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Maroc Xtrem 2012 3° parte

Rally_dei_Faraglioni
  • Diario di bordo di Rally_dei_Faraglioni Inserito il 09-04-2013
  • Destinazione Marocco
  • Quando Dal 27-12-2012 al 17-01-2013
  • Avventura in: Moto
MAROC XTREM 2012
 
Sulle piste sconosciute della Paris-Dakar
  
Introduzione
 
Nell’immaginario di ogni appassionato di enduro,poter solcare il deserto in sella alla propria moto credo possa essere la massima aspirazione raggiungibile prima di appendere il tassello al chiodo.
Per tante persone rimarrà per sempre solo un sogno e per altri,quelli che invece il sogno lo fanno diventare realtà,il deserto africano sarà una ragione di vita dalla quale mai e poi mai si potranno liberare.
Per me quel sogno è iniziato un po’per caso nel 2005 ma dopo è subentrata la “scimmia” o “mal d’Africa” che dir si voglia e il viaggio del 2012 è stato il mio sesto raid. Un viaggio di 5480 km di cui 2181 in fuoristrada con tipologie di terreno varie quali: sterrati,pietraie e tanta sabbia.
L’avventura che porti a termine solo se lo vuoi con convinzione preparandoti fisicamente e psicologicamente a tutte le difficoltà che si presentano giorno per giorno. Partire senza mezzi di supporto/assistenza implica il fatto di viaggiare con moto pesanti e non semplici da guidare nel deserto,ma forse questo è proprio il bello del viaggio. Quest’anno abbiamo centrato l’obiettivo come non mai era accaduto sino ad ora. Il viaggio perfetto, soprattutto consapevoli di aver portato a termine una grande impresa: essere arrivati dove nessun italiano si è mai spinto in moto prima attraversando interamente il Sahara Occidentale da nord a sud e viceversa sulle vecchie piste della Paris-Dakar.
Artefici di questa avventura: Fabio e Paolo.
Fabio il toscanaccio doc,pilota di grande esperienza Africana,è dalla fine degli anni 80 che ha iniziato i primi viaggi ed oggi sotto le ruote ha collezionato oltre 120000 km. Lui è “IL NAVIGATORE” l’uomo della strisciata,con lui davanti hai la certezza che non ti perdi.
La sua moto è un TT Yamaha di vecchia data completamente rigenerata e allestita con il kit utilizzato da Franco Picco nelle Dakar d’altri tempi.
Paolo l’oriundo,vive in Sardegna ma è lombardo. In Africa ci è arrivato per la prima volta nel 2005 e da allora ha percorso circa 25000 km. Definito “L’UOMO DELLA LOGISTICA” è l’artefice del lavoro a tavolino di preparazione dei viaggi. Lui li vive 2 volte prima a casa e poi dal vivo. 
La moto utilizzata è un KTM Lc4 Adventure allestita con kit serbatoi supplementari ed accorgimenti vari per grandi viaggi.
 
Destinazione Marocco
 
Perché un viaggio in Marocco?.
Ci sono essenzialmente due ragioni che ci portano a visitare ormai da alcuni anni questo fantastico paese: sicurezza e libertà.
Sicurezza: il Marocco di tutti i paesi dell’area nord africana è quello che gode di maggior stabilità politica. La recente “primavera araba” che ha di fatto cambiato radicalmente gli scenari di alcuni paesi,qui non è arrivata neanche di striscio. La popolazione è tranquilla e socievole e la forte presenza militare su tutto il territorio,conferiscono quella sensazione di sicurezza assoluta.
Libertà: la possibilità di poter andare da nord a sud in completa autonomia e senza scorte di polizia e/o militari,penso che per un viaggiatore indipendente sia l’ideale,dove voglio,come voglio!!!
In Marocco dove?
Essendo un territorio molto esteso la pianificazione di un viaggio deve essere studiata nei minimi particolari. Iniziando dal tempo che si ha a disposizione,bisogna capire dove andare. Per esperienza vissuta,consiglio per un viaggio come il nostro,di valutare almeno 3 settimane ti tempo dal momento della partenza sino al ritorno in Italia.
L’itinerario deve essere consono con le proprie attitudini di resistenza fisica alla guida. Pensate che in 17 giorni di permanenza effettiva in terra marocchina abbiamo fatto un solo giorno di riposo,quindi in 16 giorni “guidati” abbiamo percorso 5480 km per una media giornaliera di 365 km.
Siete capaci a tenere questi ritmi?. Per non sbagliare,fate bene i conti con voi stessi e con le persone che verranno con voi.
Per i percorsi che sceglierete,vi consiglio di utilizzare le guide Gandini una sorta di bibbia per le piste nord africane che vi aiuteranno a non perdere tempo per la stesura di un raid. 
Il nostro viaggio è stato incentrato soprattutto nell’esplorazione del Sahara Occidentale che nessuno abitualmente visita credendolo un territorio solo pieno di mine e pericoloso. Se ci si documenta,si scopre invece che al suo interno ci sono un dedalo di piste sicure,alcune percorse anche parecchie volte
nelle passate edizioni della Paris-Dakar. Utilizzando il volume 6 delle guide Gandini dedicate al Marocco ho preparato le tracce per il gps e creato una nuova cartografia Garmin dedicata. Dopo svariate notti in bianco ho stilato anche tutti i roadbooks  e finalmente siamo pronti a partire. 

27-28/12/12 Genova-Tangeri
La nave della speranza
 
Porto di Genova. Sono sbarcato dal traghetto proveniente dalla Sardegna alle 8 del mattino in perfetto orario,il cielo è cupo ma non piove. Come ogni spedizione africana il punto di incontro è fissato davanti al bar Jerry 2 all’interno dell’area portuale. Guardandomi attorno,più avanti scorgo alcuni motociclisti croati che stanno facendo manutenzione alle loro moto. Sicuramente vanno lontano,sui giubbotti hanno serigrafato il logo della loro spedizione che va in Sud Africa. Oltre a loro ci sono anche alcuni marocchini che attendono di andare verso il terminal di imbarco. Appena passate le 9 sento l’inconfondibile sound dello scarico del TT di Fabio. Mi faccio vedere driblando a piedi alcuni furgoni parcheggiati caricati all’inverosimile.
Fabio mi vede e viene a parcheggiarsi di fianco alla mia moto che è in bella presenza davanti alla vetrata del bar. Ci salutiamo e come da copione andiamo subito a prendere un caffè. Siamo belli carichi emotivamente e pronti per la grande avventura. Usciti dal bar,prendo dallo zaino gli adesivi della spedizione e inizio l’opera di incollaggio sulla moto di Fabio.
Poi vado al supermercato nell’area portuale a fare un po’ di spesa di viveri per la navigazione. Ritornato verso il bar con Fabio cogliamo l’occasione di prendere un ultimo caffè prima di andare a fare tutta la trafila di imbarco.
Entrati nell’area di non ritorno ci fanno parcheggiare davanti ad alcune macchine già in attesa del traghetto. Capiamo subito che partiremo in ritardo,infatti la nave nella quale dobbiamo salire sta scaricando persone ed auto,deve essere arrivata non da tanto in porto.
Chiedo ad un addetto alla sicurezza del porto se è già operativa la polizia di frontiera per il disbrigo delle formalità doganali ma ci dice di attendere.
Dopo una trentina di minuti ci informa che il terminal è aperto e così ci incamminiamo verso il posto di polizia e controllo biglietto nave.
Non c’è tanto caos,solo due file ordinate che vengono smaltite velocemente ed in meno di un quarto d’ora abbiamo fatto tutto e siamo pronti per ritornare alle moto. Prima di scendere dalla gradinata ci soffermiamo a fotografare l’impressionante numero di furgoni e macchine che dovranno imbarcarsi carichi di ogni cosa. 
Il tempo passa ed altri motociclisti passano avanti a noi a piedi per andare al controllo documenti. Alcuni ci salutano,altri no,strano…..sono tutti Italiani!!!.
Finalmente ci avvertono che a breve ci faranno salire sulla nave,ormai è mezzogiorno e la nave dovrebbe partire alle 13,non ce la faremo mai a partire in orario.
I cancelli sono aperti e Fabio davanti a me viene immediatamente cazziato perché ha la telecamera accesa e gli viene intimato di spegnerla. E’ severamente vietato riprendere durante la fase di imbarco sulla nave.....perchè???.
Siamo fra i primi a salire in nave nel garage. Parcheggiamo le moto e attendiamo che arrivino a legarcele. Intanto macchine e furgoni ultra carichi continuano ad entrare senza sosta. Nelle bagagliere poste sopra al tetto vedi che hanno caricato qualsiasi genere di cosa: sedie,lavelli,vasche da bagno,pezzi di auto,biciclette e pensate: tutto quello che voi non potreste mai immaginare di trovare è presente.
Intanto inizia a salire un bel numero di moto e vengono fatte parcheggiare sul lato opposto a noi. Sono tutte BMW GS infighettate in tutto e di più con tutte le cose più utili ed anche inutili che Touratech ha creato e i piloti sono tutti abbigliati BMW MOTORRAD…..ora capiamo chi erano i motociclisti che non ci hanno salutato!!!.....scusate,è vero,noi siamo degli sfigati e non possiamo proprio competere con voi. Dietro intanto si parcheggiano  un altro gruppo di ragazzi con Honda,Ktm,Yamaha,Bmw e altre moto varie. Loro invece appena parcheggiati,vengono verso di noi a guardare le nostre moto e subito capiscono che siamo attrezzati per grandi traversate desertiche. Questi ragazzi hanno il vero spirito da motociclisti e ci chiedono se dopo la partenza ci possiamo incontrare per scambiare quattro chiacchiere. Ci mancherebbe,per me è sempre un piacere poter dare un consiglio e magari imparare qualcosa di nuovo. Intanto il tempo passa ma nessuno ci ha ancora legato le moto e noi sino che ciò non verrà fatto
non lasciamo il garage. Ad un certo punto ad uno dei tanti furgoni che stanno salendo in garage succede un inconveniente,proprio quando ormai sembrava ce l’avesse fatta ad entrare in nave. Al termine della salita della rampa,per il carico dal peso troppo elevato,il fondo del furgone si aggancia alla pavimentazione sradicando completamente dal telaio il serbatoio del carburante. In  un attimo tutto il gasolio del serbatoio fuoriesce e si sparge sulla rampa. Il furgone viene riportato a terra e gli addetti al garage della nave iniziano ad asciugare il gasolio con delle lenzuola prese da un carrello. 
Scompisciati dalle risate facciamo foto e giriamo un video sull’accaduto. Questa ci mancava,ma quando prendi una nave per l’Africa tutto può accadere. Finalmente arriva l’addetto per la legatura delle moto e per fortuna siamo rimasti ad aspettare.
Il genialoide infatti,se non fossimo rimasti li,avrebbe attaccato un gancio al radiatore dell’olio della moto di Fabio. 
A moto legate,è giunto il momento di andare a cercare la nostra sistemazione a bordo. Penso che in garage con tutto il monossido di carbonio respirato,qualche anno di vita sia andato perso per sempre.
Eccoci a bordo,siamo sulla motonave Excellent della GNV. Dopo essere saliti di qualche piano raggiungiamo il ponte 7 ed andiamo in cabina. Un loculo senza oblò ma pulita. Finalmente ci possiamo svestire dell’abbigliamento da moto e dopo una doccia ci buttiamo nella movida della nave. C’è tanta gente,la maggior parte sono cittadini marocchini che tornano a casa per le ferie ed il resto sono viaggiatori con moto e fuoristrada europei. Visitando la nave scopriamo 2 bar,un ristorante,un self-service e un duty free. Prendendo subito due birre per festeggiare la partenza,ci accorgiamo immediatamente che ci costerà più il periodo da trascorrere in nave che quello che spenderemo per l’intera vacanza.
Pazienza,c’è sempre un prezzo da pagare!!!
Il tempo passa ma la nave non parte,quindi decidiamo di dar fondo alle scorte di prelibatezze toscane portate da Fabio. Salamini di cinghiale,affettati vari e formaggio,il tutto innaffiato da del buon brunello.....la vacanza inizia proprio bene. Dopo caffè e grappa direi che siamo proprio a posto. Finalmente alle 16 la nave lascia l’ormeggio e con 3 ore di ritardo partiamo,considerando che la nave sta salpando per l’Africa siamo in perfetto orario. Durante la navigazione dopo qualche ora iniziano gli annunci che avvertono i passeggeri che nella discoteca della nave è stato allestito il posto di polizia e dogana marocchina e quindi bisogna organizzarsi per andare a disbrigare le pratiche. Il locale è pieno di gente ma in un’ora circa riusciamo a terminare e possiamo iniziare finalmente il momento aperitivi. Al bar iniziamo a far conoscenza degli altri amici motociclisti. C’è un gruppo che proviene da Novi Ligure,altri da Torino e un solitario che proviene da Como. Tranne il solitario che ha le idee molto chiare sul giro che farà,gli altri sono partiti abbastanza all’avventura sulle ali dell’entusiasmo. Mi sembra di tornare al 2005 quando feci il mio primo viaggio in Africa. 
Ma è solo così che inizia per tutti l’avventura,poi se ti piace ci sarà il tempo per affinare la tecnica da viaggiatore africano.
Le birre scorrono a fiumi,gli altri vanno al self a mangiare mentre io e Fabio continuiamo a bere. Quando i ragazzi tornano mi accorgo che il tasso alcolico che ho in corpo è già altissimo e non contento decido di chiudere in bellezza la giornata con qualche grappa. Per fortuna è giunta l’ora di andare a nanna,un altro giorno di nave ci aspetta.
Il secondo giorno di navigazione inizia lungo,mi sveglio a mezzogiorno e dopo una doccia esco dalla cabina. Sono ancora un po’ pestato dalla serata appena conclusa,un cerchione da 21” mi ha colpito la testa e per curare il male oscuro non c’è di meglio che una succulenta colazione.
Sti cazzi!!!.....un caffè,una spremuta e un muffin “SOLO” 6,50 euro.
Il muffin è un soffocone puro e rischio di morire per mandarlo giù…..l’inculata si vede dal mattino,reputo di aver iniziato proprio bene la giornata. Ad un tavolo del bar scorgo gli altri ragazzi motociclisti e mi avvicino a loro ed iniziamo a parlare di itinerari da percorrere in Marocco.
Intanto spunta anche Fabio che dopo un caffè si siede fra noi e continuiamo a familiarizzare sempre più con i nuovi amici motociclisti. Mi rimane impresso Maurizio di Como il giessista ribelle che con il suo BMW GS 1200 in 4 anni ha percorso 140000 km. Fra l’altro possiede anche
un HP2 ma per evitare di farsi prendere dalla manetta ha preferito partire per il Marocco con la moto più pesante. Ci dice anche che al rientro prenderà il traghetto per la Spagna per partecipare al Pinguinos a Valladolid e poi rientrerà in Italia su strada…..complimenti!!!
I due ragazzi torinesi invece hanno intenzione di andare verso Zagora e da li girare nei dintorni mentre i pazzoidi di Novi sono quelli che mi preoccupano di più. Non hanno le idee chiare e soprattutto hanno il mono-neurone dei viaggiatori casinari. Vogliono girare tutto il Marocco ma non sanno ancora in realtà dove andare. Di sicuro ne combineranno di tutti i colori e si divertiranno un casino perché molto affiatati e sempre con il sorriso sui loro volti.
Fra parole e parole arriva il momento aperitivi ma questa volta sto più attento perché domani si sbarca e sarà meglio rimanere sobri.
Finiti gli aperitivi andiamo tutti assieme a farci legnare al self-service e di legnata proprio trattasi: anche se non prendi niente almeno 20 euro li devi lasciare. A panza piena e portafoglio vuoto chiudiamo la serata in bellezza con caffè e grappa. Poi senza fare le ore piccole si torna in cabina e andiamo a dormire per prepararci al giorno dello sbarco.

