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Dall'Italia alla Turchia.

motoviaggiatore
  • Diario di bordo di motoviaggiatore Inserito il 09-10-2012
  • Destinazione Grecia, Turchia
  • Quando Dal 06-05-2011 al 19-05-2011
  • Avventura in: Moto
Venerdì, 6 maggio 2011.

Quasi due mesi di preparativi e oggi è arrivato il grande giorno. Non ho programmato nulla con cura maniacale, mi sono limitato a preparare la moto effettuando i controlli di rito (controlli livelli, pressione delle gomme, grasso alla catena, ecc.), procurarmi l’essenziale (kit riparazione gomme, piccolo compressore portatile, qualche utensile per le riparazioni di emergenza) ma, soprattutto una buona assicurazione medica e un’ancora per quella stradale. Tramite internet mi sono limitato a fissare le prenotazioni per i vari pernottamenti e i biglietti per il traghetto e grazie a www.youposition.it posso consentire ai miei di seguirmi da casa. Tutto fatto, sono pronto. Si può partire.


Sabato, 7 maggio 2011.

Dopo una notte di servizio piuttosto tranquilla, questa mattina ho messo a punto gli ultimi dettagli e alle 11:00 sono partito alla volta di Ancona dove sono arrivato in circa mezz'ora.
Il check-in è stato piuttosto rapido ma ho comunque potuto apprezzare l'utilità della rete pacsafe; viaggiare da soli e potersi allontanare dalla moto lasciando il bagaglio a bordo, in totale sicurezza, non ha prezzo; altra cosa che ho molto apprezzato è il sistema di ventilazione interna della giacca Pharao: nonostante l'ora e il sole a picco, le apertura consentono una totale traspirazione evitando di sentirsi colare il sudore lungo la schiena, intorno al collo... 'sti tedeschi!!!
All'imbarco ho dovuto attendere che prima venissero fatti salire tutti i mezzi diretti a Patrasso e dopo quasi un'ora finalmente sono riuscito a mettere la moto in garage.
C'è solo un'altra moto oltre la mia, una coppia che viaggia con una KTM 990 Adv.
Il traghetto è partito con soli 10 minuti di ritardo e la navigazione procede su un mare liscio come l'olio, anche se questa è sicuramente la parte più noiosa dell'andata, sopportabile grazie all'adrenalina che si sta accumulando al pensiero della prima tappa di trasferimento che mi attende domani mattina, da Igoumenitsa a Cannakale, circa 800 km., con altra traversata in traghetto sullo stretto dei Dardanelli ma, per fortuna, di soli 40 minuti.


Domenica, 8 maggio 2011.

Il traghetto attracca nel porto di Igoumenitsa in orario e alle 6:00 a.m. sono già in sella, finalmente. Uscendo dalla città si imbocca la nuova autostrada che collega il mar Adriatico al confine turco. In alcuni punti del percorso si sale di quota fino a 1.100 mt. ma lo spettacolo che si gode dall'alto rende interessante il viaggio. La Grecia è verde! tutto intorno la natura risplende di un verde che non ricordavo neppure esistesse; si ha l'impressione di una terra dura e padrona di se stessa. La tentazione di lasciare l'autostrada è forte ma la tappa odierna è lunga e impegnativa. Sarà per un'altra volta.
La strada scorre veloce, a parte dover ogni volta uscire per fare rifornimento che crea qualche problema e una perdita di tempo, anche perché non tutte le uscite prevedono una rampa per tornare in autostrada nella direzione voluta e questo costringe a lunghi e inutili giri.
Raggiungo il confine turco e inizio a comprendere che sarà un'esperienza 'frizzante'. Prima cosa la lingua: o conosci il turco o devi avere una notevole dose di intuito altrimenti non c'è verso di capirsi! e così alla dogana perdo un'ora abbondante, poi appena entrato in Turchia ho subito compreso il significato che i locali attribuiscono ad alcune cose: le frecce per indicare in cambio di direzione sono un optional inutile; il sorpasso è superare chi ti sta davanti, non importa come e da che lato; le rotatorie turche servono a rendere più eccitante l'attraversamento degli incroci. A parte questo, se la strada che dal confine di Ipsala porta a Istanbul è una delle più grandi arterie del paese ed è ridotta in uno stato pietoso, non oso immaginare le strade secondarie.
Alle 17:30 mi imbarco da Kilitbahir per Cannakale, lasciandomi alle spalle l'Europa per mettere piede in Asia ma, giunto a Cannakale, scopro che il posto dove dovrò pernottare si trova a Ezine, 50 km a sud. Poco male, saranno cinquanta in meno da fare domani e, visto che ci sono, passo a visitare il sito archeologico di Troia (10 € buttati al vento!). Un consiglio: non perdete tempo a fare questa visita; della grande città narrata nel poema omerico, non vi è alcuna traccia se non un cumulo di scavi del tutto anonimi, sempre che il poema sia ispirato ad una storia vera e che sia questa la location dei fatti! in compenso a Canakkale potrete ammirare il cavallo
di legno usato nel film 'Troy'. Nota di colore: una signora italiana afferma che deve essere quello il sito e indica con supponenza ai presenti il fiume “scafandro” (semmai sarebbe lo ScaMandro!). Scappo via prima di scoppiare a riderle in faccia. Dopo questa breve parentesi, proseguo sulla mia strada e raggiungo Ezine alle 18:30. Sul GPS l'indirizzo dell'albergo NON esiste; capirsi con i turchi è un'impresa ma, alla fine, trovo il posto e... lasciamo perdere!! Nonostante questo, nulla di tutto ciò ha il potere di spingermi a domandarmi "chi me lo ha fatto fare"... ne è valsa sicuramente la pena. E per oggi è tutto.


