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BOLOGNA-BENEVENTO On/Off in solitaria

AvventuRaid
  • Diario di bordo di AvventuRaid Inserito il 09-03-2015
  • Destinazione Italia
  • Quando Dal 27-07-2013 al 31-07-2013
  • Avventura in: Moto
PROLOGO: L'AFRICA
 
"Certe cose ormai si possono fare solo in Africa". La frase risuonava nella mia mente. Non ricordo da chi l'abbia sentita, ma mi sono sempre chiesto perchè lunghi itinerari in off road non si possano più fare in Italia. In fondo lo stivale è pieno di enduristi che percorrono tratti più o meno impegnativi, tutti nelle "loro zone". 
E' così che iniziano tutte le idee malsane.
Comincio quindi a raccogliere informazioni sulla rete, a consultare carte, a cercare itinerari.
Il risultato è un percorso di 870Km, da Bologna a Benevento.
Rigorosamente tenda e sacco a pelo, e tutto caricato sulla moto. Solita attrezzatura per i lunghi viaggi, con qualche "rinvio" da alpinismo in più, visto che sarò da solo e, nel caso ce ne sia bisogno, sarebbe altrimenti impossibile recuperare i 140Kg dell mia Husqvarna TE610.
L'occasione sarà andare a trovare moglie e figli che passeranno l'estate nella città delle streghe.
Tutto pronto. Si parte.
 
PRIMO GIORNO: BOLOGNA-FIRENZUOLA
Parto nel tardo pomeriggio per combattere la caligine imperante in questi giorni. E' il 28 luglio e tutta l'Italia boccheggia per il caldo e l'umidità. Un buon momento per mettersi a far della fatica sotto al sole.
Percorsi noti, battuti quasi ad ogni uscita in off. Un lungo "serpente" attraverso i Calanchi (tipiche colline di terreno argilloso della zona) che dalla via Emilia conduce fino al passo della Raticosa. E infatti in un viaggio come questo in solitaria, dove conta usare più il cervello che ruotare il polso, l'assuefazione ai luoghi comporta la seconda delle opzioni, la più deleterea. Risultato: leva della frizione spezzata. Vabbè, ho sempre voluto la "levetta racing"! ne avevo comunque una di ricambio.
Single track sotto al passo della Raticosa fino alla sterrata che conduce alla cittadina Toscana di Firenzuola.
Qui ho appuntamento con un amico per una tagliata a Badia di Moscheta.
Pernotto nell'area campeggio lungo il Rio Inferno, che invece sembra il paradiso, almeno in estate. Ci sono alcune tende e un paio di camper.
SECONDO GIORNO: FIRENZUOLA-FIRENZE
Eh si. Pensavo che il pezzo più difficoltoso fosse concentrato a nord di Firenze. E invece non è finito.
Sveglia ll'alba e spingo la moto fuori dall'area camping per non svegliare quei campeggiatori che stanno ancora dormendo.
Percorrendo i tornanti che collegano Badia Moscheta a Firenzuola un gruppo di daini nel bosco, comincia a correre parallelo alla strada e vicinissimo, facendomi sentire come parte del branco, fino al primo tornante, che attraversano davanti a me di pochi metri.
Fatto il pieno al serbatoio della moto e al mio, riprendo direzione sud attaccando alcuni sterrati e immergendomi poi in un bosco sempre più fitto e ripido che mi dovrebbe portare a valicare una catena montuosa di tutto rispetto.
I problemi sono già nella ricerca della traccia (è la prima volta che la percorro), grazie anche alla "simpatia" di chi, parificando un sentiero a uno spiazzo, lo utilizza per accatastare in bell'ordine la legna tagliata e preprata per l'inverno. Va beh che non ci passerà mai nessuno da qui, però...
Scovato quindi il tracciato, organizzo un fuoripista nel bosco per superare le cataste di legname.
Il sentiero sale sempre più irto, e il buonsenso vuole che ad ogni slargo scenda dalla moto per andare a controllare avanti com'è messo. Come dicevo bisogna dar più gas al cervello che alla manetta.