29/12/12 Tangeri Med – Ifrane km 489
Dallo sbarco al grande freddo
 
Dalle 7 e 30 del mattino gli altoparlanti della nave iniziano ad avvertire i passeggeri dell’imminente arrivo della nave in porto. Come sempre gli avvisi sono diffusi esclusivamente per liberare le cabine e basta.
Arrivati infatti in zona bar dopo circa un’ora ci accorgiamo che realmente che l’orario di arrivo nel porto di Tangeri Med avverrà intorno alle 10 e 30.
Dopo la lunga attesa,finalmente siamo in garage,fra poco le ruote toccheranno il suolo marocchino. Lo sbarco è veloce,il porto di Tangeri Med è una grande struttura e soprattutto nuova. Dopo circa un chilometro dallo sbarco siamo in dogana. Avanti a noi il giessista ribelle e una coppia di veneti con un altro GS. Questi ultimi ci raccontano che dopo una vacanza in estate,sono già ritornati nuovamente in Marocco dopo 4 mesi…..anche loro sono stati colpiti dal mare oscuro.
 
Ci chiedono dove ci dirigeremo e fanno alcune foto alle nostre moto da poter far vedere ai loro amici. Ci dicono che loro visiteranno le città imperiali,d’altra parte in 2 in moto non è molto fattibile fare piste…..comunque che sia pista o asfalto,l’importante è partire!!!
Come sempre fare dogana in Africa è sempre una prova di vita,non c’è uno schema preciso sull’esatta procedura. Inizi a fare la fila da una parte,ma il mega generale totale ti rimbalza da un’altra. Insomma fra ripetute file,e timbri vari,dopo un’ora riusciamo ad entrare a tutti gli effetti in Marocco.
Ora manca solo l’assicurazione per la moto e il cambio di valuta.
Per l’assicurazione passa un’altra mezz’ora mentre per cambiare gli euro in peperoni,ci vuole un attimo. Emotivamente il cambio ti fa sentire subito ricco,cambi un po’ di euro e ricevi in cambio una vagonata di peperoni.
Salutiamo tutti gli altri motociclisti conosciuti in nave e siamo pronti ad iniziare il nostro trasferimento preventivato sino a Missour. E’ quasi mezzogiorno e dobbiamo percorrere oltre 600 km,sarà impossibile arrivare in giornata a destinazione. Siamo partiti,dopo pochi chilometri dal porto entriamo in autostrada e al primo distributore Fabio rifornisce mentre io che credo di avere ancora tanta benzina aspetterò la prossima sosta.
Partiamo e inizia l’interminabile autostrada,rispettando i 120 km di velocità massima perché è pieno di tele laser. Finita la benzina che avevo nei serbatoi supplementari apro il rubinetto del principale. Dopo pochi km entro nuovamente in riserva,strano,ero convinto di avere un sacco di benzina,penso fra me e me. Realmente la benzina c’era,ma rimontando la moto non avevo aperto uno dei rubinetti di collegamento fra una parte del serbatoio e l’altra e quindi non pescava tutta la benzina presente all’interno.
Mi accosto a Fabio e gli dico che alla prossima uscita autostradale “Larache” cercheremo un rifornitore. Al casello chiedo quanti km mancano al primo distributore. Mi dicono 3,va bene,ci può stare…..peccato che avesse finito la benzina così come altri due distributori ancora. Insomma,fra uscire e rientrare in autostrada,per questa cazzata da me combinata,percorriamo una quarantina di chilometri inutili perdendo circa un’ora. Rientrati in
autostrada continuiamo il nostro avvicinamento verso Missour. A Rabat lasciamo l’autostrada A1 e prendiamo una statale molto trafficata. In un’area di sosta ci fermiamo a prendere un the e visto che fra qualche ora sarà buio cambio la maschera con quella con la lente bianca. Con Fabio facciamo il punto della situazione e decidiamo di fermarci a Ifrane.
Riprendiamo il nostro viaggio ed eccoci su un’altra autostrada la A2 che lasceremo all’altezza di Meknes. Ormai inizia a diventare buio e mancano ancora circa 60 km da percorrere. 
Credo che siano stati i più lunghi chilometri mai percorsi da quando vado in moto. Per giungere ad Ifrane si sale di altitudine arrivando intorno ai 1700 metri e con il buio che incombe la temperatura è arrivata a -4. Tutto il corpo è protetto dal freddo perfettamente,peccato solo per le mani che con i guanti da enduro non le sento più. Se non arriviamo velocemente penso che morirò di ipotermia alle mani,ma per fortuna in lontananza inizio a scorgere le luci e l’abitato è sempre più vicino. Siamo in centro a Ifrane,una bella località montana,di sicuro la Cortina del Marocco. Tante luci,tanta gente ben vestita per strada,insomma,sembra di stare in occidente. Ci fermiamo sul ciglio della strada ed iniziamo ad aguzzare la vista per trovare l’indicazione di un hotel.
Sarà per il freddo o per la stanchezza che facendo avanti/indietro nella cittadina riusciamo a trovare solo l’indicazione dell’hotel Michlifen.
Seguendo le indicazioni arriviamo davanti ad una reggia imperiale dove sono parcheggiate auto costosissime dei quad e una motoslitta.
Con Fabio ci guardiamo e proviamo ad entrare a chiedere. Appena vedo il prezzo,mi parte un embolo: 3800 peperoni ad occhio e croce 365 euro solo per la camera. Per fortuna è al completo quindi andiamo a cercarne un altro. Fa freddissimo e Fabio ha una fantastica idea: tira fuori la borraccia con la sua spettacolare grappa distillata due volte. Quella borraccia sembra la botticella che avevano i cani San Bernardo usati per il soccorso alpino. Dopo un sorso non sono più a Cortina,ma a Porto Cervo!!!.....e la motoslitta???.....ora è diventata una moto d’acqua!!!
Ora che il caldo è tornato sicuramente troveremo anche l’albergo per le nostre tasche,infatti ritornati in centro becchiamo l’hotel Perce Neige che per circa 120 euro in totale complessivo ci da una confortevole camera super riscaldata per dormire,un’ottima cena a base di carne d’agnello cotta magnificamente con bottiglia di vino rosso in accompagnamento e colazione il giorno successivo. Anche le moto passeranno un’ottima nottata al coperto fortunatamente,infatti credo che durante la notte la temperatura sia scesa sino a -10 gradi…..Cortina è sempre Cortina!!!. 
 
30/12/12 Ifrane – Errachidia km 392
Il recupero e le prime piste
 
La sveglia suona alle 7 e fuori è già chiaro. Dalla finestra si vede la strada dietro l’hotel che è ghiacciata,sicuramente la temperatura è fredda. All’interno della camera invece fa caldissimo. Ci prepariamo già vestiti da moto e con i bagagli a seguito scendiamo a fare colazione. Dai finestroni della sala vediamo che ci sono alcuni punti innevati. Nella notte non ha nevicato,ma essendo arrivati al buio non c’eravamo accorti di nulla,comunque la strada è bella pulita e quindi non ci dovrebbero essere problemi.
Dopo aver sistemato il conto ci accingiamo a tirar fuori le moto che erano state parcheggiate al coperto nel magazzino dell’hotel. 
Qualche pedalata e le moto sono accese. Fumano per l’aria fredda,chiedo a Fabio la temperatura e mi dice che ci sono 2 gradi. Passano circa 10 minuti,le moto sono calde e possiamo partire.
 
Oggi dobbiamo recuperare i 148 km rimasti per arrivare a Missour più tutta la tappa successiva per arrivare a Errachidia…..speriamo bene!!!
Per non patire il freddo oggi parto con i guanti con il pile. La temperatura è fredda e di tanto in tanto l’asfalto ha la patina con il ghiaccio. Bisogna fare molta attenzione,non abbiamo montati i pneumatici da neve ma le Desert ed in questo contesto non sono molto indicate. Ci sono diversi Sali e scendi e tante volte si viaggia in ombra e l’attenzione per il ghiaccio è massima. Finalmente superato il passo a 1950 metri iniziamo la discesa che dopo un’ottantina di chilometri ci fa arrivare a Missour che si trova a 870 metri sul livello del mare. La temperatura è decisamente più gradevole e facciamo sosta in un distributore per
rifornire,bere qualcosa di caldo e reperire qualche bottiglia d’acqua,ormai stiamo per iniziare a mettere le ruote sullo sterrato. Cambiati i guanti con quelli da enduro siamo pronti a partire e dopo un chilometro circa imbocchiamo la pista. Il fondo è duro e si scorre benissimo ma bisogna navigare con molta attenzione. Ci sono diverse piste parallele alla nostra e quindi il gps bisogna tenerlo con scala 150/200 metri. Ogni tanto facciamo qualche sosta per foto e sorseggiare dell’acqua,navighiamo bene,solo qualche leggero scostamento e dopo una cinquantina di chilometri riprendiamo l’asfalto. Arrivati a Talsint dopo aver percorso oltre 40 chilometri ci fermiamo a prendere un caffè e mangiare qualche merendina in un baretto nel paese. Fabio crede che sia già terminata la parte offroad,io guardando il roadbook gli dico che abbiamo ancora altri 40 km circa di pista da percorrere. Ripartiamo e dopo 30 km arriviamo a Beni Tajjite entriamo nell’abitato e cerchiamo l’attacco della pista. All’inizio è un pistone molto largo e veloce poi pian piano si restringe e una serie di avvallamenti e squarci dovuti alle piogge ci fanno procedere più lenti. Ad un certo punto dopo una sorta di tornante la pista si inerpica su per la montagna. Siamo arrivati sul Col de Belkassem. Le moto salgono saltellando da una parte all’altra,bisogna lasciarle scorrere e sperare di non cadere. Arrivati in cima la pista sembra diventare migliore,ma è solo un’illusione. La discesa è peggio che la salita,dura poco ma mi sento il cuore in gola. Finalmente la pista ritorna normale e tiro un sospiro di sollievo. Ancora pochi chilometri e usciamo dallo sterrato,riprendiamo l’asfalto e dopo un ottantina di chilometri arriviamo a Errachidia.
Sono circa le 17 e c’è ancora luce,ci dirigiamo verso l’albergo che ci ospiterà per questa notte l’hotel Kenzi Rissani. Accedendo in  un grande piazzale con parcheggio appare poi la struttura,di sicuro di vecchia data,non è un gran che ma è accettabile. Entriamo,prendiamo la camera e visto che è presto ci riposiamo un po’. Verso le 19 andiamo a berci qualche birretta e poi andiamo a cena. La sala ristorante sembra la galleria del vento della Ferrari…..fa un freddo della madonna. Ceniamo sorseggiando del vino sperando che l’alcool porti calore,ma il freddo vince. Ad un certo punto il ristorante si riempie per l’arrivo di una folta comitiva che magari festeggerà li l’ultimo dell’anno,visto il grande freddo spero che gli diano da bere una buona grolla. Per chiudere la serata in bellezza ci trasferiamo verso il bar dove almeno la temperatura è più vivibile e dopo un’oretta ci attente il letto.
Ma durante quell’ora trascorsa al bar pensiamo che domani magari iniziamo a giocare per davvero…..tante volte il bar porta consiglio!!!