Lunedì, 9 maggio 2011.

Avevo puntato la sveglia alle 6 del mattino ma non ne ho avuto bisogno perché alle 4 (in realtà sono le 5 ma io ancora non lo so!) sono stato svegliato dalla prima preghiera del mattino, diffusa dal muezzin dagli altoparlanti di un minareto praticamente attaccato alla mia finestra!!! per fortuna sono riuscito a riaddormentarmi. Alle 6:30 mi alzo e guardo fuori dalla finestra e, a parte il minareto, vedo anche che piove, e neppure poco!! mentre aspetto che passi (perché adda' passa!), faccio colazione carico la moto e, finalmente, alle 8:00 la pioggia diminuisce, così decido di partire. Strada facendo ammiro la natura che mi circonda, i turchi che fanno pic-nic dovunque capiti, a qualunque ora e le strade che sono ridotte molto male! Il terrore della polizia spinge quasi tutti a rispettare le velocità di marcia imposte dalla segnaletica ma per il resto il codice della strada deve essere una sorta di racconto a libera interpretazione. Qui bevono il thé, centinaia di tipi diversi di thé ma il caffé lascia molto a desiderare.
Strada facendo so già che passerò nei pressi della antica città di Pergamo (l’attuale Bergama), e benché le guide sconsigliano la visita, la curiosità di vedere di persona un'altro dei luoghi che hanno acceso la mia fantasia di bambino è troppo forte e così, visto che di tempo ne ho a sufficienza, faccio una deviazione di 24 km. Bergama è una specie di grande villaggio sospeso tra l’antico e il moderno. Seguendo la segnaletica per l'Acropoli della antica Pergamo la salita in moto è bellissima; si passa in un mucchio di case dove il tempo sembra essersi fermato e si arriva in cima al colle dal quale si gode un panorama che toglie il fiato. Fatto questo, ritorno a valle e riprendo la strada per Selcuk/Efeso dove arrivo alle 15:00. Mi sistemo nell'albergo, faccio una doccia e aggiorno le notizie sul web, ad uso dei miei cari e dei miei amici; poi vado a fare un giro a piedi per la città ma dopo 20 minuti l'ho già girata tutta! pensavo fosse più grande; faccio amicizia con tre ragazzi che guardano la mia moto, incuriositi dal fatto che sia arrivato fin qui dall'Italia e gli rispondo "ragazzi, conosco della gente che in moto è andata in capo al mondo"... ogni riferimento è puramente casuale. :)) Mi fermo a cenare e con 18 TL (lire turche), pari a ben 9 euro, mangio per tre persone! chiedo una birra, me la portano avvolta in un cartoccio perché sono seduto ad un tavolo all'aperto, se la voglio tirare fuori, devo sedere dentro! è vero, la religione mussulmana non ammette il consumo di alcool (*). Finito di cenare rifaccio il giro della città per favorire la digestione e poi torno in hotel. Potenza del web, poter comunicare con i miei senza problemi. E per oggi è tutto. (*) ho scoperto che la birra nel cartoccio NON è a causa della religione ma per non pagare le tasse sulle bevande alcoliche e per non farsi cattiva pubblicità!


Martedì, 10 maggio 2011.

