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Innocenti Fughini

ughetto
  • Diario di bordo di ughetto Inserito il 11-03-2014
  • Destinazione Italia
  • Avventura in: Moto
Innocenti fughini
Ogni riferimento a persone reali non è del tutto vero e assolutamente scherzoso. Ma neanche troppo. Sono volutamente omessi nomi di persone e luoghi, per rispetto della privacy e gelosia sull’uso delle mulattiere. Le foto sono ignobili perché non le ho fatte io…
 
Non avevo capito il concetto di “Fughino infrasettimanale”. Essendo maturato, pochissimo in realtà, in altri territori rispetto a quelli dove vivo attualmente, mi devo affidare spesso ancora oggi all’intuito per afferrare i significati più completi di alcuni termini a me sconosciuti. Il caso più clamoroso è senz’altro l’intercalare classico bolognese del “soc’mel”, per me un suono e poco più prima che mi spiegassero a quale pratica sessuale si riferisse. Ma non divaghiamo. 
Sarà stato il diminutivo e il suono tutto sommato non aggressivo, da adolescente magari indisciplinato ma non certo teppista, la parola “fughino” applicata ad una uscita enduro immaginavo sottintendesse un giro al massimo fino ad ora di pranzo e neanche troppo impegnativo. Pensavo, magari gli altri hanno la seconda metà giornata di lavoro, non avranno tempo neanche per una doccia, insomma faccio il pieno di benzina per prudenza, scaramanzia ed educazione, per non creare problemi nel pieno del divertimento, ma ho salutato a casa con un ottimistico “torno per pranzo”. Un paio di maroni, come si dice in zona. Parto avvantaggiato perché per evitare la noia del trasferimento col furgone arrivo all’appuntamento direttamente in moto (scegliendo un fuoristrada scorrevole per non dover chiamare un elicottero di soccorso ad ore improbe) dopo un’ora e mezza passata per scavallare dalla mia vallata a quella di ritrovo con gli altri due amici. Ritrovarmi da solo sul crinale, di mattina presto, con sotto l’ampio panorama di una fetta di mondo appenninico che si sta avviando mi ha sempre provocato un grande sentimento di sintonia con tutto quello che mi circonda, di pace e di libertà, una soddisfazione pari quasi a tutto quello che cerco quando faccio fuoristrada. Tanto che sono stato tentato più di una volta di tornare già a casa, completamente appagato. Ma si prosegue sempre a cercare la razione di guida e sfida quotidiana.
Insomma arrivo all’appuntamento già caldo, e un po’ sporco. E pure in anticipo, ma va bene perché sono nuovo del gruppo e farmi aspettare non è un buon cartellino da visita. Con i due colleghi di oggi ci siamo visti una sola volta e so a malapena i loro nomi. 
Ho iniziato a conoscere anche quelli delle mulattiere, qui si usa così, come in molti altri posti, ed è una bella cosa almeno ci si capisce meglio quando si parla di percorsi. La prima si chiama “Spaccabraccia” ma non è questa apocalisse come vorrebbe il nome, almeno fatta con la calma olimpica del pensionato che sgambetta dalla sella, stile che mi compete per posizione sociale e inettitudine pilotesca. Lunga è lunga, ma se non vai in apnea e continui a guardare il panorama oltre ai canali-buche-sassi davanti alla mentoniera, ti trovi in cima che ancora sorridi al mondo. I diluvi di un clima da foresta pluviale più che da inverno emiliano ci hanno riempito le… buche di un’acqua che durerà fino ad agosto, e la terra, che non si è praticamente mai indurita per il gelo, è una poltiglia puteolente che entra negli stivali, nelle maglie della catena e finisce nelle lavatrici domestiche, dove si alzano peana bestemmianti di casalinghe infuriate per l’apporto marrone al carico di biancheria domestica. Certo, se il vostro compagno sceglieva l’attore porno come hobby tornava a casa con meno panni da lavare, però rischiava di più… o no?
