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Giugno 2013 tra Italia e Slovenia

Mecum
  • Diario di bordo di Mecum Inserito il 01-04-2014
  • Destinazione Italia, Slovenia
  • Avventura in: Bici
PENISOLA DI LERICI E CINQUE TERRE
 
Questi primi giorni sono stati uno più incredibile dell’altro. Spero vivamente di non abituarmi mai a questo ritmo di vita. Qui non si sa mai quello che ti può succedere nei prossimi 10 km, ed è sempre tutto nuovo.
 
La prima notte la passiamo in un terreno, gentilmente indicatoci da un anziano signore di un rudere li vicino. Ci troviamo in una vallata scavata da un fiume che oggi permette a numerose cartiere di portare avanti la loro attività. Siamo diretti verso Bagni di Lucca, più precisamente Boveglio, un piccolo paesino dove visse parte della sua vita il trisavolo di Pablo, prima di andare a cercare fortuna in Argentina. Noi della vecchia Europa ne siamo meno abituati, ma tra coloro che risiedono in quei paesi dove il colonialismo ha contribuito a formarne l’identità culturale, è abbastanza comune ascoltare storie di pellegrinaggi nei luoghi dove vissero i propri antenati. Mi vengono in mente i Simpsons e il loro viaggio in Italia. Nel nostro caso, nessuno nel paesino di Boveglio si ricorda di un certo Sig. Iacopini, per cui andiamo al bar a farci riempire il thermos di acqua bollente e ci armiamo un Mate nel silenzio della piazza, con la mente che ci riporta all’ inizio del secolo.
 
Finalmente sbuchiamo al mare da Lido di Camaiore, purtroppo però, la pioggia e le basse temperature non ci permettono di gustarcelo come vorremmo. Tuffandoci da una scogliera per esempio. Pedaliamo lungo la riviera passando per posti accessibili ai pochi, come Forte dei Marmi, dove il vigile ci vieta di entrare al mercato con le bici.
 
Verso sera ci troviamo sulla punta della penisola di Lerici, dove il terreno è troppo in pendenza per poterci montare la tenda. Continuiamo a pedalare con la speranza di trovare un punto più adatto, quando incappiamo davanti al cancello del maestoso Monastero di S. Croce abitato dall’ordine dei Carmelitani Scalzi. Più per audacia che per altro, suoniamo il campanello, magari ci permettono di montare la tenda all’interno del vasto parco che domina tutto il promontorio. I cancelli si aprono e veniamo accolti da Vivivane che esclama: ”Ah! Due viaggiatori!”. Le spieghiamo la nostra situazione e, considerando che è prevista una notte di pioggia copiosa, ci fanno la cortesia di accomodarci dentro al teatro del monastero. Questo è uno spazio gigantesco, con soffitti alti 7 metri, infinite sedute in pelle comodissime, un palcoscenico e, soprattutto, dei bagni con acqua corrente. Al settimo cielo, come dei bambini, insceniamo pantomime improbabili sul palco, di nascosto da tutti. Nonostante dormire all’aperto sia una passione, essere coperti da un tetto, una volta ogni tanto, è di alto gradimento.
 
La mattina successiva aspettiamo che spiova prima di ripartire. Il clima della giornata è di quelli che ti obbligano a vestirti e svestirti ogni 2 km. Uno dei momenti più belli della giornata arriva quando, passata l’ennesima pericolosa galleria, sbuchiamo all’inizio del parco nazionale delle 5 terre, patrimonio dell’umanità e pure, pensate un po’, gemellato con la grande Muraglia Cinese. Lo scenario potrebbe essere simile, almeno per noi che l’abbiamo vissuto in groppa ad una bici, infatti, dalla lunga strada principale che si srotola in cima ai monti come fosse la muraglia, si possono ammirare, laggiù in basso, quei gioiellini di paesi che nascono a ridosso del mare. Si trovano cosi in basso rispetto a dove siamo noi che decidere di andarne a visitarne uno impone una scelta molto ponderata. Scegliamo Manarola, una delle prime terre, per passarvi la notte. Come sempre siamo alla ricerca di 10 metri quadri di terra, possibilmente piana e ben nascosta, ma la mancanza di spazio in questo territorio montagnoso e tutto terrazzato, ci crea qualche difficoltà. Inizia a farsi tardi e il sole è ormai tramontato, cosi, dopo aver chiesto consiglio a qualche persona del posto, capiamo di essere costretti a tornare lassù, in cima ai monti, sulla strada principale, continuando a cercare.
 
