore della religione cristiana con il Convento di Santa Tecla, una dei primi martiri cristiani, e il Monastero di San Sergio del IV sec A.C.
La proverbiale accoglienza siriana non manca mai. Ad ogni minima sosta veniamo chiamati dai locali seduti nei bar o nelle case private per sorseggiare un thé e per parlare... solo in arabo, di noi e del nostro viaggio. Così ogni fermata dura almeno un'ora, ma questo è il bello del viaggio: entrare quanto più possibile e con il dovuto rispetto nella vita di questa gente per capirne le loro abitudini e fare tesoro di queste esperienze. Questo è viaggiare: non
essere solo spettatori dei luoghi visitati, ma viverli mescolandosi il più possibile con le persone che vi abitano.
Mar Musa è un monastero lontano dai principali flussi turistici, difficile da raggiungere e dove Padre Paolo, un gesuita italiano, con alcuni monaci sta lavorando per aprire questo luogo a tutti quelli che vogliono passare momenti di riflessione e solitudine. Una lunghissima scalinata è la sola via d'accesso.
Un montacarichi tipo teleferica lunga 200 metri porta su i nostri bagagli.
Chi viene qui contribuisce attivamente alla vita del monastero, in cambio di vitto e alloggio. Così ci siamo ritrovati a preparare il pranzo, a lavare i piatti a sparecchiare la tavola, ma anche e soprattutto a meditare nel silenzio assoluto di questo luogo incantevole.
 
2007-04-03 Siria: Mar Musa - Palmyra (187 Km)
Ci ripromettiamo di partire presto da Mar Musa, ma questo luogo è catalizzante. E le persone che ci vivono o che transitano qui invitano al discorrere in totale serenità.
Ma ci aspetta Palmyra, lontana 200 km. nel brullo e desolato deserto siriano. Spazi infiniti ci circondano e lungo la strada incontriamo solo pecore e tende beduine. Abbiamo anche l'opportunità di tagliare un lungo tratto di asfalto percorrendo una facile pista in terra battuta.
Palmira ci fa tornare un po' indietro, all'inizio del nostro viaggio ovvero nelle oasi tunisine. Stretta tra le montagne e un lago salato, una distesa di palme (da qui il nome) fa da cornice alle imponenti rovine.
Qui non si paga per entrare, Palmira è una città nella città, tant'è che con le moto percorriamo il lungo colonnato acclamati dai bambini come se fossimo dei reduci da una battaglia. Assistiamo ad un tramonto da ricordare con una soffice e calda luce che illumina le rovine.
 
2007-04-04 Siria: Palmira - Apamea (317 Km)
Via diretti verso la costa. Con meno di 100 km passiamo dall'arido deserto alle verdissime colline. Finalmente qualche curva, ma ormai le gomme sono quadrate!
Il Krak des Chevaliers è davvero il castello medievale meglio conservato al mondo. Impieghiamo due ore per visitarlo. Alla fine siamo distratti dal profumo di carne arrosto: in un’enorme sala, sotto una volta di pietra a sesto acuto, un suntuoso banchetto preparato per 300 persone aspetta i suoi commensali. Per noi è troppo, all'unisono lo stomaco ci si apre. Troviamo riparo in un triste ristorante e mentre i nostri pensieri sono rivolti al banchetto al castello, consumiamo un semplice panino.
Nel pomeriggio decidiamo di raggiungere Apamea attraverso le colline, in modo da poter continuate la guida in curva su strade secondarie. Gli incroci sono tanti e i cartelli pochi.
Procediamo troppo lentamente e sempre chiedendo informazioni, fin quando non troviamo un "villico" che con la sua Jonda 125 ci accompagna per 15 km fino alla strada principale. A proposito di Jonda, vi ricordate l' Hondina 125 da strada? Ebbene, qui ce ne sono a migliaia in copia perfetta made in China. I nomi? Jonda, Tonda, Honnada, Hond, Bona, Part, Akkad, Azzo!!! Da far rivoltare nella tomba il signor Sochiro Honda!
Arrivare ad Apamea al tramonto è qualcosa di superbo: un colonnato di 2 km perfettamente conservato in cima ad una verdissima collina. Tutt'intorno rovine abbandonate dove trovano riparo le greggi locali. Per la prima volta incontriamo un gruppo di turisti di Roma.
L'albergo di questa sera è come un uovo di pasqua rotto: bello fuori e a pezzi dentro, ma è l'unica soluzione. Santo sacco a pelo! Dopo la moto è la cosa più importante che abbiamo portato!
 
