Adventure4You Shop



« Torna alla lista

Corsica 2009

Carminuccio
  • Diario di bordo di Carminuccio Inserito il 02-12-2013
  • Destinazione Francia
  • Quando Dal 13-08-2009 al 18-08-2009
  • Avventura in: Moto
Mototurismo in Corsica: 13 agosto 2009 – I^ Tappa da Cagliari a Zonza
 
 
Sono le 08.30 circa quando carichiamo la moto di tutto il necessario sistemato nei bauletti la sera precedente, e partiamo per Santa Teresa di Gallura imboccando la SS131 da Monastir. Prima però, provvedo a prelevare contanti allo sportello bancomat della Banca di Credito Sardo che però risulta inattivo e sono costretto a prelevare presso il Banco di Sardegna che più di 250€ non può elargirmi. Pur essendo agosto, la mattinata non è calda ed infatti speriamo che queste temperature ci facciano compagnia per tutto il nostro viaggio. La SS131 scorre veloce e dopo una sosta per consumare un caffè ad uno degli snack-bar dissemintati lungo la strada, imbocchiamo la strada per Tempio Pausania. Attraversiamo un paesaggio colpito dai vasti incendi di questa estate, alcuni dei quali hanno lasciato il segno fin sotto le abitazioni.
 
  
Fatto rifornimento a Tempio Pausania, proseguiamo in direzione di Santa Teresa di Gallura: la strada è bellissima, peccato che il flusso delle auto era notevole, oltretutto rallentato dalla presenza di mezzi pesanti. Giungiamo in questa famosissima località turistica verso le 13 e decidiamo di mangiare un’insalata presso un ristorante, dove ciò che più ha attirato la nostra attenzione era l’entusiasmo delle cameriere che servivano ai tavoli: sembrava un cimitero!!! Zero sorrisi, zero cordialità, zero voglia di lavorare… tanto da farci decidere di consumare il caffè in un bar poco distante. Subito dopo ci rechiamo al porto ed aspettiamo l’arrivo del traghetto previsto per le 14.30, che ci porterà finalmente a Bonifacio.
 
Durante la nostra attesa, arrivano altre vetture e moto, oltre a gruppi di ragazzi che dalla Corsica si trasferiscono in Sardegna per trascorrere una giornata diversa di mare. Tra i tanti, c’era una coppia la cui ragazza, molto giovane, indossava un vestitino nero che senza esitazione, lasciava scoperto il didietro… e non voglio descrivere i commenti di Clara!!! “l’hai vista bene, si? Mi raccomando, vedila bene!”, oppure: “ma guarda tu se è cosa di andare in giro così… bagassa!…”, o ancora: “ma io non lo so…. l’hai fotografata?? dai, fotografala, che aspetti?”.
 
Imbarchiamo sul traghetto “Bastia” della Moby che, puntuale alle 15.00 lascia il piccolo porticciolo, incastonato tra due promontori di rocce granitiche e macchia mediterranea.
 
 
Come di consueto le Bocche di Bonifacio sono battute da un forte vento che gonfia energicamente le vele delle barche.
 
Dopo meno di un’ora entriamo nel porto di Bonifacio: la vista della scogliera è stupenda! Le rocce bianche e striate diventano quasi accecanti con la luce del sole ancora alto all’orizzonte. Pieni di entusiasmo sbarchiamo e subito imbocchiamo la strada che porta all’uscita di Bonifacio in direzione di Sartène.
 
La strada è pressoché diritta, dall’asfalto regolare. L’aspetto delle rocce è molto simile a quello della Gallura sia per forma che per colori. Sulla nostra sinistra si staglia la costa, bassa e rocciosa. Qua e là ragazzi con i kitesurf che cavalcano le onde.
 
Prima di Giungere a Sartene, attraversiamo le prime montagne che anche qui hanno subìto l’effetto degli incendi. Il paesaggio è desolante: ovunque bruciato, ma la nostra mente immagina quella natura rivestita di verde che sicuramente deve essere uno spettacolo!
 
Arriviamo a Sartene e imbocchiamo la strada per Zonza. Pian piano iniziamo a salire di quota. Attraversiamo Olmiccia e fino a Levie il paesaggio non ci entusiasma moltissimo: macchia mediterranea e montagne dal profilo familiare. Le uniche diversità riscontrate fino ad ora sono nei paesi: piccoli, spesso simili a frazioni, con le case quasi tutte costruite con pietra a vista e le chiese che hanno un’architettura esterna molto caratteristica.
 
Notiamo anche i cartelli in doppia lingua, ma i nomi in francese o sono modificati o persino cancellati, lasciando così evidenti solo quelli in lingua còrsa.
 
 
Dopo Levie il paesaggio inizia a cambiare, assumendo l’aspetto dell’alta montagna. La strada è costeggiata da castagni e ulivi e tutti i paesi che attraversiamo sono ancora a vocazione turistica. Frequente è infatti la presenza di bar, pizzerie e ristoranti, soprattutto a bordo strada dove non mancano gli avventori in ferie.
 
L’entusiasmo
è talmente grande per aver iniziato questo viaggio in moto che non ci rendiamo conto della presenza di grossi nuvoloni carichi di acqua proprio sopra le nostre teste.
 
 
La strada continua a scorrere sotto le ruote della moto fin quando non arriviamo a Zonza dove ci fermiamo nell’infopoint per sapere dove trovare il Camping Municipal. L’addetta, molto gentile, ci indirizza e così come ci rimettiamo in moto, ma nel giro di pochi secondi, senza che ce ne accorgessimo, quei grossi nuvoloni neri iniziano a scaricare tanta acqua in così poco tempo che ci ritroviamo completamente bagnati! Piove moltissimo e fermarci per indossare le tute antipioggia sarebbe inutile poiché già siamo ormai zuppi.
  
