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Dall'Italia ai Balcani

motoviaggiatore
  • Diario di bordo di motoviaggiatore Inserito il 16-10-2012
  • Destinazione Croazia, Bosnia Erzegovina, Albania, Montenegro
  • Quando Dal 28-09-2012 al 06-10-2012
  • Avventura in: Moto
Giovedì, 27 settembre 2012. L'idea iniziale era di andare al Raduno di Rovigno (Croazia) per il week end e poi scendere fino in Albania, attraverso i Balcani, con soste a Spalato, Mostar, Dubrovinick, Budva, Bar, Skutari, Berat, Argirocastro e il sito arecheologico di Butrinto, patrimonio dell'UNESCO. Ma le condizioni meteo stanno facendo variare il programma per cui, in questo momento, l'ipotesi più accreditata è quella di andare al porto di Ancona, imbarcarsi per Igoumenitsa e risalire fino a Spalato, percorrendo la strada in senso inverso a quello stabilito. Il bello di questi viaggi è che non c'è mai un vero e proprio programma o una scaletta da rispettare.   Venerdì, 28 settembre 2012

Senza aver prenotato e in ritardo sul programma, come al solito, mi fiondo verso il porto di Ancona dove arrivo  alle 13.10, giusto in tempo per fare il biglietto, il check-in, superare una lunga fila di camion in coda per la Croazia, e imbarcarmi per Igoumenitsa, appena prima che salga a bordo l'ultimo veicolo e vengano chiusi i portelloni di carico.

Partenza alle 13.30, prendo posto al bar del ponte di poppa, quasi all'ultimo piano, per godermi la navigazione e quello che sarà  il tramonto sul mare Adriatico.

In scia alla nave c'è un gabbiano che per tutto il pomeriggio non fa che seguirci, ripetendo sempre lo stesso schema: sfrutta le correnti ascensionali per stare sospeso in aria, planando fino a quando la portanza cede, poi riprende quota sbattendo le ali e ricomincia a planare e così  fino a quando non arriva talmente vicino al ponte della nave, quasi da poterlo quasi toccare, poi, con un altro colpo di ali, vira a dritta e si allontana descrivendo un semicerchio nel cielo, fino a riportarsi in scia a distanza tale da ricominciare tutto daccapo.

Poco prima del tramonto, fa un ultimo passaggio, emette un suono acuto  e si allontana definitivamente.

Rientro all'interno e mi sistemo nel bar dove ci sono poltrone e divani comodi.

E per questa notte sono a posto.   Sabato, 29 settembre  2012.

Il traghetto  attracca nel porto di Igoumenitsa alle 9.00, ora locale, in perfetto orario, e senza perdere tempo mi dirigo verso il confine greco-albanese di Konispol, percorrendo strade che farebbero gola a molti curvatori di mia conoscenza.

Alla dogana greca le formalità  sono poche ma i controlli sui veicoli con targa straniera condotti da albanesi residenti all'estero sono talmente meticolosi che rischio di trascorrere qui tutta la mattina, per fortuna un funzionario gentile mi fa passare la fila delle vetture, controlla il passaporto e i documenti della moto e mi fa varcare  il confine.

Alla dogana albanese la trafila è  più o meno la stessa, con la differenza che qui c'è  da fare l'assicurazione per l'Albania;  un tizio si occupa di tutte le pratiche e in 5 minuti sono a posto, spesa 13€, inoltre mi fa una copia di una mappa, indicandomi la strada per Butrinto.

Uscendo dal villaggio di Skallaa , dovrei svoltare a sinistra ma non vedo strade e proseguo per circa 1 km. prima di rendermi conto che, in effetti, in base al concetto che hanno qui, una strada c'era; torno indietro e domando a un tizio se quel sentiero  di terra e breccia fra i campi è la strada per Mursia ma conosco già la risposta e, prima che lui parli, lo ringrazio e mi inoltro su questa pista, impegnativa ma divertente, seguito da un pullman di turisti tedeschi.

Dopo circa 4 km. la strada torna ad essere asfaltata ma il fondo è irregolare, con tante buche, alcune notevoli, la carreggdata ridotta e gli autisti locali sono molto esuberanti. A riprova di ciò , fa impressione notare il numero cospicuo di altarini commemorativi ai due lati delle strade.

