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From Italy to Dakar

myster63
  • Diario di bordo di myster63 Inserito il 06-11-2015
  • Destinazione Italia, Marocco, Mauritania, Senegal
  • Avventura in: Moto
 
From ITALY to DAKAR
via Chinguetti

La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili.
                                                            (William Seward Burroughs)

Il desiderio irrefrenabile di provare nuove emozioni, d’incontrare nuove persone, la volontà di rimettermi nuovamente alla prova, mi ha pervaso, ho così deciso di ripetere l’avventura dakariana, alzando l’asticella: quest’anno svolgerò anche l’incarico di referente italiano al Dakar Desert Challenge.
Il tempo scorre veloce ed il momento della partenza è imminente, purtroppo
  i media ci bombardano di notizie poco rassicuranti su Isis ed Ebola. Pur comprendendo le problematiche non nutro dubbi sulla partenza. Il gruppo si è formato praticamente nelle ultime settimane utili, in questi casi possiamo proprio dire “italian style”! Non siamo numerosi, il momento socio-economico ha sicuramente influito, il team è composto da 5 moto ed un mezzo 4x4, un totale di 8 persone. Considerazione a margine, sono il partecipante anagraficamente più “esperto”.
Il gruppo si incontra a Genova, all’imbarco della nave. Comprenderò immediatamente che la miscela intrinseca del viaggio ha lavorato per noi, siamo naturalmente coesi. I ragazzi, li chiamerò spesso così, sono incredibilmente tranquilli e sereni, la famigliola ha all’attivo svariati viaggi africani e con Stefano, il capo famiglia, ci siamo capiti al primo sguardo.
 
 
 
  La nave lascia il porto ed ha inizio la nostra avventura. Passeremo  48 ore determinanti per resettare la mente dal vorticoso ritmo cittadino, permettendoci di riallinearci al più semplice bioritmo africano, noto per la sua essenza primordiale.
Le ore scorrono tra racconti d’avventure passate, scambi di software di gestione mappe, risate, pasti terribili che mai rimpiangeremo, consumati nel self-service della nave.
Imparerò a conoscere i due bmwisti, Cristian e Mattia, sempre sereni, scanzonati, fantasiosi; hanno un PC in due, un gps in due ed alla domanda “comunque lo sapete usare, vero?” vi lascio immaginare la risposta! Potrebbero sembrare sprovveduti ma non confondetevi: risulteranno sempre presenti e coscienti del presente.
Gli altri due componenti sono Francesca, la prima donna ad affrontare il viaggio alla guida di una moto, e Johanatan. Hanno 23 anni, guidano due ktm, hanno già all’attivo diverse esperienze africane a due e a quattro ruote. Eccellente.
Sul 4x4, un fantastico toyota FZJ 76 iperpreparato, viaggiano Stefano, Sara e la loro timida figliola Alessia: sono esperti viaggiatori, guidano un mezzo nato per questi percorsi, e sono estremamente simpatici.
 
Arriviamo a Tangeri in tarda mattinata. Depositati i bagagli in hotel dedichiamo qualche ora a visitare la Casba scattando le prime foto.
 
 
  La carovana proveniente dal Portogallo arriverà poco più tardi, intorno all’hotel si contano una ventina di moto e quasi cinquanta fuoristrada, alcuni dei quali dall’aspetto decisamente accattivante, uno spettacolo veramente entusiasmante.
 
 
Presento il gruppo italiano all’organizzazione; siamo tutti molto eccitati e andremo a letto tardi per alzarci presto, cosa che capiterà spesso nei giorni a seguire.
 
 
Tappa 1 Tangeri-Marrakech 568 km
La sveglia suona presto e sono emozionato.Oggi sarà il mio primo briefing, durante il quale mi toccherà tradurre dallo spagnolo e dal portoghese le osservazioni sulla tappa odierna. 
  Compito non particolarmente difficile, se sottovalutiamo il fatto che non abbia mai studiato il portoghese e che sia supportato dalla semplice affinità della nostra lingua con lo spagnolo. Dovrò svolgere questo compito tutte le mattine e l’operazione andrà a buon fine. Mi scopro anche traduttore improvvisato!
Dopo aver terminato l’operazione di fissaggio delle 20 moto sui due carrelli, siamo pronti ad affrontare la tappa più noiosa di tutta l’avventura: 570 km di asfalto sono l’unica soluzione per spostarci velocemente verso sud.
Lo scorso anno fu una tappa terribile, ore di guida sotto secchiate d’acqua, che non ci diedero un attimo di pace. Quest’anno siamo invece più fortunati, il sole splende alto e possiamo ammirare il panorama. 
Ci
godiamo il tramonto nella città imperiale per antonomasia, Marrakech. Preso possesso delle camere e scaricati dal mezzo assistenza alcuni bagagli, il team Italia decide di consumare il pasto nella piazza più famosa del Marocco, piazza Jemaa el Fna .
Questo famoso luogo, anche se spinto da esigenze di vendita per favorire il turismo occidentale, riesce comunque a trasmettere attraverso i suoi profumi, vapori, colori e rumori i contrasti tipici dell’alto Magreb.
 