Proprio quando stiamo per finire le ultime energie incappiamo nel piccolo borgo di Groppo. Sembra disabitato, le uniche luci accese provengono da un edificio con un’insegna dove sta scritto Ristorante. Suoniamo. Siamo sistemati: la Signora, gentilissima, ci mostra il terreno di una casa abitata solo d’estate, poi ci regala due birre. Il posto è incantevole. Ci cuciniamo pasta con zucchine e dado marocchino. A nanna a mezzanotte. Che bella la vita.
 
TUTTI AL MARE! SI RIPARTE IN BICI DALLE CINQUE TERRE
 
Le 5 Terre sono un luogo turistico, e questo si sa. Noi decidiamo di
capirlo meglio la mattina che, sprovvisti della solita colazione, fette biscottate e marmellata, ci fermiamo in un anonimo baretto, attratti dalle sinuose curve di una torta della nonna. 5 Euro a fetta. Ogni boccone valeva 1000 lire del vecchio conio. Alterniamo un sorso di mate caldo e un morso di torta per farcela durare il più possibile. Amareggiati per la grossa spesa, ci rincamminiamo e, dopo pochi metri, troviamo un pacco ancora chiuso e abbandonato sul ciglio della strada. Incuriositi lo apriamo e, senza poter credere ai nostri occhi, troviamo 10 tramezzini prosciutto e formaggio che riposano ben ordinati. Spesa della colazione: ammortizzata. Le proteine assimilate si rivelano indispensabili quando, trovando la strada principale chiusa per frana, siamo costretti a scendere fino al mare e poi subito risalire, per renderci conto che, una volta tornati in cima, avevamo avanzato di soli 500 metri in linea d’aria. Sono cose terribili per un ciclo-viaggiatore.
 
La pedalata continua, usciamo dal parco nazionale delle 5 Terre e la strada si fa più dolce, mentre si avvicina alla costa. Arrivati all’altezza di Levanto decidiamo di fermarci, mangiamo il quinto ed ultimo tramezzino e affondiamo i piedi abbronzati a strisce, nella calda e fine sabbia di Levanto, mentre osserviamo i surfisti cavalcare le onde. Il clima ancora non ci convince per fare il bagno. Proseguiamo per la bellissima pista ciclabile che collega Levanto a Framura, una volta ferrovia, pedalando attraverso stretti tunnel scavati nella montagna, interrotti ogni tanto da piccoli belvedere che si affacciano a strapiombo sulla costa che ci regalano viste mozzafiato. Peccato che, una volta arrivati alla fine della pista ciclabile, tu sia obbligato a incastrare la bici in un piccolo ascensore per poter proseguire. Attraversiamo piccoli porticcioli affollati da barche da pesca dondolanti che, in silenzio, attendono di tornare in alto mare.
 
La notte passa tranquilla in un parcheggio abbandonato nella piccola cittadina di Costa. Il giorno seguente ci aspetta una giornata intensa ma appagante. Superiamo il passo del Bracco dopo circa un’ora e mezza di salita continua, ed è una sorpresa vedere che le gambe reggono ancora. È un privilegio avere vent’anni. Proseguiamo per la Riviera e all’altezza di S. Margherita Ligure ci fermiamo in uno dei miei posti preferiti: la scogliera di Paraggi. Il tempo è finalmente perfetto, il sole picchia forte, ci sono poche nuvole e l’aria è calda a sufficienza. Arrivato sugli scogli non resisto, mi levo la maglietta e, con i pantaloncini da ciclista ancora addosso, mi lancio in acqua. Sono realizzato, tuffarsi nel vuoto e poi immergersi tutto d’un colpo nell’acqua gelida, per me è come tornare in vita. Pablo, contagiato dalla mia esaltazione e si butta anche lui e ne approfittiamo per farci una bella nuotata in mare aperto. Siccome lui è appassionato di montagna e io di mare, siamo d’accordo che ognuno dei due si impegnerà, a modo suo, a far apprezzare all’altro il proprio elemento. Ho iniziato io facendogli fare il primo bagno dell’anno, ora tocca a lui, magari sulle Dolomiti che visiteremo a breve.
 