Procedo così per diverso tempo, e finalmente vedo la cima...oltre al dirupo alla mia sinistra.
Dài! Ultima escursione a piedi e si svalica, e poi in discesa, come si sà, tutti i Santi aiutano. Però...aspetta un attimo...la cima è franata!! Colpa delle piogge dei giorni scorsi.
Giro non senza difficoltà la moto e comincio la discesa, sicuramente più facile della salita, ma da affrontare con cautela.
Arrivato in fondo studio la carta. Nessun'altra possibilità in zona. Questa parte dell'Appennino è composta da monatgne irte, difficili da superare già per una racing guidata da qualcuno con del "manico", figurati per una dual da 140Kg+10Kg di bagagli guidata da un fermone come me!
Deviazione obbligata sulla Statale del Passo del Giogo. Ma mezza giornata è persa. La rimpiangerò....eccome se la rimpiangerò!
Dopo non pochi chilometri di asfalto riesco
a ricongiungermi al percorso programmato.
Passo quindi per il lago di Bilancino e arrivo sempre per sterrati con piccoli tratti di asfalto su strade secondarie fino a Pontassieve. 
Un saluto da un attempato e simpatico Biker harleysta e proseguo a sud per addentrarmi nel casentino.
Qui i miei percorsi mi conducono ad una serie di divieti e sbarre. Niente da fare. dormiamoci sopra, anche perchè tra poco farà buio. 
Trovato un bello spiazzo monto la tenda e la lego alla moto. Il vento è forte e i picchetti.."pesano, quindi non si portano". ma il sistema è buono e già testato numerose volte.
Raccolgo della legna e accendo un bel fuoco, anche se ho già cenato. Il fuoco rinfranca l'anima dalle fatiche della giornata.
A nanna, che domani si riparte.
TERZO GIORNO: CASENTINO-MONTECCHIO
Ammetto le mie colpe. Ho sbagliato. La sera prima di dormire ho studiato le carte, e spostarmi da dove sono per saltare il promontorio davanti a me mi farebbe perdere un'altra mezza giornata. Quindi...sveglia ll'alba, e nella bruma del mattino procedo a passo d'uomo oltre un tratto segnalato da divieto. Tengo buona la mia coscenza con alcuni daini e scoiattoli che non si sono scomposti al passare del mio motore pulsante silenziosamente al minimo dei giri. 
...ma ho sbagliato lo stesso e il pensiero mi tormenta ancora. La civile convivenza prevede il rispetto delle regole.
Dopo questi 2 o 3 Km vengo accolto dalle sterrate toscane che, come avevo previsto, aumentano di molto la media delle mie andature. Sono belle ampie, anche quando si riempiono di pietre aguzze piantate, o di canali scavati dall'acqua.
Improvvisamente esco dal bosco e mi trovo accanto....una gabbia di scimmie!! ...e gli struzzi!!. E' il Parco di Cavriglia che ospita vari animali, tra cui anche un Bisonte.
Un caffè al bar del Parco mi permette di conoscere un simpatico Endurista di una 50ina d'anni che lavora lì e con il suo Ktm 200 continua a fare enduro in zona. Mi conforta sullo stato del percorso fino al termine del Casentino, a Monte San Savino. Dài che si recupera sul tempo perso! 
Il percorso è quasi interamente nel bosco e, se pur con attenzione, si riesce a tenere una bella media.
Terminati i boschi ci si getta nei campi del sud della toscana, e giungo all'attacco del tratturo che avevo selezionato.
A causa di un diluvio improvviso mi fermo in un cascinale ad aspettare che la pioggia diminuisca di intensità. Giunge quindi un contadino che con la trebbiatrice lavorava nei campi, e ha dovuto interrompere per lo stesso motivo. E' un omone robusto e alto 2 metri. Ma non è per la sua stazza che decido di seguire il suo consiglio per svalicare 2 serie di colline, ma per la promessa di una strada nel bosco al termine del tratturo e una chiesetta con un cimitero abbandonato. Mi incammino quindi verso il primo guado. 