Stamattina, dopo due giorni, ho finalmente realizzato che il mio orologio è ancora regolato sul fuso dell'Italia e, di conseguenza, sono indietro di un'ora. Per fortuna a ricordarmelo è stato il gentilissimo gestore di questo posto che ha avuto la premura di venirmi a chiamare altrimenti non avrei potuto fare colazione che, qui, è così composta: pane, marmellata, uovo sodo, olive, pomodori, cetrioli, due fette di arancia, uno di formaggio e un pezzo di pane dolce locale, tutto molto buono a parte il caffé turco che è proprio imbevibile!!!! Mi appresto a trascorrere la mia giornata da turista 'ordinario', come nella migliore tradizione: zaino in spalla, marsupio, occhiali da sole, cappellino e macchina fotografica; alle 9:00 prendo il bus che mi porta all'area archeologica dell'antica città di Efeso; non posso nasconderlo: sono emozionato! leggo di questi
posti fin da bambino, amo la storia e l'archeologia e, quindi, trovarmi qui ha un significato particolare. Passo tutta la mattina a visitare ogni angolo di tutta l'area della città più importante dell'Asia minore fino al 4 decolo d.c., e i resti imponenti non fanno che rendergliene merito, ma c'è anche un altro aspetto: se al culime della sua potenza Efeso contava circa 30.000 abitanti, mi domando cosa doveva essere la mia Taranto che, al suo culmine, di abitanti ne contava circa 100mila!!! l'agorà di Efeso è enorme ma allora, in proporzione, quello della mia città natale doveva essere grandioso e oggi giace sepolto sotto l'asfalto, a circa 10 metri. Alle 12.30 termino la visita degli scavi e torno in città per andare a pranzare in un posto consigliato dalla guida Routard, proprio di fronte alla moschea di Isabay, in un simpatico locale allestito come se fosse un villaggio anatolico: si mangia su bassi tavolini, seduti su comodi cuscini in gazebo di legno; si mangia benissimo e ho speso soli € 6.50, birra compresa. Dopo pranzo visito la basilica di San Giovanni, all'interno della quale si trova l'acropoli preistorica, poi percorro a piedi il tratto di strada che porta all'area dell'Artemision/tempio di Artemide, secondo Pausania la più grande costruzione dell'antichità nonché una delle famose 7 meraviglie del mondo, di cui oggi non resta che UNA sola colonna, in mezzo ad un campo incolto e fangoso.
Proseguo e raggiungo il museo dove trascorro buona parte del pomeriggio e, una volta terminata la visita, torno verso la fortezza ma incontro il mio 'amico' Djmja che mi fa accomodare nel suo negozio di carpet, mi offre un caffè (turco!!!) e, mentre discutiamo, cerca di... vendermi un tappeto! Lo ringrazio dell'offerta ma anche volendo, non vedo come portarmelo a casa.
Ritornato nel posto dove ho la mia roba, faccio una doccia e mi stendo sul letto per riposare; alle 20:30 esco e vado a cena e, di nuovo, con soli 8 euro mangio per tre... giuro, non lo faccio apposta!!! qui i prezzi sono così. Faccio un ultimo giro per facilitare la digestione e quindi mi ritiro 'nelle mie stanze'; domani mi attende una lunga tappa di trasferimento verso la Cappadocia e vorrei farla tutta in un solo tiro. Staremo a vedere.


Mercoledì, 11 maggio 2011.

Partenza da Selcuk/Efeso alla 8:00 in punto, direzione Goreme, in Cappadocia.
La strada hanno 2 corsie per ogni senso di marcia; peccato che il fondo sia troppo ruvido e che i controlli della polizia siano onnipresenti! comunque riesco a tenere una buona andatura, al punto che arrivo a Isparta in anticipo. Proseguo costeggiando lo splendido lago di Egirdir ma ad un certo punto, per proseguire per Konya ho due possibilità: o la statale per Aksehir, comoda e tranquilla o quella per Beysheir ma questo comporta niente strada a 4 corsie e due passi di montagna, a Kiziloren [1.560 mt.] e a Derekoy [1.460 mt.]. Ovviamente scelgo la seconda! se volevo la vita comoda me ne stavo a casa.
E mai scelta fu più azzeccata. Mi sarei fermato a scattare foto ogni minuto ma o proseguo per Goreme o dormo qui! così mi accontento di osservare il paesaggio che è davvero molto pittoresco. Però questo comporta un allungamento dei tempi e quando arrivo a Konya sono già in ritardo; cerco di aumentare il ritmo ma, lungo la strada per Aksaray, mi becco un violento acquazzone che mi ritarda ulteriormente e, nel frattempo, sta venendo sera. Decido di proseguire per Nevshir, semmai mi fermerò lungo la strada ma tanto non ci credo neppure io e quando raggiungo anche questa mancano ormai solo 10 km a Goreme; fermarmi adesso non avrebbe alcun senso e così proseguo e, finalmente, raggiungo la meta.
Avrò tempo e modo di visitare tutta la zona ma, già così, illuminata dalle luci messe ad arte, lo scenario è incantevole, vedremo meglio domani. p.s.: se andate sul lago di Ergidir NON scattate foto! È vietato e ci sono militari ovunque...


Giovedì, 12 maggio 2011.