31/12/12 Errachidia – Zagora km 384
E doppietta fu!!!
 
La sveglia è fissata per le 7,naturalmente colazione prima di ogni altra cosa e poi si parte. Uscendo da Errachidia provvediamo a rifornire e ci incamminiamo verso la pista. Il sole non è da tanto che è sorto,percorrendo la strada in direzione est ce lo troviamo in faccia,speriamo che si sollevi velocemente. Ci sono da percorrere circa 30 km prima di trovare l’ingresso della pista. Questa è una traccia nuova e non l’abbiamo mai testata,l’ho solo vista da google earth. Arrivati all’imbocco ci sono 2 tracce parallele,una bassa e una alta. Fabio è titubante,ma io che ho studiato a memoria il percorso senza esitazione gli dico di andare su. Iniziamo a camminare e ci accorgiamo subito che il fondo in tanti tratti è sabbioso. Finalmente sabbia!!!.....ed arriva anche il primo oued sabbioso bello lungo e allora giù con il gas e a fondo!!!. Riprendere dimestichezza con la sabbia ci vuole un attimo e bisogna farlo con rabbia e ricordarsi sempre che: SE SEI INCERTO,TIENI APERTO!!!.
Non esiste detto più veritiero per uscire dalle situazioni più difficoltose.
Come sempre facciamo qualche sosta per fare foto e sgranchirci le gambe.
Anche su questa nuova pista navighiamo senza grosse sbavature,solo nei pressi del chilometro 70 sul roadbook c’è una nota da interpretare con una certa attenzione,ma avendo in mente la pista vista da google prendo subito la direzione giusta e dopo 16 km siamo già sulla strada asfaltata e sono solo le 10 e 30 del mattino. A questo punto mancherebbero solo 136 km di asfalto se ci fermassimo ad Alnif come da tabella di marcia. Ma avevo detto che a volte il bar porta consiglio…..infatti ieri parlando
c’eravamo detti che se avessimo camminato bene,avremo provato a fare 2 tappe in una ed arrivare per l’ultimo dell’anno a Zagora. Quindi iniziamo a percorrere l’asfalto e ad Alnif ci fermiamo a fare solo una pausa per rifornire,controllare l’olio e prendere un buon the. Dopo essere ripartiti ancora 60 km di asfalto e poi anche in questo caso per arrivare a Zagora percorreremo una nuova pista. Facilmente arriviamo allo sterrato ma nella prima parte ci sono diversi piccoli villaggi da attraversare dove bisogna moderare la velocità per la presenza di bambini che al passaggio delle moto arrivano da tutte le parti. Terminati i villaggi iniziano i campi coltivati che non hanno una logica e più di una volta li trovi in mezzo alla pista e siccome sono belli innaffiati rischi se non stai attento che la moto scivoli nel fango. Ad un certo punto finalmente la pista diventa scorrevole e troviamo anche 2 motociclisti che sono in giro con motine 450 belli scarichi e con serbatoi piccoli. Procediamo e si inizia a salire e la vegetazione scompare per lasciare lo spazio alla roccia nuda.
Lo scenario è da sogno,scendiamo in mezzo alla montagna ed avanti a noi si apre pian piano la valle del Draa. Vediamo in lontananza due altre moto che procedono verso la pista che va verso Tafraoute. Scendiamo di quota velocemente ed entriamo nel palmeto che costeggia la valle sino ad arrivare a Zagora all’Hotel Le Palas Hasmaa. Appena arrivati incontriamo davanti all’albergo Mohamed Gordito il meccanico totale di Zagora,lui di sicuro è uno degli uomini più ricchi della cittadina. Ci riconosce e viene a salutarci visto che anche noi in passati viaggi utilizzammo il suo servizio assistenza per dei guasti occorsi alle nostre moto. Gordito è li a soccorrere uno spagnolo che ha un problema con un Ktm 990. Io intanto entro in hotel a vedere se c’è posto e a chiedere se possiamo mangiare per i fatti nostri senza partecipare alla festa pacco dell’ultimo dell’anno che di sicuro ci sarà. Riesco ad ottenere tutte le richieste fatte e per 800 peperoni ci danno mezza pensione con compresa la colazione per la mattina successiva. Da non credere,ma penso che i venti di crisi siano arrivati anche qui,rispetto agli scorsi anni c’è in giro pochissima gente. Esco fuori e becco Fabio che ride avendo visto Gordito che è andato via con la moto dello spagnolo.
Ma cosa ci sarà da ridere a vedere uno che va via in moto???.....semplice,Gordito è alto un metro e venti e per salire su un 
Ktm 990 che da terra è altissimo sarà stato come vedere uno spettacolo da circo. Sono appena le 16 e decidiamo di  andare con le moto a fare un giro in centro a bere qualcosa. Prima che venga scuro rientriamo in hotel e dopo la doccia di rito andiamo a prendere l’aperitivo. Il bar è veramente bello e le bevande sono sempre accompagnate da piatti colmi di olive e noccioline.
Poi andiamo a cena. Siamo soli in una sala tutta per noi,visto che non partecipiamo alla festa pacco abbiamo questo incredibile privilegio. La cena non è un gran che ma non possiamo lamentarci. Terminato il pasto ci spostiamo al bar e visto che è l’ultimo dell’anno ci concediamo un buon cognac prima di andare a letto. Prima di mezzanotte siamo già in camera pronti per affrontare la lunga tappa del giorno successivo.
 
01/01/13 Zagora – Assa km 492
Chi non cade a capodanno…..
 
Ormai siamo entrati in mentalità raid e la sveglia imperterrita suona sempre alle 7. Oggi è il primo giorno del nuovo anno e scendendo nel salone colazioni sentiamo che al bar ci sono ancora persone che hanno fatto le ore piccole e non hanno ancora visto il letto dal giorno prima.
In una Zagora che si sveglia a rilento lasciamo l’albergo e andiamo a fare rifornimento e a prendere qualche provvista per la giornata.
Oggi abbiamo da percorrere diversi chilometri circa 490 di cui 120 in fuoristrada. Usciti dalla cittadina dopo 4 km dovremo incontrare l’imboccatura della pista. Fabio invece gira circa 500 metri prima del tempo ed iniziamo a percorrere un tratto di pista sbagliato. Procede per circa un chilometro sino a quando mi affianco e gli faccio notare che siamo fuori traccia. Credo che abbia avuto il gps regolato con la scala mappa troppo elevata e quindi abbia cannato lo svincolo giusto. Torniamo verso la strada asfaltata ed in un attimo siamo nella pista giusta. Inizialmente la carreggiata è larga,poi man mano che si va avanti si restringe e bisogna rimanere dentro i due solchi che nel tempo si sono formati con il continuo passaggio di automezzi. La pista per la presenza
di grossi oued con fondo pietroso,per fortuna completamente asciutti,ci costringe a camminare molto lentamente e prestare molta attenzione. Ad un certo punto siamo anche costretti a passare uno per volta aiutandoci a vicenda per via di una voragine presente sulla pista. Si cammina lenti,ma comunque si va. Raggiungiamo poi un grosso oued a fondo sabbioso che si è portato via completamente la pista. Proviamo ad entrare ma dopo pochi metri ci accorgiamo che dobbiamo invertire la direzione perché il passaggio migliore è dall’altra parte. Visto che dovremo girare le moto,approfittiamo del momento per fare una piccola sosta e fare un sopraluogo a piedi per vedere esattamente dove mettere le ruote. Non sembra particolarmente difficile uscire dall’oued,solo nell’ultimo pezzo c’è della sabbia smossa e qualche bel sassone. Giriamo le moto e anche in questo frangente andiamo su uno per volta. Passa Fabio ed io vicino alla sua moto osservo pronto ad intervenire con una spinta o cercando di sorreggere la moto nel caso servisse. Fabio sale senza problemi e si parcheggia per prestare aiuto a me. Inizialmente parto senza problemi ma la sabbia mi sbilancia,do un colpo di gas ma vado con la ruota anteriore fuori dal tracciato. Per fortuna Fabio mi sorregge evitando che vado giù come un sacco di patate. Dopo alcune manovre e qualche madonna riesco a portare la moto fuori dal fosso. Riprendiamo a camminare,abbiamo percorso circa 50 km quando nel bel mezzo di una pietraia mi sbilancio con il corpo e finisco con la moto contro dei sassoni giganti. Per fortuna tranne una botta alla gamba sinistra non mi sono fatto niente. Il problema che la moto è giù in mezzo ai sassi e da solo non riesco a muoverla per rimetterla in piedi. Fabio è a un centinaio di metri fermo che mi guarda,gli faccio cenno di tornare indietro ad aiutarmi. Quando arriva,vedendo che sto bene,gli viene da ridere e mi chiede come ho fatto a cadere mettendo la moto in quella posizione. Effettivamente scappa da ridere anche a me. Dopo aver rimosso alcuni sassi,finalmente riusciamo a sollevare la moto e fermarla sul cavalletto. Inizio a vedere i danni,niente di grave per fortuna,solo una perdita di olio dal contenitore della scorta alloggiato sul paramotore che si è anche spostato di posizione per la botta subita. Inizio lo smontaggio del pezzo e provvedo con l’acciaio liquido alla riparazione. Nel frattempo che il collante inizi a tirare raddrizziamo alla belle meglio anche la piastra del paramotore. Rimontiamo tutto ma purtroppo un piccola perdita d’olio continua a trafilare. Pazienza,vedremo di travasare l’olio in un altro contenitore quando torneremo in asfalto. Dopo circa 2 ore dall’incidente ripartiamo e dopo qualche chilometro la pista diventa migliore. Sulla nostra sinistra scorgiamo l’erg Chegaga in lontananza,ma noi volutamente procederemo sempre parallelamente. In prossimità di un cantiere posto sulla pista ci fermiamo un attimo. Purtroppo al momento di rimettere in moto,il cavo del depressore si rompe. Puttana Eva,per un attimo mi preoccupo e credo di non riuscire più ad accendere la moto.  P.S.: ho solo la pedivella perché il motorino è stato escluso per problemi avuti prima della partenza per il viaggio. Facendo però attenzione  riesco ad accendere la moto,ma sarà necessario poi riparare il guasto.
Ci incamminiamo per gli ultimi 60 km sulla pista che è diventata bellissima e si va a 80/90 orari. In alcuni tratti ci sono dei tagli dovuti alle piogge che ci costringono a uscite e rientri dal tracciato principale. Arrivati a El Mihamid ci fermiamo in un bel albergo per bere qualcosa di fresco e riposarci un attimo. Li pensiamo come risolvere i problemi che ha la mia moto. Sono circa le 13 ed abbiamo ancora davanti oltre 360 km,stasera di sicuro arriveremo tardi. Si riparte su asfalto e da li iniziamo una sorta di rettilineo quasi interminabile passando per Foum Zguid,Tissint,Akka per giungere sino a Tata dopo 140 km. Subito andiamo a rifornire. Li Fabio trova un contenitore in plastica per riporre l’olio e me lo da. Manca solo di trovare un cavetto per il depressore. Chiedo all’omino del distributore,lui non ha niente ma mi dice che in centro c’è un meccanico di motorini. Iniziamo a girovagare per Tata sino che a un certo punto in una via scorgiamo un mucchio di motorini smontati. E’proprio quello che cercavamo,scendo dalla moto e con il mio francese da urlo mi rivolgo al venditore dei ricambi. Fra parole inventate e gesti di tutti i tipi,in un attimo ho in mano 2 cavetti e qualche morsetto di varie dimensioni. Operazione compiuta!!!.....ora possiamo ripartire. Mancano ancora 220 km ad Assa e sono passate le 3 del pomeriggio. Ancora rettilinei interminabili e praticamente nessuno per strada. Ad un certo
punto dallo specchietto vedo che una cosa gigantesca bianca si avvicina a forte velocità e ci supera…..cosa era???.....Un buggy con gli adesivi Africa Race che sicuramente si è ritirato dalla corsa procedendo scortato da un fuoristrada. Tutto ad un tratto dal buggy che ormai è distante da noi parte una fumata bianca…..Habemus Papam???.....no,habemus fuso!!!
Li superiamo ma non ci fermiamo per il fatto che erano scortati e continuiamo senza problemi sino a quando guardo la mia telecamera Gopro che inizia ad ondeggiare. Riesco ad afferrarla al volo prima che la perda per strada. Le vibrazioni dell’LC4 hanno segato il case della telecamera. Al rientro deciderò se fare causa alla Gopro. La fanno vedere nelle condizioni più esasperate: persone che si lanciano da aerei,che scendono nelle rapide di fiumi impossibili e a me invece si rompe su una strada asfaltata. Pazienza la mia è ko,per fortuna c’è ancora quella di Fabio.
La strada continua e inizia la guerra contro il sole. Stiamo procedendo verso ovest e il sole è in fase calante e ci acceca senza un attimo di pausa. Mi viene addirittura il mal di testa perché abbasso completamente il casco per ripararmi con la visiera e devo spostare le pupille verso l’alto sforzando gli occhi in modo bestiale. Al calar del sole tiro un sospiro di sollievo,mancano ancora una trentina di chilometri. Arrivati ad Assa a sole tramontato ci dirigiamo senza esitazione verso l’albergo. Guidati dal gps arriviamo in un piazzale dove c’è un caseggiato completamente spento. Parcheggiamo e per fortuna si accende una luce e viene verso di noi il boss. Gli chiedo se possiamo avere una camera e dopo aver avuto l’ok,visto che non è ancora buio,smonto il contenitore dell’olio del paramotore per metterlo in modo che non continui a perdere. Siamo all’hotel Nidaros,costruito da una famiglia tedesca ma ora in mano a persone marocchine. E’ un cantiere aperto,stanno ristrutturando tutto,per fortuna c’è una camera funzionante. La stanza è molto spartana e l’acqua della doccia è appena tiepida. Per cenare dovremo andare in centro perché non c’è il ristorante in funzione. Per andare in centro chiediamo al boss se ci chiama un taxi. Dopo una decina di minuti arriva un pick-up simile a un Porter della Piaggio. Saliamo davanti e con il guidatore siamo in 3,il cambio è al centro e mi chiedo come possa cambiare marcia con me che ho una gamba che disturba l’accesso alla leva. Non c’è niente da fare,i marocchini sono troppo avanti. Da sotto il sedile il nostro tassista di fortuna tira fuori un mini sgabello dove mi fa mettere il piede e la gamba rimanendo sollevata non da fastidio al cambio,,,,,c’è sempre da imparare!!!. Arrivati in centro veniamo portati in una sorta di rosticceria dove mangeremo del pollo con patate fritte accompagnato da coca cola. Dopo una trentina di minuti il furgoncino ritorna a riprenderci e rientriamo in hotel. Li troviamo che c’è il bar ben fornito e ne approfittiamo. Ad un tavolo è seduto un ragazzo marocchino,con quattro vuoti di birra vicini a lui,completamente ubriaco. Usa il cellulare per ascoltare la musica,poi dopo un po’ inizia a russare. Ogni tanto il barman lo cerca di svegliare ma senza successo. Quando riesce a farlo rinvenire fa una bella bastardata: gli da un’altra birra per farlo morire definitivamente.