Tappa 2 Marrakech-Mhamid 445 km 
Lasciamo le moto sul carrello..i nostri tasselli ringrazieranno.
  Oggi avremo una tappa interlocutoria, punteremo in direzione dell’Atlas, le Alpi marocchine, e dopo aver superato salite impervie saremo accolti da un paesaggio montagnoso di rara bellezza, sino al passo di Tizi Ní Tichka posto a 2260 mt d’altezza.
Al termine della successiva discesa possiamo finalmente iniziare l’avventura da attori protagonisti.
Scarichiamo le moto e dopo la vestizione di rito, affrontiamo a ritmo tranquillo  il primo sterro africano. Un dolce largo pendio si distende costeggiando un fiume, alziamo la prima sabbia, costeggiamo palmeti rigogliosi, attraversiamo paesini che si fermano al nostro passaggio.
 
I bimbi come sempre ci accolgono a grandi urla e questa scena diventerà una consuetudine nei giorni a seguire.
 
Il buio ci accompagnerà mentre solchiamo le ultime onde di soffice sabbia, paghi per aver finalmente iniziato a guidare le nostre moto, non vediamo l’ora di montare la tenda. 
 
 
Il campo prende forma, le luci prodotte dai generatori dei grandi 4x4 illuminano i vari gruppi;  i motociclisti si dovranno accontentare di illuminazioni ben più spartane, le luci da casco. Questo a volte ci fa sentire privilegiati: sembra di assaporare le vecchie gesta degli avventurieri dei tempi passati.
 
 
Tappa 3 Mhamid-Icht  443 km 
Solo uscendo dalla tenda possiamo prendere atto del luogo meraviglioso che ha cullato i nostri sonni.
 
Le dune illuminate dal sorgere del sole ci avvolgono come un’ala protettrice. La visione ci riempie il cuore. 
Oggi si farà sul serio, sul roadbook compare per la prima volta la scritta “abbassare pneumatici per mucho arena”. Questo sarà il primo contatto del gruppo con la sabbia soffice e Nelson, al brefting, dirà che è solo l’inizio...
 
Si parte. Mi rendo conto di viaggiare faticando oltre misura, non riesco a controllare la moto, va dove vuole, rischio più volte di cadere, insomma qualcosa non funziona. I miei amici d’avventura se la stanno cavando molto meglio. All’improvviso l’ illuminazione e comprendo di aver dimenticato di abbassare, proprio io, la pressione dei pneumatici 
 
Svelato l’arcano si riparte, finalmente con la sensazione giusta. Riuscirò a riprendere in breve tempo gli altri che mi avevano già distaccato. 
 
 
Una pista magnifica si snoda in mezzo alle dune, i grandi solchi molli vanno capiti e digeriti, soprattutto per chi guida le moto più pesanti, ma dopo qualche “incomprensione” procediamo di buon ritmo.
Seguirà una pista dura e veloce sul lago Iriki, un chott, che ci farà arrivare velocemente ad un check-point militare, dove ci attendono una decina di militari sorridenti. 
  Solo dopo aver mostrato la lista che mi era stata consegnata da Nelson riusciamo a far passare la carovana del SDC. Le guardie si prodigheranno ad aiutare la bella Francesca che appena superata la sbarra si produce in una pirotecnica scivolata dalla moto ferma!
La pista scompare nel letto di un fiume per un centinaio di metri e ci attenderà un passaggio poco comune ma decisamente stimolante. Dopo aver visitato le Cascate de Atiq percorriamo un bel tratto d’asfalto, vario ed i km scorrono lieti.
Serata nel camping auberge Borj Birmane dove consumiamo un favoloso tajin cucinato nel ristorante del campeggio. Mentre mangio vengo colto da un improvvisa febbre che mi stordisce immediatamente. Per fortuna trovo un giaciglio più caldo nella camerata degli amici svizzeri.
Non troverò le forze neanche per svestirmi.
 
Tappa 4 Icht-Smara  473 km
Mi sveglio sommerso da una coltre di pesanti coperte e mi sento distrutto. 
 
  Decido che non è consigliabile guidare la moto per cui la mettiamo sopra un carrello che a sua volta è posto sopra il carrello più lungo, sì, insomma,
una bambolina russa a vista!
 