La mulattiera seguente si chiama “i carri armati”, in questa occasione la faccio per la seconda volta e sempre in discesa. Alla fine tutti dicono “ah ma quant’è bella da fare in salita”; a me quando la volete fare basta che me lo dite prima e quel giorno accompagno mia moglie alla Coop, che è pure contenta ci mostriamo al Paese che facciamo la spesa insieme, così tutti sanno che non siamo ancora separati. Che qui va tanto di moda. 
In ogni gita c’è uno che guida, che sta davanti e decide il percorso, si sobbarca l’onere delle decisioni e si prende gli insulti, come se fosse lui quello che costringe tutti a sudare sulle difficoltà. Che se ti dà fastidio il fango potevi andare al biliardo al bar. La guida di oggi è un ragazzone entusiasta e trascinatore dalla voce stentorea (vuol dire potente) che rende credibile quello che dice, ma anche con un tono leggermente
in falsetto che un poco di dubbio te lo lascia. Quando dice che faremo “la Romana” in salita invece non ho dubbi: è una stronzata. Ho già capito due cose: tornerò a casa molto dopo l’ora di pranzo ed in condizioni riprovevoli, inadatte a compiere i più umili doveri coniugali. Non è che le faccio solo in discesa le mulattiere, ma dopo un inverno come il nostro, in salita la Romana so che ci intratterrà per un bel po’ di tempo a meditare prostrati sui suoi gradoni smossi. E così fu. Il sontuoso panino mangiato poco prima diventa un Alien che cerca di uscire a chi dall’esofago, con dei rutti da eruzione vulcanica, a chi dal lato opposto. E qui lasciamo perdere che tanto siamo nella natura, “e terra ritornerai ad essere” come scrive il ghost writer  (e questa ve la sbrogliate da soli) di un Signore molto potente in quel libro antico col nome corto.. ah sì La Bibbia. Più o meno.
Morale, ho crampi anche nelle orecchie, sono piantato dietro a scalini sconnessi di pietroni e fango e anche i miei compagni di merende non parlano più tanto, ma alla fine ne veniamo fuori perché l’endurista in fondo è più ottuso dei buchi da dove sceglie di risalire. In cima, meraviglia, segni di ruspa hanno spianato gli ultimi metri di mulattiera. Sbuco dal bosco davanti al ruspista che mi guarda attonito (o incredulo, non ricordo bene, ma forse è quasi uguale) come se avesse visto un orco in tutù su di uno skateboard. La cosa più originale che dice è “e tu da dove cazzo vieni?” e la risposta meno banale è “da sotto”. Dopo aver soppesato le nostre facoltà mentali siamo entrati in confidenza, lui è evidentemente più meridionale di me e questo ci pone in sottile complicità, ma non è proprio come quando Stanley trovando in Africa il connazionale lascia l’esempio di modi anglosassoni con l’imperituro “Dr Livingstone, I presume”. 
Da qui solo un’altra spinta disperata, allo stremo delle forze anche del meno loquace ma collaborativo collega sul mascolino 450 (che ricordo nelle mie preghiere vespertine) che trasporta con trasporto la mia finocchiesca Freeride sull’ultima mulattiera della giornata (ancora anonima) ci separa prima dal benzinaio e poi da un glorioso ritorno. Ormai è l’imbrunire, tutti a casa, neanche fosse la ritirata dal fronte russo.
Alla prossima e grazie 
 
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Commenti degli utenti 1

Carellik Carellik
San lazzaro di savena
Italia
 

Bravo Ugo!!

Il 12/03/2014 alle 07:45

Ahahahahaha mi sono proprio divertito a leggere il report, fatica a parte, perché l'endurista non conosce fatica, il giro é stato divertente. La prossima volta la romana te la faccio fare il discesa, ricordati però che c'è il dare e l'avere quindi per il ritorno ti toccano i "carri armati" in salita!!!!!!!! E comunque " voce stentorea " non me l'avevano mai detto, mi piace!!!!!!!!! Grazie a te e al quattrocentocinquantista per la compagnia e a breve 3* fughino & friends 2014

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