02-03/01/13 Assa – Smara 408 km
L’arrivo nel Sahara Occidentale
 
Un'altra giornata è alle porte ma oggi non potremo rispettare la tabella di marcia sino ad ora utilizzata. Purtroppo per la mia caduta di ieri oltre la rottura del cavo del depressore la mia moto necessita di alcuni lavoretti di riparazione. Per travasare l’olio non è un problema,invece per montare il cavetto d’acciaio nuovo devo smontare mezza moto. Comunque alle 10 e 30 siamo già in partenza. Ci dirigiamo direttamente al distributore dove riempiamo i serbatoi,per prudenza mettiamo anche qualche litro in quelli supplementari. Nell’area di servizio troviamo anche acqua (8 litri per persona) e viveri. Oggi inizia il primo vero appuntamento con il deserto,dobbiamo percorrere 290 km di pista per raggiungere Smara. 
Lasciata Assa percorriamo strada asfaltata per 40 km circa poi troveremo la pista. Prima del waypoint tracciato sul roadbook che indica il chilometraggio e la direzione da prendere,vedo un bivio sulla strada che con l’indicazione El Bouirat. Penso un attimo e poi mi accosto a Fabio e gli faccio cenno di fermarsi. Noi sul roadbook dovremo arrivare a Leborat e il nome è molto simile,perché
non provare a prendere la nuova strada???
Fabio è propenso a provare e così ci buttiamo dentro. La pista è perfetta e viaggiamo a velocità sostenuta e dopo neanche un’ora abbiamo già percorso 80 km. A Leborat termina la nuova pista e da li riprendiamo il percorso da seguire con il roadbook. Con il pezzo di pista nuova,abbiamo recuperato molto tempo e forse se procediamo navigando bene magari arriveremo a Smara per sera. Durante il tragitto quando si arriva nei pressi di un casolare si trova un piccolo ma insidioso erg da superare,ma ormai lo conosciamo bene ed in un attimo siamo fuori. Arrivati sull’ipotetica frontiera con il Sahara occidentale che ho evidenziato con un waypoint,ci fermiamo per una sosta e fare alcune foto. Su questa pista si inizia a capire realmente cosa vuol dire attraversare il deserto,con Fabio siamo veramente contenti di essere qua. Ci rimettiamo in cammino,il percorso non presenta insidie particolari tranne qualche punto sabbioso e qualche pietra smossa. Navighiamo bene solo un piccolo errore intorno al chilometro 220 ma dopo un chilometro fuori direzione,riprendiamo la corretta via. Stiamo percorrendo un tratto con fondo pietroso non particolarmente impegnativo,Fabio è avanti a me di pochi metri,quando tutto ad un tratto lo vedo cadere a terra rovinosamente. Mi fermo e vado a soccorrerlo. Ha preso una bella botta alla spalla e per fortuna che aveva il casco!!!
Rimettendo in piedi la moto,ci accorgiamo che si è piegato il telaietto che sostiene la carena e tutta la strumentazione. Iniziamo a smontare tutto e con le leve delle gomme cerchiamo di raddrizzare il tutto. Tira da una parte e poi dall’altra riusciamo a fare in modo che il manubrio giri e che sia possibile rimontare la carena. Per poterla fissare,visto che il telaietto non è del tutto dritto,Fabio taglia via con il seghetto un pezzo che di carena che rischiava di lesionare il serbatoio della benzina. Fra le cose che si sono rovinate con la caduta c’è anche la lente della Gopro di Fabio. Ora abbiamo 2 telecamere fuori uso. Fabio intanto va a fare un giretto di prova per vedere se la moto è guidabile. Tutto ok!!!
Ripartiamo e un’altra ora se ne è andata e decidiamo quindi visto che ormai sono le 5 di sera di trovare un punto per fare il bivacco.
Troviamo un bel posto con fondo sabbioso dove poter montare le tende ed è anche ben riparato. Fabio accende il telefono satellitare che sul display segna “Thuraya Mauritania”. Ci preoccupiamo e pensiamo: avremo sconfinato??? In realtà ci trovavamo a 200 km in linea d’aria dal confine e chissà per quale motivo il satellitare dava quella indicazione.
Ceniamo con le nostre buonissime scatolette e dopo la grappetta di fine serata alle 7 della sera siamo già nelle rispettive tende.
Un lungo riposo ci farà proprio bene e domani saremo più in forma che mai. L’alba nel deserto è sempre una grande emozione e vedere la palla gialla che decolla è sempre un rito da vivere a fiato sospeso.
Smontato l’accampamento e fatto colazione con qualche barretta energetica e qualche biscotto è ora di rimetterci in moto.
Si riparte e sappiamo che da li a breve ci sarà il discesone dove l’amico Renzo si fratturò 2 costole nel corso del raid del 2010. Dopo 13 chilometri arriviamo sul posto. Fabio va giù per primo e poi parto io. Tutto perfetto e ormai dopo questa ultima fatica iniziamo l’avvicinamento all’oued Mesvar che è un enorme lago salato asciutto con fondo piatto e duro. Prima di arrivarvi ci fermiamo a fare delle foto dall’alto e poi appena entrati ne facciamo delle altre. Lo scenario è meraviglioso,anche quando ripartiamo non andiamo veloci perché da quel posto non vorresti uscire mai. Dopo 10 km mozzafiato si rientra sulla pista e da li a poco si trova un’asfaltata che costeggiando in alcuni punti la vecchia strada spagnola ci permette di arrivare a Smara dopo 120 km.. All’ingresso dell’abitato incontriamo il primo barrage militare. Ci fermiamo,e il militare ci domanda: rally???
No rally,turisti rispondiamo. Ieri qui è passato l’Africa Race e credevano fossimo concorrenti della gara…..magari!!!
Sbrigate le formalità,ci viene dato il benvenuto e possiamo andare verso il centro. Visto che la prima cosa che troviamo entrando in città è il distributore approfittiamo per riempire tutti i serbatoi per la lunga traversata di domani. Fabio fa anche un rabbocco olio e io mi accorgo che mi è scoppiato uno stelo della forcella. L’olio è dappertutto,pazienza,do
2 clic in più a quello rimasto e speriamo che io me la cavo.
Intanto un leggero languorino inizia a sentirsi e visto che siamo in orario pranzo decidiamo prima di andare a mangiare e poi in hotel. Cia fermiamo nella via principale di Smara. C’è sempre tanta gente in giro e troviamo un posticino dove cucina il Vissani del Sahara Occidentale. Ci porta dei piatti tutti decorati con olive,dinde e foglioline di insalata. Mangiamo,beviamo e in 2 spendiamo in tutto 50 peperoni,meno di 5 euro.
Ora è venuto il momento di andare in albergo. Appena arrivati all’hotel Amina ci riconoscono subito accogliendoci calorosamente. Negli ultimi 4 anni Fabio è passato qui 4 volte e io 3. Ci fanno parcheggiare le moto all’interno del fu bar dell’albergo. Prendiamo la camera e visto che è presto ci sdraiamo sul letto a riposare.
Verso le 5 del pomeriggio usciamo a fare la spesa per rimpinguare le scorte viveri utilizzate e poi rientriamo in hotel a caricare la spesa sulle moto.
Poi doccia e via per andare a fare un giro nel suk. Dobbiamo cercare qualcuno che ci possa sostituire la lente della Gopro. Visto che la mia è buona,da 2 ne faremo una. Troviamo alla fine l’orologiaio che ci fa il lavoro per 5 peperoni. Bene,da domani possiamo fare video nuovamente.
Ora si avvicina il momento della cena e a Smara esiste un posto fantastico dove andare,noi la chiamiamo “la via degli arrostitori”.
Entri li e prima trovi il macellaio,poi a fianco chi ti cuoce il tutto.
Anche qui ci riconoscono tutti,sia il macellaio che guadagna più con noi in una sera che per il resto dell’anno e gli arrostitori idem.
Ci sbaffiamo 2 chili di carne d’agnello buonissima,manca solo il vino,pazienza. Intanto in un tavolo di fronte al nostro si siede un ragazzo a mangiare qualcosa e sul tavolo appoggia un brik dal quale versa nel suo bicchiere un liquido di colore rosa. Richiamo l’attenzione di Fabio e ci chiediamo cosa possa essere. Quel ragazzo si alza dal tavolo e visto la nostra curiosità ci riempie i bicchieri. Questi sono gesti ai quali noi nel nostro mondo non siamo abituati. Un gesto bellissimo e pieno di significati che non potrai mai descrivere e capire se non lo vivi in prima persona. Finito di bere ci alziamo salutiamo il ragazzo e ci spostiamo per andar a bere un caffè. Visto che abbiamo anche la borraccia con la grappa senza dare nell’occhio beviamo un cicchetto e poi andiamo a nanna. Domani ci si sveglia più presto del solito.
 