La giornata scorre velocemente, il percorso accarezza villaggi marocchini dove bimbi multicolori ci attorniano incuriositi per ogni nostro oggetto. 
  La pista è molto semplice nella prima parte, poi la sabbia fa capolino e rende tutto molto più pepato. Il vento forte e gelido contribuisce a rendere complesse anche le operazioni di rabbocco carburante.
 
Tratti di sabbia molle si alternano a bellissime piste su distese piatte, i chott, dove la sensazione di libertà ci pervade.
 
Verso sera arriviamo sul terrazzo di un altipiano e godiamo di una magnifica vista su Sagura el Hamra. La successiva impegnativa discesa ci fa ricordare di tenere sempre alto il livello d’attenzione.
 
Arriveremo a Smara ancora con la luce; il campo circolare prende forma con il sistematico arrivo dei mezzi. 
 
In Africa si perde facilmente il contatto con il calendario. Ci rendiamo conto che stasera festeggeremo il Capodanno, con tanto di fuochi, vino e spumante, anche se il vestiario non sarà propriamente da club esclusivo. Il morale e l’eccitazione per i giorni che verranno ci farà addormentare da lì a poco.
 
Tappa 5 Smara-Boujdour km 440
Purtroppo la mia situazione fisica non sembra mutare e mi accingo nuovamente a fare il percorso trasportato nel toyota di Nelson, il grande chef. 
  Utilizzare un mezzo dell’organizzazione mi darà la possibilità di vivere e conoscere la parte celata ai partecipanti. Sono innumerevoli le notizie che continuamente i mezzi dislocati nella colonna si trasmettono.
Siamo sempre online, seguiamo le frequenze dei cb che ci aggiornano sui vari imprevisti che una colonna di quasi 60 mezzi incontra di default.
 
  Siamo testimoni di una serie di interventi meccanici, dal bmw 1200 gs che sembra non gradire tutti quegli scossoni e tende a perdere pezzi, ad alcuni 4x4 che accusano lievi guai meccanici.
 
 
Per fortuna tutto verrà superato grazie ai Macgyver dell’organizzazione che riescono a inventarsi accrocchi quantomeno “fantasiosi”.
 
 
La pista ci appare piuttosto piatta, sino a quando saremo ammaliati dalle basse dune del Erg Dra Afrari, dove alcuni 4x4 subiranno i primi insabbiamenti.
 
Un tratto d’asfalto che ricorda l’interno di un formaggio a buchi ci porta alle porte di Boujdour. Ancora godendo  della luce del giorno montiamo il campo alle porte della città dove ci aspetta un terreno sassoso. Sarà la peggiore location di tutto il percorso.
  Il team Italia decide di regalarsi un pasto “comodo” e andiamo a mangiare il classico tajiin di pollo al ristorante. Passeremo la serata cercando una wifi decente e anche se siamo coscenti che più a sud andremo e più i collegamenti risulteranno approssimativi, alla fine desistiamo visti gli esiti assai scarsi.
 
Tappa 6 Boujdour-Dakla km 440
Siamo vicino alla costa, ma non riusciamo a sentire la presenza dell’oceano. Anche oggi farò il viaggio sul 4x4, sono un po’ giù di morale, forse devo pareggiare la fortuna di non aver patito nessun “effetto secondario” l’anno precedente..ma tantè!
 
Una dura pista piatta ci attende, alcuni mezzi a due ruote toccheranno i 150 km/h. Paura!
 
 
Il discorso cambierà alla comparsa di un forte vento che ci colpisce lateralmente. Un color sabbia pervade l’orizzonte e si fa tutt’uno con il terreno. 
 
 
Questa sarà probabilmente una concausa del ribaltamento di un 4x4 pajero che dovrà terminare anzitempo il suo viaggio.
Con l’organizzazione banchettiamo nell’interno di una casupola incontrata sul percorso, probabilmente i soli a mangiare scatolette senza ingoiare troppa sabbia.
Faremo gli ultimi chilometri percorrendo la vecchia pista costruita dagli spagnoli, durante la loro colonizzazione, un pezzo di storia scorre sotto i nostri tasselli. Dakhla risulta un traguardo importante del viaggio perchè è il punto che sancisce il termine del Marocco Challenge.
 
L’albergo che ci ospita è molto bello per gli standard africani, ma la serata ci apparirà un po’ triste. La famiglia di Stefano dovrà puntare il muso del bel toyotone verso Tangeri: ci avevano preso gusto ed ora sono veramente dispiaciuti di dover rientrare al lavoro.
 