In procinto di allontanarci da Paraggi veniamo subito bloccati dalla paletta rossa di un omone in borghese dagli impenetrabili occhiali a specchio. Patente e libretto? Niente affatto, dobbiamo solo agevolare la manovra a Pier Silvio Berlusconi che, col suo ingombrante macchinone, sta cercando di uscire dal garage della sua maestosa villa di Portofino.
 
Siamo diretti verso casa di mia zia a Cicagna dove arriviamo dopo altre due ore di salita costante. Qui passiamo due giornate in famiglia, completo relax, chili di focaccia, doccia calda, lenzuola pulite e una stupenda camminata in cima al monte Caucaso a 1100 metri.
 
LA REPUBBLICA DELLE ZANZARE
 
Superato il passo del Bocco a 950 metri slm salutiamo le montagne ed entriamo in Pianura Padana. La differenza del paesaggio si fa sentire e la pedalata in salita imparata nei giorni passati si rivela completamente differente rispetto alla pedalata in piano che scoprirò nei giorni seguenti.
 
La Pianura Padana l’ho conosciuta, avendo vissuto per piu di 10 anni tra Bologna e Ferrara, ed è proprio grazie a lei che, facendomi percepire la natura come un elemento facilmente domabile e poco presente, se non sotto forma di zanzare o nebbia, oggi i miei occhi godono alla vista di anche semplici colline che rompono la monotonia di quest’interminabile piattume. Infinite distese di monoculture si alternano a vaste zone industriali che sembra non finiscano mai, il tutto condito con il pungente aroma del letame liquefatto, sparato a getti dai potenti cannoni e che ci farà
compagnia per i giorni a venire.
 
Probabilmente attratta dal nostro look eccentrico, una volante dei Carabinieri decide di rompere la monotonia della giornata fermandoci per un normale controllo. Scendono due giovani in divisa confidenti che saranno intrattenuti da una storia fuori dall’ordinario. Non li facciamo pentire di essersi fermati e, dopo aver registrato i nostri dati, si congedano facendoci promettere di non scrivere male di loro sul blog. Non lo farò sbirri, promesso.
 
La sera un muro nero di pioggia ostacola la ricerca di un campo base, cosi, chiedendo in giro, in fretta e furia, consigli su dove poter piantare le tende, incappiamo in una comunità di ragazzi gestita dalla Caritas, nella periferia di Mantova. I giovani che conosciamo sono fantastici. Purtroppo, per motivi burocratici, ospitare estranei non è permesso, ma tutti hanno comunque una gran voglia di offrirci qualcosa di caldo e di scambiare quattro chiacchiere. Cosi entriamo e, mentre io vengo sfidato ad un match di ping pong all’ultimo sangue, altri ragazzi imbandiscono un banchetto a base di caffè-latte caldo e biscotti. Dopo aver mangiato, riso e scherzato, si fanno le 11, ora del coprifuoco nella comunità, cosi ce ne andiamo dopo aver baciato e abbracciato tutti quanti. Grazie alla loro ospitalità nata dalla voglia di essere solidali con noi, nonostante il freddo e la pioggia, io e Pablo ce ne andiamo a dormire dietro un capannone della zona industriale con il cuore scaldato.
 