2007-04-05 Siria: Apamea - Turchia: Dortjol (300 Km)
Da Apamea alle "città morte" del nord ci perdiamo volutamente per piacevoli stradine di campagna.
Anche qui, chiedendo informazioni veniamo "scortati" per 20 km. da due tipi su una Part 125 fino alle rovine di Serjilla. Il tutto senza chiederci nulla in cambio, anzi: ci spiegano anche la storia di queste città romano-bizantine. Come se a Roma, a piazza Mazzini, chiedendo dov'è l'EUR ti ci accompagnassero. Ma quando mai!!!
Fino ad Aleppo la strada è veloce e a quattro corsie. Entriamo in una vivacissima ma ordinata città, con uno dei suk più grandi del medio oriente. Una veloce visita alla Cittadella e al mercato coperto forse più vario e sicuramente più vasto di quello di Damasco.
In meno di tre ore siamo già fuori dalla città. Dobbiamo a malincuore lasciare la Siria: siamo in ritardo di tre giorni e la Turchia ci aspetta.
Andiamo verso le montagne che segnano il confine tra i due paesi. Una lunga fila di camion staziona presso la dogana. Per un attimo
temiamo di doverci mettere in coda, poi i gentili poliziotti siriani ci fanno passare e in meno di un’ora siamo fuori. Ormai ci muoviamo bene tra gli uffici di frontiera.
Più complicato del previsto è l'ingresso in Turchia, dove l'impatto con la lingua è drammatico... meglio l'arabo! In più nessuno parla inglese e la trafila burocratica è alquanto complicata.
Un camionista turco fa quello che può per aiutarci e in un paio d'ore riusciamo a transitare.
Notiamo subito la differenza nella qualità delle strade rispetto alla Siria, ma siamo sempre sul "chi va là": pare che la Turchia abbia il più alto numero di incidenti al mondo. Infatti nel giro di mezz’ora ne vediamo due gravi.
Dormiamo a Dortjol, anonima cittadina vicino al mare.
 
2007-04-06 Turchia: Dortjol - Cappadocia: Mustafàpasà (408 Km)
Forse in questa cittadina non hanno mai visto turisti, tantomeno in moto. Suscitiamo l'interesse di tutti i passanti formando una piccola folla. Tempo 15 minuti e arriva la polizia, in sella ad una bellissima Honda XL 185 S. Dopo aver controllato i passaporti agli alieni si uniscono anche loro alla curiosità generale.
Scappiamo verso la Cappadocia attraversando gelidi altipiani. Per fortuna la neve è sopra i 2000 metri. Ci scaldiamo con qualche curva su defilate strade di montagna, ma qui non c'è nemmeno un bar per prendere un caffè. Saltiamo anche il pranzo e solo nel pomeriggio riusciamo a bere un tè che cı vıene offerto in un fumosissimo locale.
Finalmente i primi pinnacoli! Adesso abitati soltanto da mucche e asini, un tempo dall'uomo. Sono delle formazioni tufacee erose dall'acqua, svuotate nei secoli per crearci case, chiese e magazzini. Un'ennesima incredibile testimonianza della laboriosità dell'uomo che incontriamo in questo lungo viaggio.
Abbarbicati sui lati di scoscesi pendii, centinaia dı pinnacoli ci accompagnano sulla strada che scorre sul fondo di un canyon. Una comoda mulattiera taglia un costone e le nostre ruote son già li per ammirare dall'alto questo spettacolo.
Qui la moto di Stefano si adagia dolcemente su un fianco (botto!)
Un'altra valle, un altro paesino incastonato nel tufo, altri pinnacoli fino a raggiungere il cuore di questa vasta regione, Mustafàpasà, dove riposiamo e sogneremo la strada di domani.
 