04/01/13 Smara – Dakhla 651 km
Giocare il jolly
 
Oggi la sveglia suona ancora prima del solito,sono la 6 e 30.
In un batter d’occhio ci prepariamo e scendiamo per sistemare il conto dell’albergo e partire. Nella piccola reception il guardiano notturno dorme ancora su un materasso. Appena ci sente si sveglia e gli chiedo se possiamo tirar fuori le moto. Lui non ha le chiavi del locale parcheggio,allora intanto che reperirà le chiavi,andiamo a fare colazione nel bar attaccato all’albergo.
Bevo un caffè e mangio un dolce,ma ho lo stomaco chiuso. Sento che oggi,secondo me, è il giorno più importante di tutto il raid. Fabio invece è più tranquillo,si fa preparare un tazzone di caffèlatte e mangia 2 paste.
Tiriamo fuori finalmente le moto,salutiamo il padrone dell’hotel e ci prepariamo a partire.
Tutte e due le moto partono alla prima pedalata…..sarà un presagio???
 
Si parte ed in uscita dalla cittadina c’è un altro barrage di controllo. La parola d’ordine è sempre la stessa: rally???
Dopo aver lasciato il foglio con le nostre generalità partiamo verso la pista.
Ci sono da percorrere una settantina di chilometri su asfalto. La giornata è bellissima e di tanto in tanto una leggera foschia in banchi si presenta sul percorso. Il sole non è ancora sorto e la temperatura è fresca ma non disturba eccessivamente. Ecco finalmente che il gps indica che siamo arrivati sul punto di inizio della pista RPD (rally Paris-Dakar). Svoltiamo e appena entrati sullo sterrato ci fermiamo. Fabio regola ed accende la telecamera ed io girò il video del giorno. Davanti a noi una pista piatta delimitata sui lati da tante balise che danno la direzione da tenere per non perdere la traccia. Qui bisogna navigare rimanendo sempre sulla pista,nel Sahara Occidentale sono presenti ancora tante mine antiuomo risalenti al periodo del
conflitto del Polisario. Partiamo,sono circa le 8 e 30 del mattino ed abbiamo tanta strada da fare. Si scorre benissimo,il fondo è duro ed anche gli oued sabbiosi che incontriamo sono percorribili perfettamente perché l’umidità della notte tiene la sabbia dura. Il gps indica che tutto procede bene ed anche a livello visivo,siamo perfettamente centrati in mezzo alle balise.
Dopo circa 90 km la pista incrocia una strada asfaltata che a est va verso Guelta Zemmur ed a ovest si dirige verso Laayoune. Superata la lingua d’asfalto ci fermiamo per una piccola sosta. In questo punto mi ritorna in mente che anche all’inizio del 2011 ci fermammo li per una sosta e poi dopo pochi chilometri dalla ripartenza mi ruppi la clavicola. Questo pensiero mi fa riflettere e pensare di prestare sempre la massima attenzione. Si riparte e superato il punto dell’incidente iniziamo a percorrere la pista sconosciuta. Si cammina bene e una piacevole brezza oltre che rinfrescarci non fa sollevare la polvere per chi sta dietro. Le balise sono sempre ben visibili e presenti. Il terreno cambia di colore in continuo alternando tratti di terreno nudo a tratti che ti fa sembrare di camminare su una prateria verde o di color marrone scuro. La pista è deserta,ma nel nulla riusciamo ad incrociare uno strano personaggio che a bordo di un pick up carico di materassi procede nel nulla. Lo salutiamo senza fermarci e continuiamo ad andare avanti senza problemi sino al chilometro 250 circa quando perdiamo di vista le balise che delimitano la pista. Fin li tutto normale perché anche sul roadbook riporta che dovremo fare un pezzo in hors piste (fuori pista),il problema è che il gps sembra impazzito e il puntatore da indicazioni sempre differenti sulla direzione da prendere. Iniziamo a pascolare in tondo e ritorniamo sempre allo stesso punto. Decidiamo di fermarci per fare il punto della situazione. Se andiamo ad ovest puntiamo verso Hassi Lakra che sarebbe il punto che inizialmente avevamo preventivato di arrivare. Ma visto che è l’una del pomeriggio e abbiamo ancora tante ore di luce tentiamo il colpaccio: arrivare sino a Bir Anzarane e poi vedremo il da farsi. Ripartiamo e Fabio da grande navigatore trova la pista giusta e riprendiamo a navigare bene. Il tracciato è bellissimo,ritroviamo le balise e il terreno in alcuni punti risulta un pelo più sabbioso ma non è impegnativo guidare. Intorno al chilometro 380 entro in riserva e mi faccio un bel mazzo per riaccendere la moto con la pedivella. Addirittura torna indietro anche Fabio a vedere cosa mi fosse successo. Si riparte e dopo pochi chilometri inizia ad apparire in lontananza l’antenna della base militare di Bir Anzarane. Sono emozionato,chi avrebbe potuto pensare che in un giorno saremo arrivati qui,soprattutto senza averlo preventivato…..abbiamo giocato il jolly!!!
Gli ultimi chilometri sono nel sabbione totale,le moto vanno dove vogliono loro,noi ci limitiamo con il gas a correggere la traiettoria e a farle galleggiare sulla sabbia. Arrivati nei pressi del cartello riportante il nome di dove siamo arrivati,ci fermiamo per le foto di rito. Quel cartello lo avevo visto una marea di volte su foto trovate in internet ma è un’altra cosa essere qui di persona. Guardo l’Ico e riporta che siamo al chilometro 480. Abbiamo già percorso 410 km di pista e sono solo le 4 e 30 del pomeriggio.
Risaliamo in moto ed andiamo alla base militare per far annotare il nostro passaggio. Il militare di turno viene fuori per il controllo e ci saluta riconoscendo Fabio che era stato lo scorso anno. Arriva anche un poliziotto della Gendarmerie Royale a stringerci la mano e fare 4 chiacchiere.
Chiediamo se hanno benzina da darci ma niente da fare,purtroppo arrivare a Lamhiris senza lasciare la pista non è possibile e saremo costretti ad andare sino a Dakhla. Chiediamo quanti chilometri dobbiamo percorrere per arrivare all’asfalto e con stupore ci dicono 300 metri,hanno portato l’asfalto li nel corso dell’ultimo anno. Siamo più che fortunati e partiamo per affrontare gli ultimi 175 chilometri che ci dividono da Dakhla. La lingua catramata sembra interminabile e oltre a prosciugare definitivamente il serbatoio principale mi finisce anche la benzina di un serbatoio laterale.
Finalmente arriviamo alla rotonda che sappiamo ci condurrà verso gli ultimi 40 km nella penisola. Il sole sta lentamente calando nel mare,la penisola completamente sabbiosa è bellissima e si scorgono diverse strutture frequentate dagli amanti del kitesurf. Arrivati all’ingresso della cittadina l’ennesimo barrage di controllo. Anche qui la parola d’ordine è: rally???. Ieri anche qui è passato l’Africa
Race e veniamo presi come piloti ritardatari. Ancora qualche chilometro e arriviamo all’hotel Doumss. Oggi si è consumata la più importante impresa Faraglioniana di sempre,sono le 7 di sera ed in 12 ore circa abbiamo percorso 651 km.
Per festeggiare decidiamo di andare subito al bar. Purtroppo quello dell’hotel è chiuso,ma attraverso una porta ci fanno accedere al bar della perdizione aperto anche per i marocchini. La birra sgorga a fiumi,ma siamo arrivati alla chiusura ed allora prendiamo 2 bottiglie ciascuno ed andiamo in camera. Siamo più che contenti e non ci crediamo ancora anche noi di avere fatto il colpaccio della vacanza,l’impresa che sogni da una vita. Visto che abbiamo percorso in un giorno quello che pensavamo di fare in 2,decidiamo che domani ci riposeremo e quindi questa sera faremo serata senza guardare l’orologio e limitarci con i vizi. Dopo la doccia decidiamo che stasera,visto che siamo in un posto molto pescoso,andremo a mangiare pesce. Alla reception chiediamo quale sia il ristorante migliore di Dakhla,è il Saint Luis che ci dicono disti dall’hotel circa 1,5 km.
Un po’ a piedi e poi in taxi raggiungiamo il ristorante. C’è di tutto e di più e noi abbiamo veramente fame. Iniziamo con insalata di polpo,1 kg di aragosta,una mega frittura di calamari freschissimi innaffiando il tutto con due bottiglie di vino. Una mangiata della madonna!!!.
Al termine con la pancia piena decidiamo di rientrare a piedi per smaltire la mega mangiata. Che giornata,di più proprio non potevamo chiedere!!!

 05/01/13 Il giorno di riposo
Turisti a Dakhla
 
Ci svegliamo con molta calma verso mezzogiorno. Dopo una doccia rigeneratrice,decidiamo di prendere un caffè al bar e poi andare a fare un giro a piedi. La giornata è soleggiata ma il vento spira forte facendo rimanere la temperatura intorno ai 22 gradi. Dakhla è una bella cittadina con tanti locali in stile occidentale,la classica città di mare insomma.
Camminiamo sino a raggiungere il mare ma quando cerchiamo di avvicinarci per vedere il porto,un poliziotto con modo molto gentile ci avverte che non possiamo andare avanti perché la zona è interdetta.
Torniamo indietro e passando per un’altra via vediamo che c’è anche una chiesa cattolica. Continuiamo a girovagare sino a quando ci fermiamo in un bar per passare qualche ora. Decidiamo di rientrare in albergo e prendere le moto per fare un giro nella penisola e poi anche per rifornire e fare la spesa così domani mattina potremo partire senza perdere tempo.
La penisola è composta da una baia sabbiosa e da una falesia molto estesa.
Sulle interminabili spiagge ci sono persone attrezzate per il kitesurf oltre diverse aree dove sono parcheggiati tantissimi camper con targhe provenienti da tutta Europa. Con le moto facciamo un giro sulla spiaggia e dopo aver fatto diverse foto decidiamo di ritornare verso l’hotel. Appena rientrati,andiamo direttamente al bar. Gli avventori sono tutti marocchini e bevono birra come spugne,dove l’alcool lo possono bere senza problemi anche loro,vediamo che si applicano proprio bene.
Il tempo passa e decidiamo di prepararci per andare a cena. Usciamo e dove finiamo???.....in una specie di Rossopomodoro del Marocco. Per la prima volta vedo ragazzi e ragazze in giro assieme come da noi.
Mangio un insalatona e una pizza,devo dire pure buona!!!. Fabio che aveva preso altro,vedendo la mia succulenta pizza opta anche lui per prenderne una. La serata termina in un bar prima di rientrare in hotel. 
 