Il giorno seguente, più o meno a metà giornata, mi rendo conto tutto d’un tratto che ci troviamo a pochi km da San Gregorio di Veronella, luogo dove si trova casa e azienda di Roberto, lo sponsor che mi ha creato la bicicletta e che, per primo, ha creduto nel mio progetto. Ne approfittiamo per fargli un salutino e sottoporre alla sua attenzione un fastidioso cigolio che da qualche giorno disturba il movimento centrale della “Poderosa”, la bici del mio compagno di sventure Pablo. Anche qui veniamo ripagati di un’ospitalità al di sopra di ogni aspettativa. Non solo ci da un tetto sotto cui dormire e un bagno dove poter tornare ad essere presentabili, non solo ci fa tornare le bici morbide e silenziose, non solo la sera ci invita ad una tipica cena veneta a base di grappa, ma la mattina sucessiva ci mette a disposizione la fantastica mamma che ci prepara una colazione con panino al salame, caffè d’orzo e the freddo. Grazie di cuore a tutta la famiglia Bressan.
 
DA GRANDE VOGLIO FARE L'ESPLORATORE (IN BICICLETTA)!
 
Siamo diretti verso Venezia, ultima tappa della Pianura Padana prima di puntare a Nord, verso le tanto attese Dolomiti.
 
Cala la sera all’altezza di Dolo, cittadina che si trova all’interno dell’itinerario delle eleganti ville venete. Anche qui, siccome i nostri incontri avvengono principalmente una volta scesi dalla sella, facciamo conoscenza di una simpatica famiglia, proprietaria di una di queste imponenti ville, che ci permette di montare le tende davanti al loro giardino, o meglio, parco, di casa. Nonostante il loro invito ad unirci a cena, preferiamo non disturbare e ne approfittiamo per consumare il cibo comprato che altrimenti sarebbe andato a male. Ci cuciniamo cosi la migliore cena fino ad oggi cucinata in campeggio: ratatouille di verdure, frittata cipolle e zucchine e poi, di sorpresa, Andrew, il capofamiglia, aggiunge un litro di buono e sano vino, una scodella di rucola piccante appena colta e, ovviamente, l’immancabile grappa.
 
Il mattino seguente, appena sveglio, apro la porta della tenda e mi trovo davanti Etienne, figlio di Andrew di otto anni, che mi confessa di essersi svegliato alle 6 di mattina, nonostante la scuola gli fosse finita il giorno prima, per paura di non poterci salutare. Da grande vuole fare il pasticcere ma non sa se il padre sarà d’accordo, cosi io gli spiego che il mio sogno da piccolo era sempre stato di fare l’esploratore e, alla fine, nonostante le inumerevoli distrazioni, sono riuscito a realizzarlo. Per questo gli dico che se veramente il suo desiderio è quello di diventare un pasticcere, allora sicuramente lo diventerà. E, in tal caso, mi ha promesso un container di bignè al cioccolato.
 
Finalmente arriviamo a Venezia e, attraversare il ponte che collega la terra ferma con piazzale Roma ci riporta indietro nel tempo a quando questo stesso mare era solcato da preziose imbarcazioni veneziane. L’orizzonte prende la forma delle gigantesche navi da crociera, fonti di aspri dibattiti locali. Venezia purtroppo è satura di turisti. Questi si muovono come in un formicaio ingordo ed insaziabile che si impossessa della città
a ritmo di click e cerca l’esperienza autentica comprando le annoiate serenate dei gondolieri. Per viaggiatori come noi che vivono delle connessioni create con la gente del posto, Venezia, dove gli abitanti ormai esausti vivono una vita parallela che mai si incrocia con la vita del turista, ci è parso un luogo impenetrabile.
 
Mezza giornata piu tardi ci ritroviamo in sella alle nostre puledre, pedalando per uscire da Venezia e dalla sua frenesia. Passo la notte a Treviso con la mia valorosa compagna di vita che non ama essere definita come fidanzata, prima di salutarla per l’ultima volta in questo viaggio. La mattina successiva, malinconico, offro a me e a Pablo una sontuosa colazione a base di pasticcini mignon. Continuiamo a pedalare e, verso Vittorio Veneto, ci lasciamo la pianura alle spalle e ci prepariamo ad affrontare le prime vere montagne di questo viaggio di fronte a noi.
 