 
Tappa 7 Dakla-Buo Lanouar
km 332
Oggi ci aspetta un tratto d’asfalto lungo e piatto perchè non esistono alternative per giungere al confine.Così decidiamo di porre tutte le moto sui carrelli per risparmiare gomme e motori.
  Scattiamo la classica foto al cartello del tropico del cancro e noto, con dispiacere, che è stato sostituito. Quello dello scorso anno era molto più in stile africano e prendo atto che l’occidentalizzazione avanza imponendo le proprie regole.
Anche oggi il vento vuole tenerci compagnia. Memore dei ricordi del precedente anno so per certo che stiamo sfrecciando a qualche centinaio di metri da una splendida falesia ma purtroppo siamo avvolti in un mondo color sabbia che ci impedisce di goderne la vista. 
A 200 km da Dakhla ci attende un albergo/ristoro, inaspettato considerando il contesto. Un’ampia struttura a doppio piano in stile coloniale, dotata di parco botanico, ci accoglie per il tajin di turno.
I confini, nella gran parte, si distinguono per la vicinanza dei controlli doganali dei due Stati confinanti, ma questo non è esattamente quello che avviene tra gli stati del Marocco e della Mauritania.
Scaricate le moto dai carrelli e superate le pratiche doganali marocchine, veniamo catapultati per una decina di minuti in un terreno senza tempo e storia:Siamo su uno sterrato costellato di pile di gomme e di carcasse d’autoveicoli, ci troviamo nella famosa “terra di nessuno”, una lingua di terra su cui i due Stati confinanti non rivendicano alcuna giurisdizione.
 
  Sembra d’assistere a fotogrammi di un film di guerra post nucleare, le emozioni che provo sono estremamente controverse, il fascino del luogo cela una certa aurea di insicurezza .Un leggero sussulto pervade il corpo, percorro il tratto con il battito leggermente accelerato: è il mio secondo passaggio, ma sono sempre felice quando riesco a scorgere la bandiera verde Mauritanese.
 
Usciamo dalla dogana accompagnati da un folto gruppo di soldati che ci scorterà sino al campo della notte. La loro presenza non ci lasciarà più sino al confine senegalese ma, ad ogni modo, questo mai interferirà con qualsiasi attività del convoglio.
 
 
Tappa 8 Buo Lanouar-Azougui km 475
Il grande giorno è arrivato, sono emozionato, faremo una pista che vide epici scontri tra piloti d’altri tempi, come Auriol e Neveu, nella Parigi-Dakar dell’ 87. Ci attendono 475 km di sola sabbia.... sarà molto lunga. 
 
Mattia e Cristian che sino ad oggi non hanno saltato alcun tratto, decidono di non affrontare con il bmw 800gs una pista così impegnativa. Potranno avere incontri veramente “bizzarri”.
E’ una tappa rettilinea, non prevede alcun taglio, né di percorso né vi è possibilità di tagli su bitume, visti i pesanti mezzi ho condiviso la scelta ponderata. Parto con John e Francesca, oggi dobbiamo essere uniti per supportarci l’un l’altro. 
Purtroppo nei primi km si nascondono le maggiori insidie,siamo accolti già alle sette di mattina da una sabbia mollissima che scoraggia la forte determinazione di Francesca che , benché giovane, si è sempre dimostrata assolutamente all’altezza in ogni situazione.
Dopo un veloce summit, decide di tornare indietro, sarà accompagnata dal compagno John, ci diamo appuntamento a Akjoujt. Sebbene con motivazioni diverse, siamo tutti tristi. 
Viste le condizioni di solitudine e di lunghezza opto per una guida prudente e conservativa, godendomi le meraviglie che il paesaggio mi regala. 
   