Quello che però non ho considerato è che la terra appena solcata dalle ruoe dei trattori e innaffiata da una così abbondante pioggia si è trasformata in un pantano non indifferente. Già tenere la moto nella discesa è un impresa, con le gomme a 1.1 atm per prevenire le pizzicature della camera d'aria. In salita però il posteriore scava pesantemente e i solchi dei trattori guidano fuori traiettoria l'anteriore. E' in una di queste cadute che mi procuro l'unico (per fortuna) infortunio del viaggio.
No, niente di grave nè eroico. Niente spalle lussate o ossa fratturate. Rialzando la moto "di schiena" mi scivola la presa e, come in una mossa di ju-jitsu, le ginocchia si piegano e rovino giù sulla mia cavalcatura. Il mio sedere poggia per un attimo sul collettore di scarico. Ma un attimo, perchè in uno scatto simil gatto-silvetro mi alzo in piedi. Ormai è tardi. La mia natica destra è abbellita ora da una bella "medaglia" derivata da un'ustione di 4° grado. Meno male che nel set di pronto soccorso avevo messo una benda anti-ustione. La parte interessante è che i pantaloni non presentano neanche il segno di bruciatura.
Riesco comunque a raggiungere la cima con il tratturo che la percorre in direzione sud, fino alla promessa chiesetta con cimitero annesso. Nella parte che prosegue nel bosco bisogna prestare molta attenzione. L'acqua ha scavato canali larghi mezzo metro e profondi più della mia moto. Inoltre i rami abbattuti e disposti in traverso sul sentiero sono molti, e il terreno è scivolosissimo.
Giunto infine sull'asfalto dovrei effettuare una piccola "virgola" che allungherebbe leggermente il percorso, ma il mio istinto mi dice che
non è il caso. Mi preoccupa la benzina. Credo che non basti. Mi lancio quindi in direzione di Monte San Savino, ma dopo poche centinaia di metri la moto borbotta e si spenge. E l'ultimo cartello diceva "9Km+200".
Per fortuna che avevo appena superato una macchina. La fermo e un simpatico signore si offre di accompagnarmi al distributore. Nel piccolo tragitto gli illustro il viaggio che sto compiendo e, nonostante non sia un appassionato di moto, decide di "allungare" il suo itinerario e di riaccompagnarmi alla moto. Che belle persone che si incontrano viaggiando!
Comunque la bottiglia che ho riempito mi permette agevolmente di arrivare fino al distributore per fare il pieno.
E visto che vicino c'è anche un negozio di Kebab, decido che essendo ora di pranzo mi servono un po' di proteine.
Riparto solo dopo aver chiuso il rubinetto che porta benzina al carburatore da uno dei "vasi" del serbatoio accavallati sul telaio a tubone. Una piccola riserva ad attivazione manuale. Bisogna imparare dai propri errori.
Attraverso la valle a est di Monte San Savino e attacco i monti che mi porteranno fino al lago Trasimeno.
Belle e veloci sterrate, tranne una che si rivelerà il letto di un torrente in secca. Pietroni smossi e una serie di salti di più di un metro. Non è il caso di affrontarli d'impeto con la moto così carica, se non voglio rischiare qualche guaio. Per fortuna che è in discesa, altrimenti sarebbe stato inaffrontabile. La parte successiva è un'altro letto di torrente in secca, praticamente irto e pietroso come il primo, ma il fatto che sia privo di quei gradoni lo rende tutto sommato praticabile, anche se ci vuole una buona dose di decisione nell'uso del gas. L'interessante è che il bagaglio che grava dietro alla moto aumenta notevolmente la trazione, anche se fa compiere strane reazioni al posteriore quando "scarta". Forse avrei dovuto precaricare l'idraulica del mono in compressione.
Una birretta gelata in riva al lago reintegra i sali minerali e rinfresca dall'arsura della giornata estiva. 
Ma bisogna ripartire per recuperare quella benedetta mezza giornata persa il secondo giorno.