Raggiungo la laguna e per attraversare c'è  un ponte mobile tirato dai cavi, con fondo in legno che sembra cedere sotto il peso dei veicoli. Sull'altra sponda c'è il sito archeologico di Butrinto, recentemente dichiarato patrimonio dell'Unesco. Sono le 11.30, ora italiana, e la temperatura è di 30 gradi. La visita agli scavi dura circa 2 ore, il sito è ancora in fase di scavo ma merita davvero una sosta; ne approfitto per mangiare qualcosa.

Alle 13.30 esco dal sito è trovo dei ragazzini che osservano la moto, mi chiedono dell'Italia e dell'Inter (si vede che se ne intendono di calcio), scattiamo qualche  foto poi riparto alla volta di Gjirokastra, anch'essa patrimonio dell'Unesco.

Attraverso
Sarande e, se non fosse per la contraddizione fra edifici nuovi e baracche dei nomadi, sembrerebbe di essere a Montecarlo; ma la realtà  albanese si fa sentire subito: la strada che esce dalla città è poco più che una mulattiera, con buche enormi, per fortuna dura poco e la strada torna normale, per i canoni locali. Salvo alcuni inspiegabili tratti serrati che si aprono all'improvviso nell'asfalto, è più che accettabile.

Raggiungo Gjirokastra alle 15.30 e trovo  alloggio piuttosto facilmente, il difficile è convincere i poliziotti a farmi entrare nel centro storico ma, dopo uno scambio di parole con il gestore del B&B mi lasciano passare.

Sistemo la moto, scarico i bagagli, faccio una doccia e mi riposo fino alle 18.00, anche perché con questo caldo, di andare in giro proprio non se ne parla. Con il fresco, esco a dare un'occhiata in giro, mi concedo una cena a base di carne e contorni vari (compreso servizio e bevande tot. 5 euro!) e proseguo il giro. In un bar stanno guardando la partita Juve-Roma, entro per domandare il punteggio e il gestore mi chiede se sono italiano, mi dice che lui tifa Inter (un altro intenditore) e mi offre una birra, non rifiuto perché potrebbe offendersi; resto fino alla fine del primo tempo, poi faccio un altro giro.

Prima di rientrare al mio B&B, cerco di scattare foto notturne, con scarsi risultati.

E per oggi è tutto.   Domenica, 30 settembre 2012.

Dopo aver fatto colazione all'albanese (frittelle, formaggio, marmellate, miele, pane e thé), mi metto subito in marcia. So già che sarà una giornata impegnativa.

Il centro storico di Gjirokastra sorge su diverse colline, il cui accesso è costituito da lunghe strade in salita, con fondo in pietra; il castello domina la città dall'alto e raggiungerlo è una fatica ma il panorama che si gode da lassù vale ogni passo. L'edificio è enorme, il nucleo originario - pare - risalga addirittura al XV secolo a.c.; al suo interno ospita un museo di armi risalenti principalmente alla seconda guerra mondiale, armi sottratte o abbandonate dagli eserciti invasori, italiano e tedesco.
Vi è anche un museo della Resistenza albanese alle forze di occupazione nazi-fasciste e la prigione, le cui celle sono state usate fino agli anni '60 per rinchiudervi gli oppositori del regime comunista.

All'interno della fortezza si trova esposto anche un autentico carro armato in uso al nostro esercito durante il secondo conflitto mondiale (una vera e propria scatola per sardine); ci sono anche alcuni cannoni tedeschi anticarro con canna Flak da 88 che, nel corso della guerra, verrà modificato per essere montato sui Panzer. Dal vivo fa davvero impressione!!

Il resto della mattinata trascorre girando per i diversi quartieri che formano la città vecchia, tutto davvero molto pittoresco e molto autentico. Il turismo di massa non ha ancora fatto sentire i suoi effetti da queste parti e la riprova la si ottiene quando ci si ferma a mangiare: un pasto completo, servizio e bevande incluse, non costa più di 5/6 euro e si mangia anche bene!

Alle 14.00 la temperatura diventa davvero insopportabile, ci sono 33 gradi. Rientro al mio alloggio e faccio una doccia e, in attesa che l'aria rinfreschi, ne approfitto per riposare. Verso le 18.00 la situazione è decisamente migliorata, così torno a fare il turista, completando il giro di questa meraviglia tornando a cena nello stesso posto in cui ho pranzato.

Dopo cena, per facilitare la digestione, rientro di nuovo alla base ma facendo un giro lungo, così rivedere alcuni degli angoli più caratteristici, fare qualche altro esperimento di fotografia notturna (questa sera va già meglio).