Dopo soli 3 chilometri troviamo il campeggio e prendiamo il posto tenda. L’area è immersa in un bosco di alti lecci, la terra è quasi diventata fango e, ancora con il casco in testa, posizioniamo la tenda che si apre in pochi secondi (per fortuna abbiamo comprato questa, altrimenti non so come avremo fatto a montarne una standard con tutta quella pioggia!).
 
La pioggia penetra perfino negli slip e, dopo un po’ di imprecazioni con i picchetti che non si fissavano al suolo, riusciamo ad entrare in tenda. Continua a piovere e non possiamo fare altro che asciugarci alla meglio, togliere i panni zuppi ed aspettare che passi.
 
 
Le risate ci accompagnano per una buona mezz’ora. Finalmente l’acquazzone trova la sua fine e con i tiranti della tenda allestisco uno stendino di fortuna dove appendere tutti gli indumenti, ma dubito che con quell’umidità riescano ad asciugarsi per il giorno successivo. Nonostante tutto la visione di quel posto è impressionanate. Innanzitutto l’odore del bosco bagnato è intenso, e poi una leggera nebbia avvolge gli alberi e le tende intorno alla nostra. La moto è bagnata e sporca di fango, ma non importa perché fare un viaggio su due ruote vuol dire anche questo. Sistemiamo tutto e uno alla volta facciamo una doccia per ripulirci un pochino e ritemprarci. Pur essendo un campeggio comunale, i bagni sono ben mantenuti e soprattutto puliti. Nel frattempo arriva una coppia di motociclisti austriaci che montano la tenda quasi al fianco della nostra. Probabilmente sono marito e moglie ed ognuno di loro ha una moto propria. Indossati dei panni asciutti, decidiamo di tornare a Zonza per cenare, lasciando tutto ciò che era zuppo steso all’aria aperta.
 
 
E’ ancora giorno e la strada completamente bagnata ci regala un paesaggio da rimanere a bocca aperta e che Clara riesce ad immortalare nella nostra macchina fotografica. I boschi tutt’intorno sono coperti qua e là dalle nuvole che stazionano sotto le cime, illuminate dal colore arancione del sole che nel frattempo sta per tramontare.
 
Dopo una breve passeggiatina nel piccolo paese, ci sediamo al tavolo di uno dei ristoranti in centro dove incontriamo la coppia di motociclisti austriaci del campeggio. Ordiniamo la cena e per 22€ a persona mangiamo: Io, affettati misti (terrine de charcuterie), Clara il patè (Terrine au choix), entrambi il filetto di vitello (Faux-Filet XXL) con patate fritte e infine due crème brulèe, vino della casa ed acqua. Era tutto ottimo, soprattutto la carne davvero tenera.
 
Avremo preferito il cinghiale (sanglier), ma purtroppo era stato terminato da una comitiva di persone che sedevano poco dietro di noi. Per il pagamento, utilizzo la mia carta bancomat, ma purtroppo non viene effettuata la transazione e sono costretto a pagare in contanti.
 
L’aria è freschina e Clara indossa un maglioncino prestatole dalla sua amica Cristina per proteggersi meglio. E’ una di quele felpe della Quechua in vendita da Decathlon a pochi euro ma che fanno egregiamente il loro dovere: da comprare appena si rientra a casa!!! Rientriamo nel campeggio e passiamo la nostra prima notte con il costante ticchettio delle gocce di acqua che cadono dai rami e credetemi, è tutt’altro che fastidioso.

Mototurismo in Corsica: 14 agosto 2009 – II^ tappa da Zonza a Evisa

 
Sono appena le 6 quando ci svegliamo, prima ancora che suonasse la sveglia impostata la sera precedente. Esco dalla tenda e c’è un fresco gradevole, ottimo per ritemprare il corpo ma soprattutto l’anima! Vado in bagno e mi preparo. Nel frattempo che Clara prende cognizione della realtà, preparo il caffè con il fornello a gas e la moka portata da casa. La miscela è rigorosamente Kimbo.
Mentre il campeggio
intero è ancora nel mondo dei sogni, assaporiamo il profumo della calda bevanda scura che, consumata con l’aria fresca di montagna ha un sapore unico!
 
 
Prepariamo tutto e per chiudere la tenda, sporco i panni puliti di fango e fogliame secco. I panni stesi, come avevo previsto la sera precedente, erano ancora zuppi di acqua e per far asciugare almeno i giubbotti, li leghiamo con gli elastici alle borse laterali. Ritirati i documenti di riconoscimento, lasciamo il campeggio e ci rechiamo nuovamente a Zonza dove consumiamo la prima colazione in un panificio-pasticceria sito all’ingresso del paese: De Peretti. Io scelgo un tortino con crema e mandorle a fettine, Clara un semplice tortino di mele. Buonissimi entrambi! Il caffè che preparano da queste parti fa letteralmente cagare, ma non ne possiamo fare a meno per riprendere il nostro viaggio: oggi i chilometri da percorrere sono tanti!!! Durante il cammino abbiamo l’accortezza di rigirare nei vari lati i giubbotti ogni mezz’ora circa in modo da farli asciugare bene, approfittando del sole e della temperatura calda.
 
 
Da Zonza ci spostiamo verso Quenza. I paesi dal tipico aspetto montano, improvvisamente appaiono dal bosco, preannunciati solo dal cartello stradale. L’asfalto non sempre è in buone condizioni e carichi come siamo è ragionevole mantenere una marcia turistica. L’avevo più volte letto nel programmare questo viaggio ed ho constatato che è vero: i còrsi alla guida sono davvero spericolati. Invadono facilmente la corsia opposta di marcia come se ne avessero il diritto, oltretutto a velocità tali da far stridire le gomme sull’asfalto. Decido così di prestare la massima attenzione, soprattutto nelle curve con scarsa visibilità. Il paesaggio montano, seppur non ancora eccezionale, è gradevole ed i paesi hanno un’architettura molto curata. Gli animali al pascolo brado non mancano, soprattutto maiali, ma non ho timore perché abituato alle strade della Sardegna, anch’esse con questa caratteristica.
 