Sveglia alle 7:00 dopo una notte di sonno tutta d'un fiato. Sarà stata la stanchezza di ieri ma credo anche una certa soddisfazione per essere riuscito coprire tutto il tragitto in una sola tirata, nonostante la scelta di fare una strada meno agevole. Guardo fuori dalla finestra e la vista che si gode dal balcone della mia stanza è spettacolare.
Mi fiondo a fare colazione, solita, con variante dell'uovo strapazzato anziché sodo, poi faccio manutenzione ordinaria alla moto (controllo dei livelli, grasso alla catena, pressione delle gomme, ecc.) quindi parto alla volta del Goreme Open
Air Museum ma quando arrivo, nonostante sia ancora presto, è già pieno di turisti, così passo al Piano B: spengo il GPS, mi infilo in una stradina senza indicazioni e inizio a girare per la Cappadocia, quella dei turchi e non quella dei turisti; semmai dovesse servire, userò il GPS per 'rtirovarmi'. Usando solo una mappa della zona e la mia bussola, inizio a descrivere un cerchio che mi consente di visitare comunque tutti i maggiori centri attrattivi dell'area (Ortashair, Cavusin, Zelve, Uchisar, Avanos, Urgup) ma anche, e soprattutto, di vedere posti che i turisti canonici forse non vedranno mai. Quando passo nei villaggi fuori dalla portata del turismo di massa, i locali mi osservano come se fossi un alieno, i bambini mi salutano e gli adulti mi osservano percorrere le loro strada fatte di terra battuta (ciottolato quando va meglio). Sembrano tutti molto cordiali, fanno tutti un cenno con la testa al mio passaggio ma preferisco non fermarmi, non scendere dalla moto e non spegnere il motore... forse esagero, ma la prudenza non è mai troppa! Proseguendo in questo giro, passo attraverso il Goreme Historical National Park percorrendo una strada semi-dissestata che mi porta a sbucare alla periferia di Avanos quasi alle 13:00 e la fame incalza. Entro nel primo market che trovo e acquisto una specie di focaccia e del roast-beef di cammello insaporito alle spezie (soprattutto aglio!), trovo un posticino all'aperto di fronte ad uno scenario fatto di camini delle fate, c0è anche una panca in legno con sgabelli e mi godo il panorama, mangiando il mio pranzo. Nel frattempo intravedo un gruppo di turisti a bordo di ATV-Quad e motociclette aggirasi per i sentieri che passano attraverso il parco e, colto da una riminiscenza dei mie trascorsi giovanili di cross, mi faccio prendere dalla frenesia di provarci. Finisco in fretta di mangiare, monto la telecamera e parto per il primo sentiero. Sono un po' arrugginito (e si vede!) perché, al primo tentativo, uscendo da un campo 'stendo' la moto per terra, senza conseguenze per nessuno, ma non demordo; la rialzo, mi concentro meglio (NON DEVO CADERE!) e riparto. Questa volta ma meglio, decisamente molto meglio.
Faccio un lungo giro di leggero off-road ma quando mi accorgo che la cosa mi sta prendendo la mano, torno sulla strada asfaltata... mi conosco, poi lo so come va a finire quindi stop.
Nel frattempo si sono il cielo è diventato nero e deciso che è meglio avvicinarmi verso Goreme, nel caso iniziasse a piovere. Faccio appena in tempo a mettere la moto al riparo che viene giù un violento acquazzone ma, per fortuna, il giro di oggi è stato più che soddisfacente.
Rientro in albergo, doccia e riposino mentre attendo che smetta di piovere. Intorno alle 20:00 finalmente il tempo concede una tregua, così esco a fare un giro a piedi per il centro che, visto con le luci artificiali, appare ancora più suggestivo. Fa strano trovarsi a così tanti km da casa e scoprire di essere in Piazza Roma! Rientrato in albergo, posso finalmente considerare conclusa questa splendida giornata.

p.s.: ma senza moto avrei mai potuto vedere la Turchia da 'dentro' ???


Venerdì, 13 aprile 2011.

