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MAROC DREAM 2013

Rally_dei_Faraglioni
  • Diario di bordo di Rally_dei_Faraglioni Inserito il 05-05-2013
  • Destinazione Marocco
  • Quando Dal 14-03-2013 al 10-04-2013
  • Avventura in: Moto
Diario di bordo
 
- 14/3/2013 Partenza da casa a Buttigliera Alta (TO) alle 9. Il viaggio però inizia quando si entra nella nave, a bordo, oltre la murata della nave non si è più in Italia. Dopo poco siamo appoggiati alla balaustra di poppa del traghetto mentre guardiamo l’imbarco dei furgoni stracarichi che solo gente di grande esperienza riesce a fare. Allestimenti spettacolari. Tre ore di ritardo e la nave si stacca dalla banchina.
Facciamo subito conoscenza con quattro motociclisti, di cui uno, Gaetano, ha una bellissima Transalp 600 modificata rally Boano. Si fa presto a prendere confidenza, ci si racconta le esperienze e il tempo passa veloce.
 
- 16/3. Teoricamente saremmo dovuti arrivare verso le 13, in pratica siamo sbarcati alle 17 e questo significa essere arrivati con il buio. Notte nel “campeggio” di Larache a 2 km dall’uscita dell’autostrada. Tangeri Med – Larache 128 km.
 
- 17/3. Durante la notte piove, sarà un presagio negativo? No, è solo pioggia. Larache - Agadir, tappone noioso e notte in un campeggio di stanziali modello condominio in orizzontale, 731 km (con i tassellati…).
 
- 18/3. Stamattina piove a dirotto, acquistiamo cibo, una Telecarte per telefonare dai telefoni pubblici e una SIM locale, gli carichiamo 100 Dh e poco dopo ci arriva un messaggio che dice “siete fortunati, avete vinto (gratis) una ricarica da 700 Dh”!
E’ arrivata l’ora del battesimo del fuoco! Mamma mia, 35 km di off road da Sidi-Oussai a Aglou-Plage. Pista di sabbione lungo il mare, qualche “appoggiatina” e via. Notte a Sidi-Ifni in campeggio, 201 km totali. 
 
- 19/3. Off road di 115 km, Foum-Assaka - Plage Blanche - Aoreora - Nottia e asfalto. Iniziamo la cavalcata sulla spiaggia con la bassa marea, sembra di essere in un documentario, le onde che iniziano a frangere da lontano, stormi di gabbiani, paesaggio bellissimo e contesto ancora meglio.
Poco prima di Aoreora notiamo una massa scura in lontananza, è una balena di almeno 10 metri di lunghezza in fase di putrefazione, ci assale una sensazione di tristezza, un essere grande e fiero ridotto a un ammasso molliccio e maleodorante, povera balena.
Passiamo oltre il fiume che porta all’interno verso Nottia e proviamo a correre verso Cap Draa ma l’alta marea incombe, si sprofonda sulla sabbia bagnata e si sente il motore che sforza. Decidiamo di tornare indietro e risalire il fiume. Fango e acqua a gogò.
In una pozza scura, Gabriele passa quasi planando, io non proprio e vado giù fino ai mozzi. Guardo come fare per uscire e vedo una notevole quantità di olio scorrere insieme all’acqua dalla moto in poi, orrore, sarà mica olio che fuoriesce dalla moto? No, sono sabbie impregnate di petrolio! Ad un certo punto, in prossimità di un restringimento dell’alveo troviamo un ripido passaggio che porta sull’altopiano. Meno male, non finiva più.
Un appunto, all’uscita di Tan Tan direzione El Ouatia, c’è una rotonda con l’immissione regolata da uno Stop praticamente invisibile di notte e, casualmente, poco dopo un posto di blocco della polizia. Se non ci si ferma mettendo giù i piedi, come ai cartelli “Alt” della polizia, sono problemi. Naturalmente, io non l’ho visto e non mi sono fermato…
Notte a El Ouatia nel campeggio Atlantic, deserto anche lui come il Sahara. Si campeggia sulla spiaggia con il rumore delle onde che sembrano entrare nella tenda, cena in paese e telefonata fiume a casa (certo che la Telecarte, 50 Dh e parli 55 minuti con l’Italia, è troppo forte). Il mattino dopo, rimozione dei fanghi oleosi e pieno da un distributore “privato”, 196 km totali.
 