  
Dopo Aullène il paesaggio diviene sempre più caratteristico. Le montagne si perdono all’orizzonte, le strade sono sempre più strette e dismesse, sui cui margini non mancano piccoli ruscelli e fiumi che sovrastati da vecchi ponti in pietra, ci danno la possibilità di godere della visione dei piccoli canyon scavati tra le rocce. Fozzanico, Zivaco e Frasseto vengono attraversati velocemente, ognuno con proprie case e soprattutto chiese caratteristiche, dove spiccano soprattutto le forme dei campanili.
Dopo Santa Maria Siché imbocchiamo la N196 dove troviamo lo stabilimento dove imbottigliano l’acqua St. Georges, tipica della Corsica.
 
 
 
Qui sbagliamo strada ed infatti stavamo per proseguire verso Ajaccio, che comunque intravediamo da lontano. Siamo costretti a tornare indietro per poter svoltare in direzione di Bastelica. Saliamo di quota e dopo aver attraversato il suggestivo paesaggio montano di queste zone, giungiamo in questo paese dove ci fermiamo per consumare un aperitivo a base di vino rosè locale. E’ mezzogiorno e decidiamo di continuare per consumare il pranzo al primo paese che incontriamo. La strada diventa parecchio stretta, piena di curvettine da affrontare con la massima cautela anche perchè l’asfalto è pieno di ghiaia e sulla nostra sinistra la strada non ha protezioni. Sotto di essa, infatti, vi è una profonda vallata dentro cui scorre un fiume. Il paesaggio è stupendo e ci costringe ad una sosta per poter scattare qualche foto.
 
  
Poco più in là ecco apparire una piccola bomboniera affacciata ad un lago: Tolla, un piccolo e grazioso borgo immerso in questa suggestiva cornice paesaggistica. Decidiamo di fermarci qui per il pranzo. Il cameriere del ristorante, di nome Nicol dall’incredibile somiglianza all’attore francese Jerard Depardieu, ci porta la “carta” del menù: una lavagna che pesa non meno di 10 kg.
 
  
Le pietanze scritte in francese non sono molto comprensibili e così chiediamo aiuto a lui che per nostra fortuna parla italiano. Ci consiglia un’insalata ed un piatto di pennette con carne e pecorino: l’insalata era una bomba calorica e non di meno erano le pennette. Nell’insalata c’era questa specie di fagottino fritto con dentro brocciu (il famoso formaggio corso) e menta, un uovo fritto, due fette di melone, dadini di pancetta fritti, lattuga, pomodori, condito il tutto con olio, pepe ed aceto balsamico. Nelle
pennette c’era uno spezzatino di carne, olive nere, fette di formaggio e miele. Buono, davvero tutto buono, ma per digerire il tutto…..!!! Con la pancia gonfia e l’immancabile abbiocco post-pranzo, riprendiamo il viaggio. Scendiamo verso valle su una strada tutte curve e tornanti, a sinistra sempre senza protezioni sulla vallata e a destra solo roccia. Il paesaggio è davvero bello. Le caratteristiche montane, vanno man mano diminuendo quando più ci avviciniamo a Bastelicaccia. Il caldo è quasi insopportabile e rimpiangiamo subito il fresco alle quote più elevate. Anche il paese stesso non ha nulla di affascinante e caratteristico: una normalissima cittadina con case in stile moderno. Per fortuna la nostra permanenza è solo di passaggio ed infatti lasciamo subito queste zone per inoltrarci nuovamente nei monti. Raggiungiamo subito Cuttoli-Corticchiato, Ucciani e Vero. Da qui percorriamo una strada immersa nei pini e che, prima in salita, poi in discesa, non ci permette di incontrare altri paesi. La benzina inizia a scarseggiare ma dovrebbe essere sufficiente per arrivare al prossimo distributore. Decido così di dosare con più parsimonia l’acceleratore per risparmiare carburante.
Giungiamo a Lopigna, oltrepassiamo Arro e deviamo per Arbori. La strada è molto dissestata ma altrettanto suggestiva. Attraversiamo il fiume U Liamone e giungiamo nel piccolo borgo di Arbori. Sopra di noi volano 3 Canadair impegnati a spegnere un incendio dietro le montagne di fronte alla nostra vista. Decidiamo di fare una piccola sosta in questo paese a ci sediamo ad un bar dove veniamo accolti da una persona della zona che parla benissimo l’italiano. E’ un cantante di paese che ci invita ad assistere al suo concerto il giorno 18 proprio in paese (mentre lui parlava, alle sue spalle c’era il manifesto con la sua foto e la data dell’evento). Lo ringraziamo ma la sera del suo concerto avremo già concluso il nostro viaggio.
 
 
Dopo aver consumato io la mia prima birra Pietra in terra còrsa e Clara una limonata prodotta in Corsica, riprendiamo il viaggio e giungiamo a Vico dove riforniamo la moto di benzina. Questa città è abbastanza grande e molto frequentata da turisti. Dopo Vico la strada diventa via via piena di curve, raggiungendo il massimo splendore nella discesa contornata di castagni che porta a Cristinacce: asfalto dal grip ottimo e curve da sbavo, tant’è che incrociamo un po’ di motociclisti a bordo di motard e sportive. Tra Cristinacce ed Evisa troviamo il campeggio dove passare la notte. Mentre ci sistemavamo, abbiamo assistito ad una scenata di una coppia di italiani dove lei urlava incazzata nera contro il fidanzato che cercava di calmarla: che figura di m…! Dopo aver posizionato la tenda e fatto una doccia veloce, riprendiamo la moto e torniamo a Cristinacce dove era prevista una festa di paese. Nella via principale erano state posizionate un numero di sedie nettamente superiore a quello che erano i partecipanti alla festa. Essi infatti erano per lo più i paesani che avevano organizzato una gara di ballo: giusto una scusa per passare una serata diversa in un paese lontano da tutto e da tutti. Eravamo gli unici turisti presenti ma tutto sommato ci siamo divertiti, mangiando una specie di calzone al forno con verdure e pomodoro fatti da signore del posto.