Per chi fosse interessato: sono alloggiato al Gjirokastra Hotel, in realtà è una grande casa privata costruita nello stile caratteristico del posto, che dispone di ampie stanze con bagno, pulitissime e arredate con garbo, dotate di aria condizionata, tv, wi-fi e ristorante a conduzione famigliare, i cui componenti sono molto disponibili e di una cordialità squisita.

Dimenticavo il costo: 20€ al giorno, compresa prima colazione e, volendo, anche la cena, basta solo tirare un po' sul prezzo.

Proprio come da noi in Italia!   Lunedì, 01 ottobre 2012. Stamattina partenza alle 8.00, direzione Berat. La distanza è relativamente breve ma, dalle informazioni dei locali, lo stato delle strade albanesi comporta lunghi tempi di percorrenza e, in effetti, le strade ha volte sono disseminate di buche,
altre volte scompaiono nel nulla per trasformarsi in piste di pietre e polvere, a causa dei cantieri per il rifacimento della rete viaria, sorti un po' ovunque. L'Albania è un paese in costruzione e se qualcuno vuole vederne gli aspetti tipici che la caratterizzano, farà bene a sbrigarsi. Nel giro di una decina di anni, tutto questo potrebbe scomparire!

Arrivo a Berat alle 11.00 circa e seguo le indicazioni turistiche per la fortezza ma mi ritrovo sulla salita lastricata da ciottoli, tra due file di negozietti. Il fondo è viscido ma riesco a far stare su la moto, così arrivo fin dentro il castello. La visita dura circa 2 ore ma ne vale la pena; al momento di andar via scopro che di strade ce ne sono due: quella fatta da me e un'altra, asfaltata...

Terminata la visita, risalgo in moto e mi dirigo verso Durazzo ma prendo l'uscita sbagliata, così decido di proseguire verso Krujë, città natale di Giorgio Scandeberg, eroe nazionale albanese. La città si trova ai piedi di un gruppo montuoso che raggiunge i 1.400 mt. di quota e a pochi passi dalla città nuova, si trova la città/fortezza che per anni gli ottomani cercheranno inutilmente di conquistare.

Per raggiungere il castello, bisogna anche qui arrampicarsi su una strada in salita, lastricata da ciotoli, passando attraverso l'antico bazar, distrutto ai tempi del comunismo, ma ricostruito rispettando il vecchio stile originale.

All'interno del castello, faccio conoscenza con un albanese che ha lavorato per 14 anni in Italia. Iniziamo a chiacchierare e mi racconta che le famiglie residenti all'interno delle mura, abitano qui da generazioni; poi si offre di farmi da guida e mi fa fare un giro, facendomi visitare alcuni luoghi che normalmente sono preclusi ai turisti.

Al termine del giro, vorrei ricompensarlo offrendogli dei soldi ma Zani (Giovanni per noi italiani) rifiuta e, anzi, mi invita a restare a cena con la sua famiglia e mi conduce nella sua casa, risalente al 1400, dove abita con sua madre di 70 anni che ha preparato agnello alla brace con patate e l'immancabile insalata con contorni di verdure e olive, tutto prodotto da loro, anche l'olio, e tutto molto buono. A casa loro però non si beve alcool perché sono di religione mussulmana.

Nel corso della cena, Zanni mi racconta che ha dovuto abbandonare l'Italia a causa della morte di suo padre, ucciso una sera, per futili motivi,  da un vicino di casa ubriaco una fucilata. Il Kanun, una antica serie di leggi tribali, vorrebbe che per vendetta Zanni uccidesse l'autore dell'omicidio o un suo parente stretto ma mi spiega anche che, in Albania, molte cose stanno cambiando rapidamente e che per lui e sua madre è stato sufficiente veder condannato alla prigione l'assassino del loro caro.

Termino la cena e faccio per andare via, in cerca di un posto per la notte, ma insistono che io rimanga loro ospite e mi danno una stanza, prima ancora che io possa iniziare a fare cerimonie.

E per oggi è tutto.   Martedì, 02 ottobre 2012.

La mamma di Zani ha preparato una colazione albanese a base di uova al tegame, formaggio, marmellate, burro, pane tostato e succo di arance. Ieri sera ho notato sulla carta stradale che per andare da Krujë a Skutari (89 km) ci sono due strade e mentre mangiamo chiedo al mio nuovo amico quale è la migliore. Mi spiega che per la strada nuova ci vogliono circa 2 ore, per quella vecchia un giorno! Saluto la  mamma di Zani, li ringrazio dell'ospitalità e alee 8.30 sono già in viaggio sulla strada nuova, anche se mi piacerebbe avere il tempo per percorrere la vecchia.