06/01/13 Dakhla – Lamhiris 454 km
Il coronamento di un sogno
 
La sveglia trilla anche oggi alle 6 e 30,abbiamo da percorrere anche oggi tanti chilometri. Scendiamo a fare colazione ed il barista in perfetto italiano si rivolge a noi per chiederci cosa vogliamo. Incuriositi gli chiediamo se avesse lavorato in Italia. Lui ci risponde che è figlio di marocchini ma è nato a Siena. E’ ritornato da qualche anno in Marocco,non riesco a capire se sia contento,ma considerando la situazione che abbiamo oggi a casa nostra,forse è meglio così. Partiamo e ripercorriamo tutta la penisola a ritroso. Prima di arrivare alla rotonda che porta verso Bir Anzarane alcuni cani rischiano di farci cadere perché ultra incazzati vengono verso di noi abbaiando tagliandoci la strada. Alla rotonda il solito posto di blocco della Gendarmerie Royale
ma per fortuna non ci chiedono: Rally???.  Da li ripercorriamo ancora 87 chilometri per agganciare l’ingresso con la pista RPD per Lamhiris. 
I primi chilometri li percorriamo pascolando a zig zag sino a quando Fabio aggancia la traccia giusta. Più che una pista,sembra un’autostrada sterrata. E’ ben segnalata da balise formate da cumuli di terra sui quali è posto un copertone,impossibile uscire dalla traccia. Il fondo è perfetto e si cammina bene a velocità elevata. Percorriamo il pistone sino a pochi chilometri prima dell’intersezione della strada che a est porta a Aoussard e a ovest si aggancia con la N1. Superato l’asfalto facciamo sosta. Dopo la ripartenza nel giro di una quindicina di chilometri il fondo cambia radicalmente. La sabbia è molto più presente. Troviamo un erg da superare,la moto mi scivola sulla sabbia e lascio che si appoggi lateralmente. Arriva Fabio ad aiutarmi a tirarla su. Provo ad accenderla ma si è ingolfata maledettamente.
Non vuole proprio saperne di ripartire,continuo a scalciare ma più che sudare e incazzarmi non succede. Ogni tanto riprovo ed alla fine dopo una decina di minuti riparte. Preso dalla stanchezza mi tiro fuori dal sabbione e un attimo di sosta è di rigore. Ripartiamo e il fondo sabbioso la fa da padrone,bisogna fare molta attenzione ma per fortuna andando avanti i serbatoi della benzina iniziano a svuotarsi e guidare su fondo sabbioso diventa più semplice. Ogni tanto passiamo in mezzo a sciami di cavallette giganti che al nostro passaggio volano da tutte le parti e alcune ci vengono addosso. Sul tragitto troviamo anche due piccoli pozzi petroliferi nel nulla e noi continuiamo ad andare avanti sulla traccia. In lontananza vediamo alcuni banchi di dune a forma di croissant e proseguendo ci capitiamo in mezzo. Ci fermiamo a fare alcune foto e prendere fiato. A questo punto abbiamo perso la pista tracciata sul gps,facciamo un tentativo per rientrare in traccia ma alla fine decidiamo di continuare seguendo le strisciate perché sono belle marcate e sicuramente ci porteranno sull’asfalto. Dopo oltre 60 chilometri ecco l’asfaltata che ci farà arrivare a Lamhiris. A questo punto Fabio si affianca,ci stringiamo la mano e mi dice: Ce l’abbiamo quasi fatta!!!. Uno strano senso di leggerezza misto a una gioia indescrivibile mi assale,erano 2 anni che sognavo di arrivare  in questo posto e finalmente sono qui. Gli ultimi 70 chilometri di asfalto sono una passeggiata,ogni tanto incontriamo sciami di cavallette giganti e qualche veicolo in risalita dalla Mauritania. Arriviamo a Lamhiris e l’hotel Barbas è davanti a noi. E’ un’imponente struttura a più piani fatta a forma di ferro di cavallo sovrastata da un tendone che assieme a delle piante al suo interno conferiscono ombra. Parcheggiamo le moto all’ingresso,ma subito un personaggio spagnolo,sicuramente parte della proprietà,viene da noi e ci dice di parcheggiare dentro la cancellata. Oltre la recinzione ci sono la reception,il bar-ristorante i tavolini dello stesso per consumare e il market. Per 150 peperoni ci danno una stanza purtroppo senza bagno,ma i bagni comuni sono pulitissimi. Approfittiamo visto che sono le 5 del pomeriggio per fare manutenzione alle moto. Fabio controlla e rabbocca l’olio motore mentre io sostituisco il filtro dell’aria e controllo i livelli di olio e liquido di raffreddamento. Al market rimpinguiamo le scorte d’acqua utilizzate e a lavori ultimati ci fermiamo al bar a dissetarci. Intanto è arrivato un fuoristrada con una coppia di tedeschi che stanno risalendo dalla Mauritania. Lui e lei sono due pesi massimi,hanno però la faccia simpatica e ci salutano. Il tempo passa e arriva l’ora della cena. La roba da mangiare è buona ma le razioni sono mini. Costa tutto veramente poco e quindi ci facciamo portare di tutto. Anche il cameriere è un personaggio simpatico,qui tutti sono dei personaggi simpatici. Finito di cenare,questa sera assieme a Fabio fumo un toscano che mi offre e sorseggiamo grappa sarda che avevo  portato per festeggiare.
Un giorno come questo non ha prezzo!!!e…..visto che abbiamo già fatto 30,faremo anche 31.
Infatti invece di ritornare verso Boujdour su asfalto come da programma,ripercorreremo la pista al contrario visto che siamo in vantaggio con il tempo preventivato. Poi,essendo usciti dalla pista tracciata prima del tempo,siamo curiosi di percorrere anche il pezzo mancante.
 
 
07/08/01/13 Lamhiris – Boujdour km 679
Ormai non ci ferma più nessuno
 
Siamo
alla partenza da Lamhiris in un giorno un po’ cupo dove un timido sole rimane nascosto in mezzo a una leggera foschia.
Facciamo colazione e spingiamo le moto al distributore che si trova di fianco all’albergo. Passato qualche minuto davanti alle pompe,vado a vedere dove è il benzinaio. Mi avvicino al box e aprendo la porta trovo l’omino che dorme. Lo sveglio e tutto addormentato si avvicina a riempire i nostri serbatoi. D’altra parte in questo posto la gente passa dopo un certo orario visto che questa è l’ultima stazione di servizio prima del confine con la Mauritania e di notte la frontiera è chiusa.
Ci mettiamo in cammino e percorriamo circa 16 km prima di incontrare la pista. Appena entrati troviamo subito una biforcazione con una pista che porta a Bir Gandouz. Noi proseguiamo dritti su una pista ben segnata e scorrevole,solo in alcuni punti un po’ di tole ondulee ci obbliga a trovare la giusta andatura per non saltellare ripetutamente.Oggi per me la giornata non è iniziata molto bene. Da ieri sera ho mal di schiena e anche se ho fatto un bell’impacco di voltaren pomata durante la notte il dolore è presente.
Sino che sto seduto riesco a guidare senza problemi ma se mi metto in piedi vedo le stelle. Dopo una trentina di km ci troviamo ad affrontare una serie di dunette croissant. Non riesco a stare in piedi e soffro da cani, Facciamo una sosta e Fabio mi da una pastiglia di voltaren che risulta più efficace della pomata. Per fortuna perché la pista è molto sabbiosa e abbiamo i serbatoi pieni. Dopo un’altra pastiglia il dolore passa completamente ed inizio a divertirmi veramente. Fabio davanti naviga benissimo,proseguiamo con tranquillità anche perché abbiamo deciso di fare bivacco sulla pista per alleggerire le scorte di viveri che abbiamo ancora praticamente integre,
Ci accampiamo a qualche chilometro di distanza con l’asfaltata che va verso Aoussard. C’è molto vento e montare la tenda non è semplicissimo. Mangiamo scatolette,pane e il formaggio rimasto. Un sorso di grappa e poi in tenda. La notte passa veloce e si riprende a viaggiare. Ripercorriamo la pista balisata con i copertoni e la facciamo tutta sino ad incontrare l’asfaltata per Bir Anzarane. Ora bisogna trovare l’attacco con la pista per Hassi Lakra. Proviamo ad abbandonare l’asfalto e passando anche in mezzo a campi coltivati troviamo una pista. Inizialmente corre parallela a quella che avevo realmente tracciato,comunque va nella stessa direzione. Finalmente dopo una cinquantina di km entriamo sulla pista giusta. Il fondo è duro e si va veloci nella parte iniziale poi per gli ultimi 30 km incontriamo tanta sabbia smossa che ci fa saltare parecchio. Finalmente l’asfalto e dopo 4 km siamo alla stazione di servizio di Hassi Lakra. Arriviamo in orario mangereccio e visto che la sera prima siamo andati avanti a scatolette pensiamo di sgranocchiare qualcosa. Possiamo scegliere fra carne o pesce. C’è tanta gente perché ci sono 2 bus in sosta,alcuni mangiano ed altri passeggiano o bevono qualcosa. Ci sediamo ed un ragazzo in italiano ben parlato,ci rivolge la parola e ci chiede da dove arriviamo. Facciamo 4 chiacchiere e ci aiuta per l’ordine della carne.  Ad un certo punto ci saluta e sale sul bus che sta per ripartire. E’ un continuo susseguirsi di autobus che arrivano e ripartono dopo una pausa. La tratta che fanno è Agadir-Dakhla.
Intanto sulla strada passa il fuoristrada dei due tedeschi ciccioni che avevamo incontrato a Lamhiris che suonano e ci salutano.
Finalmente arriva la nostra porzione di agnello ed è veramente cotta bene.
Terminato di mangiare ci rilassiamo ancora per un po’.
Una persona scura di carnagione di nazionalità non marocchina  che si è seduta ad un tavolo vicino,con un italiano molto toscaneggiante, inizia a farci alcune domande. Parla veramente bene,ed alla fine ci dice che è il sacerdote delle 2 chiese cattoliche presenti nel Sahara occidentale che si trovano una a Dakhla e l’altra a Laayoune.
Dopo la piacevole chiacchierata dobbiamo riprendere il viaggio.
Prima riforniamo e poi 175 km per arrivare a Boujdour. Prima di arrivare a destinazione ci fermiamo a fotografare un relitto di nave spiaggiato e mi accorgo che si sta per rompere il cavo della frizione. Finalmente dopo una decina di km arriviamo al barrage della cittadina dove subiamo l’ennesimo controllo documenti.
Una strada a 3 corsie per senso di marcia si apre prima di arrivare nel centro di Boujdour.
Sembra di arrivare in un posto bellissimo ma in realtà è una cittadina insignificante con solo una marea di militari in giro per le strade.
Ci sono 2 alberghi ma vedendoli solo da fuori decidiamo di andare al campeggio dove ci sono alcuni bungalow. Arrivati a destinazione,trattiamo il prezzo e andiamo nell’abitazione. Una casa enorme con anche un salone per le feste con un divano che gira su tutti i muri perimetrali della stanza.
Portati dentro i bagagli sostituisco il cavo della frizione e faccio un controllo generale alla moto. Fabio intanto va a Farsi la doccia e mentre sono fuori a riordinare gli attrezzi arrivano i tedeschi con il fuoristrada. Lei mi chiede se può vedere la nostra abitazione perché con il marito stanno pensando di fermarsi li. Gli faccio vedere casa e poi vado anche io a farmi una doccia e mi preparo per andare a cercare un posto per cenare.
Usciamo dal campeggio e per arrivare in centro facciamo circa 1,5 km a piedi. Per strada ci sono negozietti vari e alcuni posti che arrostiscono chi pesce,chi carne. Noi continuiamo a camminare sino ad arrivare sulla via principale. Ci guardiamo in giro e vediamo una grossa insegna di un ristorante che si chiama Resturant Fruits de Mer. Entriamo,ci fanno salire le scale per farci accomodare,ma quando chiediamo che vogliamo mangiare pesce,ci viene detto che non hanno niente. Continuiamo a girare e alla fine troviamo un piccolo locale dove mangiamo calamari e polpo accompagnato da insalata e patatine. Da bere solo acqua e coca cola. Chi ci serve è un ragazzo marocchino che vive in Spagna ad Almeria e che è li solo per le vacanze. Quando usciamo,ci chiede se abbiamo birra,vino o altri alcolici. Gli diciamo che siamo in giro con le moto,ci ringrazia ugualmente e ci saluta. Rientriamo in campeggio e finiamo la serata scolando l’ultima grappa sarda rimasta. 
09/01/13 Boujdour – Laayoune Plage km 214
Dopo un bel giro,una serata molto godereccia
 
