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krka enduro

ughetto
  • Diario di bordo di ughetto Inserito il 21-05-2014
  • Destinazione Croazia
  • Avventura in: Moto
  • Viaggio organizzato da TRXRAID
Hard, medium o soft?

Nella vita ci vuole un po’ di tutto, la felicità è trovare la percentuale meno sbagliata tra tutte le componenti. Un po’ di birra chiara fresca e dissetante ma anche una Guinnes ogni tanto, non solo vino Nobile di Montepulciano ma anche del fresco Cerasuolo… non so perché mi vengono solo esempi alcolici o forse lo so, comunque passando ai tasselli mi piace alternare del facile sterrato ai tratti più impestati.

Aspettavo di tornare in Croazia per il Krka Raid da quando l’avevo visto nascere partecipando nel 2011 alle ricognizioni per la prima edizione. Ero stato benissimo: si andava in moto tutto il giorno, si lavorava con i GPS (per cui si procedeva rapidamente e mirati sulle direzioni da prendere di volta in volta in un territorio dove è più facile trovare lo sterrato che l’asfalto), poi la sera ci si dedicava alla carne alla brace che toglieva la polvere dal gargarozzo ed un vinello che toglieva la fatica dalla testa, intrattenuti dai racconti sul Motomondiale del secolo scorso di Darko, una volta pilota e quindi concessionario di Sibenico, presidente del moto club locale e uno dei principali artefici dell’iniziativa.

Insomma bei ricordi, indimenticabili come il panorama che si ha sulla costa dalmata quando si rientra dall’interno scendendo dai rilievi che degradano sul mare sempre più verticalmente. Allora la sensazione era stata letteralmente quella di planare su Primosten, da sempre campo base del raid, e non vedevo l’ora di provarla di nuovo. Per inciso, Primosten è stata fondata dai Romani col nome di Capocesto, e dall’alto si evidenzia bene la forma delle due prominenze rotondeggianti nel mare che hanno ispirato la denominazione.

Il Krka è nato per essere una cavalcata turistica, rilassante, con un percorso scorrevole, adatto ai bicilindrici e a quanti volessero conoscere il territorio guidando fuoristrada. I sentieri sterrati qui hanno ancora evidente il senso antico di collegare i paesi, e le strade bianche sono, appena girato l’angolo dalla evoluta costa all’europea, quasi sempre il modo per spostarsi tra i centri più piccoli. Ma, si sa, c’è l’endurista da passeggio e lo sportivone, se proprio vogliamo ritenere che l’agonista le cavalcate le snobbi.

A questi secondi bisogna dare delle difficoltà, e con le edizioni i tratti hard, rinominati classic enduro, sono aumentati fino ad arrivare all’edizione 2014 in cui si introduce una novità che speriamo faccia scuola, la ulteriore suddivisione dei gradi di difficoltà in easy, medium e hard. Altra novità la progressiva “europeizzazione” del parco iscritti, così nel 2014, chiuse le iscrizioni poco oltre i 300 partecipanti per non rendere ingestibile una manifestazione che si dipana ormai su due giornate da 200 km, gli italiani sono poco più di 60 e gli altri si dividono tra tedeschi, austriaci, svizzeri, qualche sloveno e croato.

Volevo tornare con una paciosa maximonocilindrica per gustarmi da turista il percorso soft, che anche stavolta poi si è dimostrato niente affatto noioso o banale, ma a causa di continui cambi di programma alla fine mi sono ritrovato con la mia KTM Freeride nel furgone, affiancata alla Gas Gas 300 del mio amico Cristian che avrebbe fatto bene a suo tempo a fare il pilota di moto con libera scelta della specialità, perché sono quasi dieci anni che mi ridicolizza in qualsiasi situazione motociclistica.

Date queste premesse era improponibile e vigliacco programmare il lato facile del giro fin dall’inizio. Morale della favola, ci allineiamo alla speciale sulla spiaggia di sassolini da dove lui esce con meno di 30 secondi pagati al miglior tempo, nonostante non abbia mai visto nulla di simile, ha la ruota davanti con la mousse da cambiare da un anno e la forcella è senza olio. Il mio tempo non fa notizia, seconda metà della classifica (seconda alta però… ah ah ah) ma la Freeride se avesse avuto un pilota meno approssimativo avrebbe fatto anche lì la sua porca figura.