                Questa pista, famosa per la sua ubicazione, corre infatti adiacente ai binari del treno più lungo del mondo, con i suoi 3 km di vagoni carichi di carbone. Quando lo intravedo in lontananza mi posiziono in prossimità dei binari: ho tutto il tempo, si avvicina molto lentamente, preparo la macchina fotografica, ci saluta con un grande sbuffo, perderò il conto dei vagoni. Emozionante quanto stucchevole.
Riparto, una pista semplice ma con molte vasche di sabbia traditrici mi mantengono costantemente accorto, quando posso galleggio sui bordi pista per avere un terreno più uniforme.
Dopo 200 km quasi in solitaria trovo finalmente il carrello con le taniche per il rabbocco carburante e visto il consumo maggiore su sabbia ne sono molto lieto.
Accorcio i tempi della fermata, mangio una barretta, riempio il camelbak e via. Riesco così ad unirmi ad un gruppo di mono leggeri, sono 5 svizzeri , hanno un buon passo, faremo un bel tratto assieme.Ogni
tanto dobbiamo risolvere qualche problema.
Viaggiamo lungo una pista molto varia, spesso preferiamo, visti i grandi spazi, raccordare i way point, scegliendone la linea retta più corta. In questi tratti l’erba cammella, una piccola collinetta di sabbia con maggior consistenza riconoscibile da ciuffi d’erba alla sua sommità, ci provoca qualche piccola caduta, per fortuna senza conseguenze.
I km scorrono, possiamo scorgere, già da distante, la vista dei maestosi monoliti di Ben Amira e Aicha. La leggenda racconta una loro storia d’amore e alcuni artisti, in passato, si sono dati appuntamento ai loro piedi per creare nuove opere.
Non abbiamo molto tempo da dedicarvi, ancora troppi km ci separano ed il tempo scorre inesorabile. Puntiamo al villaggio/crocevia di Choum dove il treno carica parte del materiale minerario. Qui una marea di ragazzini ci inseguono con una veemenza senza pari. 
Sono rimasto solo, la moto non mi dava confidenza e ne scopro ben presto il motivo: ho la ruota anteriore bucata. Faccio il punto: la gomma non è completamente a terra, la camera spessa mantiene una discreta consistenza e decido di ripartire per non perdere ulteriore tempo.
  Procedo più’ lentamente, un dosso di sabbia molle mi tradisce, cado e mi insabbio alla grande. Per fortuna riesco a far fermare un 4x4 della carovana, in 4 persone riusciamo a liberare il ktm dalla morsa di sabbia.
La cavalcata prosegue su un terreno più duro e semplice, mancano ancora 110 km, mi compare la luce della riserva, ho consumato troppo. Sono solo, con una gomma bucata, 60 km d’autonomia stimata, da dietro da circa un ora non mi raggiunge nessuno ed inizia ad imbrunire. Ammetto di provare un certo nervosismo, dico sempre “mai da solo, è pericoloso” ed io non faccio alcuna eccezione. Per fortuna i soliti svizzeri mi appaiono ad un bivio, avevano sbagliato strada, concordiamo di proseguire assieme.  Il mio battito cardiaco può nuovamente rallentare. Terminerò la benzina quando oramai è giunto il buio. Attendiamo i rifornimenti e dopo una mezz’oretta compare all’orizzonte una scia di luci. Come una serpe luminosa, la colonna dei 4x4 si avvicina, lentamente.
 
  Rabbocco la benzina che mi permetterà di arrivare giusto al campo dove alloggeremo in un gruppo di bungalow.
La giornata non è ancora finita, dopo un rapido pasto mi cambio la camera bucata ed alle 24, finalmente, mi posso godere un meritato riposo, sono stanco ma soddisfatto.
 
 
 
Tappa 9 Azougui-Chinguetti km 363
 Nel campo c'è fermento, carichiamo lo stupendo ktm 690 rally di Pedro sul carrello. Ieri è arrivato dolorante ed i medici hanno riscontrato una frattura di tibia e perone e purtroppo dovrà abbandonare. Parto e compio il primo errore della giornata: il rabbocco del giorno prima è stato insufficiente per arrivare al benzinaio. Dovrò attendere un mezzo per farmi dare un litro di benzina. Mentre faccio rifornimento lascio le luci accese e scarico la batteria: comprendo subito che oggi sarà una dura giornata. Parto nella speranza di ricaricare la batteria, così facendo perdo il gruppo. 
 
Oramai è la norma, affronto tranquillo una semplice sterrata per Ouadane, con tanto di cartello che indica 110 km di sterrato!
Il tratto scorre senza intoppi, alcune alte colline ci fanno da cornice ed arrivo al punto di rifornimento volante rilassato. 
La vista è magnifica, ci troviamo a Ouadane, antico centro di scambio con tanto di roccaforte.
 
Mentre mangio veniamo attorniati dagli immancabili ragazzini, con i loro visi sereni si dimostrano sempre interessati.
Mi accingo a visitare Guelb El Richat, una naturale struttura di sabbia e rocce dalla forma circolare, praticamente una serie di grossi cerchi concentrici con un diametro massimo di 50 km.
Una cattedrale nel deserto molto significativa se fotografata dai satelliti. 
La pista è un mare di sabbia, molle ed infido, le tracce sono poco chiare, perdo spesso la via, ho qualche problema con il GPS, che da un paio di giorni, sempre alla stessa ora, fa le bizze. Il percorso è univoco, e così il ritorno risulterà più semplice.
 
Gli ultimi 150 km che affrontiamo sono meravigliosamente emozionanti.
 