Comunque anche la nuova non mi dispiace e arrivo a Skutari senza neppure rendermene conto. La prima cosa che noto è la imponente fortezza che domina la città e, trovata la via di accesso, salgo fino in cima sulla immancabile salita lastricata di sassi. Dalla cima si gode un panorama stupendo; nel frattempo prendo contatto con RRokko (con due erre!), amico fraterno di un grande viaggiatore rispondente al nome di Adalberto Buzzin.

Incontro RRokko, personaggio davvero squisito, in compagnia del suo amico Kol e, dopo avermi fatto sistemare la moto al sicuro nel giardino di quest'ultimo, i due mi portano a visitare Shyrokë, sul lago di Skutari e, mentre beviamo una birra, mi raccontano di quant'è bella l'Albania del nord con le Alpi albanesi.

Rientrati in città, seduti sotto un gazebo del giardino della casa di Kol, sorseggiando una limonata fresca, continuiamo a parlare delle bellezze del nord del paese e la mente inizia a elaborare percorsi diversi ma ci vorrebbero più che
8 miseri giorni...

Rimetto i piedi a  terra e tengo questa idea da parte per un'altra volta, saluto, ringrazio per l'ospitalità e mi rimetto in marcia; anche se non ho una tabella di marcia, devo comunque fare i conti con  giorni di ferie a disposizione.

La meta successiva è in Montenegro, la città di Stari Bar, ovvero il nucleo antico della odierna Bar, tipica fortezza che si trova - manco a dirlo! - sul cucuzzolo della montagna che domina i monti alle spalle, fino al mare; in realtà, si tratta di un immenso mucchio di macerie con poche strutture perfettamente restaurate, racchiuse all'interno di una possente cinta muraria, caratterizzata da un acceso, costituito da due porte, disposte perpendicolarmente l'una all'altra, per motivi difensivi ma emana un fascino particolare, come le altre visitate, forse a causa della storia che le contraddistingue, fatta di clan, signori della guerra e dominazione ottomana.

Terminato il giro turistico, raggiungo la nuova Bar, in cerca di alloggio per la notte. La città è un concentrato di edilizia moderna a ridosso del mare che mi lascia del tutto indifferente; quello che mi colpisce di più e che mangiare una pizza capricciosa, accompagnata da 1/2 litro di birra, compreso coperto e servizio, ho speso 4,95 euro.

Mi astengo dal commentare.   Mercoledì, 03 ottobre 2012.

Alle 8.00 sono già in marcia, lasciandomi Bar alle spalle, direzione Dubrovnik.

La strada sul principio è piuttosto monotona ma ben presto la costa dalmata inizia a mostrare le proprie perle e mi dispiace essermi fermato troppo presto ieri.

Lungo la strada noto il borgo di Sveti Stefan; convinto che si tratti di un tipico borgo marinaro, scendo giù fino al mare ma scopro che l'intero villaggio è stato trasformato in un resort di lusso, con annessi e connessi, con tanto di sbarra con personale addetto alla security ma, siccome siamo fuori stagione, il tizio mi fa entrare fino al ponte che collega l'isola alla terraferma che, mi spiega, fu costruito dai veneziani 3 o 400 anni fa. Dopo aver scattato alcune foto, riprendo la marcia e, uscendo dal resort, incontro i tizi con le Mukke visti ieri sera in centro a Bar.

Alle 9.30 sono a Budva e il centro storico merita una sosta. Non è grande ma merita una visita che richiede circa un'ora. Durante il giro incontro di nuovo i tizi con le Mukke, sempre loro, a cui non manca lo spirito, peccato che le battute sul manuale della Mukka siano sempre le stesse...

Riprendo la strada completamente affascinato dalla bellezza del paesaggio. A Lepetane mi fermo per scattare qualche foto; un tizio parcheggia la sua auto di fianco alla mia moto e mi da un consiglio, non richiesto ma utilissimo, grazie al quale invece di circumnavigare tutto lo specchio d'acqua, prendo il traghetto che, con 2 euro e 5 minuti, mi fa risparmiare 60 km e circa un'ora di strada.