All’altezza di Ponte nelle Alpi ci rifugiamo, appena in tempo, sotto un tetto, evitando cosi quello che sembrava essere un nubifragio apocalittico. Il tetto appartiene all’Hotel Dante, il cui proprietario, il simpatico Walter, si appassiona alla nostra storia e soprattutto comprende e condivide lo spirito di solidarietà con il quale stiamo affrontando questo viaggio.
 
FEDERICO, PABLO E MECUM SULLE DOLOMITI
 
Da Longarone, guardando la diga del Vajont che ancora domina nel silenzio, subisco il profondo fascino di quel disastroso evento di 50 anni fa, che ho conosciuto tramite le parole di Marco Paolini.
 
La pianura e’ definitivamente scomparsa alle nostre spalle e noi siamo pronti a tornare a spingere con forza sui pedali, alla ricerca di quell’equilibrio quasi meditativo, scoperto durante l’attraversamento dei passi liguri. Li si parlava di 6/700 metri, ora invece ci toccano un passo da 1700 e, subito dopo, l’altro da 2100. Man mano che avanziamo le montagne si fanno sempre piu alte e aspre, la vegetazione è inesistente, la neve perenne e di un color violaceo cattivo. Lassu governa il freddo, ed il tempo e’ sincronizzato con quello dell’universo. Contemplare questi luoghi ti fa tornare in sintonia con te stesso. Sulla nostra sinistra spunta il picco del Mt. Civetta (3200 m) mentre sulla nostra destra la cima del Mt. Pelmo (3170 m).
 
Dopo circa 4 ore di salita ininterrotta ci fermiamo a mangiare un panino allo speck e ci rendiamo conto che sara’ gia’ tanto se riusciamo a superare il primo passo in programma. Arriviamo orgogliosi a 1700 metri, con 4 gradi e pioggia a dirotto, e la discesa mi fa capire che dovro’ spendere parte del mio gia’ risicato budget per un paio di guanti termici. Il dolore alle dita e’ insopportabile. Ci fermiamo per la notte nel suggestivo paesino di Selva di Cadore, in un prato dove ci hanno permesso di montare le tende e, mentre aspetto che i ragazzi di Caterpillar mi chiamino, mi faccio compagnia con una meritata bottiglia di vino friulano.
 
Il giorno seguente e’ indimenticabile. A colazione mangiamo poco e ci dirigiamo verso il passo del Falzarego a 2100 metri. La salita e’ stupenda ed entro nel ritmo giusto con le gambe. Siamo circondati dagli imponenti massicci delle Dolomiti e da vette innevate. Due giorni prima ero al mare. Sarebbe un lusso avere del silenzio ma, giustamente, questa e’ una strada molto apprezzata da motociclisti di ogni tipo che, con i loro motori rombanti, sfrecciano ad una velocita che, a noi, pare stonare con il contesto. Ad ognuno la propria scelta. Dobbiamo fare una certa impressione perche’, superati i 1500 metri di altitudine, la gente inizia ad incoraggiarci dai finestrini delle macchine.
 
Arriviamo in cima al passo dopo un ultimo sprint bello intenso che ci fa rimanere senza benzina. Vogliamo trovare qualcosa da mangiare ma i prezzi sono folli. Ci chiedono 8 euro per riempire il thermos con un litro di acqua bollente. Nelle scorte di cibo ci rimangono qualche fetta biscottata e mezzo barattolo di senape. Quella forte. Ci troviamo una roccia isolata dove allestire il nostro spuntino. Nonostante a molti di voi possa rivoltare lo stomaco e, nonostante a noi lacrimassero gli occhi e grondasse il naso per colpa della senape, la sensazione era quella di gustare succulente bruschette dal sapore deciso, seduti al miglior tavolo di un esclusivo ristorante con vista.
 
15 km di discesa ci portano nella bellissima vallata di Cortina dove, stremati e senza forze, ci abbandoniamo ad un lungo e meritato riposo stravaccati sulla piazza della citta’.


Gentilmente concesso da Mecum 
http://www.mecum.it/
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