  Basse dune attendono di essere cavalcate, non c'è’ pista, rilievi sinuosi ci esortano a lanciare le moto a 100km/h. Per svariati km mi lascio trasportare da questo moto ondulatorio, che ricorda vagamente le montagne russe per alcuni schiacciamenti durante le discese.
 
Mai
distrarsi,veniamo richiamati alla massima attenzione quando da una sommità intravvediamo poco sotto noi una lingua di grosse pietre e riusciremo a rallentare appena in tempo.
 
 
Ci fermiamo per uno spuntino, le ordinate ondine delle dune ci fanno da corollario. Sono rapito dalla loro perfezione geometrica, ne rimango come ipnotizzato.
 
Gli ultimi km di pista per arrivare a Chinguetti sono altrettanto meravigliosi.  Taglierò il traguardo posto proprio fuori il camp Lodge du Maure Blue ancora con la luce mentre un materasso posto a terra dentro una camera in muratura mi trasporterà verso le braccia di Morfeo, dopo aver ottimamente pasteggiato nel ristorante del campo.Unico rammarico non aver avuto tempo di visitare Chinguetti, una città protetta dall’Unesco  per le sue antiche bibblioteche.
 
Tappa 10 Chinguetti-Akjout km 333
La giornata inizia alle 4 di mattina, i miei compagni di giaciglio, spagnoli, per niente provati dalla stanchezza del percorso, decidono di puntare una improbabile sveglia all’ignaro loro amico chiamato “schizzo”, per mostrarmi le sue reazioni mattutine. Il personaggio al suono della sveglia, come un automa, inizia senza battere ciglio la vestizione del motociclista. La scena è assolutamente di fantozziana memoria, ma dopo un minuto gli confessano lo scherzo e torniamo a dormire placidamente.
  Oggi vengo affiancato al motociclista rimasto senza “socio” che guida un ktm 690 rally. Io sono un po’ preoccupato: l’ho visto guidare ,va molto forte, troppo per il luogo, e dunque gli preciso che il ritmo sarà tranquillo.
Partiamo ed è ovvio che quando sai di avere un socio valido tendi a dare più gas. Stacchiamo in breve gli altri motociclisti, sono preoccupato, non sono al limite ma rispetto ai giorni precedenti la sicurezza è sicuramente inferiore. 
  Siamo partiti su piste di sabbia molle, le gomme sono parecchio sgonfie, incrociamo, come da roadbook, un tratto molto sassoso e taaac. Ho nuovamente forato l’anteriore.
Questo evento significherà la separazione dal mio socio e questo, da un certo punto di vista, mi rilassa. Proseguo con passo attendista perchè sono sprovvisto di camere di scorta, andate perdute in una caduta il giorno precedente.
Percorrerò 100 km prima di venire raggiunto dal gruppo di motociclisti baschi che mi cederanno la loro unica bomboletta gonfia e va. Grandi.
Riesco così a rimettermi a regime e proseguo senza grossi problemi insieme a loro in una pista in mezzo alle colline sabbiose. Ci divertiamo ma mai abbassare la guardia. 
  Vediamo da lontano alcuni mezzi fermi ed assistiamo ad una scena che fa gelare il sangue. Il mio ex socio è disteso per terra, cosciente, con due flebo infilate nelle braccia. Nella discesa, fuori percorso, di una duna verticale è incappato in un cumulo di sabbia molle che gli ha procurato l'impuntamento del mezzo con un successivo pericoloso capottamento.
Fortunatamente nel primo veicolo sopraggiunto vi erano due partecipanti medici operativi al pronto soccorso, che prontamente, senza attendere i medici dell’organizzazione, sono stati in grado di stabilizzare il traumatizzato. Le condizioni sembrano stabili e andrà tutto bene, ma lo spavento è commisurabile al luogo dell’incidente. Riparto leggermente scosso perchè anche se non è la prima volta che vedo una scena simile resto sempre colpito nel vedere un uomo a terra. In essa c'è l’essenza della nostra effimera fragilità.
 
Un improvviso tratto di fetch fetch mi procurerà un leggero insabbiamento che mi porterà a concentrarmi totalmente sulla guida.
 
Al termine della pista un villaggio difeso da un oasi arroccato ai piedi di una collina mi incanta lo sguardo. Sarebbe una naturale e perfetta location per un film desertico.
 
Il mezzo assistenza ci aspetta al termine della pista. Rifornisco mezzo e corpo, poi un asfalto molto vario mi porterà alla meta finale e sono felice di guidare sul bitume. Al  campo troverò ad aspettarmi Joh, Francy, Cri e Mattia e finalmente siamo nuovamente uniti. Mi racconteranno le avventure e le grigliate di pesce a Nouakchott, ma non sono invidioso: io ho sul groppone 1000 km di sabbia. Nel mentre arrivano notizie confortanti della Tac del malcapitato. Bene.
 