Quando finalmente raggiungo Dubrovnik, la vista dall'alto è da togliere il fiato, così mi fiondo fino alle porte della Old City, parcheggio la moto e per quasi 4 ore faccio il turista, andando in giro per questo splendido centro storico. Indeciso se fermarmi qui per la notte, alla fine decido di proseguire, in fondo la città lo già vista.

Lungo la strada le bellezze paesaggistiche si susseguono. Dalla costa si vedeno alcune delle isole che compongono l'arcipelago di 1400 dell'arcipelago dalmata e verrebbe voglia di farci un salto ma la questione è sempre la stessa... il tempo! Procedo spedito e supero i confini dei due paesi, esco dalla Croazia e entro in Bosnia. Per raggiungere Mostar si percorre una strada che costeggia il fiume Neretva e alle 18.30 raggiungo la città del famoso ponte.

Trovare alloggio non è mai stato così facile ma di questo ne parlerò in un'altra occasione. Sistemo la moto, faccio una doccia ed esco subito a fare un giro per il centro storico e vedere il ponte di Mostar by night.

Domani altro giro, altra corsa.   Giovedì, 04 ottobre 2012.

Stamattina visita alla città di Mostar; dato che ho iniziato il mio tour alle 8.30, alle 11.30 l'avevo già girata tutta da cima a fondo. Come ieri, basta svoltare un angolo, magari proprio vicino un luogo turistico, per vedersi aprire una finestra su un passato fatto di guerra civile, vittime innocenti e tanta distruzione.

La città comunque merita la sua fama di sito dell'UNESCO e una visita approfondita, e avere l'opportunità di viverla è una occasione da non perdere. A pranzo mi siedo in una rosticceria
e chiedo il cevpicici, piatto tipico locale; me ne servono un razione che basta per quattro, dopodichè decido di andarmene in giro per le zone qui intorno.

Passando per Cïtluk arrivo a Medjugore dove mi fermo a rendere onore alla Madre di Gesù, poi proseguo per le meravigliose cascate di Kavicé, quindi per il sito archeoligico di Mergorjelo, dove ci sono i resti impnenti di una fattoria di epoca romana del II secolo d.c., proseguo per la fortezza di Pocitelj del XIV sec. e, infine, per il monastero dei dervisci di Blagaj, posto ai piedi di una parete alta oltre i 300 mt., accanto al quale scorre un fiume che esce da una cavità nella roccia, poco distante dal monastero.

Quando esco, trovo un tizio ad aspettarmi che mi domanda se ho un adesivo dell'Elefantentreffen come quello sulla mia moto per metterlo sulla sua, poi mi mostra la sua... moto!, un vecchio Garelli 50...

Rientrando a Mostar noto altri segni, immancabili, che stanno li a ricordare il dramma della guerra nei Balcani. Edifici crivellati dai fori dei proiettili, chiese e moschee distrutte o danneggiate che attendono di essere ricostruite.

Ma più di ogni altra cosa, a ricordare quella tragedia ci sono i numerosi cimiteri sparsi intorno ai centri abitati, tutti con lapidi quasi nuove che indicano la data del decesso fra il 1991 e il 1999... otto anni di un conflitto che hanno lacerato profondamente questa terra.   Venerdì, 05 ottobre 2012.

Lascio Mostar di buon'ora, ormai sta diventando sempre più facile riuscire a organizzarmi in modo da partire presto; prima di avviarmi saluto il mio ospite, Adi, e la sua simpaticissima mamma, i cui racconti di guerra mi hanno riempito gli occhi di lacrime. Quello che segue è la loro versione.
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La guerra nei Balcani, per quanti non lo sapessero, da queste parti è andata più o meno così: alla morte di Tito, Slobodan Milosevic, inseguendo l'idea di una grande Serbia e approfittando del cospicuo arsenale militare della ex Yugoslavia, invase le regioni in cui vivevano altre etnie che anelavano all'indipendenza; Mostar fu una delle prime città ad essere attaccate. Croati e bosniaci unirono le forze e arrestarono l'avanzata dell'invasore. La linea del fuoco divenne il fiume Neretva e tutti i ponti su di esso vennero distrutti, ad eccezione del famoso ponte che, fino al 1993, era gravemente danneggiato ma ancora in piedi. La città di Mostar è l'unico luogo al mondo in cui sorge un cimitero delle pietre. Scendendo verso il fiume, in direzione ovest, poco distante dal famoso ponte, lungo la sponda destra sorge un luogo in cui sono stati collocati alcuni dei manufatti, i pochi che è stato possibile recuperare, utilizzati a suo tempo per costruire il ponte originale.