2007-04-07 Cappadocia: Mustafàpasà - Turchia: Egirdir (517 Km)
Quella di oggi e una tappa di trasferimento verso la regione dei laghi situati al centro della Turchia.
Comunque passiamo la mattinata continuando a visitare la valle di Goreme, famosa per i “camini delle fate”.
Ma quella più bella è Love Valley! Chissà perché si chiama così…
Resteremo per tutta la giornata in quota, tra 1000 e 1500 metri, tra vasti altipiani coltivati e zone brulle dove il vento spazza via tutto.
Cime innevate tutt'attorno fino all'arrivo al lago di Egirdir, che domani visiteremo per poi scendere verso il mare.
 
2007-04-08 Turchia: Egridir - Olimpos (287 Km)
Un caldo sole primaverile ci scalda attraverso le vetrate del nostro hotel mentre facciamo colazione affacciati sul lago. Sembra di essere tra le Dolomiti, con la neve che spunta sui picchi più alti.
Ci addentriamo in una vallata verdissima dove acqua, montagna e abeti sono padroni dell'ambiente circostante. Visitiamo il parco Naturale di Yazili. Siamo a soli 500 metri di altezza, ma sembra di essere a 2000. Percorriamo una strada panoramica sterrata che gira intorno al lago di Kovada.
Scoiattoli e tartarughe ci attraversano davanti come se nulla fosse.
Usciti dalla vallata il paesaggio si apre verso il mare. Attraversiamo Antalya, grande e moderna città. La nostra impressione è che questa parte della Turchia sia molto simile all'Europa per quello che riguarda servizi e infrastrutture, e questo non ce l'aspettavamo.
La costa che segue verso sud è impressionante: montagne innevate di 2000 metri che scendono a picco sul mare. É quasi il tramonto e abbiano appena il tempo di trovarci un hotel nel parco naturale di Olimpos, prima che faccia buio: in queste stradine tortuose ad ogni curva si apre davanti un burrone. Meglio evitare di sfracellarsi sulle rocce sottostanti.
Altra particolarità del parco è Chimera: le pendici di questa roccia di notte si illuminano di numerose fiammelle, causate dall'emissione di metano proveniente dalle viscere della terra, creando uno scenario a dir poco spettrale. Scegliamo una sistemazione in bungalow molto accoglienti in riva al mare.
 
2007-04-09 Turchia: Olimpos - Oludeniz (270
Km)
Questo tratto di costa mediterranea presenta numerose insenature ed è il posto più esclusivo per le crociere in caicco.
Le montagne tappezzate di pini e abeti arrivano a specchiarsi nel mare. Non abbiamo visto tante spiagge (almeno dalla strada), ma quelle poche sono delle vere perle, come la laguna di Oludeniz.
Una lingua di sabbia bianca crea una penisola che partendo dalla costa racchiude un tratto di mare dai colori forti.
Ci gustiamo il tramonto ad un bar in riva al mare, stravaccati sui puffi.
 
2007-04-10 Turchia: Oludeniz - Datca (290 Km)
Giornata dedicata alla penisola di Marmaris, che percorriamo inoltrandoci in tutte le calette. É molto verde, ma le spiagge accessibili sono poche. Questa è la meta preferita per chi decide di passate le vacanze a bordo dei caicchi, le tipiche barche da crociera. Il mare è pulitissimo e sulle spiagge non c’è traccia di bottiglie di plastica o altro, nemmeno dopo tutta la stagione invernale. Riusciamo a sistemarci in un campeggio con bungalow sul mare, l’unica struttura aperta in questa stagione.
Chiedendo informazioni ad un ‘collega’ con l’Africa Twin. Questi ci invita a mangiare nel suo bar sul lungomare. Per la modica cifra di 10 euro compriamo pesce a volontà per sei persone.
P.S.: Di donne, come sempre, nemmeno l’ombra!!!
 
2007-04-11 Turchia: Datca - Efeso (240 Km)
Avevamo sentito tanto parlare della penisola di Bodrum e abbiamo riservato una giornata proprio per visitarla. Ebbene, quale delusione! Una distesa di cemento arroccata su ogni angolo di queste dolci colline che sprofondano nel mare. Una Rimini per inglesi che qui impazzano nel periodo estivo. Non vi facciamo vedere neanche una foto, stonerebbe troppo con quelle dei giorni precedenti!
Scappiamo verso Efeso, grande città romana e bizantina con la famosa biblioteca di Celso ed il grande anfiteatro.
 