 
Tappa 11 Akjout- Nouakchott km 400
E’ destino. Joh si sveglia con la febbre, è stato male tutta la notte, sceglie di arrivare alla capitale mauritanese via asfalto. 
 
 
 
Viaggiamo
uniti, nel primo tratto, piuttosto semplice e veloce, possiamo dare libero sfogo alla cavalleria.
In uno di questi tratti perderemo il buon Cris che senza gps e tracce è partito per una tangente senza controllarci. Lo troveremo più tardi. Nella seconda parte ci attendono diverse sacche di sabbia molle, per l’immensa gioia della Francy.
 
Arriviamo in spiaggia, all’altezza di un classico villaggio di pescatori, Tioulit. Magnifiche barche colorate sono deposte in spiaggia con i loro vistosi colori, le bandiere verdi svolazzano libere sulle tutte le prue.
 
E’ ancora presto, la bassa marea arriverà tra un’oretta, ne approfittiamo per banchettare in riva al mare con le nostre amate scatolette. Ci gustiamo il favoloso panorama.
Intorno a noi una moltitudine di uomini è indaffarata nei preparativi, si riparano reti, barche ed attrezzi, scopriamo dal vivo quanto sia difficile far attraccare una di queste barche, e quanti uomini debbano collaborare per concludere l'operazione.
 
Un forte odore di pesce pervade la riva, tutti svolgono un compito, anche i bimbi fanno la loro parte, occupandosi di eviscerare i pesci appena scaricati dalle barche.
L’oceano si ritira lentamente, l’emozione di correre sulla battigia, respirando il penetrante odore di mare, è inebriante,  un senso di profonda libertà ci pervade.
  Incrociamo gruppi di gabbiani che mangiano sulla spiaggia e solo al nostro incalzare si leveranno in volo, permettendoci il passaggio.
Nelson ci consiglia di raggiungere la città via spiaggia. Le macchine non riescono a passare perché una grande barca, oramai arrugginita, ostruisce totalmente la riva.
La vista mi ricorda la triste immagine di un’immensa balena spiaggiata.
 
  Vivremo ancora qualche emozione quando, nascosti da una duna, si para davanti a noi un gruppo di militari con tanto di fucili. Spieghiamo il motivo della nostra presenza e dopo la telefonata del capitano al comando otteniamo il permesso per proseguire.
Nouakchott ha un traffico veramente caotico e la situazione, già di per sé impegnativa, è accentuata dalla presenza sul manto stradale di gruppi di animali liberi. Mai visto niente di simile. La serata si conclude nella pittoresca camerata dell’albergo che sfoggia sul soffitto una raffinatissima tela su sfondo rosso vivo raffigurante il personaggio disneyano Topolino. Ne nasceranno leggende, ma questa è un’altra storia.
 
 
Tappa 12 Nouakchott-St.luis  km 291 
 
John si sente meglio, finalmente siamo tutti presenti,viaggiamo incolonnati su una strada asfaltata, ci godiamo il magnifico paesaggio di stile desertico.
 
Sulla via incrociamo molti villaggi, la popolazione avvolta nelle folkloristiche tuniche azzurre mauritanesi sorride al nostro passaggio, i bimbi ci accolgono con forti grida, incitandoci.
Ben presto entriamo nel territorio del Parco Nazionale De Diawling, dichiarato dall’UNESCO patrimonio naturale dell' umanità sia per il grande numero di uccelli che vi trovano riparo, sia per la presenza dei facoceri e di caprini vari.
Alcuni esemplari di “pumba” ci taglieranno pericolosamente la strada.
 
Sul grande lago salato, ambiente naturale durante l’emigrazione dei fenicotteri rosa, scorgiamo in lontananza diverse chiazze rosa, segno inconfutabile della presenza dell’animale.
 
 
Ovviamente nei pressi di un lago esiste la remota possibilità di mettere le ruote dove non sarebbe troppo consigliabile farlo.
 
Cristian s’inventa una nuova via, dove rimarrà bloccato, appesantendo la moto di un tremendo fango-cementoso. Ci vorrà una lunga straw ed una decine di robuste braccia per liberare il mezzo.
 