Quando l'esercito croato-bosniaco riuscì a far ritirare quello serbo, si accese un secondo conflitto e quelli che fino al giorno prima erano alleati, si ritrovarono gli uni contro gli altri, bosniaci contro croati. La città venne divisa in due settori, uno sotto il controllo dei mussulmani e uno sotto quello cristiano, e la linea del fuoco si attestò su una strada che oggi si chiama Boulevard Mostar e da entrambe le parti si sparava.

La vecchia casa di Adi e della sua famiglia sorgeva proprio su quella strada, all'angolo con K.M.V. Humsdhog (non chiedetemi cosa voglia dire!) e, come tutto su quella strada, venne presa di mira dal fuoco dei due eserciti e distrutta. Con i rimborsi di guerra, Adi ha costruito una nuova casa per se e la sua famiglia e, al piano terra, ha un mini appartamento dotato di ogni confort, che affitta ai turisti.
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Mi dirigo verso la città di Spalato seguendo la strada che corre lungo il mare, evitando l'autostrada. La costa croata non smette di meravigliarmi per bellezze paesaggistiche, tanto da costringermi a fermarmi continuamente, laddove è possibile, per scattare foto a raffica.

Quando finalmente raggiungo la città, per prima cosa vado a procurarmi il biglietto per il traghetto, dopodiché mi concedo un'oretta di riposo su una panchina, all'ombra degli alberi di un giardino pubblico. Quando mi sveglio, vado a cercare un parcheggio per la moto e dedico il resto della giornata alla visità della città, il cui monumento caratteristico è l'immenso palazzo dell'imperatore Diocleziano, le cui strutture si sono conservate 'quasi' intatte nel corso dei secoli ma che sono tutt'ora oggetto di scavi, dai quali quasi ogni giorno emergono sorprese.

Passeggiando e scattando fotografie, giunge presto l'ora di presentarmi all'imbarco.
Alle 20.30, puntuale come un orologio svizzero,
il traghetto Blue-Line lascia la banchina del porto di Spalato, direzione Ancona.

Questo viaggio sta per terminare, ma non oggi.   Sabato, 06 ottobre 2012 - Game over. Dopo una tranquilla traversata dell'Adriatico, il traghetto attracca nel porto di Ancona alle 8.30 in punto, mezz'ora di strada e sono a casa. Anche questo viaggio va nella scatola dove conservo tutti i ricordi. Mappe, cartine, biglietti, stradari, opuscoli, ricevute, monete, mentre i souvenir, uno per ogni nazione visitata, vanno a occupare il loro posto sulla mensola dei luoghi del mondo, insieme a tutti i precedenti. Come nei precedenti viaggi, in Turchia e Marocco, i pregiudizi che avevo prima di partire sono andati a farsi benedire e, mentre alla partenza avevo una pesante zavorra, al ritorno avevo un bagaglio di esperienze, più grande dei pregiudizi ma di gran lunga più leggero. Zani ad esempio è l'immagine di un'Albania che vuole cambiare e voltare pagina. Nonostante la legge tribale del Kanun imponga di vendicare la morte di un proprio congiunto con il sangue dell'assassino, o di un altro componente della sua famiglia, entro il terzo grado di parentela, lui ha rinunciato, evitando così di dare inizio ad una delle tante faide che, in altri luoghi, durano da oltre 100 anni. Ha avuto il coraggio di affrontare il disprezzo della comunità che ancora è legata a queste antiche usanze e che, per questo, vorrebbero che la tradizione venisse rispettata; per fortuna sono sempre di più quelli che la pensano come Zani! Poi il Montenegro e i suoi gioielli turistici come Sveti Stefan, Budva e il tutto il litorale; la Bosnia-Herzegovina e le sue bellezze paesaggistiche, grazie alle quali sta definitivamente uscendo da quel dramma della guerra che, da queste parti, si è fatto sentire forse più che nel resto dei Balcani; la capitale, Sarajevo, città martoriata dai cecchini, sorge ad appena 140 km. da Mostar. Infine la Croazia sulla quale - credo - sia superfluo aggiungere altro se non che, pur avendone sentito sempre parlare in termini lusinghieri, aver constatato di persona quando descritto fa assumere ai racconti di chi ci era già stato tante sfumature di colori che, altrimenti, non avrei mai potuto comprendere. Che altro aggiungere se non... andateci e, se ci siete già stati, tornateci. Io lo farò presto. Namasté.
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