2007-04-12 Turchia: Efeso - Gallipoli (450 Km) - Angelo e Pippo
Tappa di trasferimento. Oggi il gruppo si separa: Stefano va direttamente a Istambul, per incontrare la moglie Isabella che arriva apposta dall’Italia.
Pippo ed Angelo, invece, ritarderanno l’arrivo di un giorno passando per lo stretto di Dardanelli, unica via di entrata nel Mar di Marmara, e quindi da lì Istambul ed il Mar Morto.
 
Teatro di atroci battaglie per la conquista di questo preziosissimo lembo di costa, Gelibolu (anche chiamata Gallipoli, da non confondere con la nostra cittadina pugliese) è oggi un piacevolissimo porticciolo dove si mangia divinamente il pesce.
E, per festeggiare i 52 anni di Angelo, ci riserviamo un tavolo in riva al mare, proprio come due fidanzatini!
La giornata è stata caratterizzata da due incontri con la polizia locale: uno allegro.
L'altro un po’ meno...
P.S.: Siamo già a 12.000 km percorsi!!!
 
2007-04-12 Turchia: Efeso - Instambul (500 Km) - Stefano
Sono partito di buon ora da Efeso: alle 6:50 sono già in marcia.
Quest'oggi non devo assolvere al “rito” della prima colazione a cui Angelo e Pippo mi hanno abituato. Non che di solito non la faccia, ma a Chiusi, in campagna, si lavora un'oretta e poi alle 9:30 si mangia la "ciaccia”. In questo nostro viaggio, però, il buon Pippo pensa alla colazione prima ancora di dare il buon giorno...
Fa freddo e tira vento per tutti i 500 Km che mi separano da Istanbul. Scelgo la strada più corta. La media è sostenuta e, quando posso, vado a 140 Km/h. Mi fermo solo due volte per fare benzina e mangiare un po’ di frutta. L'interno della Turchia non turistica è comunque bella. Tutta monti intramezzata da verdi vallate.
Alle 12:30 arrivo al mar di Marmara. Decido di prendere il traghetto che mi porterà al centro di Istanbul. La traversata dura un'oretta e l'arrivo a Costantinopoli è emozionante. Così come lo è andare all'aeroporto a prendere Isabella, che non vedo da 45 giorni.
Con Isa girovaghiamo per la città in moto per due ore. Il pomeriggio è splendido. Finalmente il cielo è terso e il vento solleva spuma dalle creste delle onde. Un viavai di traghetti, navi e barche si incrociano nello stretto.
 
2007-04-13 Turchia: Gallipoli - Istanbul (270 Km) - Angelo e Pippo
Un trasferimento, quello di oggi, con due sorprese.
La prima è l'incontro, lungo un bellissimo tratto di costa, con due ciclisti francesi che stanno percorrendo la via della seta, fino in Cina. Impiegheranno un anno. Noi pensavamo di essere un po' matti, ma questi...
La seconda: "fortunatamente" pochi chilometri prima di Istanbul, il pneumatico posteriore della
BMW di Angelo si sfalda, lasciando scoperti ampi buchi sulla tela interna. A 70 Km/h riusciamo ad arrivare in città e fortuna ha voluto che proprio a 200 metri dal nostro hotel, peraltro centralissimo, ci fosse una zona di negozi per moto. Troviamo un bellissimo Kendo made in Korea per la modica cifra di 50 €. Nel giro di 2 ore risolviamo la "panne" e ci buttiamo a capofitto nella visita della città. In 2 giorni dobbiamo concentrarci sui principali monumenti. Istanbul è talmente grande e interessante che ci vorrebbe almeno una settimana. Santa Sofia, il mercato delle spezie, il Ponte Galata... E chiudiamo la serata in un ristorantino di pesce che si affaccia sul Bosforo.
 