Mototurismo in Corsica: 15 agosto 2009 – III^ Tappa da Evisa a Saint Florent
 
Anche stamattina la sveglia suona presto ed apriamo gli occhi mentre il sole colora di arancione la cima delle montagne di fronte. Preparo l’immancabile primo caffè. Da Cristinacce decidiamo di recarci a Porto, località più vicina per prelevare contanti al bancomat. Prima però ci rechiamo ad Evisa per consumare la prima colazione.
 
 
Ci fermiamo ad un bar sulla via principale e prendiamo due ottimi croissant. Per fortuna il barista capisce i nostri gusti (diversi da quelli che in genere richiede la gente del posto) e riesce a prepararmi un discreto cappuccino. L’aria è gradevolmente fresca e riprendiamo il viaggio con molta voglia di affrontare chilometri. La strada per Porto è bellissima, spesso dall’asfalto poco curato ma panoramica, divertente ed immersa nel verde. Ormai ci siamo abituati agli strapiombi costantemente alla nostra destra e di tanto in tanto, dopo qualche curva, si apre uno scorcio tra i monti che ci permette di apprezzare il blu intenso del mare che man mano si avvicina. Gli spuntoni rocciosi sono bellissimi da vedere e i castagni presenti ai bordi della strada, vanno man mano sparendo quanto più scendiamo di quota. Giunti a Porto la prima cosa che ci colpisce è il gradevolissimo
odore di croissant e pane appena sfornati. Ci rechiamo subito al bancomat de La Poste, ma inserendo il mio bancomat mi dà esito negativo per il prelievo, avvisandomi di contattare la mia banca: è ferragosto, a chi chiamo???? e domani è pure domenica!!! Proviamo così con la Banque Agricole, ma anche qui lo stesso risultato… il nervosismo inizia ad invadermi. In quel momento mi viene in mente l’esito negativo del pagamento tramite bancomat al ristorante dove abbiamo cenato la prima sera a Zonza, ed un atroce dubbio si insinua nella mia mente: si sarà smagnetizzata la carta? Oppure non è stata abilitata per le operazioni all’estero? Qualunque fosse stato il motivo, era inutilizzabile almeno per il momento, ma per fortuna c’è Clara che ha portato con se la Carta di Credito ed il Bancomat e così riusciamo a prelevare quanti più contanti è possibile poiché non so cosa possa essere successo alla mia carta.
Con l’animo lievemente placato, ci rimettiamo nuovamente in sella. Questa volta però, pur ritornando verso Evisa, svoltiamo per Ota. La strada è molto più stretta e disconnessa, ma in compenso incrociamo uno dei famosissimi ponti genovesi riportati in tutte le guide che avevamo letto per la preparazione del viaggio.
 
Ci arrampichiamo lungo la strada immersa nella bellissima e suggestiva foresta di Aitone fino ad arrivare in cima dove troviamo numerosi turisti intenti a passeggiare e scattare foto. La strada è ricca di bellissime curve anche se si presenta leggermente sporca di terra. Da qui puntiamo in direzione di Calacuccia e dall’alto intravediamo il lago. La discesa è caratterizzata da asfalto non sempre buono mentre l’ambiente circostante assume sempre più l’aspetto di macchia mediterranea. I corsi d’acqua vengono occupati da bagnanti o da chi semplicemente vuole passeggiare sulle bianche e tondeggianti rocce. Calacuccia, dove facciamo l’ennesimo rifornimento, è una piccola cittadina abbastanza frequentata da turisti e l’odore di pollo arrosto e croissant ci dà il benvenuto. Oltrepassato il lago che avevamo visto dall’alto della foresta di Aitone, imbocchiamo una delle strade più belle che abbiamo percorso fino ad ora. Una lingua di asfalto stretta, piena di piccole ed insidiose curve, la roccia alla nostra sinistra ed una profonda gola sulla destra che costeggiava il fiume. Le numerose autovetture incrociate, ci costringevano ad accostarci di molto al margine della strada perchè due mezzi astento ci entravano. Sotto di noi l’acqua del fiume che si faceva largo tra enormi massi bianchi, dove ristagnava ed aveva difficoltà nel passaggio formava dei piccoli e profondi laghetti dal colore verde scuro. E’ una strada bellissima, ma da affrontare con molta cautela.
Queste stupende curve hanno fine al Ponte di Castirla. La strada per Populasca diventa ancora più stretta e dalla sezione bombata (come fosse una mulattiera sulla quale è stato gettato un nastro di asfalto). All’ingresso del paese ci sono tre bambini che, entusiasti, si affannano per salutarci e noi contraccambiamo. La cartina stradale indicava di poter proseguire il tragitto attraversando il paese, ma noi abbiamo trovato una strada chiusa che ci ha costretti a ritornare indietro. Decine sono le mucche che pascolano liberamente lungo la strada che porta a Ponte Leccia. Qui decidiamo per pranzare ma, seduti per mezz’ora al tavolino di un bar senza essere considerati, riprendiamo il viaggio con una fame che ci attanaglia. Vista l’ora, rinunciamo alla visita all’Haute-Asco e proseguiamo per Moltifao e Castifao, due graziosi paesini a ridosso della montagna. Lungo la strada troviamo un’antica chiesa dismessa, all’interno di un vecchio cimitero e, poco più avanti, una bellissima fontana antica che ci invita ad una brevissima sosta. Continuiamo a macinare chilometri in mezzo al nulla. Non sappiamo dove siamo e da tanto non vediamo cartelli con le indicazioni stradali; fa caldo e la strada è molto disconnessa. Finalmente incrociamo la N1197 dove ci fermiamo a mangiare due insalate in uno dei ristoranti segnalati dalla guida che ci portiamo al seguito: Chez Nenè.
 