I primi tratti “classic enduro” iniziano a mietere le prime vittime ma sono della tipologia easy e medium e tengo botta. È quando sto percorrendo il tratto hard-hard da un tempo imprecisato, e comunque troppo lungo per le mie fibre rosse ormai ingrigite come i capelli, che inizio a notare un ghigno satanico nei sassi piantati saldamente per terra. Queste maledette concrezioni calcaree che sconquassano tutte le mie articolazioni e disarticolano i pensieri mi sembrano ormai folletti malefici che si ripropongono davanti alla ruota anteriore dopo essere stati superati da quella posteriore.

Sono sicuro che non sono più di una ventina,
è che mi si spostano sotto le ruote per almeno un paio d’ore ed una quarantina di chilometri, come un tapis roulant. Ormai li riconosco. E più vado avanti più sono meno lucido nell’affrontarli. Bastardi. E che invidia quella comitiva di tedesconi giovani ed aitanti che ogni tanto mi passa danzando sulle loro agili due tempi guidate come se fossero su cuscini d’aria. Ah ma verrà il momento della senilità riflessiva nelle decisioni e legnosa nei movimenti anche per voi…

Al primo incrocio col salvifico percorso da maxi saluto il mio collega capace al suo destino e l’appuntamento sarà quando il destino mi avrà restituito il controllo dei miei parametri vitali. Ci ritroviamo all’ultimo rifornimento quando già sarebbe stato bello avere un teletrasporto per la camera d’albergo. E invece ci sono ancora 60 km da fare. La incasinatissima consecutio temporum di questa narrazione vi rende bene l’idea dello stato di confusione mentale in cui versa ancora la poltiglia nella mia scatola cranica. Morale della favola, che scherzi a parte non è mai diventata un incubo, arriviamo a fine tappa all’imbrunire, non senza però aver tralasciato di assaporare ancora la meraviglia di scendere quasi in volo dalle colline (sassose) al mare (sassoso), uno spettacolo che vale il viaggio. A cena però scopro che non siamo stati gli ultimi (e del resto non abbiamo mai perso tempo sul percorso) perché c’è chi è a tavola appena sceso dalla moto. Tutte le attrazioni notturne della costa dalmata non valgono il materasso del mio letto.

Come previsto il giorno dopo piove, ottima scusa per darsela a gambe invece di ributtarsi nella mischia. Con grande stupore vedo che la metà degli enduristi nordeuropei ricarica carrelli e furgoni e saluta la compagnia, e questo mi conforta sul fatto che i duecento chilometri del giorno prima sono stati abbastanza non solo per noi. Una chance ce la diamo e partiamo poco convinti per il percorso soft, ma dopo una trentina di chilometri prevale la nostalgia per gli agi del salotto di casa e ci ritroviamo dopo una bella doccia calda sulla meravigliosa nuova autostrada che taglia in lungo la Croazia e riporta velocemente in Italia. Passando per la Slovenia dove è d’obbligo fermarsi a mangiare e fare rifornimento: orari no-stop, si paga in Euro e tutto costa meno. Bilancio: ponte del primo maggio bello e divertente, al di là della coloritura del mio testo.

Soprattutto la possibilità di alternare continuamente tratti più scorrevoli a quelli più lenti (ma mai impossibili, non ci sono lunghe mulattiere in forte pendenza in cui si spinge) consente di esaurire le forze con oculatezza per arrivare consunti alla fine, forse stremati, ma felici. E senza che mancasse una fettuccia in 200 km, mica poco. Giusto in un’occasione c’era da andare un poco più a naso, mentre sulla via del rientro, al duecentesimo passaggio un croato si è rotto le scatole di farsi martoriare la pista e s’è messo di traverso con l’auto. Ma sono piccoli problemi “aggirabili”. Resta il fascino di un territorio vantaggioso dal punto di vista economico e decisamente endurabile, mentre la manifestazione ormai è adulta e organizzata senza sbavature, con grande professionalità se pure da un manipolo di persone che però sanno cosa e come fare.

Nelle foto un mix di immagini della prima escursione nel 2011, con un primo piano di Marco Borsi che è il pilota che ha dato vita alla TRX Raid che organizza questa come altre manifestazioni, tutte con una impostazione curata e personale, e dell’edizione del Krka Raid del 2014, dove si possono risconoscere il grande Mario Rinaldi, che ha tenuto uno stage di guida nei due giorni precedenti, Paolo Cincotto, responsabile delle speciali, Claudio Verna e Francesco Firrao dell’area marketing.
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