2007-04-13 Turchia: Instambul (0 Km!) - Stefano e Isabella
Approfittiamo di questa mezza giornata in più a Istanbul per una visita tutta culturale!
Il tempo è cambiato e le nuvole tornano a farla da padrone, ma il palazzo della corte imperiale è così interessante che vi trascorriamo tutta la mattina. É pieno di turisti, ma non solo di quelli che siamo abituati a vedere in Italia: molti vengono dall'Europa dell'Est e dal Medio Oriente.
L'atmosfera è davvero internazionale e quando, per esempio, siamo in fila per ammirare i gioielli della Corona, le molte lingue parlate formano una sorta di melodia.
I vari Sultani che si sono passati lo scettro del potere avevano a disposizione, oltre ad un certo numero di mogli ufficiali, dalle 300 alle 500 concubine! Tutte ospitate nell'Arem da noi visitato.
 
2007-04-14 Turchia: Instambul (0 Km!)
Ci buttiamo nel Gran Bazaar. Per molti è l'unico mercato orientale che visitano, per noi è l'ultimo di tanti visti in questo viaggio. Notiamo la pulizia e le volte dipinte, mentre smentiamo che i commercianti ti infastidiscano con la loro insistenza.
Invece la Cisterna Basilica, riserva idrica ad un passo da Santa Sofia, ci colpisce per la sua immensità. L'Impero d'Oriente aveva senz’altro ingegneri e architetti di tutto rispetto...
Chiudiamo la giornata da copione: un rilassante Bagno Turco in un famoso Ammam. Rigorosamente divisi per sesso entriamo nel Calidarium. Pippo si concede anche un massaggio e un lavaggio a cura di un inserviente, ovviamente maschio.
Noi altri non ne possiamo più di questa vita da gay. Non vediamo l'ora di entrare in Grecia per vivere Uomini e Donne insieme, come Dio ci ha fatti.
 
2007-04-15 Turchia: Istanbul - Grecia: Nea Peramos (546 Km)
Non potevamo lasciare Istanbul senza ripassare almeno una volta per l’Asia. Quindi, prima di dirigerci in Grecia, in sella alle moto attraversiamo per ben due volte i due ponti che separano la parte europea da quella asiatica. Da qui c’è una vista a 360 gradi sulla città, mare compreso. Doveva essere una passeggiatina e abbiamo fatto 60 km!!
Alle 11 il gruppo si riunisce e partiamo per Ipsala, cittadina di confine con la Grecia. É impressionante quanto sia estesa Istanbul. Ce ne accorgiamo uscendo sulla superstrada che per 60 km è un susseguirsi di agglomerati urbani.
La frontiera non riserva problemi: Angelo e Pippo sono un po’ in tensione per la multa presa nei giorni scorsi.
Chissà se nei computer della dogana risulta che ancora non l’abbiamo pagata? Ma tutto fila liscio... per adesso! Siamo emozionati di ritornare finalmente in Europa!
La superstrada verso Salonicco è scorrevole, anche se a tratti interrotta dai lavori per la realizzazione delle bretelle che la collegheranno ad Atene.
Al tramonto usciamo verso la litoranea e troviamo alloggio a Nea Peramos, piccola località di mare all’interno di una baia.
E di essere tornati in Europa ce ne accorgiamo dal costo della cena: 80 euro in tre! Va bene che abbiamo mangiato pesce, ma abituati a spendere 2-3 euro... In Siria ci saremmo sfamati per una settimana, con quella cifra!
 
2007-04-16 Grecia: Nea Peramos - Meteore (400 Km)
Piove, e piove per tutto il giorno, Partiti e arrivati con le tute antipioggia. Anche la Grecia è tutta verde e fiorita, ma il sole che esalta i colori della primavera non c'è. Durante la guida ci scopriamo a ripercorrere con la mente le tappe salienti di questo bellissimo viaggio.
Anche sotto l'acqua le Meteore mostrano il loro fascino. Osserviamo le cime avvolte dalle nubi, Ascoltando il suono delle campane che scandiscono il tempo dei Monaci.
 
2007-04-17 Grecia: Meteore - Igoumenitsa (250 Km)
Ancora cielo coperto e pioggerellina e tratti. Ce la prendiamo comoda. Il paesaggio montano è interessante, peccato che gli occhi debbano essere per lo
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