- 20/3. A 30 km da El Ouatia, dopo l'oued Chebeika svoltiamo verso Abetteh 
in direzione Sud Ovest. Se non facciamo tardi magari arriviamo a El Haggounia con la “Grand Piste” che segue la valle dell’oued… Haggounia. Peccato, la grand piste l’abbiamo trovata troppo tardi. Proseguiamo verso Sidi Akhfennir su una strada nuova. Passiamo la notte a Foum Agoutir nel parcheggio del parco naturale con la promessa al guardiano di levare la tenda entro le 8. Non male, 2 Dh a testa, 288 km.
 
- 21/3. Alle 8, pane ancora caldo dal guardiano e consigli su cosa fare e non fare nel deserto. A 8 km da Foum Agoutir, verso Sidi Akhfennir, sulla destra in direzione Sud troviamo la pista D2 tomo 3 Gandini.
Attraversiamo il grande catino della salina Sabkhat La' cal fino a Khaoui N'am, tratto lungo ma bellissimo, a parte la risalita dal catino, ripida, con fondo molle, solchi e relativo insabbiamento (sempre io).
Senza
riferimenti recenti, e, visto che praticamente non percorre più nessuno le vecchie piste dei nomadi, pascolando e aggirando, anche per vari chilometri, erg vagabondi e dune croissant siamo arrivati a El Haggounia.
In queste situazioni, visto il contesto, si prende atto che se non si ha un minimo di esperienza di navigazione, di viaggio off road e di capacità di restare calmi e ragionare, è meglio evitare… Nel deserto o posti analoghi non si improvvisa nulla.
Il militare incaricato dei controlli, come ci vede, si matte a sbracciare, ci guardiamo in giro e non vediamo nessun altro. Andiamo da lui ed eccitatissimo dal nostro arrivo (avrà pensato; finalmente un po’ di compagnia) ci dà il benvenuto, dice di rimanere e di non preoccuparci per la cena e il dormire perché c’è lui e noi siamo suoi ospiti.
Ammirevole, accoglienza spontanea e senza alcun interesse, ha perfino telefonato la moglie per dirgli che c’erano due italiani e l’ha passata a Gabriele per i saluti. Strano vero? Possibile che tutto ciò esista ancora?
Curiosità, per la prima volta, abbiamo assistito al cerimoniale del salamelecco all’ incontro tra due conoscenti e del saluto di un giovane ad un anziano con un bacio sulla fronte. Off road 150 km.
 
- 22/3. El Hagounia – Dakhla. Dopo la colazione insieme a tutti gli abitanti del paese, 6 persone, siamo partiti verso Dakhla.
Asfaltone, prima con erg da aggirare appollaiati sull’asfalto e poi mono tono.
In serata arriviamo nel campeggio a 4 km da Dakhla. Il gestore ci riconosce, fa che darci la stessa (del 2012) camera doppia da 80 Dh e ci permette di entrare nel motel con le moto. 625 km.
 