Altre sterrate scorrevoli e sentieri nel bosco mi portano fino a Todi. Ormai è buio, ma dato che nella mia ricerca di itinerari non avevo trovato niente per una ventina di chilometri sotto la cittadina umbra, decido di proseguire fino all'attacco del prossimo offroad e accamparmi lì.
Era già un po' che sentivo la leva del freno anteriore troppo spugnosa, e infatti tutto ad un tratto mi accorgo che la leva non oppone più resistenza. 
Il fatto che tutto sia avvenuto così repentinamente e senza rumori strani mi fa ben sperare che non si tratti di un'usura eccessiva delle pastiglie del freno, ma di un po' d'aria nel circuito. Solo che non ho con me l'olio apposito.
Una rapida ricerca sul GPS per trovare il distributore più vicino mi obbliga a una lunga deviazione fino al paese di Montecchio.
Bene, il distributore del paese ha in vetrina l'olio della gradazione giusta, ma fino alla mattina successiva alle 8 e mezza non riaprirà. Visto che devo attendere e non posso certo piazzare la tenda in paese, cedo alle lusinghe di una doccia calda in una pensioncina economica.
QUARTO GIORNO: MONTECCHIO-BENEVENTO
La mattina successiva spurgo dell'olio dalla pompa del freno, che a forza di compressioni e rilasci espelle tante piccole bollicine, permettendo così alla pinza di riprendere a fare il prorpio dovere. Si può ripartire.
Una bellissima sterrata in quota mi porta fino a Narni.
Da qui seguendo le cime dei monti, forse con un po' troppo asfalto dovuto alle scarse informazioni che ero riuscito a reperire per questa zona d'Italia, giungo fino ad una sterrata che corre lungo il Fosso Fioio. Un'incanto. Mi aspetto di veder spuntare Hansel & Gretel dietro ad ogni curva! La parte seguente, usciti dal bosco, è stata usata come set per girare il film "Trinità", e io sicuramente, come Mariano "non dimentico"! Posti bellissimi! Grazie al mio amico Stefano che mi ha suggerito di percorrerli.
Si è fatto però tardi. Non riuscirò mai ad arrivare a Benevento prima di sera, e ho premesso alla famiglia che sarei stato lì al massimo per il dopocena. E quando i figli ti aspettano, si sa...
Decido quindi per una lunga deviazione su asfalto, riuscendo così nell'intento. Papà è arrivato. Tutti felici, e lo sono anch'io. Anche la Signora è contenta. Bene! Mi sono così anche premunito riguardo eventuali
future richieste di viaggi in moto: non avrò un secco NO come risposta!
...però...quel tratto finale saltato...non mi va giù...
QUARTO GIORNO:IL RIENTRO
L'ho già detto che non mi và di aver saltato l'ultimo tratto. E infatti nei pochi giorni di vacanza a disposizione, tra un gelato e una gita al fiume, faccio i miei conti. Si. Si può fare.
E' l'ultimo giorno di ferie e svolte le ultime commissioni mi vesto e parto alla volta di Bologna.
Mi tuffo subito in un fuoristrada fatto di tratturi nei campi che superano colline via via sempre più alte.
Arrivo così al massiccio di Bocca della Selva. Per proseguire al contrario l'itinerario che avevo preventivato dovrei salire sulla prima vetta attraverso un sentiero nel bosco, ma non ce n'è traccia. Scendo dalla moto e controllo. Niente. La natura se l'è ripreso e la fitta vegetazione fa dubitare anche che sia mai esistito.
I fianchi della monagna sono ripidi e tento un paio di volte di attaccarli su strade di servizio con fondo a sasso smosso, che però non portano a niente, tranne che a una conclusione: la moto non sale!
Il posteriore sbanda continuamente e non si riesce a controllare, sembra di avere le slick. Controllo il pneumatico ed effettivamente ha i tasselli quasi a zero. Quel lungo trasferimento su asfalto li deve aver consumati troppo.
Non trovo altri attacchi al fianco della montagna, quindi sono cosretto ad aggirarla.