Dopo pranzo, puntiamo la prua verso la prossima destinazione: il Deserto de l’Agriates. Una strada magnifica (peccato solo per la presenza di numerose autovetture) dall’asfalto perfetto, curve da pennellare in tutta tranquillità, senza sbavature, senza errori, immersi in un luogo davvero suggestivo. Da lontano è costante la visuale verso il mare e soprattutto verso i monti del famosissimo e tanto desiderato “dito”.
Arriviamo a Saint Florent,
una cittadina di mare molto caotica per la presenza di numerosi turisti. Già iniziamo a sentire la mancanza delle montagne… subito puntiamo verso Patrimonio e Bastia. Arrivati in cima allo scollinamento ci impressiona l’estremo ordine nei terrazzamenti di una discarica. Lontana, immersa nella foschia di umidità, l’Isola d’Elba. Arrivati in questa grossa città, principale approdo marittimo dell’isola, vediamo il nostro primo posto di controllo da parte della Gendarmeria Francese e poco più avanti una ragazzo con lo scooter che fa dietro-front alla vista degli agenti: alla fine ogni mondo è paese…
 
Il nostro prossimo obiettivo è il “dito”, prima però facciamo rifornimento e ci dissetiamo con delle bibite, tra le quali la CocaCola alla ciliegia!!!
Attraversata l’intera città, iniziamo ad affrontare questa nuova puntata tutta da raccontare. Innanzitutto veniamo sorpassati da un ragazzino in costume con asciugamani al collo e ciabattine in sella ad uno scooter malmesso, ed indossava un casco Arai che valeva più di tutto il resto messo insieme…compreso lui! La strada fino a Macinaggio, pur essendo bella, non ci ha entusiasmato moltissimo forse perchè trafficata, forse perchè non più bella di molte altre costiere che abbiamo percorso in Sardegna. Giunti a Macinaggio dopo circa 20 minuti, scattiamo qualche foto e compriamo la prima spilla da applicare alla borsa serbatoio. Ricordando ciò che avevo letto in internet, ho considerato che se in 20 minuti eravamo arrivati a Macinaggio, in altri 30-40 minuti saremo potuti essere di nuovo a Saint Florent percorrendo sul versante opposto i 66 km che indicava il cartello, altro che 3 ore come descrivevano gli altri!!! Invece….
Torniamo a cavallo della 1400GTR e riprendiamo il viaggio. Così come abbiamo lasciato Macinaggio, così il manto stradale è diventato un vero schifo. L’asfalto in pessime condizioni, sgretolato, con solchi, buchi e toppe a non finire ci ha costretti a percorrere la strada a non più di 40-50 km/h. In cima al dito, si apre uno spettacolo incredibile: da quest’altezza vediamo l’immenso blu del mare in direzione di Barcaggio. Più avanti ancora lasciamo Cap Corse ed ecco apparire dinnanzi ai nostri occhi il promontorio di Centuri.
 
Qualche secondo di contemplazione a motore spento e godere del panorama che si estendeva a sud in direzione di Saint Florent ed abbiamo ripreso questo fantastico viaggio. Il turismo di massa che invadeva le strade del versante orientale, sembrava solo un lontano ricordo in quello occidentale. Dopo 30 km circa da Macinaggio la strada è iniziata a diventare nuovamente bel asfaltata ma la prudenza non era mai troppa essendo letteralmente su una strada a strapiombo sul mare e protezioni praticamente inesistenti. I colori del mare, l’altezza da cui godevamo del paesaggio, la solitudine, il vento, i profumi, e i commenti che ci scambiavamo io e Clara attraverso l’interfono, creavano quel mix di emozioni che sfociavano in continui brividi dietro la schiena. Brividi che aumentavano e si rinnovavano ad ogni uscita di curva, ad ogni nuovo panorama. Lo splendore di questo luogo ha impresso qualcosa di indelebile nelle nostre menti e nei nostri cuori. Molti descrivono il giro del dito come “giro della morte”: io lo definirei meglio come il giro che ogni motociclista dovrebbe affrontare. I piccoli borghi che si affacciano su questo mare, vengono attraversati uno dietro l’altro con il massimo rispetto e la gratitudine nei confronti delle popolazioni locali di riuscire a non deturpare luoghi così incantevoli. Dall’alto della strada vediamo anche la deserta spiaggia di Nonza, sulla cui sabbia nera vengono formate scritte e disegni con pietre di colore più chiaro. Ad un certo punto i chilometri sembrano interminabili.
 
E’ un giro che stanca parecchio, soprattutto su moto pesanti e parecchio zavorrate. La concentrazione alla guida deve essere elevatissima e la fatica a gestire le centinaia di curve in salita, in discesa, più o meno facili, dall’asfalto che non sempre dà fiducia e comunque guidare sempre sull’orlo del precipizio mette a dura prova qualsiasi motociclista e soprattutto il passeggero che deve avere davvero fiducia di chi guida: grazie Clara!!! Dopo poco più di 2 ore e 30 minuti siamo di nuovo a Saint Florent, entrambi stanchi, il sedere che sembrava una pizza sia per forma che per calore sprigionato, ma soddisfatti di tutto ciò che abbiamo vissuto durante il giorno. Riusciamo a trovare un campeggio prima che faccia buio, poco distante dalla cittadina ed in un posto abbastanza tranquillo.
Sistemiamo la moto, la tenda e, dopo aver mangiato una pizza da schifo, crolliamo entrambi in un sonno profondo sui nostri materassini.

Mototurismo in Corsica: 16 agosto 2009 – IV^ Tappa da Saint Florent a Ghisonaccia
 
 
 
Facciamo colazione nel campeggio stesso, avendo prenotato i croissant la sera precedente. Sono le 8:30 quando ci rimettiamo in viaggio. Sparsi a macchia sulle dorsali dei monti e in pianura, i vitigni dai quali nascono i rinomati vini della zona di Patrimonio. Lasciamo subito Saint Florent e ci dirigiamo verso Poggio di Oletta per poi imboccare il bivio in direzione di Murato per visitare la famosa chiesa in marmo bianco e verde.
 