- 23/3. Dopo le provviste e il pieno di carburante più scorta da 5+5+2 litri, partiamo. A 80 km da Dakhla svoltiamo verso Imlili, ogni tanto troviamo dei cartelli con la scritta, pericolo, zona minata, non uscire dalla pista. Procediamo cauti e poco dopo intercettiamo la RPD1 (Rally Paris Dakar) verso Sud Sud Est. Si procede bene, le grandi balise infondono sicurezza. Al tramonto, in un momento di euforia da sabbione, prendo il volo, entro subito in stallo e piombo goffamente a terra. Non potevo fare di meglio, batto proprio la spalla destra, che da tempo mi tortura per bronzine usurate e relativi grippaggi degli snodi.
E’ ormai sera e dopo 109 km di off road bivacchiamo. Il vento teso ci obbliga a mettere le moto sopravento e legare la tenda alle moto. Tra il vento che scuote la tenda e il dolore maligno alla spalla, passiamo entrambi, causa mia, una notte insonne.
- 24/3.  Ci alziamo prima del levare del sole, mattina glaciale, e causa il vento, non si riesce neanche a usare il fornelletto per la colazione!!!
Dimenticavo di dire che siamo autonomi anche per cucinare, e che il mio bauletto da 52 litri è adibito a deposito viveri, cucina e stoccaggi vari, guide, maglie per la sera, acqua, beauty, carta igienica e il giornale (giornale: tovaglia usa e getta per viaggi in moto).
Ripartiamo, dopo circa 25 km incontriamo una base di tecnici addetti a carotaggi (zona da uranio) che ci invitano a colazione e si offrono di fare insieme a noi i 40 km di pista verso il mare. La spalla è ko, il Diclofenac fa il suo dovere e allevia il dolore, ma, nonostante questo, accettiamo, anzi accetto, e quindi non proseguiamo fino a Lamhiris, con gran incazzatura di Gabriele. Che bello, mi si rompe anche il perno di ritenuta molla del cavalletto.
Dopo 66 km dal bivacco troviamo l’asfalto con il cartello 211km per Dakhla. Da Dakhla a Dakhla 385 km di cui 175 off road. Solita camera nel motel del campeggio di Dakhla. Finalmente dormiremo.
 
- 25/3. In ogni viaggio, almeno uno dei due è baciato dalla sfortuna e si prende qualcosa di intestinale… Quest’anno è toccata a me e inizio con fermenti lattici o come li chiamano qui “ultra lievito” e Ledeparina alla bisogna. Cerchiamo un saldatore per riparare il cavalletto e lo troviamo anche molto bravo, ha ricostruito il piccolo perno come avrebbe fatto un dentista.
Per causa mia non percorreremo la pista da Bir Anzarane ad Assa e questo condiziona non poco l’umore di Gabriele. Risaliamo quindi lungo la costa fino a Boujdour, dove pernottiamo in camera nel campeggio.
Per cena, in paese acquistiamo la carne da un macellaio e poi, come si fa di solito la facciamo cuocere al “ristorante” e, finito di cenare, il locale chiude… Secondo noi, se avessero avuto una bottiglia di spumante avremmo sentito un gran “PLOP”. 362 km.
 
- 26/3. Stamattina, un giretto nella zona pubelle (dire immondizia mi sembra una cosa…) ci conferma che c’è sempre qualcosa di utile da reperire. Infatti, abbiamo trovato
i bottiglioni vuoti dell’acqua che ci mancavano per la benzina di scorta necessaria per la tappa Smara - Assa.
Oggi Boujdour – Smara, questa è una tratta in mezzo al nulla, chilometri e chilometri senza riferimenti e una luce diffusa da sonnolenza acuta.
Al momento dell’arrivo a Smara, tutto cambia, 30.000 persone in mezzo al deserto che vivono (detto da loro) di commercio e senz’altro anche per la presenza dei militari.
Il pomeriggio, nel bar dismesso dell’ hotel Amine di Smara ci prepariamo per una tappa lunga. Ogni moto carica, 4 contenitori da 5 litri di benzina (ex bottiglioni dell’acqua) che sommati ai 23 del serbatoio più i 2 della bottiglia di Coca Cola rizzata nella parte posteriore sinistra, fanno 45 in totale, 8 litri d’acqua e viveri per almeno 3 giorni.
Il gestore dell’albergo ci dice che quest’anno sono passati di lì “plusieur de moto”, io gli chiedo combien e lui risponde 4 (noi compresi), ci chiede se conosciamo Fabio e Paolo che erano stati lì a gennaio e ci dice di salutarli.
Sapendo che arrivavamo da Boujdour, vista la scorta di carburante, ci dice che Tan Tan non è così lontana da portare tutta quella benzina. Noi gli diciamo che andiamo ad Assa percorrendo le piste, non a Tan Tan. Non l’avessimo mai detto, ha fatto su un casino per non farci andare da soli, ha anche telefonato alla police che gli ha detto che è vietato e che se succede qualcosa non ci vengono ad aiutare. Di tutto di più, predica inclusa.
La sera, forse per il mercato e la diminuzione della temperatura (36°C nel pomeriggio), le strade si sono riempite di gente, proprio una folla in mezzo al deserto. 416 km.
 