Una bella giornata ci accoglie al nostro risveglio. Siamo molto vicini al mare e quando lasciamo il bungalow e ci avviciniamo alle moto vediamo che sono completamente bagnate dalla rugiada. Usciti dal campeggio ci fermiamo a rifornire e poi ci dirigiamo verso il centro per fare colazione. Per strada ci sono una moltitudine di militari che attendono gli autobus per andare in qualche postazione nel circondario. Dopo esserci rifocillati,in un piccolo negozietto vicino prendiamo qualche bottiglia d’acqua e qualche scatoletta. Oggi non dobbiamo percorrere una lunga tappa,ma meglio prendersi delle precauzioni sempre ed essere pronti per un eventuale bivacco. Per prendere la pista percorriamo appena 1 km e poi svoltiamo a destra ancora nel centro abitato e dopo aver percorso circa 700 metri intravvediamo sulla nostra sinistra che il marciapiede si interrompe per lasciare spazio ad una strada sterrata. Il gps mostra che questo è il punto giusto e Fabio da navigatore provetto si butta dentro. La carreggiata è stretta e molta sconnessa,ci sono tante pietre appuntite che di tanto mi fanno sbacchettare. Seguiamo la traccia ma in alcuni punti risulta poco visibile e ci costringe ogni tanto a tornare indietro e ricercare la strisciata giusta. In occasione di una di queste manovre,Fabio per colpa di un sasso è costretto ad appoggiare la moto a terra. Mi fermo e lo aiuto a rimettere in piedi la moto e ripartiamo. In lontananza vediamo che ci stiamo avvicinando a un gregge di dromedari. Con loro c’è il pastore che li controlla,ma purtroppo al nostro passaggio sentendo il rumore delle moto impazziscono è partono a manetta in tutte le direzioni. Vedo il pastore che corre a prendere il suo vecchio Land Rover e chissà se sarà poi riuscito a riprenderli tutti. Finalmente la pista a fondo pietroso si trasforma in un bel sterrato ed in presenza di un sampietrino enorme ci fermiamo. Cosa sarà questo ammasso di cemento squadrato da circa 2 metri cubi di dimensione??? Ci avviciniamo e scopriamo che è una vecchia balise di posizione messa qui dagli spagnoli quando occupavano questa zona. Leggendo si riesce ancora a vedere la presenza di una freccia che indica la direzione per Villa Cisneros che è il vecchio nome di quella che oggi è Dakhla. Ripartiamo e seguendo ancora la traccia dopo una trentina di chilometri incontriamo un vecchio fortino costruito nel periodo del conflitto del Polisario. Ci fermiamo ed entriamo a vedere. Ci sono punti di vedetta e avvistamento e una serie di corridoi aperti che portano in comunicazione i vari ambienti. Un opera gigantesca che dopo aver ripreso a camminare costeggeremo ancora per altri 30 km. Il fondo ora inizia ad essere più
sabbioso per la presenza di dune croissant che passano vicine. Passiamo nel mezzo e ci fermiamo su una dunetta a scattare anche qualche foto. Continuiamo a navigare sulla sabbia fuori pista perdendo completamente la traccia caricata sul gps. La sabbia è soffice e ci preoccupiamo di trovare un’uscita che ci riporti verso l’asfalto. Dopo una ventina di km ecco la lingua d’asfalto. Dovevamo uscire dalla pista nei pressi del nastro trasportatore della miniera di Bou Craa ma pazienza,sarebbe stato magari un azzardo continuare a sfidare la sabbia soffice.
Appena in asfalto Fabio mi fa cenno di affiancarmi a lui e mi dice se va bene se ci fermiamo a bere qualcosa visto che ormai la giornata motociclistica è terminata ed è da poco passata l’una del pomeriggio.
Troviamo un bivio che porta verso il mare e decidiamo di andare a vedere. Troviamo solo un villaggio di pescatori e null’altro.
Allora ritorniamo sulla strada principale e senza esitare andiamo a Laayoune Plage. Ci fermiamo in un bar posto sulla via principale.
Fa molto caldo perché il sole è forte e non c’è aria.Siamo in un posto molto trafficato perché qui ci sono una marea di aziende conserviere nel settore ittico. Pensate che tante delle scatolette di tonno,sgombri e sardine che mangiamo a casa nostra sono prodotte qui. Un via vai continuo di semirimorchi e container sfreccia senza sosta. Ci sono tanti bar vicini e ristoranti e tutti sono gremiti di persone. Un fuoristrada passa e suona il clacson e vediamo ancora i due tedeschi che sorridendoci ci salutano. Nell’immensità del territorio marocchino ormai è il terzo giorno che ci incontriamo. Rinfrescati dalle bibite fresche e abbronzati dal sole cocente,decidiamo di andare all’albergo. Per questa notte ci fermeremo all’hotel Josephina. Lo avevamo scoperto all’inizio del 2011 dove ci eravamo solo fermati a mangiare. Avevamo mangiato e bevuto benissimo e non potevamo fare a meno di fermarci qui. All’ingresso c’è ancora il guardiano di un tempo. Ci fermiamo,entro e chiedo una stanza. Il posto c’è e il capo totale ci dice di non lasciare le moto per strada ma di portarle nella veranda dove 2 anni prima avevamo mangiato. Entrati andiamo a dare i documenti e con il mio francese finto gli chiedo l’orario della cena e altre informazioni varie. Lui mi ferma e mi dice di non parlare francese perché lingua per lui razzista ma parlare spagnolo perché li prima c’erano gli spagnoli. Va beh,per anni sono andato in Spagna a trascorrere le vacanze e me la cavavo,proviamo!!!.
Saliamo in camera e visto che è presto faccio il bucato e mi faccio la barba che da giorni è incolta. La sera si avvicina e quando siamo arrivati abbiamo visto una vetrina piena di birre e questa sera finalmente possiamo riappropriarci del rito dell’aperitivo. Inizia un giro di birre violento e siccome al banco c’è il capo,iniziamo a parlare con lui solo  in spagnolo. Sarà per l’aiuto alcolico o forse perché bastava riprendere a parlare,ma vedo che mi faccio capire anche in spagnolo. Intanto al bar c’è un continuo avanti indietro di persone che vengono a prendere lattine di birra da portare via. Chi 10 chi 20,in un attimo la scorta della vetrina è ormai finita. Alcuni vengono e acquistano bottiglie di vino. Dopo 4 lattine di birra ciascuno,decidiamo di trasferirci al ristorante. Per mettere in chiaro subito le cose,prendiamo subito 2 bottiglie di vino,Fabio bianco ed io rosso.
Poi iniziamo con una insalata di polpo che non è buona,di più!!!
Fidatevi,ve lo dice uno che arriva dalla Sardegna e mi sono laureato in polpologia con 110 e lode. Poi questa sera decidiamo di esagerare e ci facciamo portare un chilo e mezzo di aragosta. 
Mangiamo senza lasciare neanche una chela e dulcis in fundo con il tasso alcolico già altissimo ci facciamo portare anche una bottiglietta di whisky per chiudere in bellezza.
A questo punto devo dire che non ricordo più nulla di cosa sia accaduto poi,ma in ogni caso siamo riusciti ad andare a letto.
E’ stata una serata pazzesca ma al Josephina non potevamo farne proprio a meno e poi dovevamo fare il test per inserire la struttura nella nostra personale guida “Gambero Rosso du Maroc”.

10/01/13 Laayoune Plage – Tan Tan Plage 375 km
Una giornata in andamento lento
 
 
Il
suono della sveglia alle 7 oggi non è tanto gradito. La serata di ieri ha lasciato il segno o meglio il peso del cerchione alcolico. Ci vestiamo con calma e poi sempre con calma facciamo colazione. Il segreto è fare in modo che il sangue ritorni a riprendere possesso del corpo al posto dell’alcool. Partiamo e l’aria fresca aiuta a continuare il risveglio che il doppio caffè non ha ancora dato. Arrivati a Laayoune l’ennesimo barrage di controllo,ma velocemente si riparte. Arrivati in centro ci dirigiamo in direzione Al Haggounia. Percorriamo circa 90 km di strada rettilinea e monotona intervallata da alcuni tratti invasi da sabbia finissima e soffice dove rischiamo di insabbiarci. Arrivati nel piccolo centro abitato trovare l’ingresso della pista non è semplicissimo perché si trova dietro a  una curva nascosta. Iniziamo una discesa che ci porta nel letto del fiume Hatunia per fortuna in secca. Dopo una ripida salita si apre una piana dove è ben visibile la pista da percorrere. Alla fine della salita c’è un fortino di
costruzione spagnola e ci fermiamo per entrare a vederlo. Davanti all’ingresso c’è una catena e quando proviamo ad entrare ci viene incontro un personaggio che non capiamo chi sia,di fatto vive comunque li.
Facciamo 2 chiacchiere con lui senza entrare e ripartiamo. Da li nella parte iniziale la pista è bella pietrosa per una decina di chilometri poi pian piano si apre sempre più fino a quando incontriamo le balise di posizione.
Da quel punto entriamo ancora su un’altra pista RPD (rally Paris-Dakar) che ci conduce sino ad As Sakn. In quel punto riprendiamo un’inaspettata nuova strada asfaltata che percorriamo per circa 35 km sino a quando riusciamo a ritrovare l’ingresso della pista tracciata su gps e roadbook.
Da li percorriamo una quarantina di chilometri di pista tutti uguali. Ci sono ripetuti avvallamenti,salite e tratti sconnessi che sembrano per quanto uguali creati dall’uomo,una noia infernale. Per fortuna arriviamo sull’asfalto che dopo 11 km ci farà arrivare a Sidi Akhfennir. Di fronte a noi un piccolo ristorante di pesce e visto che l’orario è quello giusto,perché non fermarsi a mangiare qualcosa. Pesce,calamari,verdura e patatine cucinati bene e con una spesa veramente irrisoria. Siamo seduti in veranda all’aperto e un fuoristrada suona e veniamo salutati. Ancora la coppia tedesca che per l’ennesimo giorno incontriamo. Prima di partire si ferma anche un camper di una coppia di nostri anziani connazionali con i quali ci fermiamo a parlare. Si riparte per percorrere ancora una novantina di km per giungere sino a Tan Tan Plage. La strada è abbastanza monotona e rettilinea ma almeno costeggia il mare. Durante il tragitto troviamo fermo il fuoristrada della coppia tedesca e ci fermiamo a chiedere se avessero bisogno di qualche cosa. Tutto ok ci dicono,questa è l’ultima volta che li incontreremo nel nostro viaggio. Finalmente Tan Tan Plage e dal gps ci facciamo guidare sino all’hotel Dubai. Dopo aver preso la camera facciamo un po’ di manutenzione alle moto. Fabio aggiunge olio,io controllo livelli e dovrei sostituire una lampada bruciata. L’ho portata come scorta ma peccato che si sia bruciata prima di montarla per le vibrazioni. Fabio mi dice di prendere quella che lui ha portato di scorta…..peccato che l’abbia persa!!! Va beh,andrò avanti solo con una. 
Dopo i lavori saliamo in camera e dopo esserci riposati e docciati decidiamo di uscire per andare a cena. A Tan Tan Plage non è che ci siano molti posti e finiamo in una bettola di mare a mangiare calamari fritti accompagnati da coca cola. A fine cena beviamo illegalmente senza farci vedere un cicchetto di whisky visto che avevo per caso nello zaino la bottiglia. 
Rientrati in albergo ci sediamo in veranda sino a quando non ci fanno mettere in sicurezza le moto parcheggiandole all’interno del bar. Fra un caffè e un altro cicchetto illegale il tempo passa sino a che arriva l’orario di andare a letto.
 
 
11-12/01/13 Tan Tan Plage – Agadir 410 km
Sidi Ifni,l’incontro con Raffaele e il parco giochi
 