 
 
Per raggiungere la località siamo costretti a chiedere informazioni a gente di passaggio tra i quali una coppia di anziani coniugi che si sono mostrati molto gentili… ma, turisti anche loro, ne sapevano meno di noi!!!
Lungo la strada incrociamo alcune piccole botteghe adibite a degustazioni di salumi e vini locali, ma non potevo assolutamente fermarmi perchè i soldi erano contati e fin quando non risolvevo il problema della mia carta bancomat, non potevo rischiare di rimanere senza.
La stradina che porta a Murato è costellata da piccole costruzioni circolari interamente in pietra che ben si accostano al paesaggio. La chiesetta era chiusa ed infatti abbiamo potuto apprezzarla solo dall’esterno e da lontano.
 
 
Ritorniamo al bivio dove abbiamo girato per Murato, ed imbocchiamo la strada che ci porta verso Ortale, sulla litoranea orientale. Traffico caotico, caldo e strada diritta iniziano ad innervosirci ed in fretta prendiamo il bivio che sale verso Olmo, nella regione della Castagniccia. Già si inizia a respirare un’altra aria: quiete, relax e paesaggi immersi nella natura fanno da cornice a questa mattinata. I piccoli paesi che spuntano in mezzo alla vegetazione hanno tutti un aspetto montano, eppure siamo a pochi chilometri dal mare. L’aria stessa ed i profumi sono quelli classici della montagna, eppure tra le dorsali si intravede il colore blu del mare.
 
 
 
Anziani che chiacchierano sulle scalinate delle chiese, sulle panchine, alcuni che salutano, altri che rimangono indifferenti. Maiali e mucche non mancano lungo il tragitto. Molti dei paesi che si ergono sui colli, hanno come sfondo il mare e sembra di vedere cartoline in 3D, eppure è tutta realtà. Tetti e pareti in pietra, antichi campanili che primeggiano in altezza, castagni che riempiono le montagne sono ciò che rimarrà indelebile nella nostra mente. Attraversiamo Ocagnano immersa nei fitti boschi, Porri, Silvereccio.
 
 
 
Ecco una piccola chiesetta sul promontorio, un borgo di poche case che si contano sulle dita di una mano, una panchina solitaria che affaccia sul bellissimo panorama sottostante. Durante il tragitto incrociamo i concorrenti di una gara di biciclette mentre si arrampicano su queste strade deserte ma davvero belle. Giungiamo al Col de Saint Antoine e poi giù verso Giocatoggio. Costantemente immersi nei castagni vediamo innalzarsi davanti a noi il campanile di La Porta. Oggi è domenica ed i boschi da queste parti sono pieni di squadre di cacciatori. Oltrepassiamo la bellissima Morosaglia e Saliceto. A San Lorenzo ci fermiamo in una piccola trattoria, Chez Martin, dove pranziamo.
 
 
 
Antipasti di charcuterie corse, cannelloni al brocciu con carne di cinghiale, un ottimo dolce alle castagne fatto dalla proprietaria, vino ed acqua. Il proprietario è un tipo molto aperto e disponibile, con il quale intraprendiamo una breve chiaccierata essendo gli unici avventori della giornata, mentre la moglie è molto più indifferente, ma nonostante ciò Clara riesce comunque a farsi scrivere la ricetta del buonissimo dolce che avevamo mangiato.
Riprendiamo la marcia in direzione di Corte. Da Bustanico la strada diventa completamente deserta, stretta, che taglia il dorso delle montagne regalandoci sulla sinistra uno stupendo panorama nella vallata. I tornanti in discesa sono uno dietro l’altro e non di rado sull’asfalto riposano mucche e vitellini.
 
 
 
Arriviamo a Corte, giusto un breve passaggio nella via principale, il rifornimento e puntiamo in direzione di Ernajolo, Focicchia, Altiani dove spicca il campanile bianchissimo della chiesa. Paesi molto piccoli, dove i bar si possono
permettere di abbassare le serrande all’ora di pranzo. Scendiamo a valle lungo una strada tutte curve, ma dove gli automobilisti non hanno dimenticato l’abitudine di invadere la corsia opposta nell’affrontare le curve. Imbocchiamo la N193 ed arriviamo a Vivario. Il cielo è coperto, ma fortunatamente non piove. Ci fermiamo per una piccola pausa ristoratrice dove consumiamo io una birra, Clara un succo di arancia. Il barista attinge l’acqua direttamente dalla fontana della piazza. Paghiamo il conto e ci mettiamo in moto.
 
 
 
La strada che porta a Ghisoni mi lascia senza parole, con un rivolo di bava che scorreva lungo la bocca, mentre Clara era quasi terrorizzata: una serie di tornanti che si arrampicavano a zigzag lungo il costone di montagna e come protezione uno steccato (dove presente!) alto al massimo fino al mozzo della ruota. Siamo in mezzo a foreste di abeti bianchi e saliamo sempre più verso la cima. Una strada stupenda, il panorama ancora di più. Inizia la discesa dove incontriamo dei brevi tratti di facile sterrato causati probabilmente da frane. Incrociamo una coppia di motociclisti su un KTM Adventure e la passeggera ci saluta sbracciandosi con il massimo entusiasmo. Oltrepassiamo Ghisoni e ci inoltriamo per un’altra bellissima strada che ci porterà a Ghisonaccia. Asfalto in ottime condizioni per un’infinità di curve immerse in una gola dalle rocce di colore rosso, accentuato anche dalla luce del sole prossimo al tramonto.
 
 
 
Una strada che costeggia il fiume e a destra e sinistra le pareti della stretta gola. Bella, bellissima! Da lontano si scorge la pianura ed il mare.
Dopo un lunghissimo rettilineo che ci rallenta la marcia a causa dei dossi artificiali presenti, giungiamo a Ghisonaccia. Ci rechiamo al supermercato per comprare qualcosa da mangiare a cena, perchè non c’è molta voglia di uscire nuovamente dopo aver sistemato la tenda. La serata trascorre tranquilla, cenando con salsicciotti e formaggio corso ai piedi della tenda con il nostro fornellino a gas e le pentoline da trekking della Ferrino. Il nervosismo viene per l’acqua pagata davvero cara: 2 euro per una bottiglietta da 20cc.