- 27/3. Visto che il latte per la colazione (acquistato la sera precedente) era inacidito, scendo al bar, chiuso, vado a vedere se le taniche benzina hanno tenuto e, sorpresa, sotto le moto due pozzanghere di benzina color giallo evidenziatore (il colore delle borse con i contenitori), da quel giorno, anche le sacche nere, e specialmente il loro contenuto hanno puzzato di benzina.
Altro giro nei punti immondizia per cercare altri bottiglioni dell’acqua integri. Altra sorpresa, essendo molto ricercati per il tappo a tenuta perfetta, i bottiglioni sono introvabili. Un avventore, prova compassione e capendo la situazione ce ne procura quattro nuovi! Travasiamo, ricarichiamo le moto e finalmente partiamo.
Il pomeriggio, a Jdiriya, 3 case, nessuno in giro e 39,4°C all’ombra, il militare ci chiede i documenti e ci indica le direzioni con il braccio e la mano di taglio, Al Mahbas a Est, Labouirat a Nord Est e Guelmim a Nord. Guelmim??? Alla nostra domanda di quale è la pista per Labouirat egli ci ripete la scenetta delle direzioni… Ringraziamo, ci arrangiamo e poco dopo la troviamo.
In tutto il tratto di off road abbiamo incontrato solo un ragazzo con alcune capre e un cane, incredibile che ci siano ancora delle realtà così.
Prima di sera un bel traverso doppio mi modifica un paramani, il leggio e il carico. Altro bivacco sulla linea di confine con il Sahara meridionale, ore 19,30 tutti a nanna. 121 km di off road.
 
- 28/3. Dopo un bivacco si è sempre un po’ eccitati e a volte il sole non parla chiaro, e così, abbiamo preso per sbaglio (colpa mia) una pista che alla lunga virava verso M’Sied in direzione Ovest Nord Ovest. Dopo un po’ di chilometri Gabriele mi dice che siamo troppo a Ovest, e così, puntando a Est pieno siamo ritornati sulla pista giusta. Abbiamo anche dovuto aggirare un oued sabbioso con una deviazione di non pochi chilometri. Una bella pietra sotto la sabbia fa scartare l’anteriore verso destra e la moto atterra battendo come un maglio sul mio polpaccio sinistro, bene, così almeno finirò di lamentarmi solo della spalla.
Prima di Labouirat incontriamo dei lavori in corso, stanno costruendo una pista nuova che collegherà Labouirat con Jdiriya. Tra poco la pista storica sarà solo più un ricordo.
La sera arriviamo ad Assa e andiamo all’albergo Nidaros costruito da una famiglia tedesca e ora gestito da locali. Il petit taxi, una storica Peugeot 404, utilizzato per andare a cena in centro al paese, era veramente un rottame vagante, tremendo, con rumori da pelle d’oca. 201 km di off road. In totale, da Smara ad Assa 494 km.
 
- 29/3. Visto il polpaccio gonfio come un pallone e nero come una melanzana, decidiamo, sempre con gran dispiacere per Gabriele, di percorrere la tappa Assa – Foum Zguid sull’asfalto.
Al campeggio prendiamo una camera, che più che una camera è un forno guarnito di cimici e pappataci.
Il pomeriggio, seduti fuori da un bar nella piazza centrale, davanti a un
cafè au lait e a una pasta fritta (cafè au lait… roba da rudi nomadi) ci rendiamo conto di quanti turisti belli, freschi e puliti passino di qui. A Foum Zguid si è ritornati al presente…
La sera, aspettando che il “ forno” raffreddasse abbiamo cenato con risotto in busta e olive piccanti, parlato del futuro e discusso su (eventuali) futuri viaggi. Il mattino seguente il gallo del campeggio ci ha deliziato con il suo canto mentre facevamo colazione, sì, un po’ va bene, ma poi… 366 km.
 