 
Da oggi iniziamo l’ultima tappa nella quale faremo ancora dei percorsi offroad. Ormai precediamo anche la sveglia. Quando lei suona siamo già svegli. Dopo una finta colazione fatta in hotel partiamo ed in uscita dalla località di mare ci
fermiamo a rifornire. Quando arriviamo a Tan Tan rallentiamo vertiginosamente rispettando alla lettera il codice della strada fermandoci ad ogni stop appoggiando anche il piede a terra…..perchè ???
Memori del fatto che nel 2009 il vigile moralizzatore di Tan Tan,ad uno stop dove non era presente nessuna auto nel raggio di chilometri,ci mise una multa di 100 peperoni ciascuno perché non c’eravamo fermati e messo il piede a terra. Onde evitare spiacevoli inconvenienti meglio essere prudenti. In uscita dalla cittadina l’ultimo barrage militare che incontreremo durante la vacanza. Da li percorriamo ancora 40 km e poi su una curva vediamo l’inizio della pista. Inizialmente il percorso è impervio per via di canaloni irregolari formati dalle piogge. Comunque nel giro di una decina di chilometri lo sterrato migliora ed iniziamo a camminare meglio.
Scorriamo bene navigando la traccia ed iniziamo ad intravvedere in lontananza il mare. Ci fermiamo a fare alcune foto dove sfocia in mare uno dei tanti corsi d’acqua presenti. Ci sono tanti camper e qualche fuoristrada. Con tranquillità riprendiamo a camminare ma senza mai forzare il passo tanto oggi non abbiamo molta strada da fare. Ci fermeremo a Sidi Ifni che si trova intorno al chilometro 200 del nostro itinerario. Fra una sosta e l’altra e qualche tratto impegnativo arriviamo alla strada asfaltata. Ora manca solo la visita al relitto spiaggiato e poi possiamo andare a destinazione. Arriviamo al bivio e andiamo verso la spiaggia ma con immenso stupore il relitto abbandonato è stato portato via.
Da li ancora una quindicina di chilometri ci separano da Sidi Ifni dove arriviamo a fine mattinata. In questa cittadina ci siamo capitati per caso nel 2009 e da allora è diventata una tappa fissa nei nostri raid marocchini. E’ un posto mistico dove un’etnia mista vive senza problemi. E’ una località turistica ma non troppo,è difficile dare una definizione esatta ma se ci passi una volta è impossibile che non ci ritorni. Quando veniamo qui ritorniamo sempre all’hotel Belle Vue che si trova in un posto molto panoramico a picco sul mare. Arrivati parcheggiamo le moto ed andiamo a mangiare qualcosa sulla terrazza. C’è il sole e si sta benissimo. Passiamo qualche ora li per poi spostarci in camera. E’ presto e quindi visto la bellissima giornata e la presenza del balcone per stendere,faccio il bucato. Dopo mi metto sul letto e mi rilasso. Da li a poco sento bussare alla porta,vado ad aprire e vedo Raffaele. Ma chi è Raffaele???. Ci siamo conosciuti a Cagliari poco prima della partenza per i nostri rispettivi viaggi grazie a Planet Motors,la nostra officina Ktm in Sardegna. Siamo usciti qualche volta assieme e da subito si è creato quel feeling perfetto.
Raffaele è andato in solitaria sino a Dakar e via sms o via telefono siamo rimasti in contatto e c’eravamo ripromessi di vederci in Africa.
Sembra incredibile che ci si possa incontrare a così tanta distanza da casa ma nel mondo dei viaggiatori tutto è possibile.
Iniziamo a parlare di impressioni di viaggio e poi dopo esserci preparati usciamo tutti assieme a passeggio per il centro cittadino. Un continuo scambio di sensazioni,emozioni e storie di vita vissuta nel nostro girovagare. Raffaele è una bella persona,un entusiasta della vita che vive di semplici emozioni. E’ al suo primo viaggio in Africa con la moto e credo senza sbagliarmi che anche lui ha subito il contagio che ti cambierà per
sempre il corso della vita. Ci fermiamo a bere una spremuta in  un bar in centro e poi continuiamo a camminare senza meta sino a quando decidiamo di rientrare in hotel per cena. Prima il sacrosanto aperitivo a base di birra con noccioline e olive e poi ceniamo. La sera passa in maniera spensierata e decidiamo prima di andare a letto che domani faremo colazione con calma verso le 8. Passata la nottata inizia un nuovo giorno. La sala colazioni circondata da una grande vetrata ci fa vedere che anche oggi che è una bellissima giornata. L’oceano con il suo moto ondoso costante fa giungere alle nostre orecchie il suo classico rumore. La colazione in questo hotel è molto sfiziosa e ricca. Senza fretta ci prepariamo e partiamo tutti assieme.
Abbiamo da fare un primo tratto in asfalto per poi entrare sulla pista nei pressi di Anglou Plage. Dobbiamo fare rifornimento ma l’unico distributore che incontriamo è senza corrente e siamo costretti ad arrivare sino a Tzinit per riempire i serbatoi. Ritorniamo indietro sino ad Anglou Plage e prendiamo la pista. Ci
segue anche Raffaele ma quando capisco che inizieremo a trovare solo sabbia gli dico andare dritto e prendere l’asfalto per Agadir e di andare verso l’albergo che avevamo scelto scrivendogli il nome su un foglio. Con Fabio ci buttiamo nel “Parco Giochi” dell’ultima giornata. Sabbia e dune su un tracciato bello impegnativo. E’ la nostra ultima giornata di offroad e ci divertiamo tirandoci anche un bel culo. Siamo nel sabbione totale ed in alcuni punti ci sono solchi enormi e la sabbia è molle. Sarà che siamo super allenati o perché ormai abbiamo perso anche l’ultimo neurone che nulla ci può fermare. Anche se mi insabbio per ben 2 volte continuiamo senza esitazioni come se fossimo arrivati sul Lago Rosa al termine della Dakar. Una sensazione incredibile,siamo ormai alla fine del nostro rally. Ci fermiamo a rinfrescarci al campeggio di Sidi Wassay meditando di terminare il fuoristrada per prendere l’asfalto ma alla fine quando risaliamo in moto è sempre lo sterrato che chiama. Continuiamo ancora per altri 30 km all’interno del “Parco Giochi” e poi salutiamo definitivamente sabbia e sterrati per questo raid. Da li circa 50 km ci separano da Agadir. Si vede che stiamo andando in una località turistica frequentata e conosciuta,il traffico è impressionante,non eravamo proprio più abituati a questi flussi di auto. Arrivati ad Agadir ci fermiamo in un’area di servizio a fare il controllo finale alle moto prima del grande trasferimento verso Tangeri. Dopo i controlli ripartiamo e ci dirigiamo in hotel,Raffaele è già arrivato perché vediamo la sua moto parcheggiata. La sera passa veloce,rimaniamo in hotel a cenare e chiudiamo la serata al bar fra una chiacchiera e una risata.
13-14/01/13 Agadir – Tangeri Med 892 km
La giornata a El Jadida e gli incontri a Tangeri Med
 
Oggi iniziamo il trasferimento in  direzione Tangeri. Per la lunghezza del tragitto lo faremo in due giorni. Raffaele ci ha proposto di andare sino a El Jadida dove vive un suo amico che ci ospiterà per passare la nottata.
Partiamo dopo colazione per dirigerci verso l’autostrada che iniziamo a percorrere. La giornata nei pressi di Agadir non è fredda ma man mano che si va avanti ci sono dei punti con correnti di aria gelata e mi si congelano le mani. Per fortuna che poi il freddo inizia a mollare e dopo una sosta in un’area di servizio inizio a stare veramente bene. All’altezza di Marrakech usciamo dall’autostrada e da li ci sono ancora 175 km che ci dividono dalla nostra meta. Il tempo velocemente muta e una leggera pioggerellina ci accompagna per gli ultimi 30 km. Arrivati a El Jadida Raffaele si ricorda la via dove abita il suo amico e ci dirigiamo verso casa. Arrivati li conosciamo Luciano. Cagliaritano che da 12 anni vive in Africa. Ha girato fra il Senegal,Mauritania ed ora vive in Marocco. Parcheggiamo le moto nel cortile di casa,ci cambiamo e siamo pronti ad Uscire. Partiamo prima a piedi e poi con il taxi arriviamo nei pressi del porto. Arrivati li veniamo portati a mangiare in un posto bellissimo,siamo arrivati dagli arrostitori del pesce. In uno stabile fatiscente ci sono delle bancarelle con ogni ben di dio. Tu devi scegliere e loro poi cucinano. Mangiamo Sardine,polpo fritto e altri pesci bevendo coca cola o acqua. Una mangiata incredibile e Luciano facendo gli onori di casa paga per tutti noi. Al termine veniamo portati a fare un giro a piedi per la cittadina. Visitiamo la vecchia città portoghese,poi ci fermiamo nel bar più antico del posto e poi ci addentriamo nel suk. C’è un gran casino ma è tutto bello,Raffaele fa acquisti ma la trattativa sul prezzo la conduce Luciano. Durante la passeggiata faccio una marea di domande a Luciano su come si stia in Marocco da italiano. Lui mi risponde che qualche anno fa era rientrato in Italia e dopo qualche mese è ritornato in Africa perché sentiva che il nostro stivale non era più casa sua. Ha fatto diversi lavori prima nel settore ittico ed ora si è buttato nell’edilizia. Dopo qualche ora ci raggiunge anche un altro ragazzo sardo che vive li Mauro (Arret). Un personaggio simpaticissimo col quale andremo a bere qualche birra a Sidi Bouzid.
Ci racconta di tutto sulla sua vita marocchina,ha assieme ad un socio un negozio d’abbigliamento per marocchini e se gli chiedi anche a lui se pensa di ritornare in Italia ti dice no. Dopo qualche ora ritorniamo a El Jadida perché Mauro deve ritornare per chiudere il negozio. Ci riporta a casa di Luciano per un attimo e poi ci accompagna a mangiare e se ne va.
Stasera
si mangia carne alla grande,tutto buono e anche in questa occasione non riusciamo a pagare niente. Dopo cena rientriamo a casa e rimaniamo a parlare e guardare vecchie foto di Luciano della sua vita in Africa.
Pensate che quando stava in Senegal ha ospitato più volte a casa sua il grande Fabrizio Meoni con famiglia e staff. Dopo qualche ora andiamo a dormire. L’ultimo giorno in Marocco si apre con una buonissima colazione in un bar pasticceria nei pressi della casa. Rientriamo per terminare di prepararci e poi salutiamo Luciano che sicuramente torneremo a trovare in occasione di un prossimo viaggio.
Verso le 9 e 30 del mattino lasciamo El Jadida avendo ancora da percorrere 480 km. L’autostrada è monotona ed interminabile,solo qualche sosta spezza il trasferimento. Durante un rifornimento in un’area di servizio un ragazzo italiano mi chiede dove eravamo stati. Iniziamo a parlare e mi dice che lui con altri 8 equipaggi sono stati a fare fuori strada nel sud del Marocco con sette Citroen  2 CV e una Ami 8…..mitici!!!
Verso le 14 e 30 arriviamo a Ksar Seghir l’ultimo centro abitato prima del porto di Tangeri Med. Dobbiamo spendere gli ultimi peperoni che abbiamo in tasca prima di salire in nave. Riempiamo i serbatoi delle moto e ci fermiamo a fare l’ultima mangiata di pesce marocchina.
Con molta calma ci avviamo verso il porto. Arrivati a destinazione bisogna disbrigare le operazioni portuali. Prima il controllo biglietti e poi dogana. Nell’andare verso la dogana Raffaele incontra Fabrizio un motociclista Bresciano conosciuto in Senegal. Partiamo tutti assieme ed entriamo nell’area di non ritorno. La moto di Fabio viene passata nel mega scanner,mentre la mia e quelle degli altri amici vengono fatte parcheggiare da una parte per un controllo. Si avvicina un poliziotto che mi guarda e alla fine mi dice di andare mentre a Raffaele e Fabrizio gli chiede di aprire le borse laterali.
Arrivati in prossimità dell’imbarco ci fanno posteggiare davanti a tutta la fila. Dopo un attimo arrivano anche Raffaele e Fabrizio. Il sole ormai sta calando e mi sono seduto su un muretto. Da lontano sento una voce che chiede: chi è Paolo???
Mi avvicino e vedo Simone (Smontic) che è li con il suo Unimog con a seguito un carrello con 7 moto. Non mi aspettavo proprio di incontrarlo,sapevo che doveva prendere il traghetto il 12,ma la nave che doveva prendere è stata soppressa.  E’solo perché le persone che hanno fatto il viaggio con lui sono rientrate in aereo. Di persona non ci conosciamo,ma più volte ci siamo scambiati delle informazioni via mail. Lui è un grande viaggiatore e ora ha fondato insieme alla fidanzata un’associazione sportiva Stepsover con l’intento di organizzare viaggi al di fuori delle rotte abituali.
Iniziamo a scambiarci un sacco di informazioni e impressioni sui viaggi che abbiamo fatto. Andiamo al baretto del porto tutti assieme a bere alcuni the caldi e poi finalmente saliamo in nave. Sul traghetto ci incontriamo tutti e al bar passiamo la serata sino che la nave parte e poi ci ritiriamo in cabina.
 
15-16-17/01/13 Tangeri – Genova 
La mini crociera e l’arrivo in Italia
 
Il viaggio di rientro verso l’Italia è lunghissimo. La nave che nel suo tragitto fa sosta a Barcellona,dovendo necessariamente arrivarvi di giorno. Per questo motivo sino allo scalo intermedio procede a velocità ridotta e quindi la traversata si allunga di una notte. Tutti noi l’abbiamo chiamata la mini crociera.Il traghetto è praticamente vuoto,poche persone marocchine e un po’ di viaggiatori tornano a casa. Il viaggio in ogni caso è stato bellissimo perché molto piacevole per la compagnia. Simone è una persona divertentissima e viaggiatore molto competente con il quale è un piacere scambiare e avere informazioni. Fabrizio è un altro fulminato dall’Africa che conosce molto bene la via per Dakar. Alla fine abbiamo condiviso mega aperitivi,pranzi costosissimi al self-service e cene con le scatolette offerte da Simone. Abbiamo guardato foto e video delle nostre scorribande e versato fiumi di parole parlando sulla passione che ci  accomuna. Ma come tutte le cose belle una vacanza deve purtroppo avere anche una fine.
Il 17 mattina la nave arriva in porto a Genova e fra qualche fiocco di neve sbarchiamo e ci ritroviamo tutti assieme per scattare quell’ultima
foto di quel gruppetto di sparuti viaggiatori che anno condiviso il viaggio di ritorno in Italia. Simone ci saluta,poi è la volta di Fabrizio. Fabio attende ancora una buona mezzora per vedere se smette di nevischiare. Alla fine ci saluta anche lui e si incammina verso Prato. Raffaele ed io passeremo ancora una giornata assieme con un altro traghetto da prendere e altri 250 km da percorrere.
Grazie a tutti per tutto,non riesco ancora a capire se sto vivendo un sogno e mi devo svegliare o se ho vissuto realmente una grande avventura. 
 
 
 








 



 


 





















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