Piove!!! e va avanti così tutta la mattina... l'unica cosa da fare è aspettare che migliori. Nella sala da pranzo della pensione c'è una ampia veranda che consente i di potere ammirare parte della valle, standosene comodamente al caldo e al coperto. Finalmente, verso le 12:00, esce un pallido sole e così posso andare in giro a fare il turista canonico ma, per prima cosa, il pranzo. Decido di esagerare, entro in un locale con una terrazza affacciata sul paese e ordino un kebab di manzo: mi portano, nell'ordine, un piatto di abbondante insalata e verdure fresche, una pizza cotto a legna, una terrina del kebab che ho ordinato, un piatto di riso, acqua, birra, una mousse di formaggio, totale: 24TL (=12 euro!). Terminato il mio lauto pranzo, parto per fare un'escursione nel centro storico di Goreme, percorrendo stradine e viuzze, mi arrampico fin sulla cima del colle che domina tutta la vallata e dal quale si gode di una vista mozzafiato!! Nel frattempo però, di nuovo le nuvole in cielo si stanno addensando, così decido che è meglio ripercorrere la strada verso la pensione prima di ritrovarsi sotto l'acqua. Faccio appena in tempo a trovare riparo che si scatena un violento nubifragio che qui ha anche l'effetto di dilavamento, nel senso che trascino dalle colline circostanti al fondo valle , tutto il residuo di calcare eroso dall'acqua e le stradine, già messe piuttosto male, diventano dei fiumi di fango.Attendo che si plachi e ne
approfitto per raggiungere la pensione e, di nuovo, faccio appena in tempo ad entrare che alle mie spalle viene giù un violento acquazzone. Torno nella sala da pranzo della pensione dove scambio due parole con i ragazzi che la gestiscono, ascolto un po' di musica e mi aggiorno sulla situazione del mio paese. In serata il tempo concede una nuova tregua e io mi concedo una nuova passeggiata, l'ultima in questo posto. Domani si riparte, destinazione Istanbul.


Sabato, 14 maggio 2011.

Sveglia di buon ora (in realtà ero sveglio da un pezzo), termino di preparare i bagagli e scelgo con cura l'abbigliamento da viaggio. Il tempo non promette nulla di buono e fa freddo.
Monto le valigie sulla moto e poi faccio la solita colazione turca. Torno in stanza, finisco la vestizione, controllo che tutto sia a posto, saluto Oran e, poco dopo le 8:00 sono già in strada ma, fatti pochi km., alla vista di densi e scuri nuvoloni all'orizzonte, il buonsenso mi suggerisce di fermarmi e indossare l'antipioggia... benedetto istinto!! Inizia a piovere quasi subito e continuerà per un bel pezzo ma questo non mi impedisce di godermi il panorama che attraverso senza fermarmi, o quasi... al lago salato di Tuz DEVO fermarmi per un paio di foto ma poi proseguo dritto, ho fretta di arrivare. Procedendo verso Ankara si sale di quota e si sente!!! la pioggia è insistente, c'è un vento che in alcuni tratti mi costringe a procedere quasi di traverso e dopo Ankara la strada sale di quota arrivando a quasi 1.600 mt. di altitudine con conseguente diminuzione della temperatura.
Proseguo spedito con la pioggia che mi martella fino a Bolu, poi le condizioni meteo cambiano radicalmente e sono costretto a fermarmi per alleggerirmi e non scoppiare di caldo.
Alle 17:30 (ora locale, le 16:30 in Italia) raggiungo finalmente Istanbul: grande immensa e caotica! sulle tangenziale sembra di essere sul G.R.A. di Roma. Seguendo le indicazioni del GPS riesco a varcare il Galata Koprusu, uno dei ponti sul Bosforo che mi riporta sulla sponda europea e quindi a raggiungere la Old City, ma poi mi ci vogliono circa due ore per trovare la pensione e quando la trovo iniziano i problemi! Come già in altri posti hanno un concetto del posto auto riservato piuttosto strano: secondo il tipo della reception dovrei parcheggiare la moto in strada ma gli faccio notare che avevo espressamente richiesto un posto in parcheggio privato e lui subito chiama un tizio e mi fa mettere la moto dentro il suo garage. Avevo chiesto una stanza non-fumatori e mi ritrovo in una stanza (per modo di dire!) che puzza di fumo. Comunque sono troppo stanco per cambiare stanza; fatta la doccia, mi cambio ed esco per assaggiare questa parte di Istanbul by-night. La pensione sarà anche messa male ma è situata nel cuore della old city e proprio nei pressi dei monumenti principali, di fronte al molo da dove partono i traghetti e, dall'altra parte del Bosforo, svetta la Torre di Galata. Cerco un posto per mangiare qualcosa ma è troppo tardi per mettersi a scegliere; per fortuna trovo un Mac Donald aperto. Non sarà il massimo ma, come dice qualcuno di mia conoscenza, piuttosto che niente, meglio piuttosto... torno in stanza dopo aver fatto un giro fino alla Moschea di Yeni Cami e per oggi può bastare.


Domenica, 15 maggio 2011.