- 30/3. Il giorno di Pasqua! Oggi Foum Zguid – Tagounite per la pista straciottolosa e strabattuta che passa sul lago Iriki. Prima dei sabbioni finali in prossimità di Mhamid, incontriamo nove Toyota con 36 turisti olandesi non più tanto giovani. Appena ci vedono si mettono a far foto come se avessero visto dei fantasmi sbucare dal nulla rovente. Ci danno acqua fresca e ci chiedono di tutto. Quando poi si accorgono che siamo padre e figlio vanno in brodo di giuggiole...
Questo, a riguardo del “padre e figlio”, succede spesso, e ogni volta mi fa pensare quanto sono fortunato di poter passare tutto questo tempo e specialmente fare questi viaggi con mio figlio Gabriele.  Bello, mi è piaciuto questo momento.
La sera a Tagounite in albergo, 60 Dh per la camera doppia.
Da un macellaio, quasi che finisce in rissa, ci faceva pagare la carne il doppio di quello che un locale ci aveva detto. Naturalmente, abbiamo trattato e poi ceduto come al solito, siamo andati al ristorante per la grigliata e lì abbiamo conosciuto una ragazza italiana, Cristina, che parla l’arabo e vive a Tagounite. 153 km di off road e 163 totali.
 
- 31/3. Tagounite – Tizi Tazazert. Verso Nord, prima di Zagorà, a Tamegroute imbocchiamo una scorciatoia che porta al Tizi Tafilalet e, dire che è una pista dimenticata dagli uomini è dire poco. Tutto un oued di pietroni. Finalmente la vera pista, e dopo 75 km di off road l’asfalto. Proseguiamo fino a poco prima di Nekob dove prendiamo uno dei due imbocchi che portano alla pista che sale al Tizi Tazazert. Naturalmente per analogia con il mattino, il primo tratto è un’altra pista dimenticata dall’uomo ma stavolta tutta di scalini di pietra. Imbocchiamo la via principale e ci accorgiamo subito che è stata resa più soft per favorire il turismo. Vabbè, da ora il Tazazert sarà un po’ meno mitico nei nostri ricordi. Ci fermiamo quasi in cima in un mini “albergo” gestito da una famiglia di ex nomadi locali. Ci riconoscono e ne siamo contenti, passiamo una bella serata, al freddo ma in compagnia di altri avventurosi (in 4x4). Dimenticavo, il riscaldamento era a vin rosè. 112 km di off road di 151 totali.
 
- 1/4. Tizi Tazazert – Alnif, 83 km di pista noiosa e ripetitiva con saliscendi e oued infiniti, una vera pizza marocchina. Proseguiamo fino a Tinherir, camera in campeggio, 200 Dh, l’umidità relativa molto vicina allo zero e il vento teso asciugano i panni del bucato in mezzora.
In serata arrivano alcuni 4x4 inglesi, bellissimi e attrezzatissimi, molle e ammortizzatori gialli, sedili da corsa, ancore, piastre, bussolona  su supporto cardanico e computer Toughbook da Navy Seals… Chissà dove andranno, glielo chiedo ma camminano a tre metri da terra e non mi considerano. Freddezza inglese o pochezza di spirito? Totale 159 km.
 
- 2/4 Oggi i torcibudella rompono veramente! Proseguiamo impavidi fino a
Tazenal ma all’imbocco della strada per Aoulouz, incontriamo tre ragazzi  modello Kappone Adventure che ci informano che la pista in montagna è interrotta da voragini con acqua da torrente.
Curiosità, sono gli unici motociclisti incontrati in tutto il viaggio.
Proseguiamo fino a Taliouline e pernottiamo in camera nel campeggio storico in centro al paese. E’ un po’ sul va là che va bene ma ha l’acqua calda e un lupacchiotto cucciolo di nome Rex. Km 343.
 