Riesco a riprendere l'itinerario con alcuni tratti nel bosco, fino al massiccio del Matese. Costeggio il lago e mi districo tra le numerose sterrate lì presenti. Vi sono un sacco di sbarre e divieti, ma riesco comunque a giungere all'omonimo lago. Non è bello come me lo aspettavo. Sembra più una palude. Tutt'altro discorso per il lago di Gallo, dove una splendida sterrata scende da Letino fino al paese di Gallo.
Dall'asfalto principale si stacca una strada che subito diventa acciottolata salendo in quota. Controllo la mappa e qui risulta asfaltata, ma lo stato del tratto iniziale fa supporre tutt'altro. Visto che va nella mia direzione decido di prenderla. Nel viaggio bisogna che un po' osare. Si rivelerà una scelta azzeccatissima. Questa, salendo sempre pià in quota, si rivelelrà per quello che è: una splendida sterrata a fondo smosso che per diversi chilometri regala panorami mozzafiato sulla valle del Biferno.
Sarà però anche una cartina al tornasole per lo stato della mia ruota posteriore. In salita la moto continua a "scondinzolare" in maniera al limite del controllabile, mentre in discesa ogni sollecitazione sul freno posteriore si trasforma in derapate esagerate che mettono più volte a rischio la traiettoria impostata.
Niente da fare. Giunto a Venafro, mentre pranzo con un panino e spurgo nuovamente la pompa del freno anteriore, prendo la decisione di rientrare su asfalto. Non oso immaginare i risultati del trovarsi in un tratto guidato con la moto che si comporta in quel modo. Pazienza dài, il bicchiere mezzo pieno mi dice che ho recuperato gran parte del trato che avevo saltato l'ultimo giorno dell'andata.
Mi butto quindi sulla casilina nella canicola del dopopranzo. I vari termometri nelle insegne delle farmacie e dei negozi posti al lato della strada dicono tutti la stessa cosa:42°c. Addirittura lo schermo del GPS diventa tutto bianco. Non mi era successo neanche nel sud della Tunisia nel mese di settembre!
All'altezza di Roma punto quindi decisamente verso Rieti.
Qui scopro il lago del Turano, dalle acque verde smeraldo. Mi chiama e mi invita per un bagno più insistente delle Sirene di Ulisse, ma riesco a resistere. Non riuscirei mai ad arrivare in tempo a Bologna.
Giunto a Terni mi lancio sull'E45 ed un rapido calcolo all'approssimarsi della sera mi fa intuire che su nessun'altra via potrei oltrepassare l'appennino Tosco-emiliano ai 90 all'ora. Proseguo quindi lanciato fino a Cesena, e poi sulla A14 dove un gruppo di GSisti mi supera con l' occhio incuriosito. Evidentemente non comprendendo cosa possa legare la mia moto e il mio abbigliamento con l'autostrada. 
I conti erano giusti e per le 23 giungo a casa.
 
EPILOGO
Non ho mai inteso andare alla ricerca dell'estremo, non era il caso. E sono sicuro che per scelta dei percorsi si sarebbe potuo fare di meglio con qualche informazione in più. Sono però soddisfatto per come li avevo pianificati. Solo a tre tratti, neanche troppo lunghi, ho dovuto rinunciare perchè presentavano difficoltà eccessive. Potrei dire che nel complesso la
maggioranza delle vie percorse erano adatte anche ad un bicilindrico, su qualcuna invece un mono come il mio era più che consigliabile. In due o tre punti..bèh...avrei preferito non avere i bagagli!
Alla fine sono conento perchè la percentuale di off è stata superiore al 70%, e su un percorso così lungo e in luoghi a me sconosciuti è stato un bel risultato.
Non ho infranto alcuna "regola dell'enduro", ed ho deviato di fronte anche a cartelli di "proprietà privata" di legittimità dubbia, ma se vogliamo che nessuno ci odi bisogna rispettare le regole della civile convivenza. Unico neo nel mio comporamento sono stati quei 2km in toscana. Ancora me ne dolgo.
In conclusione....è stata una bella avventura!
 
 
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