Dopo un breve assaggio serale, questa mattina di buon'ora sono uscito in perfetta tenuta turista 'standard', macchinetta fotografica al collo compresa, e mi sono avventurato alla scoperta della parte antica di Istanbul: la Costantinopoli dei Romani, la Bisanzio dei bizantini e, infine, la Istanbul dei Mussulmani. Provate a immaginare Roma senza che qualcuno abbia spazzato via le testimonianze del periodo successiva alla Roma repubblicana e imperiale, alla Roma medievale e feudale, alla Roma senza gli scempi compiuti durante il periodo rinascimentale, papale e poi risorgimentale, le demolizioni dell'era fascista e l'aggressione dei palazzinari del boom economico e avrete un quadro più o meno simile a quella che è Istanbul oggi.
Certo anche qui hanno avuto i guai loro: grandi incendi, terremoti devastanti, numerose conquiste da parte di Goti, Unni, Mongoli, Ottomani con la differenza che ognuno ha costruito addosso all'altro oppure ha trasformato quello che già c'era in qualcos'altro o, al massimo, vi ha costruito sopra. Ad esempio, la Moschea di Santa Sofia, pur avendo cambiato nel tempo destinazione d'uso, è rimasta più o meno la stessa voluta dall'imperatore romano d'oriente Costantino I e così per quasi tutte le chiese. Comunque, nessuno di quei popoli invasori ha mai inferto ferite profonde
alla città; semmai la distruzione più grave è stata portata a termine proprio dai crociati (dai latini dicono qui) nel 1204: fu un episodio di rara ferocia e devastazione, condotto al grido di "Dio lo vuole" ma mi sa che dio non ne era neppure al corrente... Per tutto il giorno non ho fatto altro che camminare e visitare moschee, monumenti, ruderi, e testimonianze di una grandezza che, tutto sommato, ancora non è del tutto scomparsa. Purtroppo, per alcuni anni, anche Istanbul ha risentito di un abusivismo edilizio aggressivo ma adesso le autorità stanno riconsiderando anche questo aspetto, avendo compreso l'importanza della risorsa turistica. La cosa più simpatica però mi è capitata nel Gran Bazar. Ci sono arrivato ad ora presto per evitare confusione ma ho trovato tutto chiuso, neppure un'anima... mi sono domandato "ma questi a che ora iniziano a lavorare?"... allora sono andato a fare un giro e, verso le 11:00 sono tornato sul luogo ma era ancora tutto chiuso... ho domandato ad un lustrascarpe a che ora aprissero ma il ragazzo mi ha gentilmente fatto notare che anche qui a Istanbul oggi e domenica e, a dio piacendo, è festa per tutti... ho proprio perso il senso dell'orientamento temporale! Domani si riparte, prossima tappa: Meteora (Grecia).


Lunedì, 16 maggio 2011.

Questa mattina sono riuscito a partire davvero in orario, le 7.00 ora di Istanbul (le 6:00 da noi); in questo modo quando arrivo al confine turco-greco e rimetto a posto le lancette dell'orologio sono solo le 10.30 e inoltre, procedendo verso ovest, posso contare su un durata maggiore della luce solare, nel caso volessi attardarmi. Alla dogana turca è in corso una qualche tipo di manifestazione: c'è musica, gente che balla e che canta, c'è un qualche personaggio importante scortato da 4 gendarmi in motocicletta. Per la cronaca: loro sono a bordo di due Africa Twin, mentre la polizia di Istanbul gira su BMW R 1200 GS. Noto che, tanto all'entrata quanto all'uscita, alla frontiera non ci sia nessun impiegato che parli inglese; ci sono quattro controlli da superare e nessuno che te lo spiega: se ne salti uno all'entrata, all'uscita sono problemi seri, com'è capitato alla copia di olandesi prima di me, il cui camper NON era stato annotato sul passaporto del conducente!! a quanto ho capito rischiano il sequestro del mezzo. Mi vengono i brividi al pensiero... Il viaggio prosegue liscio ma, pochi km prima di Salonicco, vedo il cielo diventare nero e, in lontananza, scoccano fulmini e saette. Indosso subito l'antipioggia e proseguo ma, per fortuna, l'autostrada descrive un semicerchio che gira quasi al margine della grossa perturbazione che sta interessando l'area della città. Mi viene il sospetto quando, nella corsia opposta, vedo un gran numero di mezzi dei vigili del fuoco locali dirigersi proprio vera la zona del maltempo.
La pioggia non lascia in pace neppure me ma è comunque una pioggerellina leggera che non mi impedisce di tenere una buona media, anche se la mia comunque non è mai oltre i 120 km/h.
Nonostante la pioggia arrivo in prossimità dello svincolo per Trikala in perfetto orario e imbocco la statale che mi porterà a Kalampaka, nella regione delle Meterore. Procedendo su questa strada statale che conduce fino ad Atene, il panorama diventa incredibilmente bello. Intorno è tutta natura e verde e ci sono dei cartelli con su scritto (in greco e inglese) "MODERATE LA VELOCITA', HABITAT DEGLI ORSI"... ma se ne incontrassi uno che dovrei fare??? mi viene in mente Napo OrsoCapo (per chi se lo ricorda), in giro per quelle strade con la motoretta di Babà. Ma lo spettacolo vero mi appare a pochi km dalla zona delle Meteore. Credo che una foto dica più di 1000 parole. Trovo l'albergo senza problemi e resto senza parole! rispetto ai posti in cui sono stato questo mi sembra l'Hilton e la camera poi... non mi sembra vero; inoltre questi hanno DAVVERO un parcheggio privato al chiuso dove mettere a riposo la mia fedele compagna di viaggio. Giusto il tempo di fare una doccia e sistemarmi la barba e sono in giro a cercare un posto dove mangiare una bistecca di maiale! Non sarò in Turchia ma anche qui i prezzi sono una sorpresa: per un albergo come questo ed una stanza come la mia (doppia uso singola, bagno con vasca e piatto doccia, TV, frigo, aria condizionata, frigo, cassaforte, ci sono anche il ferro e l'asse da stiro!) da noi ci vorrebbero 70/100 euro ad andare bene!, mentre qui pagherò 25€ a notte, prima colazione compresa. E la cena? insalata, patate fritte, una mega-bistecca, 1/2 litro di birra, pane, servizio e coperto per la stratosferica cifra di...
10,50 euro!!! Sono sempre più convinto che da noi c'è qualcosa che non va.  Finito di cenare torno in stanza e cerco di scrivere questo report ma mi addormento con il pc sulle gambe.