Arriviamo alla dogana di Rosso e coaudiuvati dall’interprete locale svolgiamo le noiose pratiche burocratiche.
  I vu’ comprà presenti ci circondano per la prima vendita. Tutti parlano italiano ed è difficile resistere alle loro insistenze: pantaloni dai toni sgargianti vanno a ruba per 5 euro, come per altro magliette e bandiere senegalesi.
Una moltitudine di giovani si aggira tra i mezzi del convoglio, le scene cui assistiamo sono innumerevoli, da gruppi di ballerini improvvisati  a giovani che desiderano sedersi sulle nostre moto. Alcuni distribuiscono materiale didattico ai più piccoli. Il loro sguardo ci colpisce.
  La discesa a St. Luis è particolare,
siamo preceduti da un mezzo della polizia che a sirene spiegate ci accompagnerà sino all’albergo prescelto. Non passeremo inosservati.
Amo St. Luis, città’ di pescatori. Mi rapisce con i suoi forti colori, con le sue pittoresche barche colorate, con i visi sorridenti dei suoi abitanti, si coglie un’atmosfera di festa perenne che sa contagiare anche noi turisti “particolari”.
L’albergo scelto fa da contraltare ad alcune abitazioni che abbiamo incontrato nei giorni precedenti. Qui ci trattiamo alla grande, abbiamo
  persino la piscina in cui solo Cri e Mattia, beata gioventù, troveranno il coraggio d'immergersi. Mi soffermo ad ammirare la vista sul mare, e lascio viaggiare liberi i pensieri.
 
Una botta di benessere ci travolge, ci permettiamo di ordinare una bottiglia di vino nero pasteggiando a bordo piscina. Sublime.
Tappa 13 St.luis –Lac Rose–Dakar  km 220
Dormire in una bella stanza accogliente, con un bagno lindo, aiuta ad affrontare l’ultimo giorno con rinnovata tranquillità.
  Parto prima della carovana, mi fermo nei pressi del centro città, scatto qualche foto alle barche, gruppi di giovani mi circondano, attratti dal mio abbigliamento.
Le sirene, che preannunciano l’arrivo della carovana, mi destano. Ci immetteremo immediatamente in un lungo tratto di strada sterrata, dove potremo ammirare rari appezzamenti di colture senegalesi.
Il percorso si tramuta in pista sabbiosa, è un tratto usato solo dai locali per il commercio tra villaggi, non sono molto abituati a vedere il passaggio degli occidentali.
 
Inizierò un simpatico siparietto con un gruppo di giovani intonando un canto ritmato ad ogni passaggio dei mezzi. Incredibile la predisposizione al canto ed al ballo di questo popolo.
 
                          Il team Italia ha avuto pochissimi guai meccanici, ma quando la moto di Francy perde trazione proprio quando la meta è ormai vicina, ci assale una certa preoccupazione. Togliendo la copertura del pignone, scopriamo che rimane ben poco dei denti originali. Optiamo per tirare al massimo la catena, inshallà!
Nei pressi della spiaggia ci apprestiamo a vedere l’unica vera duna del Senegal , la duna di Lampuor. Incredibilmente durante il tragitto rischio almeno un  paio di frontali con gli altri partecipanti. Confesso di rimanerne un po’ deluso.
  Il tempo scorre e pur in condizioni non ottimali decidiamo di ripartire,
lambendo le onde. Il terreno incute rispetto , dobbiamo guidare a pochi metri dalle onde, ogni tanto capita di sbagliare ed entriamo troppo allegri dove ancora il mare non ha avuto tempo di ritirarsi. E’ fantastico.
 
Sulla spiaggia incontreremo il mondo, dai carretti trainati dai muli, ai pescatori, alla moltitudine di barche, insomma una vita rigogliosa ruota attorno al mare.
 
  A pochi km da Dakar dobbiamo puntare verso l’interno,  per circumnavigare il famoso Lago Rosa. Qui la moto di Francy, guidata da John, è arrivata allo stremo delle sue possibilità. John si lancia a folle velocità in un tratto senza gps, perderà la via e comparirà solo due ore più tardi dopo aver sostituito il pignone.
Sono le 18 ed il gruppo riesce a tagliare il traguardo posto sulla spiaggia di Dakar. L’emozione è fuori controllo, siamo felici, nessuno si è fatto male, le moto hanno retto benissimo e ci abbracciamo come fratelli.
 
Immortaliamo il momento in tutte le possibili posizioni, concludiamo improvvisando persino l’intervista dei partecipanti.
 
Voglio ringraziare i miei ragazzi e Stefano’s family, sono stati tutti veramente fantastici, non è semplice mantenere il controllo sotto pressione e loro ci sono sempre riusciti. Grandi. Ora possiamo pensare al futuro, per sognare nuove emozioni. 
 
 
Un ultimo ringraziamento va alle ditte che mi hanno supportato in questa avventura Dakariana. I prodotti sono stati determinanti per la loro qualità messa a dura prova dalla situazione logistica. Grazie Ufo, Forma, FirstLine, Amphibius, FZ factory, Motorex  Circuit equipment e Sovendi.
 
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