- 3/4. Da oggi, freddo con pioggia battente e gelata. Stamattina, lungo la strada per il Tizi-N-Test eravamo seduti sotto un albero di argan in attesa che il tempo migliorasse (non avevamo indossato l’antipioggia), ad un certo punto, nella foschia si è materializzata una figura nera, man mano che si avvicinava abbiamo capito che era un motociclista. E’ Sergio Freschi, un “grande viaggiatore” solitario al ritorno dalla Mauritania. Tanto per dire, ha una Guzzi 850 con 380.000 km ed esperienze da vendere. Tizi-N-Test, nebbia fitta, pioggerellina, 3°C e fango sulla strada, questo è l’inizio del viaggio di ritorno. La sera, congelati, a Moulay Brahim bussiamo alla porta di un grande e sfarzoso
albergo, sembrava di essere sulla scena del film Shining, l’Overlook hotel marocchino era vuoto, c’era solo il gestore. 300 Dh la doppia.
 
- 4/4. La via del ritorno ci riserva un tempo da capo Nord, non da Africa!
Il mal di pancia e le relative fermate d’obbligo oggi la fanno da padrone. Purtroppo devo ricorrere al miracoloso antibiotico per infezioni intestinali Rifaximina. Tra l’altro, i medesimi medicinali venduti in Italia (non gli equivalenti), in Marocco costano meno. Considerazione semplice ma non banale… La sera, a Oued Zem, durante il rifornimento e sotto il diluvio, una voce marocchina ci dice, heila, di dove siete? Noi rispondiamo di Torino e lui replica; anch’io sono di Torino… L’ennesimo ragazzo che, vista la crisi economica in Italia, sta preparando il ritorno in Marocco. Anche lui si è offerto di aiutarci per l’albergo e per reperire due bottiglioni da 5 litri di olio di oliva buonissimo. Si, forse siamo un po’ atipici, o come si dice, fuori dagli schemi in quanto a souvenir, ma a noi, piace.
A cena, capiamo quanto in più lo straniero paga per mangiare al ristorante. Tre zuppe Harira, tre pani con ciccioli e cipolle, tre dolcetti e tè doppio per ben 20 Dh (1 Euro = 10.85 Dh). Non importa, il Marocco è sempre bello. 560 km da Taliouline a Oued Zem.
 
- 5/4. Oued Zem – Larache. Tappa senza storia, acquazzoni, vento da fine del mondo e autostrada. La sera, al campeggio di Larache, montiamo la tenda dentro quello che era il gabbiotto dell’accoglienza ora in disuso, di quando il campeggio era un vero campeggio. 397 km.
 
- 6/4. Arrivo al porto di Tangeri Med. Maledizione, per variare la data del ritorno con biglietto del traghetto acquistato per via telematica, lo si può fare solo per via telematica! Cerchiamo un Internet cafè e iniziamo la trafila. Peccato che è sabato e si deve fare tutto con il call center di Napoli (fortunatamente avevamo ancora del credito dai 700 Dh vinti). Richiesta scritta della variazione e del preventivo di spesa, inviare una mail per accettazione del costo aggiuntivo con i dati della carta di credito, inviare fax o scansione della carta di credito e di un documento di identità, attesa di confermata transazione e stampa dei nuovi biglietti. Non male vero? Dobbiamo però attendere fino a lunedì 8 aprile con partenza alle 23.
Pernottiamo in un alberghetto niente male lungo la statale che porta a Tangeri, anche qui ci riconoscono e ci fanno lo stesso prezzo dello scorso anno, 200 Dh la doppia.
 
- 7/4. Vacanza! Oggi turisti, gran grigliata a pranzo, dormitina al sole. camminata lungo la spiaggia, te sul terrazzo fronte mare e la sera… pesce. Evvài. Dura la vita del turista…
 
- 8/4. Altra grigliata, ultimo te e via al porto. Siamo i primi, poco dopo arriva Sergio, l’Anima Guzzista e poco dopo altre due combriccole in moto. Due ragazzi toscani di Lucca, Marco con un BMW alla Gaston Rahier e Gianfranco con una Transalp. Gli altri, Paolo, suo fratello Franco e Andrea tutti in BMW. Abbiamo passato i due giorni (e tre notti) tra racconti, discussioni e risate alla grande. E’ stato veramente bello.
Ci siamo dati appuntamento a giugno per l’incontro “grandi viaggiatori” a Maiano vicino a Udine e speriamo che non sia finita lì.
 
- 11/4. Arrivo a casa alle 11. Km totali 6.763 di cui 1.265 off road.
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