Martedì, 17 maggio 2011.

Ormai ho lasciato la Turchia da più di 24 ore e dovrei chiamare questa parte del tour Grecia W.i.P. ma fa tutto parte di un unico progetto e, quindi, resterà così. Stamattina, dopo aver fatto colazione, sono partito per il giro dei famosi monasteri costruiti sulla sommità delle Meteore. La prima tappa è il paese di Kastraki e mi rendo subito conto che per fare un giro di 9 km mi ci vorrebbero due giorni perché, già nei primi 3, mi sarò fermato almeno 5 volte per scattare fotografie. Riesco comunque ad arrivare al primo del giro, il monastero di Gran Meteora ma il martedì è chiuso e questa sarà un'ottima ragione per tornarci; comunque già dal di fuori fa impressione. Inutile perdersi in dettagli, le foto parlano sempre meglio delle parole. Proseguo il giro e passo al secondo dei monasteri per importanza, Varlaam, che è aperto e che decido di visitare e ne vale la pena; quindi è il turno di Rousanou, sempre tutti intervallati da numerose soste per scattare foto ma arrivo ad un crocicchio che non porta in nessun posto famoso e scatta il piano B: spengo il GPS e mi inoltro su per una salita che mi porta al di la del versante e mi trovo su una strada che dal niente porta al nulla. Proprio quello che volevo! Un itinerario fuori dalla portata del turismo di massa. Passo per veri e propri villagi sperduti fra i colli che sovrastano le Meteore (Vlachava, Skiperi, Gavros) e mi gode il panorama da un punti di vista che, quasi certamente, un turista standard non vedrà facilmente. A Vlachava un tizio mi chiede se posso scattare una foto a lui e la sua bambina in sella alla moto; a Gavros un anziano mi viene incontrato e mi offre il suo aiuto per ritrovare la strada. Cerco di spiegargli che non mi sono perso perché non m'importa dove sono ma lui parla solo greco, io solo italiano, quindi è un dialogo fallito in partenza e non solo... il vecchio guarda la cartina per cercare di indicarmi una strada ma poi scuote la testa sconsolato, ma non importa.
Proseguo nella direzione indicata dalla bussola e mi trovo di fronte un torrente che scorre in mezzo alla strada. prima di tentare il guado, effettuo un controllo e mi rendo conto che proprio nel mezzo c'è un profondo solco scavato dall'acqua nell'asfalto, meno marcato nella parte che da verso monte. Riesco a guadare abbastanza agevolmente ma, nel frattempo, nel cielo si sono addensate delle grosse nuvole nere e decido di dirigermi verso Kalampaka senza perdere tempo.
Giusto il tempo di fermarmi per un panino, riesco appena a mettere la ruota anteriore dentro la rampa del garage del hotel, alle mie spalle, si scatena un violento nubifragio.
Il resto del pomeriggio lo passo ad attendere che smetta ma non smette. Avrei voluto finire il giro dei monasteri ma non importa, va bene così. Il giro di stamattina è stato più che soddisfacente.
E poi domani ho tutta la giornata a disposizione e soli 200 km da percorre, prima di imbarcarmi da Igoumenitsa per Ancona alle 20:00.


Mercoledì, 18 maggio 2001.