Mototurismo in Corsica: 17 agosto 2009 – V^ Tappa da Ghisonaccia a Bonifacio…ed il cerchio si chiude
 
Appena aperti gli occhi, il nostro primo pensiero è quello di trovare una soluzione ai problemi riscontrati nei giorni scorsi con la mia carta bancomat. E’ ancora troppo presto e gli uffici bancari sono chiusi, così decidiamo di sistemare il tutto e consumare la colazione in un bar a Ghisonaccia. Alle 9 in punto chiamo il servizio clienti del Gruppo Intesa San Paolo ed un operatore mi dice di contattare la filiale che ha rilasciato la carta in quanto il loro terminale non può fornire informazioni in merito.
 
Contattata la filiale di Cagliari, l’addetto mi riferisce che la carta è abilitata per le operazioni all’estero, ma il suo tono di voce mi fa pensare invece il contrario e che, accortosi dell’errore commesso, la stava abilitando in quel momento, tant’è che mi invita a provare un’operazione di prelievo al più vicino bancomat… che coincidenza!!! riesco a prelevare contanti!!! Nonostante rimanga con il dubbio, l’importante è l’aver risolto l’inconveniente.
 
 
 
Riprendiamo il viaggio che inizialmente si estende lungo la N198 che però abbandoniamo poco prima di Solenzana per puntare la rotta verso quella che è stata la nostra prima méta di queste vacanze: Zonza. La strada è fantastica, costantemente in salita e dall’asfalto in ottime condizioni. A destra e sinistra, sempre presenti alberi e rocce che creano un paesaggio meraviglioso. Le alte montagne della Bavella si avvicinano sempre di più e dovunque si giri la testa è un tripudio di colori e profumi difficilmente descrivibili. Le curve scorrono velocemente sotto le ruote ed ecco oltrepassare ristoranti e bar nei pressi della vetta.
 
E’ qui che abbiamo incrociato vari escursionisti che percorrono il famoso GR20, ed infatti questo è uno dei due posti in Corsica dove il sentiero si interseca con le vie percorribili da mezzi di locomozione. Su un ammasso di rocce spicca una madonnina bianca quasi a volerci dare il benvenuto. Ciò che ci colpisce più di tutto è il vedere le vette rocciose altissime e l’orizzonte sotto di noi fatto solo di rilievi montuosi più dolci che si estendono a perdita d’occhio. Inizia
la discesa, ma impieghiamo poco a raggiungere Zonza e devo dire che di giorno questo piccolo paesino non è niente male. Qui ci fermiamo per una breve sosta in quanto Clara accusava mal di testa e voleva prendere un’Aulin. Entro nel primo bar per comprare una bottiglietta d’acqua ed ecco l’incontro con un giovane barista testa di c… al quale, chiedendogli dell’acqua in lingua inglese, lui mi risponde che parlava solo francese o còrso… l’assurdità è che mi risponde in italiano!!!
Compriamo delle calamite da portare come ricordo, per poi rimetterci in sella. Attraversiamo Levie e deviamo poi per Carbini. La strada è quasi sempre in ottime condizioni e ciò mi consente di ruotare un po’ di più sulla manopola dell’acceleratore. Bellissimo è stato il passaggio nel Tunnel D’Usciolu dalla volta completamente in pietra viva. Il panorama ci regala la visione di Porto Vecchio da lontano e di qualche falchetto solitario che volteggia proprio sulle nostre teste. Nei pressi di Arca troviamo davanti a noi due ragazzette su uno scooterino che per un attimo ci hanno fatto tremare! Sicuramente era una delle loro prime esperienze ed infatti zigzagavano sull’asfalto in maniera molto pericolosa per loro ma anche per chi gli era dietro.
 
Poco dopo entriamo a Porto Vecchio ed essendo mezzogiorno inoltrato, decidiamo di fermarci per il pranzo. Dopo un paio di giri nel centro della città, troviamo posto per parcheggiare. Il ristorante riportato nella guida era chiuso, decidiamo così di fermarci a “L’Acciaro”, posto poco prima e la scelta è stata più che azzeccata.
 
Antipasti di charcuterie corse e una pasta sfoglia ripiena di formaggio ed erbe aromatiche, ravioli con ripieno di brocciu e spinaci e cannelloni al brocciu, crepes alla marmellata di castagne ed alla marmellata di fichi, il tutto innaffiato da un ottimo vino rosè di Patrimonio. Pienamente soddisfatti, ci alziamo dal tavolo e passeggiamo per le vie di Porto Vecchio. Clara decide di entrare in un negozio specializzato nella vendita di abbigliamento in lino che aveva intravisto già al nostro arrivo qualche ora prima. All’interno la comessa di un’antipatia unica, stava mangiando in maniera disgustosa un hamburger ed, alquanto infastidita dalla nostra presenza, ci tratta in maniera deplorevole…
 
Riprendiamo il viaggio verso Bonifacio. Il caldo è davvero fastidioso, soprattutto dopo l’abbuffata del pranzo. Entriamo in un campeggio all’ingresso della città che aveva tutto l’aspetto di un campo profughi: alberi per l’ombra pressoché inesistenti, bagni organizzati in modo orrendo e molto sporchi, tende addossate una sopra l’altra… a noi è toccato un posto al sole che per montare la tenda e sistemarci per la notte abbiamo sudato tantissimo. Mentre aspettavamo che arrivasse un po’ d’ombra nella nostra piazzola, si avvicina una signora che ci chiede un pompino. Noi rimaniamo tra lo stupore e l’accenno di risata quando lei specifica meglio che il pompino era quello per gonfiare il materassino.
Dopo aver fatto la doccia, decidiamo di passare il pomeriggio a Bonifacio per visitare soprattutto il centro storico. Parcheggiata la moto di fronte al porto, passeggiamo lungo la strada adiacente la banchina turistica: erano decine i super-yacht ormeggiati, ed ognuno di essi con tanto di personale di bordo, sfoggiava l’incredibile lusso sui ponti alla faccia di noi comuni mortali. Salottini all’aperto con poltrone in pelle o bambù dallo stile etnico, tavolini con addobbi floreali e camerieri che in perfetta uniforme bianca andavano e venivano dalla cabina portando vassoi e quant’altro per preparare l’aperitivo che di lì a poco i ricconi avrebbero consumato prima della cena.
 
La strada è piena di negozi di souvenirs, ristoranti di lusso e più umili fast-food, gelaterie e bar. Una marea di gente multietnica seduta ai tavolini o a passeggio, riempiva questo caratteristico angolo della città. Dopo aver consumato una rinfrescante granita e fatto sosta in un grazioso negozio di dolciumi (all’interno del quale Clara ha mangiato caramelle a scrocco più di quante ne avessimo comprato, noncurante delle telecamere installate!), ci siamo arrampicati lungo un’irta salita per visitare la “città alta”. Gli angoli storici erano tantissimi ma superba era la vista delle Bocche di Bonifacio dalla fortezza. Tornando sulla banchina, ci fermiamo in un bar e consumiamo una birra ciascuno (io prendo una Pietra, Clara una Colomba). Il cameriere era sardo, ma nonostante ciò non ha potuto regalarci il bicchiere
con il marchio Pietra che avevo chiesto per la mia collezione di bicchieri di birra. La cena la consumiamo in un fast-food con panino e patatine: le ostriche e aragsta che servivano al ristorante accanto erano molto cari!!!
 
 
Rientriamo nel lager che nel frattempo si era ulteriormente riempito. Di fronte la nostra tenda c’era un gruppo di ragazzi francesi che si passavano Redbull e spinelli fino a tarda notte. Nonostante tutto riusciamo comunque a dormire tranquillamente.

Mototurismo in Corsica: 18 agosto 2009 – Il rientro a casa
 
E’ l’alba quando sia io che Clara apriamo gli occhi ed iniziamo a preparare la moto, chiudere la tenda per l’ultima volta e sistemare tutto prima che il sole, già caldo, arrivi sulla piazzola. Lasciamo il campeggio e passiamo l’intera mattinata sulla banchina di Bonifacio.
 
 
 
Prima abbiamo consumato la colazione, ma poco dopo un fragrante profumo di pane caldo ha nuovamente risvegliato i nostri sensi e non siamo riusciti a resistere alla tentazione di mangiare una baguette ciascuna, con salame e l’immancabile spalmata di burro….CHE BUONA!!!
 
 
 
Dopo aver passeggiato un pochino, decidiamo di riposarci e, approfittando di quella pausa, mi reco a comprare una bottiglia d’acqua per il viaggio di rientro. Dirigendomi verso il market, passo di fronte ad una salumeria. Entro, ed appesi al soffitto c’erano salami di tutti i generi. Fino a quel momento non avevo ancora comprato nulla di tipico da portare a casa (a causa soprattutto dell’inconveniente accorso con il bancomat), così decido di acquistare un po’ di salumi, compreso l’ottimo “figatellu” che avevamo assaggiato il giorno precedente durante il pranzo a Porto Vecchio. Peccato non ci fosse il brocciu, formaggio tipico còrso, perchè a detta del salumiere, non era periodo di produzione. Clara mi vede tornare con questo bustone di roba ma soprattutto con la faccia soddisfatta e non può fare a meno di riderci su.
 
 
Ormai l’orario di imbarco è vicino ed il traghetto per Santa Teresa sta arrivando… la Sardegna è lì, pronta nuovamente ad accoglierci… e con noi i bellissimi ricordi di questa vacanza in Corsica.


Voto utenti:
  1. 1
  2. 2
  3. 3
  4. 4
Il tuo voto:
  1. 1
  2. 2
  3. 3
  4. 4

Lascia un commento

Letta l'informativa sul trattamento dei dati personali,

  • Alle attività di marketing

    Alle attività di marketing:
    Ovvero all’elaborazione e al trattamento dei dati da parte di Adventure4You per le finalità di marketing di cui al punto b) del paragrafo Finalità del Trattamento, con le modalità di trattamento previste, cartacee, automatizzate e telematiche, a mezzo posta ordinaria od elettronica, telefono e qualsiasi altro canale informatico.

  • Alle attività di profilazione

    Alle attività di profilazione:
    Ovvero all’elaborazione e al trattamento dei dati da parte di Adventure4You per le finalità di profilazione di cui al punto c) del paragrafo Finalità del Trattamento, relative - a titolo esemplificativo e non esaustivo - alle abitudini e propensioni al consumo, comportamento, consultazione e utilizzo del sito web.

  • Alla comunicazione a terzi per fini di marketing

    Alla comunicazione a terzi per fini di marketing:
    Ovvero alla comunicazione dei dati a società connesse o collegate a Adventure4You nonché a società partner delle stesse che li potranno trattare per le finalità di marketing di cui al punto d) del paragrafo Finalità del Trattamento, con le modalità di trattamento previste, cartacee, automatizzate e telematiche, a mezzo posta ordinaria od elettronica, telefono e qualsiasi altro canale informatico.

Cliccando sul pulsante di invio, confermo la richiesta del servizio indicato al punto a) dell’informativa, il consenso al trattamento dei dati per le finalità del servizio e con le modalità di trattamento previste nell’informativa medesima, incluso l’eventuale trattamento in Paesi membri dell’UE o in Paesi extra UE.

Invia il tuo commento

con i tuoi dati prima di inviare il commento.

Sei un organizzatore di viaggi avventura? Desideri essere visibile e inserire i tuoi viaggi nel portale Adventure4You? Registrati ora!
Conosci un preparatore fuori di testa? Segnalaci il tuo preparatore preferito, noi lo aggiungeremo al sito Adventure4You! Proponi il tuo!
Aggiungi e condividi il tuo itinerario! Inserisci!