Oggi mi attende la penultima tappa verso casa: da Kalampaka a Igoumenitsa.
Il check-out dell'albergo è alle 12:00 ma la reception ha detto di prendermela comoda e così vorrei fare ma, guardando fuori dalla finestra, mi rendo conto che in cielo si stanno addensando di nuovo gli stessi nuvoloni neri di ieri e, se voglio evitare di trovarmeli addosso, sarà meglio partire.
Alle 10:00 è tutto pronto e posso partire; percorro la strada fino a Metsovo senza problemi ma, appena imboccata l'autostrada, il mio sesto senso mi suggerisce di indossare subito l'antipioggia. Perché ignorare l'istinto che fino ad ora ha funzionato benissimo? La scelta si rivela appropriata, infatti, dopo pochi km. mi trovo nel bel mezzo di un violento acquazzone che non riesce comunque a impedirmi di raggiungere Igoumenitsa alle 12:00. Mi dirigo verso il terminal, metto la moto al coperto e mi tolgo l'antipioggia; entro e vado al banco della compagnia navale dove una gentile signorina greca mi fa il check-in in due minuti, anche se mancano 6 ore all'apertura ufficiale ma vengo richiamato fuori da un tipo che sembra uno zingaro e che mi fa ampi gesti. Penso sia un mendicante - maledetti pregiudizi - ma, in realtà, è un bulgaro che vive e lavora a Catania e che, vista la targa italiana della mia moto, mi consiglia di non lasciarla incustodita e poi mi fa un cenno
con il capo. Guarda nella direzione indicata e scorgo una banda di ragazzi extracomunitari che sciamano come le cavallette appena vedono un'auto, un camper o un bus senza occupanti per tentare di rubare il possibile. Lo ringrazio e nel frattempo arriva Ralf, motoviaggiatore olandese di ritorno da un giro in solitaria dell'Albania. Dopo uno scambio di saluti, io e il tizio bulgaro ci occupiamo di tenere d'occhio la Honda Varadero di Ralf, mentre lui va a fare il check-in; fatto ciò, sia io che Ralf decidiamo di allontanarci dal terminal e di attendere le 19:00 (ora d'imbarco) in un posto più sicuro. Io mi fermo sul lungomare a prendere un caffé ma, mentre sono seduto, scorgo qualcosa che luccica nel pneumatico posteriore e so già di cosa si tratta. Una vite ha perforato la gomma e questo mi sembra il momento adatto per provare il kit di riparazione fai-da-te e il piccolo compressore portatile. Funziona tutto a meraviglia.
Di nuovo il tempo si fa nero e torno al terminal dove starò al coperto. L'amico bulgaro è ancora la (il suo traghetto è alle 23:00) così ci sediamo sotto la tettoia e iniziamo a parlare tenendo d'occhio i nostri mezzi mentre vediamo all'opera la banda fino a quando non arrivano tre macchine della polizia e i ragazzi si danno alla fuga; poi immancabile come ogni giorno! arriva anche un violento acquazzone che dura diverse decine di minuti ma, fortunatamente, cessa proprio al omento di imbarcarsi; nel frattempo ritorna anche Ralf. Ci imbarchiamo insieme e questo mi garantisce l'accesso all'area delle poltrone ma, prima di andare a dormire, facciamo in tempo a scambiarci le rispettive impressioni di viaggio e a bere un bicchiere di birra insieme, anzi due. Solo che ogni bicchiere è da 1/2 litro.
Penso che stanotte dormirò profondamente. p.s.: il resoconto di Ralf sull'Albania mi ha incuriosito... :))


Giovedì, 19 maggio 2011.

La notte è passata veloce ma Ralf ha dormito disteso lungo per terra, le poltrone per uno spilungone come lui sono scomode. Alle 7:00 esco sul ponte a gustarmi il sorgere del sole sul mar Adriatico e, per fortuna, oggi il sole c'è! Aspettiamo di arrivare in Ancona, discutendo - ovviamente! - di viaggi, di moto e anche di lavoro, facendo colazione; mi rendo conto solo ora che Ralf ha l'età di mio figlio maggiore!
Il traghetto arriva in Ancona con mezz'ora di ritardo ma non importa. Siamo tra i primi a sbarcare e ci immettiamo in strada, imboccando la A14.
In prossimità del casello di Fano ci fermiamo per i saluti di rito e lo scambio dei rispettivi indirizzi di e-mail; Ralf mi informa che a settembre vorrebbe fare un giro del sud Italia... non c'è problema: sta parlando con la persona giusta! un colpo d telefono e si fa! poi ognuno per la sua strada, lui ha ancora un giorno di viaggio prima di arrivare a casa, io 5 minuti. Arrivato a destinazione, porto la moto nel garage e spengo il motore: adesso questo viaggio è davvero terminato. Ho percorso complessivamente 4.244 km., restano i ricordi e le oltre 800 fotografie. Ma è già tempo di pensare al prossimo viaggio.
Namasté.
     


 



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